Pane e … succo d’uva!

 

    Pane e vino sono due sostanze archetipiche, che nel sacra­mento dell’Ultima Cena furono elevate dal Cristo alla sfera del culto. Gesù nacque a Betlemme, “città del pane”. Quando, dopo il battesimo nel Giordano, il Cristo cominciò la sua attività sulla terra, tramutò l’acqua in vino. Possiamo, osservando la figura del cereale e della vite, riconoscere perché proprio essi vennero scelti per questo servizio rituale e, soprattutto, in quale rapporto stiano con l’uomo. Il cereale, in un primo atto del suo divenire, si unisce intimamente alla terra con la formazione di profonde radici altamente ramificate. Poi con il culmo tende energicamente verso l’alto, incontro al sole. Con la sua attività la pianta è finemente inserita nella forma e mostra una forza di elevazione ed una stabilità uniche nel loro genere. Il silicio si schiude alle forze di luce del cosmo circostante. La sostanza può essere vista come una condensazione della luce: qui la via muove dal cosmo circostante alla compenetrazione terrestre. Quando il grano matura la pianta appassisce e muore. Anche il seme sembra dapprima senza vita, ma possiamo ben vedere la sua poderosa forza nascosta appena germoglia o quando lo usiamo come alimento. Così dovremmo caratterizzare i cereali più di ogni altra pianta come esseri solari cosmici, che si congiungono con particolare intensità alla materialità terrena, dirigendo così luminosa vita entro la formazione della sostanza terrestre.

Del tutto diversa è la vite. Essa è una pianta pluriennale che vive fino a 100-200 anni, sviluppando così una propria forma duratura. Il suo germoglio non è orientato in alto verso il sole, non tende come il culmo o stelo del cereale ad allontanarsi dalla terra, ma si inserisce nel suo campo gravitazionale. Nella crescita si estendono orizzontalmente nello spazio tralci e viticci in cerca di un appiglio. Anche le radici non si ordinano lungo la linea congiungente il sole con il centro della terra -come nelle piante con radici tendenti alla verticalità- ma creano in un certo senso una figura propria, raggiungendo una profondità di 12-15 metri. I fiori sono a forma regolare con una stella a cinque punte nel calice, nella corolla e nell’androceo. L’infiorescenza racemosa viene tenuta sospesa per breve tempo, ma fiorisce poi verso il basso, volgendosi verso la terra, via dal sole. Viene evitata la luce solare diretta anche nella maturazione dei grappoli che pendono all’ombra delle foglie ricevendo il calore solare riflesso dalla terra, questo è particolarmente adatto il terreno declive! La vite forma un sistema di vasi in cui questi ultimi – osservabili al microscopio – con un diametro di 0,5 mm hanno le più grandi dimensioni in tutto il regno vegeta­le. In questo modo la pianta per tutta la durata dell’accre­scimento si può unire intensamente alla circolazione delle acque della terra, mentre nel cereale, al contrario, la corrente dei succhi si esaurisce presto e il chicco in maturazione si congiunge quasi esclusivamente ai processi di luce e di calore del sole. Nella corrente dei liquidi della vite si trovano numerosi sali in soluzione, specialmente calcio. Le sue foglie molto tempo prima di appassire contengono il 60% di calcio, una rarità nel regno vegetale. Al contrario, la vite è povera di silicio. Quale funzione ha il calcio nella sfera organica? Esso conduce alla solidità terrestre, crea la configurazione terrestre. Già con il latte materno il lattante assume il calcio, edificando così lo scheletro. Ma il calcio ha anche la tendenza a perdere la sua qualità vivente -come per l’arteriosclerosi degli anziani- distaccandosi così dalle forze cosmiche del divenire. Contiene calcio il cereale? Come ci si può aspettare, solo in piccole quantità. Nelle ceneri della paglia di fru­mento se ne trova soltanto il 5%, in quelle dei chicchi appena il 2,8%. La vite contiene nei suoi vasi il calcio in soluzione, ma in una forma molto estranea ai processi costruttivi organici: il carbonato di calcio. Nelle foglie il calcio appare in un legame più vivente, cioè come ossalato di calcio. Solo quando il succo viene condotto nella bacca in maturazione il calcio è disciolto del tutto: qui non vi è più alcun cristallo. Anche l’acido tartarico che ha in sé una forte tendenza a formare dei sali e a precipitare nella gravità è del tutto disciolto e lo stesso vale per l’amido che non viene, come nel cereale, immagazzinato in granuli solidi, bensì trasformato in zucchero e disciolto nello scorrere dei liquidi: la bacca maturando diviene sempre più dolce. Che cosa ci viene dunque incontro nell’essere della vite? Mentre il cereale nel processo di maturazione perde a poco a poco il legame con la terra e, in quanto “pianta del silicio”, forma le sostanze solide del chicco tramite le forze di luce del sole, la vite, in quanto “pianta del calcio”, porta nei suoi succhi numerose forze terrestri come sali disciolti, in primo luogo calcarei, li dissolve gradino per gradino, facendoli così fluire entro i processi vitali. Il succo d’uva biologico bianco o rosso – e la qualità biologica è cruciale – è come un elisir di vita che agisce in modo particolarmente salutare perché esercita un effetto purificante sugli organi, in particolare sul fegato, e inoltre dà all’es­sere umano un influsso eterico straordinariamente centrante. In generale l’uva nera ha un effetto di protezione sui vasi sanguigni. essa è ricca di antociani che esercitano azione anticancerogena. L’uva non cresce né del tutto in alto né del tutto in basso. Quasi come un frutto essa si avvolge nelle sue foglie, che la proteggono dall’effetto troppo dominante della luce, e raccoglie veramente in sé la forza del cosmo. L’influsso di Giove e di Venere, due grandi pianeti essenziali, sono accumulati intensamente in questo frutto. Se si è indeboliti, il carattere centrante dei succhi d’uva può costituire un complemento salutare nella terapia.

