Inno gotico per la festa dell’Arcangelo Michele

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Settembre è il mese di San Michele Arcangelo. E’ il momento idoneo per pubblicare  questo lavoro di Gregorat

  Nel testo mancano alcuni schemi ed immagini che è possibile trovare solo nell’originale.                        

 PREMESSA   DELL’AUTORE

 

Parecchi anni fa, forse trenta, venni in possesso dell'”Inno gotico in occasione della festa di Michele arcangelo” – la cui composizione risale probabilmente al XIII secolo – attraverso persona che ora sfugge alla mia memoria.

L’interesse all’Inno era dovuto ad una mia ricerca per un testo che mi potesse fornire una base per una composizione musicale, per coro e orchestra, che allora stavo meditando. Poiché la realizzazione non segue sempre l’intenzione, per vari motivi, il progetto venne abbandonato.

L’ulteriore scoperta, presso i Musei Civici di Padova, delle “tavole” del Guariento, raffiguranti la serie quasi completa delle Gerarchie celesti, chiamate proprio in causa nell'”Inno” – evento del tutto originale non essendovi altra opera simile nel suo complesso – mi ha portato a credere che fosse opportuno far conoscere sia l'”Inno” che i “dipinti”, essendo di grande interesse per chiunque goda delle manifestazioni dell’arte e desideri riavviare un nuovo rapporto con lo Spirito.

 

                                                                                 Claudio Gregorat

Besana Brianza, settembre 1991

 

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Scultura in legno di Claudio Gregorat dedicata all’Arrcangelo Michele

 

INNO GOTICO PER LA FESTA DELL’ARCANGELO MICHAEL

Elemento caratteristico dell’evoluzione è il “tempo” e, in esso, il trascorrere delle epoche storiche. Comprendere il fluire, lo scorrere delle medesime, con le caratteristiche proprie, è compito dello spirito umano. Sia l'”evoluzione storica” che il “senso della storia” non sono affatto qualità naturali, ma abbisognano di essere conquistate e coltivate. Il concetto di “evoluzione” ad esempio, e quindi il concetto di “metamorfosi” risale ad appena un secolo e mezzo fa. Difatti, Darwin pubblicò “L’origine della specie” nel 1859 e “L’origine dell’uomo” nel 1871. Sempre del secolo scorso è la divisione della storia naturale della Terra in “ere geologiche”, “ere” che scorrono l’una dopo l’altra e l’una nell’altra. Potremmo dire che il “concetto” di storia è abbastanza recente. Certo, vi sono stati degli “storici” anche nei secoli precedenti, tuttavia essi non possedevano ancora il “concetto” di storia, raccontavano semplicemente il vissuto dei luoghi, dei popoli e costumi a loro contemporanei, sia per la loro diretta esperienza quanto dai racconti di testimoni oculari: più o meno come oggi opera un giornalista. Il raccontare o descrivere fatti vissuti, non richiede il possedere il “senso” della storia.

Dobbiamo, inoltre, operare una differenza fra “storia” e “concetto” di storia. Questa richiede la conquista del senso del costante evolvere e procedere del tempo, della continua e costante trasformazione del mondo e dell’uomo secondo un piano universale ben preciso: cosa tutt’altro che accettata oggi dalla mentalità scientifica chiusa in proprie forme concettuali definite. In generale, il pensare scientifico, è di una staticità congelante, tendente alla superstizione. Mentre la “vita”, la “storia” e lo “spirito” sono in continua evoluzione e trasformazione.

Assunto questo come dato, si deve procedere e chiarire come e su quale base ciò avvenga. Se uno stato di sostanza cambia in uno di tipo diverso, è da supporre che qualcosa sia intervenuto, un “ente”, “qualcosa” o “qualcuno” vi abbia agito. La fisica dice che un corpo in quiete, cambia il suo stato in quello di moto, se qualcosa interviene a modificarlo. E ancora, che il moto viene a sua volta mutato se interviene ancora dell’altro. Ciò è stato possibile in seguito alla conquista del concetto di “causa” ed “effetto”. Dire “qualcosa” è,  rimane un’astrazione, come dire forza, energia, gravità, mutamento di campo, caduta di potenziale, ecc. Dovremmo potere dire meglio additando un qualcuno, vale a dire un “ente” che si possa identificare, determinare e forse anche localizzare, sicuramente nel tempo se non proprio nello spazio. Nelle anime umane – e quindi nelle conoscenze umane – fino al secolo XIV e XV, viveva come dato di fatto che “entità” ultraterrene, spirituali, agivano nel regolare corso delle epoche, differenziando enormemente le une dalle altre. Queste entità noi le conosciamo innanzitutto attraverso la Bibbia, poi dagli scritti di Dionigi l’Areopagita, indi dalla “dottrina” della Chiesa Cristiana, dai “Commenti” di Tommaso d’Aquino, dal “Paradiso” di Dante Alighieri, soprattutto nel XXVIII canto e, recentemente, dalle conferenze di Rudolf Steiner sulle Gerarchie spirituali, e in altre diverse trattazioni in opere varie. Abbiamo ancora la testimonianza di diversi artisti, come il Guariento, qui riprodotto. Egli ci presenta l’intero triplice coro delle Intelligenze celesti nella forma possibile al suo tempo: Intelligenze che vengono chiamate in azione nel corso dell'”Inno” stesso.

Vi è però un aspetto particolare – sempre messo in rilievo anche nell'”Inno” – che riguarda le periodiche e ricorrenti “reggenze” del sistema planetario, nel suo complesso, ad opera degli “Spiriti Planetari”, i quali si alternano in regolare successione, secondo un ordine prestabilito, che noi troviamo, ad es., nei nomi dei giorni della settimana, letti per in senso retrogrado. Sono “entità” arcangeliche dominanti i Pianeti, e pure ordinatori delle vicende dell’intero sistema solare, Terra compresa, alla quale come uomini siamo particolarmente interessati. Leggiamo i nomi in corrispondenza del relativo corpo celeste:

 

       Reggenze:                                          Giorni:

Saturno…….Oriphiel                        Sole………..Domenica

Venere…….Anael                         Luna……….Lunedi

Giove……….Zachariel                     Marte……..Martedi

Mercurio…..Raphael                      Mercurio…Mercoledi

Marte……….Samael                       Giove…….Giovedi

Luna………..Gabriel                           Venere….Venerdi

Sole…………Michael                       Saturno…Sabato

Nel disegno tracciato sotto si possono leggere:

a – in senso orario, i giorni della settimana

b – in senso antiorario le “reggenze” planetarie

-i disegni si trovano solo nel testo originale-

Secondo il “Libro degli Splendori” – il “Sepher ha Zohar” della Kabbala ebraica, attribuito alla scuola di Simeone ben Jochai, del II secolo, gli Elohim o Arcangeli planetari, che dirigono a turno l’evoluzione cosmica del sistema, sono i sette ora citati.

I nomi ebraici sono espressioni dei diversi attributi della divinità, di Dio, El, come: Gabri-El o Fortitudo Dei, Rapha-El o Medicina Dei, Zachari-El o Sapientia o Justitia Dei, ecc. Il nome MICHA-EL, deriva dalla contrazione delle parole “Melek ha El” – che può significare: messaggero di Dio, volto di Dio, chi è come Dio.

Diamo ora una delle varie versioni giunteci sugli attributi divini degli Arcangeli planetari:

MICHAEL     ……………..Imago     Dei

GABRIEL     ………………Fortitudo Dei

SAMAEL     ……………..Venenum   Dei

RAPHAEL     …………….Medicina Dei

ZACHARIEL ……………Justitia Dei-Sapientia Dei

ANAEL       ……………….Exaudi me,Deo

ORIPHIEL   ………….. …Thronum   Dei

Michael, è ritenuto il “Principe degli Elohim” ed occupa la sfera solare, con centro nel Sole. Viene raffigurato in due modi:

– a) – con lancia nella destra e bilancia nella sinistra (tav. 5)

– b) – con spada   ”       ”       ”       ”       ”           “           (tav. 6)

L’impugnare la spada ha un chiaro significato per Michele: la sua “reggenza” non può essere un periodo di pace, ma di lotta. Questo va considerato prima di tutto. Vi è un graduale passaggio dall’impiego della lancia a quello della spada per il seguente motivo: la “lancia” simboleggia “l’anima collettiva”, che si avvale delle forze della consanguineità. La “spada” si riferisce all'”anima individualizzata”, che nel corso dell’evoluzione si eleva da quella collettiva: il “principium individuationis” che si fa valere. Anche dalle antiche icone dei secoli dal X al XV, fino alle successive dei secoli XV e XVI si vede il lento passaggio dalla “lancia” alla “spada”. Vale a dire che dapprima Michele combatte il “drago” entro l’anima collettiva e in seguito entro l’anima individuale.

Le più note rappresentazioni, dobbiamo dire, rappresentano l’arcangelo Michele con la lancia; segno evidente che nell’autore il “principium individuationis” non era ancora operante in modo effettivo. Può anche essere che sia stata operata anche una scelta per motivi di composizione pittorica. Le più celebri sono quelle del: Carpaccio, Paolo Uccello, Crivelli, Tintoretto, Raffaello. Di quest’ulti- mo ve ne sono quattro: tre al Louvre ed una a Washington.

Di seguito verranno presentati dei capolavori della pittura dai secoli XII° al XVII°, nei quali Michele e il Drago vengono presentati secon- do le immaginazioni diverse dei diversi pittori.

Quello che vorremmo porre in rilievo, è la raffigurazione della “lan- cia” e della “spada”, che si può considerarla come il simbolo del passaggio all’individualizzazione. La “lancia” sta a significare che l’Io non è ancora maturo per poter prendere pieno possesso dell’orga- nizzazione umana e deve sostenersi ancora sugli impulsi della con- sanguineità. Invece la spada diritta indica chiaramente l’immagine dell’io individualizzato e cosciente.

Una veramente bella e grandiosa immagine è quella di Raffaello: “Michele che debella Satana” (tav. 2) Michele, dipinto entro l’atmo-sfera superiore, tiene sotto il Suo piede Satana, in forma umana, e lo minaccia con una lancia. Altra notevole immagine è quella di Luca Giordano, dipinta intorno al 1655, ora al Kunsthistorisches Museum di Vienna ( tav. n.8). L’Arcangelo è raffigurato tra le nuvole, circondato dai suoi seguaci quindi in una situazione non ancora terrestre, con elmo e lorica blu, mantello rosso e ali bianche. Brandisce una spada fiammeggiante, alta sopra il capo, mentre ha ai suoi piedi l'”angelo” ribelle in forma umana. Così anche il dipinto di Guido Reni (tav. 7).

Altra immagine di Michele è quella recante, oltre la lancia o spada, come elemento principale, la “bilancia”  dell’Arcangelo “psico- pompo” cioè di colui che si prende cura delle anime e le guida nel post-mortem. Michele prende il posto di Toth che, nell’iconografia tombale egizia, pesava le anime prima di farle salire sulla barca di Osiride per traghettarle nel regno dei defunti (tavv. 5 – 6).

Nella preghiera che il sacerdote recita in vista del trapasso di un’anima leggiamo le parole:

“.. sed signifer sanctus Michael, repraesentet eas in lucem sanctam: quam olim Abrahe promisisti et semini eius”.

“…… il vessillifero santo Michael, conduca (presenti) l’anima nella  santa luce, che un tempo fu promessa ad Abramo e i suoi discendenti .

Michele sta dunque alla soglia del mondo superiore per aiutare i defunti ad attraversarla, dopo averle pesate in relazione ai loro meriti ed errori, ed in rapporto alla seduzione luciferica e tentazione arimanica subita. Una raffigurazione più antica è quella di Mithra, in atto di uccidere il Toro. Questo è un chiaro riferimento al compito di Michele e alla sua perpetua lotta col drago che, al tempo della sua due volte precedente reggenza, dal 3067 al 2713 a.C., veniva raffigurato sotto le sembianze del “toro”: in strettissima dipendenza dalla costellazione zodiacale, entro il cui ambito si levava il sole all’equinozio di primavera e sotto la cui influenza si svolgeva quella cultura.

Un riflesso “terreno” dell’entità micheliana è stata spesso presentata nella figura del cavaliere “S.Giorgio” che affronta il drago, per liberare la principessa di Cappadoccia. L’immagine è simbolica ed intende raffigurare l’arcangelo Michele nella sua proiezione terrena di S. Giorgio cavaliere, che libera l’anima umana dalle seduzioni e tentazioni del drago. Può anche essere l’immagine degli istinti, passioni ed impulsi inferiori della natura umana oltre ché la raffigu- razione oggettiva del “principio” diabolico e satanico (tav. 4).

Oggi, Michele, il “combattente” per lo Spirito, lotta in Terra contro il “drago” del materialismo ateo, del pensiero asservito alle macchine, del nazionalismo ritardato e fuori luogo, del fanatismo religioso, dell’esaltazione politica, della falsità su tutti i fronti, della supersti- zione scientifica. Egli, sulla Terra, abbisogna di uomini disposti e disponibili a porsi in armonia con i suoi compiti; e questo in quanto la battaglia ha luogo fra uomini visibili e concreti, qui sulla Terra, e non altrove. Il culto dell’arcangelo Michele può ricondursi all’anno 324 d.C., quando Costantino il Grande, dopo aver vinto i “dragoniani” di Licinio – che portavano sull’elmo un drago dorato (palese riferi- mento al drago), dopo la conquista di Bisanzio, fece innalzare un tempio all’arcangelo Michele: il “Michaelion”. Invece, la data del 29 settembre – giorno dedicato all’arcangelo Michele – risale a Carlo Magno, che indusse il Papa a dichiarare tale festa: “Festa della Chiesa e del Sacro Romano Impero”, nell’anno 800. Sui suoi vessilli fece porre il motto:

< Sanctu s Michael Princeps Imperii Galliarum >

Anche Luigi XI, nel 1469, proclamò il 29 settembre, giorno festivo per l’intera Francia e fece coniare una moneta con l’immagine dell’arcangelo Michele in atto di uccidere il drago.

L’ultima importante affermazione del “principio” micheliano, si può rilevare nell’azione del Papa Leone XIII il quale, elevato al soglio pontificio nel 1878, scrisse una preghiera-invocazione, da recitarsi alla fine della messa, onde impetrare il suo intervento ed aiuto:

              Sancte Michael Arcangele

defende nos in proelio

contra nequitiam et insidias diaboli

esto praesidium…

Imperet illi Deus

supplices deprecamur

Tuque, Princeps militiae coelestis

Satanam aliosque spiritus malignos

qui ad perditionem animarum

pervagantur in mundo

divina virtute in infernum detrude

Amen.

Santo Michele arcangelo

difendici nella lotta

contro le nequizie e insidie del Diavolo:

sii nostro presidio…

Noi supplici preghiamo Dio

che imperi su di lui e tu Principe celeste

respingi nell’inferno

per divina virtù

Satana e gli altri spiriti maligni

che vagano per il mondo

per la perdizione delle anime

Amen.

Oggi, però, con l’ultimo famoso Concilio, i Padri conciliari hanno deciso di eliminare dal contesto della Messa questa così importante invocazione. Per secoli la Chiesa ha sempre saputo dell’esistenza di Lucifero e di Satana, anche se poi ha assimilato le due figure in una, secondo le necessità del tempo. Difatti, solo in questa luce, si possono comprendere le parole pronunciate dal sacerdote duran- te l’officiatura del battesimo:

“Exorcizo te, immunde spiritus, in nomine Patris, et Filio et Spiritui Sancto, ut exeas et recedas ab hoc famulo Dei ..

(Ti esorcizzo, demonio maledetto, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, esci e allontanati da questa creatura di Dio). E alla fine, segnando la fronte del neonato, del fanciullo, o di chiunque ricevesse il battesimo, l’officiante proseguiva:

et hoc signum sanctae crucis, quos nos fronti eius damos, tu, maledicte diabole, numquam audeas violare.

(… e questo segno della santa croce, che noi imprimiamo sulla sua fronte, tu, maledetto demonio, non oserai violare).

Dopo il Concilio, sia questo esorcismo che l’invocazione all’arcangelo Michele, sono stati soppressi. Negli ultimi secoli, la Chiesa, assumendo la posizione materialistico-tecnica, quale veste di credenza effettiva, accanto a una vaga fede nella divinità, ha ritenuto non-esistente il Diavolo, né Satana, come se il Demonio fosse una sorta di invenzione superstiziosa da attribuire ad una mentalità ingenua ed infantile, come appunto ha sempre sostenuto la mentalità scientifica. Però, di li a poco, Papa Paolo VI° – Papa Montini – fu indotto a riconoscere la presenza del Demonio entro le vicende umane, e ne ha parlato nel senso di un “necessario” riconoscimento e quindi di una presa di coscienza. Senza questo riconoscimento si rischia di cadere completamente nelle sue mani, come lo siamo stati finora; proprio in accordo con i versi che possiamo leggere nel Faust “goethiano”:

“Del Diavolo la gente non si accorge, nemmeno se la tiene per il collo“.

Si è così giunti all’assurdo di pensare che, forse, ignorando la sua presenza, ricusandola, rifiutandola con grande superiorità, il Demonio, per ciò stesso, dovesse scomparire nel nulla. Per giungere poi alla contraddizione – il Demonio, Satana, è l’Anticristo. Ma, non essendovi alcun Demonio, di conseguenza non esiste alcun Anticristo e, del pari, neppure il Cristo! Il rigore della logica conduce proprio a questo! La questione è molto più grave di quanto non sembri. Proprio in questo preciso momento storico dove il disordine, la violenza, la confusione ed il caos aumentano a vista d’occhio, l’anima umana avrebbe bisogno, con urgenza, dell’aiuto della potenza celeste di Michele arcangelo. Le forze del “drago” sono state ben più presenti e decisive nelle coscienze dei Padri conciliari per indurli a sopprimere tanto l’invocazione quanto l’esorcismo. E’ da notare, per contro, la chiara intuizione di Leone XIII, nell’introdurre una preghiera concepita in quel modo, nel momento storico in cui la potenza satanica – cacciata dal mondo superiore per opera dell’arcangelo Michele – veniva precipitata, diciamo, in Terra, fra gli uomini, proprio nell’anno 1879, secondo quanto annunciato nell’Apocalisse 12/7. Questo è il significato di evoluzione storica nel senso che abbiamo tentato di dare fin dall’inizio. La coscienza umana può subire, in breve tempo, trasformazioni tali, da non essere più riconoscibile a se medesima, come in questo caso: e a soli 100 anni di distanza!