Luigina Marchese

Tratto da

Alimentazione e scienza spirituale di Udo Renzerbrink

L’alimentazione e la forza donatrice dell’uomo di Heinz Grill

 

Rudolf Steiner su alcune bevande

 

(dal ciclo 0. 27 tenuto all’Aia nel marzo I9I3 –  seconda conferenza.)

 

     Se di queste esperienze delle sostanze alimentari ci si vuole fare un’idea più chiara, la si può acquistare dai co­siddetti “generi di conforto”. Questi generi vengono sperimentati con particolare vivacità nella vita esteriore, il caffè, il thè al massi­mo grado; ma ciò che l’uomo normale sperimenta dal caffè e dal thè viene sperimentato con forza maggiore da colui che attra­versa un’educazione teosofica. Non si tratta di una posizione favorevole o contraria al caffè, ma di un’esposizione esatta dei fatti e prego di accogliere queste mie parole soltanto in questo senso. Il caffè già esercita un’azione eccitante sulla na­tura umana  e così pure il thè, ma questo eccitamento causato dal caffè e dal thè viene esercitato sull’organismo dell’anima che attraversa una evoluzione teosofica con maggiore vivacità. Del caffè si può dire, per esempio, che agisce sull’organismo umano in modo che esso solleva, in un determinato modo, per mezzo di esso, il suo corpo eterico da quello fisico, ma di guisa che il corpo fisico viene sentito come solida base del corpo eterico. Questa è l’azione specifica del caffè. Dunque con l’uso del caffè il corpo fisico e il corpo eterico vengono alquanto differenziati, ma in modo che, sotto l’influenza del caffè, il corpo fisico, specialmente nella proprietà della sua forma, viene sentito proprio come irradiante nel corpo eterico, come una specie di fondamento solido per ciò che viene poi sperimentato dal corpo eterico. Questa non è davvero una posizione in favore dell’uso del caffè, si tratta soltanto di caratterizzare l’influenza di questi mezzi di nutrimento e di godimento. Siccome il pensiero logico dipende molto dalla struttura, dalla forma del corpo fisico, così dalla peculiare azione del caffè -che in certo modo dà maggior rilievo alla struttura del corpo fisico- la coerenza logica viene fisicamente agevolata; dall’uso del caffè l’uomo viene, per così dire, agevolato per via fisica nella coerenza della sua logica, nella coerenza del pensiero applicato ai fatti.  Sebbene l’uso esagerato del caf­fè possa presentare delle difficoltà per la salute, si può di­re, nondimeno, che per gli uomini che vogliono appunto salire in regioni superiori della vita spirituale non è proprio inop­portuno: può essere bene a volta attingere la coerenza logica dall’eccitamento del caffè. Si può dire che sembrerebbe natura­le che colui, per esempio, che per la sua professione è obbligato a scrivere, non trovando bene il filo logico da un periodo al1’altro, potrebbe farlo tramite il caffè. L’uso del caffè – con tutti i suoi svantaggi – può contribuire molto a sostenere una certa solidità. Non è che venga raccomandato come mezzo per tale solidità, ma biso­gna dire che è capace di sostenere la solidità e che, per esem­pio, se colui che si evolve teosoficamente ha tendenza a vagare coi suoi pensieri nell’errore, non è proprio il caso di la­mentarsi se egli si rende un po’ più solido col caffè.