Vediamo ora come operano i <7 Spiriti o Arcangeli planetari>. L’Abate benedettino Johannes Trithemius, a cavaliere fra il XV e XVI secolo, nel suo “Trattato delle cause secondescriveva che il governo del mondo era affidato da Dio, ad un Arcangelo, per la durata di 354 anni e 4 mesi. Precisava poi, molto chiaramente, che l’Intelligenza cosmica, chiamata Michael, – l’Arcangelo con la spada – avrebbe retto l’evoluzione cosmica a cominciare dall’anno 1879, per 354 anni e 4 mesi, vale a dire fino all’anno 2233. Questa data segnerà il subentrare della reggenza di Orifiele. spirito planetario di Saturno, come già accadde nel 245 a.C. Sottolineiamo che, sotto questa “reggenza” di Orifiele, ha avuto luogo il più grande evento della storia umana: il Mistero del Golgota.

La medesima partizione del tempo, secondo l’accennata successione delle “reggenze”, la si trova anche nell’opera di Rudolf Steiner, che l’ha riproposta alla coscienza dell’uomo moderno, indicandola quale necessità storica.

Facendo un po’ di calcoli, possiamo fare diversi rilievi. Il periodo di 354 anni moltiplicato per 7 – numero degli Arcangeli reggenti – dà la cifra di 2478 anni. Dunque, ogni 2478 anni, il medesimo Arcangelo reggente, è chiamato a guidare gli avvenimenti e i destini del sistema planetario-solare, inclusi noi, uomini della Terra.

Facciamo, ora, un raffronto temporale fra questo ciclo di 2478 anni e quello delle diverse epoche di cultura. Queste hanno la durata di 2160 anni ognuna, pari al tempo che il Sole impiega per passare da una costellazione zodiacale ad un’altra (*). L’intero ciclo dura, perciò, 25.920 anni, ed è chiamato “anno platonico”, dalla descrizione che Platone fa nel Timeo. Il computo di Macrobio di 15.000 anni e quello di Cicerone di 12.954 anni circa, l’anno perfetto platonico, non trova conferma nei successivi calcoli.

Partendo sempre da Saturno, in quanto l’evoluzione cosmica inizia da Saturno, e per un periodo di 354 anni, ed iniziando dalle due volte precedenti “reggenze” di Michele, in epoca Caldaica, abbiamo:

-schema mancante, in quanto è stato impossibile riprodurlo-

Possiamo rilevare come ogni inizio di epoca di cultura cade sotto la “reggenza” di un Arcangelo diverso: il successivo nella serie delle reg- genze. Questo fatto può indurre ad implicazioni di pensiero come la seguente: ogni epoca di cultura – così caratteristica per la coscienza umana e per gli arti della sua organizzazione complessiva – pur vedendo scorrere le reggenze di ciascun Arcangelo nei loro particolari caratteri, mantiene il tono e l’impostazione generale dell’Arcangelo iniziatore. Così, ad esempio, la nostra 5^ epoca iniziata nel 1413 sotto Marte-Samael – pur passando quasi subito dopo 112 anni sotto la reg- genza dei Luna-Gabriel, e poi più avanti sotto quella di Sole-Michael –si può presumere che mantenga le caratteristiche generali legate a Marte-Samael. Se disponiamo in cerchio i pianeti nella loro normale successione, abbiamo la seguente figura partendo da Saturno-Oriphiel: seguendo le frecce, possiamo leggere la successione delle reggenze in senso contrario ai giorni della settimana.

Se invece disponiamo i pianeti dall’alto in basso secondo la loro posizione celeste, formiamo le seguenti figure:

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Balza immediatamente all’occhio l’armonia delle forme che ne risul- tano: quasi un gioco di complesse lemniscate, le quali pongono sempre in equilibrio gli estremi rapportandoli al centro. Difatti, disponendo i tre pianeti esterni a sinistra e quelli interni a destra, abbiamo il sole al centro: Possiamo così anche notare molto bene l’azione alternata di uno Spirito Planetario esterno ed uno interno; mentre l’estremo inferiore e quello superiore sono sempre collegati direttamente attraverso il centro, il Sole.

Gli Spiriti Reggenti della Luna, attraverso il Sole, fino a Saturno, collegano direttamente i loro i loro impulsi ed azioni dal più basso-interno al più alto-esterno. Poi il movimento va verso Venere-Anael-interno, per passare a Giove-Zachariel-esterno: poi ritorna all’interno con Mercurio-Raphael, per proseguire verso l’esterno con Marte-Samael, e ritornare al punto di partenza con Luna-Gabriel. Si forma così al nostro sguardo, un quadro raffigurante un meraviglioso equilibrio cosmico, che si traduce nelle azioni ed impulsi degli Arcangeli Reggenti attraverso le epoche.

Quale significato può avere tutto questo movimento alternato ritmica- mente, secondo proporzioni ed armonie cosmico-divine? Probabilmen- te molti significati ed anche importanti. Possiamo citarne uno che riguarda il problema della <necessità e libertà> nelle vicende umane: cioè qualcosa che riguarda da vicino ogni essere umano.

Rudolf Steiner parla di Pianeti che determinano il destino – quelli interni –

e quelli che sono portatori di libertà nei confronti di esso – gli esterni.

In parole più concrete, si può dire che gli Spiriti Planetari corrispondenti –

le “Intelligenze Arcangeliche” – operano in modo da far valere: ora la

<necessità>negli eventi; ed ora la <libertà> nei medesimi.

Avremo – in termini del tutto generali – le seguenti influenze:

Oriphiel-Saturno…………libera

Anael-Venere……………costringe

Zachariel-Giove…………libera

Raphael-Mercurio………costringe

Samael-Marte……………libera

Gabriel-Luna……………..costringe

M I C H A E L – S O L E……………….A R M O N I Z Z A

Cerchiamo ora di ampliare lo sguardo con ulteriori considerazioni:

ORIPHIEL, è il custode della memoria del sistema solare, lo storiogra- fo; conferisce all’uomo la libertà entro la sfera dei propri ricordi: anzi dà all’uomo la forza mnemonica come pegno di libertà

ANAEL, si pone quale mediatore fra il cosmo e la Terra, in quanto trasforma gli avvenimenti terreni in sogni e poesia, sostenendo così, in grande, l’arte, e preparando la successiva influenza di

ZACHARIEL, che agisce quale “pensatore” entro ii sistema cosmico; un “pensatore cosmico” quindi che stimola, suggerisce ail’uomo pensieri creativi e gli conferisce saggezza (Justitia Dei, amministrare

la giustizia io può, legittima­mente, soltanto un saggio); durante il sonno, ispira all’anima impulsi di volontà che gli diano la possibiiità di avere un pensare libero. Proprio in opposizione a Raphaei, che gli succede,con ia forza del pensare legata alla Terra: da qui l’equilibrio necessario      .

RAPHAEL, che agisce esattamente in opposizione a Zachariel, quate mae­stro del pensare “combinatorio”. Da lui scaturisce il senno e la forza di comprensione delle vicende a livello terreno. Se l’uomo può pensare sulle cose e sul mondo e sul mondo, se diviene intelligente e persino scaltro, lo deve a Raphaei; ricordiamo che è sì stato protettore dei medici, ma anche dei ladri, in quanto viene chiamata in causa l’astuzia, la furbizia. Diversa- mente la sua seconda mansione non si potrebbe comprendere, non essendovi alcuna relazione fra il medico e il ladro.

SAMAEL, è l’oratore del sistema; sempre desto nel cosmo con la sua parola agitatrice (Venenum Dei ora diventa comprensibile) e risvegliatrice, Nel sonno parla all’anima umana e conferisce impulsi alla “parola”, alla “lingua”, in quanto introduce in esso quei tanto di libertà che sta proprio nei linguaggio.

GABRIEL , trasmette le forze ereditarie riguardanti la corporeità, cher legano, di conseguenza, l’anima ai processi corporei del tempe- ramento, legato, a sua volta, ai sucçhi, all’indo!e e a! carattere. Questi dipendono così dalla struttura-­composizione eterico-fisica deila famiglia, stirpe, gruppo etnico, popolo, ecc.

MICHAEL, sta al centro del sistema, sul Sole, quale irradia la sua po- tenza; armonizza le diverse influenze mantenendole in equilibrio cosmico.   E la trasformazione da <Volto del Reggente della Notte>, diviene <Volto della chiara Coscienza dell’IO SONO>, il Rappresentante o il Messaggero del Cristo.