Per il thè il caso è diverso. Il thè provoca un effet­to analogo a quello del caffè,  è cioè una specie di differenziazione fra la natura fisica e la natura eterica. Ma la strut­tura del corpo fisico viene, in certo modo, lasciata da parte. Il corpo eterico resta più fluttuante nel suo campo. Perciò, per mezzo dell’uso del thè, le idee svolazzano sbandate, diven­tano, in certo modo, meno adatte ad attenersi ai fatti. La fantasia veramente, qualche volta, viene stimolata, in senso a volte simpatico, dall’uso del thè, però non viene stimolato l’adattamento alla verità e l’adattamento alla solidità delle condizioni. Perciò si può  capire che, in società, dove tanto si tiene a far sfoggio brillante di idee ed a far sfavillare lo spirito, si ricorra volentieri all’uso del thè come eccitamen­to; d’altra parte è anche comprensibile che quando l’uso del thè prende il sopravvento, esso, in certo modo, crea una certa quale indifferenza di fronte alle esigenze che possono nascere nell’uomo dalla sana struttura del suo corpo fisico terreno.

Si può dire che una fantasticheria sognatrice ed una certa qual na­tura indifferente e noncurante, una natura che volentieri non tiene conto delle esigenze della vita solida esteriore, vengo­no facilmente promosse dall’uso del thè. Se non si vede volentieri un’anima che si evolve in senso teosofico far uso del thè, è perché l’uso del thè conduce più facilmente alle chiacchiere che non l’uso del caffè. Quest’ultimo rende più solidi, il pri­mo più ciarlieri, sebbene questo termine sia a tal proposito troppo forte. Tutte queste cose -come ho già detto- si lasciano sperimentare per mezzo della solidità in cui l’involucro fi­sico viene a trovarsi, quando l’uomo attraversa un evoluzione teosofica.

Vorrei solo aggiungere -e  queste cose  cercate di  sperimentarle veramente- che se l’uso del caffè promuove una specie di solidità nell’involucro fisico e l’uso del thè favorisce piuttosto la ciarloneria,  la cioccolata – per esempio – promuove principalmente il filiste­ismo. La cioccolata è per eccellenza la bevanda dei pedanti; e questo si può sentire per esperienza diretta quando 1’involucro fisico diventa più mobile. La cioccolata appunto è da rac­comandarsi in tutte le occasioni di festeggiamenti pedanti ed allora -perdonatemi questa parentesi- si può ben comprendere che nelle faste familiari, nascita, onomastico, e segnatamente in determinate cerchie, venga bevuta la cioccolata.