In tempi antichi era stato il “Ministro” dell’Intelligenza Cosmica. Come <Principe degli Elohim>, è il regolatore delle loro azioni intel- ligenti – in fondo per “intelligenza” si intendono proprio i “rapporti intelligenti” fra le Gerarchie – con centro di irradiazione dal Sole. Gli Elohim sono le “Intelligenze Planetarie”,  Michele il loro “Principe”.

Col dipartirsi – diciamo così in “senso spaziale – del Cristo dalla sfera solare, anche l’intelligenza cosmica di Michele muta la sua condizione e da “Intelligenza celeste” diviene “Intelligenza terrestre” al seguito del Cristo. Michele, come Principe di quell’Intelligenza, perde il controllo sulla medesima, in quanto divenuta oramai proprietà e qualità innata di ogni singolo uomo. Michele si allontana anch’Egli dalla sfera solare per seguire il Cristo, soprattutto a cominciare dai VII secolo in poi.

Il rinnovato compito di Michele è quello di indicare la via per un nuovo rapporto con lo Spirito, per mezzo dell’intelligenza divenu- ta oramai terrena. Ma in questa condizione terrena, l’intelligenza gli è contesa da Satana-Arimane, che se ne vuole appropriare, e tramite essa, possedere le coscienze degli uomini e da questa posi- zione dominare la Terra. Michele è uno spirito che non costringe, e contrariamente a quanto fanno Lucifero e Arimane, egli indica solo la via. La concezione naturale del mondo e relativa filosofia, sono di ispira zione principalmente arirnanica e luciferica: esse sono giuste nei loro ambiti; vanno solo integrate con una visione e concezio- ne spirituale del mondo che viene indicata da Michele in modo inequivocabile.

Come Volto del Cristo” la sua indicazione e collocazione è posta nel giusto equilibrio fra il Diavolo e Satana, fra Lucifero e Arimane come del resto la Sua immagine è ben definita, in quanto Egli tiene in mano la “bilancia”. Michele mantiene la “Via del Centro”, dell “Equilibrio fra opposti”. E poiché il Cristo opera nell’equilibrio fra le forze luciferiche ed arimaniche, Michele, quale Suo Rappre- sentante, agisce indicando la “via dei centro”,dell “equilibrio”,dell “armonia”, dell’ “amore” entro il quale gli opposti trovano soluzione.

Come”rappresentante” dell’intelligenza cosmica Michele trova conte-stazione nell’azione di Arimane, di valenza altrettanto universale. I pensieri sono portati nel mondo sia dall’uno che dall’altro, con caratteristiche totalmente diverse; questa è una distinzione che va fatta. Ogni nostro pensiero dovrebbe essere sempre pesato e vagliato onde poterlo riferire a Michele o Arimane, in piena libertà, se possibile. In ciò vi è una grande differenza: Michele lascia liberi gli uomini nel giudizio. Arimane invece, costringe, ossessiona di sé le anime umane. Da questa visione nasce di conseguenza, la neces-sità inderogabile di un più attento agire, con una coscienza sempre più desta. In questo ambito contano moltissimo le intenzioni, le quali spesso, sono del tutto inutili a livello fisico. Quando si tratta di operare sensibilmente, le realizzazioni sono di importanza capitale, come può avvenire, ad esempio, per trasformare spiritualmente la Terra. Per un’azione interiore, intima, segreta e silenziosa, di poten- za spirituale, l’intenzione è fondamentale. Basta il pensiero:

“nel fare quest’azione mi muovo secondo le forze micaelite-cristiche”

Basta un solo attimo per rivolgere la coscienza al “modo”, al “come” fare quello che si sta per fare. La potenza magica dell “Io autocosciente” realizzato compirà la trasformazione, la transustanziazione nel senso voluto.

“Tutto dovrà essere voluto”, nulla lasciato al caso, al vuoto di coscienza, all’improvvisazione superficiale, entro i quali si vanno ad annidare le forze degli Oppositori.

Nella presente Sua Reggenza – che va dal 1879 al 2233 – Michele agisce in senso opposto al Suo predecessore Gabriele, la cui azione, come abbiamo già visto, era rivolta alla corporeità, alle forze della genera- zione collegate alla consanguineità, alle forze lunari, forze di eredita- rietà trasmissibili fisicamente. Queste forze le riscontriamo anche nelle varie etnie, nei nazionalismi temporali dei popoli, anche dei più civilizzati. Michele invece opera nel senso di universalità degli impulsi spirituali, fa- vorendo l’internazionalità e lo scambio fra i popoli, come ben possiamo osservare oggi. Ogni possibile barriera per un’intesa a livello planeta- rio viene rimossa. Invece là dove persistono forze cenrtripete-egoistiche, di chiusura di un popolo o etnia, si riscontra l’azione delle forze diabolico-sataniche, di contrasto: forze fomentatrici di discordia e di separazione. Vi è una lotta molto evidente in tanti luoghi geografici della Terra, fra gli impulsi nazionalistici ritardati e quello di piena apertura e fratellanza, che procedono sotto il “segno micaelita-cristico” del tempo presente. Tutto questo di rende evidente nella storia del presente. Del resto, fu al- trettanto presente nella precedente Reggenza dei Michele, dove la Sua azione rovesciava i precedenti impulsi gabrielani – tendenti a consolidare il gruppi etnici – assorbendoli e fondendoli nel suo impulso innovatore e universale. Il maggiore portatore storico di questo impulso fu Alessando il Grande insieme al suo maestro Aristotele, uomo di spiri- tualità e universalità senza limiti.

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Possiamo ora osservare che, nel susseguirsi delle varie reggenze di uno Spirito del Tempo,ogni singola Intelligenza–Arcangelo”, persegue sem- pre gli stessi scopi: cioè agisce in modo univoco, che scaturisce dal suo particolare compito, rimanendo però sempre in armonia con gli altri. Prendendo come esempio Michael – anche se in circostanze cosmi- che mutate – mantiene sempre il Suo rapporto con l “intelligenza” e ne segue le vicende. Così possiamo notare che, anche durante l’azione specifica delle altre Intelligenze, Michael ha mantenuto, sullo sfondo, il Suo operare, ispirando gli uomini e le correnti spirituali, che talvolta sono affiorati sul piano della storia, talaltra no. Della reggenza micheliana dal VI° al III ° secolo a.C. abbiamo, in Atene, il fiorire dell “Accademia Platonica”; e poi, di seguito, l’indirizzo filosofico aristotelico, così importante per i secoli successivi. Ed ecco formarsi, sempre dal medesimo impulso micheliano, in pieno secolo XII e XII!, sotto la signoria e reggenza di Samaele, i grandiosi movimenti filosofici della Scuoia di Chartres e della Scolastica.   In esse vi è l’attività di grandi personalità come: Alberto Magno, Tommaso d’Aquino, Brunetto Latini e Dante Alighieri. Nei XV° secolo, vediamo sorgere in Firenze l’Accademia Platonica per l’azione illuminata di Cosimo de’ Medici – su iniziativa di Gemisto Pletone ­Marsiglio Ficino, e sopratutto Pico del la Mirandola, il cui ideale era proprio una fusione dei movimenti platonico e aristotelico. Nello stesso senso possiamo interpretare l’opera del più eccelso dei pittori esistiti, per universalità, grandiosità, naturalezza cromatica e spiritualità del tutto cristiana: Raffaello. Intorno allo stesso periodo vediamo affiorare, sul piano della storia, il movimento Rosa-croce e la personalità abbastanza misteriosa dei suo fondatore:

Kristian Rosenkreutz.

Nel frattempo, l’Arché Miche!e (è improprio chiamarlo Arcangelo) continua la sua opera e prepara la sua prossima reggenza, che si attuerà, sul piano della storia, nel Movimento e Società Antroposofica, nel XX secolo. In questa, i contenuti della saggezza universale, ora cristianizzata, vengono dati in pensieri: pensieri che gli uomini accolgono e coltivano, sviluppandoli, in modo tale che non possano più essere contestati a Michele: vaie a dire, che il pensiero umano non gli venga più contestato. Mentre sul piano storico si andava sviluppando la reggenza di Gabriele, con le sue caratteristiche, Michele nel mondo superiore, andava preparando le anime dei futuri uomini, appartenenti alla sua corrente spirituale. Difatti, nella Scienza dello Spirito Antroposfica, troviamo l’indicazione che le anime umane che sia apprestavano ad incarnarsi per qui operare, avevano partecipato sul piano astrale, ad una <Scuola Cultica Soprasensibile>, dove hanno vissuto in “immaginazioni” tutto quanto poi verrà da loro vissuto in “pensieri” entro l’ambito del Movimento Antroposofico. Tutto questo è accaduto agii inizi dei XIXO secolo, secondo la parola di Rudolf Steiner. Qualche singola personalità ha potuto vvertire tale evento superiore, come Goethe, il quale lo ha introdotto nella sua fiaba del “Serpente verde e fa Bella Lilia”. Possiamo anche considerare l’opera di Novalis sotto la protezione di Michele per la sua universalità ed il profondo senso cristiano espresso. La sua sensibilità lo poneva in contatto col mondo superiore che senti- va vicino: e questo quasi ad un secolo di distanza della fine del l”Epoca Oscura – Kali Yuga” – 1899. In uno dei suoi “Frammenti magici” scrive:

“Il mondo degli spiriti ci è, di fatto, già aperto e sempre palese. Se improvvisamente diventassimo elastici, come sarebbe necessario, ci vedremmo in mezzo a quel mondo”.

Ma ancora in precedenza, le stesse anime umane hanno potuto assistere ad un altro “culto o scuola sovrasensibile” , durante i secoli XV° e XVI°, dove hanno vissuto e sperimentato in “ispirazioni” entro il mondo spirituale – quindi quale “suono, parola cosmica” in senso musicale-poetico – quanto più avanti potranno vivere in “immagini” e poi in “pensieri”.

Da tutto questo risulta chiaramente che gli appartenenti alla Società Antroposofica – facendone parte attiva e responsabile – sono coloro che hanno potuto seguire i  “due culti sovrasensibili” citati e che l’appartenenza a questo movimento spirituale NON è cosa che riguarda e coinvolge TUTTI gli uomini.

Le dodici virtù

 

Fra le tante indicazioni che Rudolf Steiner ha dato per l’educazione interiore, vi sono anche le “Dodici virtù da meditare e prendere in considerazione nella vita”. Sono dodici atteggiamenti animici, quindi uno al mese, in relazione al passaggio del sole da un segno zodiacale all’altro, iniziando dal 21 di ogni mese, in rapporto al segno zodiacale stesso. Un tratto caratteristico di esse virtù, è quello di trasformarsi in una ulteriore virtù che sorgerebbe dalla pratica della prima: già contenuta in essa <in nuce>, si rivela come una sorta di fioritura, di conseguenza morale dovuta all’esercizio.

– 1 – Sole in Ariete – dal 21 marzo al 21 aprile:

Devozione         diventa          Forza di sacrificio

L’ingresso del Sole in Ariete, segna il punto di svolta dall’inverno alla primavera: ha luogo l’equinozio di primavera, La natura si risveglia dal suo sonno invernale e tutti gli esseri viventi dotati di anima si innalzano verso l’atmosfera incontro al Sole. E’ un evento tellurico-cosmico che deve essere accompagnato da un sentimento di “devozione” per il suo accadere misterioso che ora collega l’anima umana all’atmosfera circostante “brulicante” di esseri in movimento. Devozione che significa anche “venerazione e gratitudine” per la vita che si risveglia e per gli Esseri che mantengono la vita. Ma a cosa può condurre un sentimento di devozione verso qualcuno o qualcosa se non alla possibilità di sacrificarsi per esso-essa? Se l’anima umana nutre un sentimento di devozione-venerazione per la verità, ad esempio, avrà sicuramente anche la forza di sacrificarsi per il suo conseguimento. Oppure la conoscenza: farà qualsiasi sacrificio per conseguirla. E’ chiaro ed evidente che in questo sentimento è presente in alta misura l’amore. Un altro esempio di devozione- sacrificio, è quello espresso nella 36^ settimana del <Calendario dell’anima> di Rudolf Steiner, che suona:

“La Parola universale

anelando a manifestarsi

parla misteriosamente

nelle profondità del mio essere:

“Colma le mete del tuo lavoro

con la mia luce spirituale

per sacrificare te attraverso Me”.

– 2 – Sole in Toro – dal 21 aprile al 21 maggio:

Equilibrio         diventa            Progresso.

La virtù dell’ equilibrio è sicuramente fondamentale per un giusto fluire della vita stessa fra esigenze interiori e necessità esteriori. La manifestazione della vita nel mondo è sempre espressione di due forze opposte e contrastanti: nord-sud, destra-sinistra, alto-basso, bene-male, luce-ombra, dentro-fuori e così via. Il compito dell’uomo, pur entro questa polarità, è appunto la conquista dell’ equilibrio. Si potrebbero fare, ad esempio, grandi progressi in una sola direzione: ma sarebbe unilaterale e richiederebbe un altro sforzo simile nella direzione opposta. Per dirla in concreto: se ci affidiamo alla Potenza luciferica per un certo raggiungimento, non può assolutamente considerarsi un progresso reale, in quanto poi, sarà necessario compiere un atto di affidamento alla Potenza arimanica, ancora unilaterale, per poter conseguire, alla fine, un equilibrio. E’ norma antichissima il conseguimento del giusto equilibrio: già Lao-tsu e poi Confucio, hanno a lungo insistito sul <costante invariabile mezzo> – il ciung-yung – quale qualità suprema, caratteristica inconfondibile del Regnante, del <Signore>, del <Giusto>. Abbiamo così già considerato il“progresso” quale risultanza dell’esercizio dell’equilibrio nella vita. Ma, chiediamoci, qual è il suo senso ultimo? La nascita dell’ Io Reale o dell’Altro Sé. Senza questo elemento spirituale, che deve diventare <dominante e signore> degli eventi fra esigenze interiori e necessità esteriori, un giusto equilibrio e di conseguenza un progresso reale non può essere conseguito.

– 3 – Sole in Gemelli – dal 21 maggio al 21 giugno:

Perseveranza         diventa                Fedeltà

Nella pratica delle cose che richiedono uno sforzo continuato nel corso di tanti anni, come,ad esempio, lo studio di uno strumento musicale, la virtù della perseveranza è proprio indispensabile. Se poi veniamo all’ educazione occulta, la situazione acquista ancora maggiore importanza in quanto, detto in modo esplicito, è meglio non far nulla in questo campo, che iniziare un qualcosa e poi smettere per mancanza di costanza e di sostegno del volere. La volontà cosciente decisionale, il proposito sono facoltà legate all’Io, espressioni dell’Io e sue caratteristiche: la qual cosa indica molto chiaramente le necessità che questo Io Reale inizi ad emergere dai flutti dell’anima. Per cui, già il praticare le virtù di cui qui si parla, per anni ed anni, è già segno di perseveranza. E che tale perseveranza sia anche segno di fedeltà è già un tratto implicito in essa. Qui si tratta di essere fedeli ad un proposito, ad una decisione ben vagliata e soppesata, presa un certo giorno. Ma poi diventando un costante moto dell’anima, la fedeltà si manifesterà e manterrà intatta anche in altre diverse situazioni poste dalla vita.

– 4 – Sole in Cancro – dal 21 giugno al 21 luglio:

Disinteresse (altruismo)        diventa      catarsi

(il <Selbstlosigkeit> tedesco si traduce con <disinteresse>, chiaramente <per se stesso> e quindi l’espressione migliore è senz’altro <altruismo>)

Siamo alla svolta dell’estate, al <solstizio d’estate>- Gli esseri viventi dotati di anima nella natura, si effondono nello spazio incontro al sole. Anche l’anima umana quindi, si eleva verso le altezza cosmiche. Così ora, le tre virtù successive ed estive, contemplano proprio questo <uscire da sé>, quanto le tre precedenti esprimevano uno <stare in sé>. Altruismo ha il significato di una donazione di sé, significa l’<ama il tuo prossimo e dedicati a lui>. I legami fin qui tenuti della propria egoità, ora si devono allentare e, nell’effondersi verso fuori, interessarsi di tutto questo <fuori>, di questo <altro>, dimenticando se stessi. La situazione <estiva> dell’anima, ripetiamo, favorisce questo moto centripeto, che così può venire compiuto senza molta difficoltà, sempre se viene concesso di <sperimentarsi nell’uscire da se medesimi>. E’ anche – e forse <sopratutto> – una liberazione da se  stessi e da tutti i moti dell’anima vissuti durante la stagione invernale entro il cerchio della propria egoità. Ora ci dedichiamo all’<altro>, favoriti dalla stagione e dalla potenza della luce solare. E che questo <dedicarsi all’altro> rappresenti una <catarsi> è proprio del tutto conseguente. La <catarsi dall’egoismo>, dai moti centripeti dell’animo, dalle mille e mille movenze interiori che fanno sempre capo a se stesso e che vedono se stesso come <centro dell’universo>. Ora da questo <centro> guardiamo fuori e troveremo una enorme ricchezza nelle mille meraviglie degli esseri viventi intorno a noi.