Nutrizione ed elevazione spirituale

 

di Giovanni Peccarisio

 

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Nel suo libro “La direzione spirituale dell’uomo e dell’umanità” Rudolf Steiner afferma: “Le forze che si impiegano per acquisire conoscenze occulte sono le medesime che servono per avviare processi di autorisanamento”. Ciò significa che il risultato dell’attività interiore impiegata per percorrere un cammino occulto di conoscenza rifluisce nelle forze di autorisanamento del corpo fisico passando per il corpo eterico. Fra le varie componenti dell’essere umano il corpo eterico, vero e proprio contenitore di forze vitali, nei riguardi dei due processi sopra accennati merita cure speciali. Ciò significa che sia per intraprendere il cammino occulto sia per l’autorisanamento, il corpo eterico si situa come punto di partenza.

Depauperamento e potenziamento del corpo eterico

Nella quotidiana vita diurna l’uomo consuma continuamente le proprie forze vitali, sia muovendo il corpo fisico sia attivando la sua energia pensante per provvedere alle necessità naturali. L’uomo quindi si stanca dissipando energie vitali a causa di due principali motivi: quando deve muovere il proprio corpo e quando elabora le proprie impressioni sensoriali tramite l’attività mentale. Se vuole continuare a mantenere la salute del proprio corpo fisico l’uomo perciò deve reintegrare le proprie forze vitali che, momento dopo momento, consuma nella vita di veglia. Per poterlo fare l’uomo ha due possibilità: le energie consumate a causa dell’attività fisica e mentale possono essere reintegrate tramite l’alimentazione e il sonno. Naturalmente sia nel caso dell’alimentazione, che del sonno la qualità risulta essere fondamentale in entrambe le situazioni.

Salute del corpo fisico –> sana alimentazione –> buon sonno

Anche la forza energetica del corpo vitale può essere potenziata in due modi: direttamente e indirettamente. Nel primo caso tramite l’alimentazione, nel secondo caso grazie alla concentrazione dell’attività pensante che può portare ad una elevazione spirituale.

Salute del corpo eterico –> sana alimentazione –> concentrazione dell’attività pensante

In altre parole le forze vitali possono fluire dal basso (sistema del ricambio) o dall’alto (sistema neuro-sensoriale) e cioè dal cervello inteso come strumento atto ad accogliere i pensieri.

Nutrizione e corpo eterico

Tutto ciò che dal mondo esterno entra nell’organismo fisico deve subire una trasformazione. Quando vengono introdotti gli alimenti nel corpo (siano essi di natura vegetale o animale) per poter liberare le energie vitali che contengono, l’organismo umano deve rompere, distruggere, annientare la forma fisica dell’alimento per potersene adeguatamente servire, per reintegrare le energie consumate nelle attività quotidiane. Più vitale sarà l’alimento ingerito, maggiormente sarà ricco di energie vitali, più facile sarà per l’essere umano la rottura della forma del cibo e, per conseguenza, si potranno ricavare maggiori energie per il proprio sostentamento. Per mantenere integra la sua forma, per conservare la sua salute il corpo fisico umano deve perciò essere permeato da un corpo eterico ricco di forze vitali. Questo processo può aver luogo soprattutto grazie all’alimentazione; finché verrà ingerito cibo sano, il corpo fisico potrà essere mantenuto in buona salute.