– 5 – Sole in Leone – dal 21 luglio al 21 agosto:

Compassione      diventa         libertà

Far scaturire la libertà dalla compassione, a tutta prima si presenta come un enigma, che però tenteremo di risolvere. Compassione viene da <con-patire>, partecipare <insieme all’altro>. E’ un <altruismo intensificato> fino alla <pertecipazione attiva e fattiva>. Contempla due tappe: la prima quale moto interiore piuttosto generalizzato e, diremo, teorico, come nel buddismo. La seconda che diventa <azione fattiva>, azione <ex abundantia cordis>, cioé <dalla pienezza del cuore> in senso francescano. L’uomo dimentica completamente se stesso e si dedica all’<altro> pienamente, nel senso cristiano più alto, partecipando alle sue paure, angosce e difficoltà: quindi <con-patisce>, patisce insieme. E che questo atteggiamento sia foriero della più alta libertà è anche comprensibile soltanto se si pensa che la minaccia più grande, i legami più saldi, le catene più ferree che ci legano e ci rendono non-liberi, sono proprio quelle <interiori>. L’uomo ha in fondo il più grande nemico in se stesso, nei suoi egoismi che assumono aspetti proteici e spesso si occultano dietro un <apparente altruismo> che pero, in fondo, è ancora un egoismo potenziato poiché raffinato. Veramente libero è l’uomo compassionevole che libera gli altri . Mirabile esempio la figura di Parsifal, <durch Mitleid wissend>, <sapiente, conoscente per compassione>. recita Wagner nel suo testo. Parsifal che può così redimere e battezzare Kundry: Parsifal l’iniziato cristiano dell’epoca dell’anima di coscienza.

– 6 – Sole in Vergine – dal 21 agosto al 21 settembre:

Cortesia.   diventa                 Tatto del cuore

Inizia il <rientro> in se stessi con l’approssimarsi dell’autunno. Difatti la cortesia – che significa un   moto del cuore verso l’altro – è già in una posizione più limitata della compassione-dedizione. Non impegna allo stesso modo la volontà, ma il sentimento che ora, nel rivolgersi all’altro, esercita con attenzione un controllo dei suoi moti ed espressioni interiori a cominciare con un interesse verso l’altro, voluto e magari mai provato prima, cercando di aggiungervi un delicato calore del cuore. Ma la cortesia può anche essere un dato della buona educazione, oppure un moto ragionato in ordine a determinati vantaggi che può offrire: in questi casi la cortesia è solo falsa. La vera cortesia contiene in sé il rispetto per l’altro: rispetto che nella cortesia di comodo non c’é. E’ soltanto un ulteriore egoismo più raffinato anch’esso. Forse potrebbe essere utile, nel moto cortese verso l’altro, cercare di vederlo quale <immagine> di qualcosa di più elevato, di spirituale – ogni uomo è un Essere spirituale – di un Io Reale, che però qui sulla terra si manifesta con la sua necessaria <maschera>, con la sua <persona>. Vedere dietro e al di sopra della persona, come sullo sfondo, la sua immagine egoica, per la quale non si può avere che un rispetto assoluto, può sicuramente aiutare a manifestare verace cortesia. Abbiamo parlato di un moto del cuore, Esercitandolo continuamente, lentamente si trasformerà in una sorta di <finissimo tatto del cuore stesso>, che così diviene anche un nuovo strumento di conoscenza dell’anima altrui, oltre che della propria ovviamente.

– 7 – Sole in Bilancia – dal 21 settembre al 21 ottobre:

Contentezza.  diventa                       Tranquillità

Sviluppando una interiore contentezza ci richiudiamo in noi stessi: è un moto dell’anima del tutto interiore, che non riguarda in alcun modo il mondo esterno o gli altri. Si può essere contenti per svariatissime ragioni, il più delle volte personali. Siamo nel passaggio verso l’autunno, nell’equinozio d’autunno. L’atmosfera le nuvole, il calore e la luce solare cominciano a mutare con il rientro entro la terra stessa delle varie sue anime. Potrebbe sorgere un moto di tristezza, di malinconia, per la perdita dell’estate. Ma la natura si presenta con una veste di colori tali che, nel guardarla, l’anima si riempie di gioia poiché, sì, la natura muore, ma il suo essere spirituale invece si risveglia. Nella 30^ stanza del <Calendario dell’anima>, alla fine di ottobre e primi giorni di novembre, possiamo leggere le parole:

Posso sentire, colmo di gioia

il risveglio spirituale dell’autunno

 

“L’uomo contento è un uomo tranquillo”. Ha raggiunto un equilibrio interiore fra esigenze interiori e necessità esteriori, che gli conferiscono tranquillità. Non desidera nulla. Ha accettato la vita ed il suo destino con gioia, contentezza, proprio secondo il noto fioretto di S.Francesco:                             “scrivi che quivi è perfetta letizia”

Non ha fretta, ma non è inerte, non avendo accettato il suo destino come una fatalità, poiché sa che egli stesso ne è l’artefice. Se si è costruito una data casa, è poi contento di poterla abitare con tutti i relativi contorni.

– 8 – Sole in Scorpione – dal 21 ottobre al 21 novembre:

Pazienza    diventa      Avvedutezza

“La pazienza è la virtù dei forti” suona un vecchio detto popolare: forti moralmente si intende. E’ fuori di dubbio che, per esercitare pienamente la pazienza, è necessaria la più desta presenza dell’Io. il quale <domina> le varie sortite del corpo astrale-emozionale, strumento col quale, di norma, viviamo la nostra vita. Due sono i versanti sui quali indirizzare gli sforzi per il conseguimento della pazienza:

– verso i moti interiori come dicevamo: irrequitezza, fretta, insoddisfazione, ecc.

– verso le cose esterne quando si dispongono in modo di dar luogo a complicazioni nel loro decorso, che generano così degli scatti di stizza – se non addirittura di collera – i quali, però, non fanno che complicare il processo anziché semplificarlo. Se invece si attua con calma e pazienza, tutto si svolge nel più semplice e veloce dei modi: ma l’IO deve porsi con piena presenza nel guidare le cose e gli eventi. Ciò che ne risulta si chiama <avvedutezza>, che si sviluppa appunto dall’esercizio della <pazienza>, la quale consente di raggiungere una certa preveggenza, diciamo così, che consente di visualizzare molto chiaramente quanto va fatto, e fatto in modo oculato, che significa controllato, e quindi con la presenza dell’Io.

– 9 – Sole in Sagittario – dal 21 novembre al 21 dicembre:

Controllo della lingua   diventa       Sentire la verità

La pazienza esercitata e raggiunta, porta come conseguenza – fra le altre cose – anche il controllo sul proprio modo di parlare, come risultato della calma che ne consegue. Se osserviamo il nostro <modo di parlare>, troveremo che è del tutto fuori del nostro controllo ed è frutto di una certa abitudine di eloquio e quindi del tutto istintivo. Ma noi, nel parlare, dovremmo sempre tentare di dire la verità, che significa essere sempre coerenti. Il chiacchierare per il piacere di farlo, senza scopo, per dire nulla di serio e concreto, non aiuta in nulla. Veramente anche il parlare alla rinfusa di questo e quello, come si fa quando si è in tante persone, non porta a nulla. Si potrebbe obiettare: ma però si <incontrano gli altri>, cosa che risponde anche a realtà. Però si potrebbero egualmente incontrare gli altri, parlando ordinatamente di un solo argomento, poi un altro e un altro ancora – con ordine e consapevolezza – in modo che, alla fine, il discorso abbia un senso e porti di un passo più vicino alla verità dei fatti. E così, proprio in questo modo, con la propria parola si può, lentamente, articolare il pensiero – che ovviamente sta dietro di essa – in modo che esso cerchi la verità: col proprio modo di parlare si tenta di esprimere la realtà e la verità. Presto ci accorgeremo che, se tentiamo questa via, si sviluppa lentamente un senso del vero che ci impulsa a dire la verità in qualunque circostanza e che prima ci mancava.

– 10 – Sole in Capricorno – dal 21 dicembre al 21 gennaio:

Coraggio   diventa   Forza di redenzione

Ora, il dire la verità diventa spesso – in certe situazioni – un atto di coraggio. Siamo nel pieno solstizio d’inverno che dovrebbe essere il punto più basso della posizione del sole, ed il punto più buio dell’inverno: difatti subito dopo le giornate cominciano ad allungarsi. Il sentimento di quest’epoca – oscura nei riguardi della luce solare – è quello di una segreta paura che si può sperimentare nel confronto con la stagione fredda. Vivendo in città con le sue caratteristiche: traffico continuo e rumore, luci accese di notte, abitazioni riscaldate, ecc. questa paura segreta può non essere avvertita a motivo delle continue distrazioni del vivere cittadino. Ma là dove si sperimenta l’inverno, come in campagna o montagna, tale paura può diventare concreta. E per vincerla si deve sviluppare coraggio interiore: coraggio per poter affrontare questo momento inclemente dell’anno. Dobbiamo chiuderci completamente in noi stessi e raccogliere tutte le forze di fiducia nelle forze del bene e del vero, segretamente minacciate fin dall’inizio dell’autunno e che si esprimono nel buio e nel freddo esteriori. Se ad esempio, si vive un pò isolati, tale modo di sentire diventa presto una realtà, poiché gli esseri del freddo e del buio si sentono intorno a noi minacciosi: e bisogna raccogliere tutte le forze morali interiori per resistervi: in altre parole   sviluppare coraggio. Questo coraggio diventa in effetti una forza redentrice nel senso che riscatta dalla presa delle potenze del male presenti durante l’inverno. Questo nei propri confronti. Ma considerato oggettivamente il coraggio è l’unica qualità – polarmente opposta alla compasssione – in grado di affrontare il male e trasformarlo – redimerlo – in bene.

– 11 – Sole in Acquario – dal 21 gennaio al 21 febbraio:

Discrezione   diventa     Forza meditativa

Lo sviluppo della virtù del coraggio, potrebbe condurre l’uomo a compiere atti verso l’esterno, verso <altri> in modo da imporre la propria personalità: è una sorta di pericolo. Ecco allora che, subito dopo, viene consigliata la discrezione, l’essere discreto e quasi <camminare in punta di piedi>. In questo atteggiamento prevale senza dubbio il rispetto verso l’altro, sia persona che cosa, in modo da non recare disturbo, da non tentare di prevalere o anche di farsi valere: è senz’altro un <trattenere le forze> sviluppando un grande <tatto> nel movimento, nel gesto, nella parola, nella presenza, con un senso di vigile attenzione. Questo trattenere le forze allora può essere volto al meditare: vale a dire che le forze trattenute possono essere impiegate per il lavoro interiore, invece di venire impiegate – o forse anche sprecate – in azioni esteriori. Il <chiudersi in sé> in un certo senso, favorisce la concentrazione, grazie alla capacità di <diventare discreti> al momento giusto.

– 12 -Sole in Pesci – dai 21 febbraio al 21 marzo:

        Magnanimità   diventa   Forza d’amore

Abbiamo qui ora ancora un movimento contrario, poiché l’essere magnanimo, agire con grandezza d’animo, significa anche aprire le porte dell’anima e donare senza risparmio, con generosità quanto eventualmente viene chiesto. La magnanimità è la virtù particolare del <signore> del <principe> del Regnante, secondo Confucio. E’ senza dubbio una virtù affine all’ altruismo, in quanto si apre all’essere diverso e non affine, come ponendosi un pò più in alto e guardando con occhio generoso anche il diverso e difforme. E’ sicuramente un tratto che sviluppa una particolare forza d’ amore, che però è già contenuta nell’essere generoso e grande: grande con discrezione, grande con modestia, grande con compassione, grande con devozione. Potremmo dire che proprio l’amore è magnanimo, discreto, paziente, cortese, compassionevole, disinteressato, coraggioso e devoto. E con questa grande apertura d’animo ci affacciamo ora all’incipiente primavera, La cui caratteristica contempla appunto l’apertura della terra verso il cosmo e cosente alle sue <anime> di unirsi ad esso.

Ricordando Claudio Gregorat

Il Maestro Claudio Gregorat ha lasciato la Terra il primo febbraio 2014. E’ volata via un’anima sensibile, sincera, oltre che una mente raffinata di grande pensatore. Una vita intera dedicata a diffondere il pensiero di Rudolf Steiner. Ci restano di lui opere pittoriche di leggiadra bellezza, la musica, i pensieri. Ci restano saggi di grande spessore che mostrano in maniera chiara, coerente, concreta (ed Egli era un Uomo concreto) il perché della necessità di una Scienza dello Spirito libera da astrazioni, guida e supporto del vivere quotidiano, di una vita che è spirito essa stessa. Fra le sue carte, che ha voluto affidarmi alcuni anni fa, ho trovato questa lettera dedicata ad un giovane amico di cui Gregorat non rivela il nome, scritta in un tempo altrettanto sconosciuto. Mancano, infatti, il destinatario e la data. A me pare possa essere diretta, ancora oggi, a tutti i giovani, non solo, a tutti gli uomini dotati di buona volontà e di animo intrepido, con il coraggio delle proprie idee. Credo che questa lettera, in effetti, non sia mai stata inviata ad un qualsiasi amico e che sia stata scritta solo perché, oggi, noi potessimo leggerla e riflettere sui misteri dell’esistenza.

Mio giovane amico,

in questo volgere d’autunno vorrei dirti qualcosa di essenziale riguardo alla vita, su come considerarla e su come affrontarla. Un primo dato è certo. Oggi, agli occhi dei ragazzi, essa può apparire pervasa dal non senso, piena di contraddizioni. Vi si chiede di prepararvi, di crescere, di costruire! Sì, ma partendo da quali basi se la scuola continua ad essere campo di sperimentazioni senza una chiara direzione? Vi si chiede di produrre, ma avendo alle spalle quale capitale? Avete il nulla! Le antiche, gloriose conquiste della cultura e della civiltà sono pressoché crollate, ce ne rendiamo conto tutti con amarezza. Indicazioni veramente nuove, che non siamo riesumazioni archeologiche di antiche idee, non sono venute da parte del mondo culturale ufficiale. D’altro canto gli impulsi veramente nuovi ed incredibilmente avveniristici per l’assetto sociale, dati ancor sessant’anni fa da Rudolf Steiner per mezzo della Scienza dello Spirito, non vengono accolti e riconosciuti. Così si vede, in modo palese, la dirigente classe politica giocare con il problema sociale nel modo più irresponsabile ed illusorio, in quanto basato su idee antiquate, prive di forza impulsiva. Idee che erano appropriate nella metà del secolo scorso (considera i vari movimenti rivoluzionari intorno al 1848). Come si può pensare che tali impulsi siano ancora operanti, se già oggi noi stessi constatiamo che qualunque spinta, tensione, poco dopo, devono essere in parte adeguate allo scorrere del tempo? Pensa che Hölderlin Soleva dire :-Oggi noi abbiamo solo operai, non uomini-. Questo diceva agli inizi del secolo scorso! Anche Wagner, col suo Sigfrido, voleva presentare al mondo la figura ideale di un uomo completo ed armonico, in contrasto con l’uomo mercantile o l’operaio. Quest’ultimo ha il sacro diritto ad una vita dignitosa che gli consenta quanto ieri consentiva al borghese e tutto questo lo ha avuto. Ma a quale prezzo? La lotta di classe ha, in fondo, portato solo odio per le altre classi un tempo più fortunate. E la lotta al padrone si è risolta con la sola tendenza del sottoposto a diventare padrone lui stesso! Il tanto cercato benessere a cosa ha portato? Non vedo serenità, gioia, soddisfazione, ma solo preoccupazione, angoscia, irrequietezza. Nei paesi più progrediti socialmente, come Svezia, Danimarca, Olanda, ad esempio, si può benissimo vivere da disoccupati a spese dello Stato. Ma proprio in questi paesi si conta il maggior numero di suicidi. Perché la necessità di fuggire la vita? Il fenomeno della droga ha trovato espressione proprio in quest’epoca di benessere, tempo di macchine prodigiose e di satelliti che arrivano fino a Marte, Giove, Saturno. Sorge il sospetto che, forse, non abbiamo percorso la via che ci era stata indicata e la strada dell’agnosticismo, della negazione dello Spirito, non è stata giusta, lo vediamo negli effetti. Il lapidario insegnamento di San Paolo che assegnava all’uomo, oltre al corpo, anche un’anima ed uno spirito, è stato completamente dimenticato dal mondo scientifico e persino religioso. Di riflesso, l’uomo è considerato una specie di macchina della quale si possono sostituire tutti gli organi inefficienti, come accade nei trapianti. La Terra stessa viene vista come un blocco minerale, liquido e gassoso da sfruttare al massimo, più che un organismo vivente, dotato, come l’uomo, di un’anima collettiva e di uno spirito, lo Spirito della Terra del Faust di Goethe, il quale congloba tutti gli elementi viventi, visibili e invisibili, della cui esistenza occorre tener conto. Noterai che tutto ciò risulta estremamente riduttivo ed impoverito, proprio di una mentalità mercantile. Per quanto tempo potremo ancora ignorare ed irridere le realtà dello spirito, anche le più semplici e vicine a noi? Gli esseri elementari viventi negli stati di aggregazione della materia non sopporteranno ancora a lungo di essere misconosciuti ed ignorati e si vendicheranno, come già possiamo constatare; genereranno disastri di ogni genere, sempre più massicci, a livello mondiale. L’atmosfera stessa della Terra si sta inquinando, non solo sul piano dei componenti chimici, ma anche in senso spirituale. L’aria difatti è sempre meno respirabile. La si avverte come densificarsi in una sorta di nebbia invisibile all’occhio, appesantirsi per la presenza di entità malefiche che entrano in noi ad ogni respiro e che sono angoscianti, dirompenti, caotizzanti. Ad esempio, sentiamo distintamente che da un momento all’altro può accadere qualunque cosa, rivolgimento o catastrofe; lo sentiamo, lo viviamo. Come pure avvertiamo che la vita di ciascuno di noi è veramente sospesa ad un filo sottilissimo che si può spezzare ad ogni istante, quasi che le Parche misconosciute ed offese possano recidere molti fili… a questo dobbiamo sempre essere pronti! Tutto ciò non è fantasia, il mondo circostante ce lo dimostra. Né si vede una via d’uscita, perché nessuno sa cosa fare e da dove iniziare una qualsiasi forma di risanamento. Il quale potrà avvenire solo se, a livello mondiale, verranno riconosciute le realtà spirituali sempre crescenti intorno a noi e si dedichernno loro attenzione, interesse, studio amorevole. Posta quest’immagine concreta della vita presente, viene da chiederci cosa fare. Credo che la cosa più urgente sia riacquistare la propria umanità perduta. La totale, completa umanità, in tutti i sensi. Quanti uomini vediamo oggi intorno a noi? Riconosciamo subito il mercante, l’operaio, il medico, l’impiegato, lo sportivo, il tecnico nella loro specializzazione così limitata e limitante, ma non l’uomo armonico, equilibrato e completo. L’educazione scientifico-materialista ha creato ancora operai e non uomini! Mancano nel modo più assoluto l’educazione estetica ed un’impostazione morale della vita. L’arte ha oggi una funzione marginale e secondaria, mentre, invece, è una delle attività fondamentali, come lo sono l’esercizio del pensare e della volontà. La vita del sentire -nota che viviamo in massima parte nel sentimento di noi stessi come uomini- è completamente trascurata a livello sostanziale. Essa può venire educata solo per mezzo dell’Arte. Ascolta cosa scriveva Kandinsky: -L’Arte non è una creazione senza scopo di cose che si dissolvono nel vuoto, ma una potenza che è tutta finalità e che deve servire a sviluppare ed affinare l’anima umana. E’ il linguaggio che può parlare all’anima, nella modalità che le è propria, di cose che per essa sono pane quotidiano e che può ricevere solo in questa forma. Se l’arte si sottrae a questo compito resta un vuoto, poiché non v’è potenza che la possa sostituire-. Bene! Questo pane quotidiano è mancato o distribuito in minima misura, comunque insufficiente. Per non parlare poi della Musica, la cui funzione è fondamentale per l’equilibrio interiore. Rifletti sulle parole di Wagner: – L’arte è la redentrice prossima della società. La musica, di per se stessa, come nelle combinazioni in cui entra, non deve mai cessare di essere arte suprema e redentrice-. Queste parole paiono provenire da un mondo altro. Se puntiamo, nel prossimo futuro, ad un’adeguata educazione, fin dalla scuola dell’obbligo, che risvegli nei ragazzi le giuste forze del pensiero e della volontà, unitamente al senso estetico attraverso un’attenta preparazione artistica che sia pratica e non solo teorica, forse potremo avere degli uomini equilibrati e completi. I quali, proprio per queste loro facoltà nate da una giusta e seria preparazione logica, estetica e morale, saranno in grado di fondare una società nella quale possano vivere in armonia creativa, libera creatività dello spirito, eguaglianza delle esigenze delle anime e fraternità dei bisogni dei corpi. Ciò è detto in sintesi, ma grandi sono le implicazioni in campo sociale. Che fare dunque a livello personale? Cerca innanzitutto di essere un uomo integro, equilibrato, sensato ed idealista. Sforzati di avere un ideale, perché senza ideali siamo meschini abitatori della Terra. Cerca anche di essere pratico, cioè di vivere con coscienza sveglia al fine di comprendere tutti i problemi della realtà che ci circonda… oggi i problemi di tutti sono anche i nostri, devono essere i nostri. Poi lavora, lavora seriamente. Dobbiamo lavorare, poiché il lavoro è essenziale per la trasformazione della Terra da essere naturale a essere spirituale-morale. Dobbiamo lavorare in un qualunque ambito che la vita, nella sua infinita ricchezza e saggezza, stima di doverci porre. Non importa cosa si fa. Una qualunque cosa va bene, purché sia sempre a favore di tutti e sempre protesa verso un miglioramento. Schönberg diceva:-Genio è progresso-. Vale a dire la facoltà di trasformarsi, di migliorare. Non vi sono, sotto questo aspetto, professioni migliori di altre, superiori o inferiori. Tutte servono l’uomo e servono all’uomo. Importa, invece, come le si fa. Con quale atteggiamento si sta, sia verso la vita, sia verso gli altri uomini, poiché per procedere insieme, e non possiamo far altro che procedere insieme, dobbiamo ascoltarli, interessarci e dedicarci a loro con amore. Un’ultima cosa, la più importante e fondamentale. Vivi pienamente la vita quotidiana in tutte le sue espressioni più umane. Godi pienamente della bellezza della natura, delle onde del mare, del sole splendente, della meraviglia del cielo stellato, della bellezza di una persona che ti si accosta, dell’amore che dobbiamo nutrire verso coloro che la vita ci affida. Vivi, infine, pienamente e con equilibrio le realtà della Terra, vivile con gioia e con entusiasmo. Ecco, mio caro amico, il pensiero che ti affido e che scaturisce da una vita vissuta, osservata ed amata.