Sonno e corpo eterico

Come accennato vi è un secondo motivo causa naturale del depauperamento delle forze eteriche: l’attività sensoriale che, in ogni momento della vita diurna, deve essere svolta. Questo genere di attività può aver luogo grazie ad un continuo flusso di energia fuoriuscente dal corpo eterico, continuamente elaborata da processi di coscienza del mondo esterno, quest’ultimi dipendenti dall’attività delle altre due parti costitutive dell’essere umano: il Corpo astrale e l’Io. Se però l’uomo non potesse sospendere l’attività dell’energia fluente dal corpo eterico, necessaria per accendere continuamente la propria coscienza nei confronti del mondo esterno, morirebbe in breve tempo per svuotamento della propria energia vitale. Per mantenere in salute, e quindi in vita, l’essere umano la Saggezza cosmica gli ha donato il sonno. Questo ultimo permette il necessario distacco del Corpo astrale e dell’Io dal Corpo eterico e dal corpo fisico. In tal modo non più distolto dal servizio al Corpo astrale e all’Io, deputati ai processi di coscienza e autocoscienza, il Corpo eterico può rivolgersi durante il sonno in misura considerevole alla rigenerazione cellulare del corpo fisico.

Il cammino occulto quale potenziamento del corpo eterico

Il cammino occulto moderno deve fondarsi primariamente sull’attività pensante. Essa è una delle tre forze dell’Anima. Ciascuna di esse vive in uno stato di coscienza differente.

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Volere-sentire-pensare

Sonno- sogno- veglia

Il pensare ha per evoluzione naturale nell’essere umano moderno lo stato di coscienza di veglia che, in epoche precedenti, non possedeva ancora eccezion fatta per poche, privilegiate individualità conosciute come Iniziati, il cui compito era quello di essere guide e grandi benefattori dell’umanità. Le tre parti costitutive superiori, Corpo eterico, Corpo Astrale, Organizzazione dell’Io concorrono al buon funzionamento dell’attività pensante: ciascuna di esse porta il suo contributo alla vita ad al processo del pensare. Il Corpo eterico o vitale dona al pensare sostanza e forza, il corpo astrale forma, l’Io dà la direzione. La forza, l’intensità dell’attività pensante sono dunque prerogative del corpo eterico. Chi voglia iniziare un cammino occulto moderno, le cui basi sono poste nel pensare, avrà come compito primario, per quanto gli sia possibile, l’acquisizione nonché la protezione delle forze eteriche. Potrà in tal modo percorrere un cammino che, escludendo la percezione sensoriale e i ricordi legati ad essa, può concentrare più facilmente il pensiero in un’unica direzione. Si deve poter andare aldilà della pura percezione sensoriale del mondo materiale, nel quale è compreso l’uomo stesso, in modo scevro da illusioni e fantasticherie. Si può pervenire grado a grado ad una visione più estesa, maggiormente elevata sia del mondo che dell’essere umano stesso. Questa è la premessa fondamentale per compiere un cammino occulto moderno: rafforzare il pensiero per poter pervenire in modo il più sicuro possibile al mondo dello Spirito.

Corpo eterico ed elevazione spirituale

L’essere umano oltre il Corpo fisico, come già accennato, ha anche altre parti costitutive soprasensibili, quali il Corpo eterico, il Corpo astrale che in modo sintetico si potrebbe chiamare Anima e l’Io, una parte di ciò che si potrebbe anche chiamare Spirito. Si possono quindi denominare le parti costitutive umane nel seguente modo:

Corpo fisico – anima – spirito

Corpo minerale –  Corpo astrale- Io- Organizzazione dell’Io + Corpo eterico

Anche l’Anima e lo Spirito necessitano di un nutrimento adeguato. Le interrelazioni fra Corpo, Anima e Spirito sono strettissime. Nel primo periodo di vita, compreso fra nascita e all’incirca fino al ventesimo anno, l’Anima – corpo astrale – e lo Spirito – Io individuale – devono armonizzarsi con l’organismo fisico. Questo importantissimo compito, quello dell’armonizzazione, è affidato al Corpo eterico quale intermediario tra Corpo fisico, Anima e Spirito per mantenere la salute a livello fisico e spirituale.