Claudio Gregorat

Grazie Claudio! Continueremo a diffondere i tuoi pensieri.

Luigina Marchese

Nel ricordo di Claudio Gregorat

Luigina Marchese

 

7 novembre 1949. All’età di 26 anni così scrivevi:- Melodie, sonorità, sinfonie d’immensità. Stelle, soli, soli, mondi. Su nei profondi tesson voli in libertà-.

Dal primo febbraio 2014, ore 7,30, stai tessendo, su nei profondi, il tuo canto in piena libertà. Non ho ancora parole per salutarti come vorrei. Nell’anima il verso poetico ha i suoi tempi. Ti saluterò allora con i tuoi stessi pensieri, tratti da uno schizzo autobiografico. Ora, mentre fatto sei di luce, la tua vita, d’un tratto, ti si srotola dinanzi. Ricordi Rodi, dove tua madre ti condusse all’età di due anni? Vivesti nel quartiere greco ed apprendesti dai bambini la loro lingua. Cosa ti portò in quel luogo remoto dal Friuli natio se non il karma? Rammenti la porta d’Amboise, l’Ospedale dei Cavalieri, il Castello? E i turchi dal fez rosso e dal breve corsetto ricamato? Attonito osservavi il mondo festoso che ti ruotava d’intorno. Nella scuola, al tuo fianco, compagni greci ed armeni ed ebrei. Sperimentasti come fatto ovvio e naturale l’assoluta parità senza veli, spontanea come non mai, entusiasmante dimostrazione di una convivenza reale e concreta. E il mare? Vivevi in modo particolare la sua ampiezza sconfinata. Aleggiava nel tuo cuore un forte senso di libertà e ti chiedevi come potessero stare confinati gli uomini nella prigione della terraferma continentale. La Musica ti avvolse con dolcezza già dai sei anni, ugualmente il mondo delle immagini, del colore. Dov’erano gli gnomi, le magiche ondine che traevi dal legno informe? Finalmente, ventenne, il rientro in Italia. Campo profughi di Novara,1943. Iniziò così la tua vita entro l’anima di popolo italiana.

L’incontro con Goethe, con Steiner….la loro Scienza spirituale ti ha plasmato, l‘hai accolta nelle profondità del tuo essere, dedicandole la vita intera, mai flettendo, seppur stanco di vivere, fino all’ultimo sospiro. TU, discepolo di Michele entro la sua reggenza…. Ci restano di te opere pittoriche di leggiadra bellezza, la Musica, i pensieri. Ci restano i tuoi saggi di grande spessore che mostrano in maniera chiara, coerente, concreta (e Tu eri un Uomo concreto) il perché della necessità di una Scienza dello Spirito libera da astrazioni, guida e supporto del vivere quotidiano, di una vita che è spirito essa stessa.

Con i tuoi versi antichi, ti saluto, ancora, amico carissimo:- Verso l’alto protendi. O suoni, o cori, o spiriti, versate! Versate nel calice dell’anima sua la sapienza stellare e l’armonia -(C. Gregorat, agosto 1950).

(Saluto pubblicato nella Lettera ai soci della Società Antroposofica Italiana)

 

Biografia di Claudio Gregorat

  1. In questo blog si parlerà di Antroposofia, ovvero la Scienza dello Spirito di Rudolf Steiner. Verranno pubblicati numerosi articoli di Claudio Gregorat, noto antroposofo  oltre che musicista. Alcuni di essi si trovano già sul sito della Società Antroposofica, altri sono inediti. Li inserirò nel tempo, riorganizzando gli scritti che lui ha voluto donarmi anni fa, specificando che avrei potuto farne tutto quanto avessi ritenuto opportuno.

Biografia di Claudio Gregorat

Claudio Gregorat nato a Chiopris-Viscone (Udine) nel 1923, inizia giovanissimo gli studi musicali. A 14 anni tenta la prima composizione e studia pianoforte e violoncello. Più avanti continua gli studi di composizione ma, a causa della guerra, in modo piuttosto discontinuo, per cui si ritiene un autodidatta, pur avendo frequentato il corso di perfezionamento di composizione all’Accademia Musicale di Siena e il corso di direzione d’orchestra. Fonda e dirige per vari anni il Coro Universitario Romano. Più tardi è direttore del Coro del Teatro dell’Opera del Cairo. Abbandona poi questa attività per dedicarsi alla composizione. Ha al suo attivo circa 150 opere di vario genere: solistiche, da camera, corali e sinfoniche. Ha scritto numerosi saggi su questioni musicali e vari libri.