Corpo fisico – corpo eterico – anima e spirito

In una parola è compito del Corpo eterico mantenere la salute a tutti i livelli. Soltanto dopo il ventunesimo anno l’Anima inizia ad elaborare i propri contenuti preparandosi, in modo sempre più approfondito, a relazionarsi con il proprio Io. Il miglior nutrimento per l’Anima è l’equilibrio fra le sue tre forze: pensare, sentire, volere. Per ottenere ciò, oltre al buon senso comune che consiglia di non eccedere mai in una singola, univoca direzione, l’Antroposofia di Rudolf Steiner suggerisce percorsi di rafforzamento e protezione di queste tre forze dell’Anima. Lo Spirito individuale, l’ Io – anela invece, come proprio nutrimento, a ritornare al Mondo spirituale. Ciò che lo nutre è la sua mèta ed è quella di tornare a trovare un rapporto con il Mondo spirituale al quale appartiene e da cui discende. Volendo servirsi di una similitudine, l’Anima in questo caso è paragonabile alla freccia che tende incessantemente verso il suo bersaglio: lo Spirito. L’essere umano all’inizio della vita inserisce nella corrente ereditaria eterica il proprio nucleo eterico. Esso è il risultato karmico della precedente incarnazione e cioè il risultato essenziale del periodo che intercorre fra l’ultima nascita e la nuova, attuale nascita. E’ l’Io individuale che dopo l’ultima morte ingloba in sé, durante il percorso verso una nuova incarnazione, la memoria, l’essenza, il risultato karmico della vita precedente divenuto nucleo eterico. La confluenza delle due distinte correnti, quella ereditaria dei due genitori e quella derivata dal nucleo eterico, determina la salute fisica di base della vita che l’uomo dovrà vivere. Il collegamento fra le due sostanze eteriche, quella ereditaria e quella individuale eterica, avviene grazie all’azione della parte animica – Corpo astrale – e di quella spirituale – Io, Organizzazione dell’Io. Saranno proprio queste ultime, la parte animica e quella spirituale, che durante la vita fisica hanno il compito di stornare un quid di forze vitali per poterle usare per svolgere processi di coscienza indirizzati verso il mondo esterno e di autocoscienza verso l’interno..

Corpo Astrale – parte animica

Organizzazione dell’IO – parte spirituale

Mondo esterno

Mondo dell’interiorità umana

Direzione orizzontale e direzione verticale

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Il possedere un corpo fisico sano e vitale dà la possibilità di avviare continui processi di autorisanamento. L’autorisanamento può avvenire anche grazie ad un processo di autoelevazione spirituale compiuta per scelta cosciente. Il processo di autoelevazione spirituale non avviene quindi in modo naturale, come nel caso ad esempio della crescita fisica del bambino, ma avviene come detto per scelta individuale, per desiderio di sviluppo spirituale, allo scopo di elevarsi in modo cosciente verso lo Spirituale. Presuppone perciò un atto di volontà da parte della persona che, liberamente, aspira ad una autoelevazione spirituale. L’autoelevazione spirituale ha quale matrice fondamentale l’attivazione della funzionalità pensante. Quest’ultima avviene per tutti gli esseri umani attorno al sesto, settimo anno di vita ed è contrassegnata nel bambino dall’inizio della seconda dentizione.La permuta dei denti indica l’avvio di un processo di basilare importanza per il proseguo della vita. Una parte delle forze del corpo eterico si emancipa dalla sua funzione principale, quella cioè di far crescere il corpo fisico del bambino, che ha svolto nel primo periodo di vita compreso fra la nascita e l’inizio della seconda dentizione. E’ allora che il corpo eterico si mette a disposizione della capacità pensante, della attività cognitiva necessaria per iniziare l’iter scolastico. Di fatto si tratta di una vera e propria “ metamorfosi delle forze di crescita in attività cognitive “. In altre parole una parte delle forze deputate alla crescita del corpo fisico si trasforma in facoltà di attività cognitive di natura pensante. Ambedue queste forze, crescita e attività pensante, sono funzioni del corpo eterico. È di fondamentale importanza quindi da parte degli adulti, siano essi genitori od insegnanti, avere coscienza che nel periodo tra nascita e permuta dei denti le forze eteriche sono al servizio della crescita del corpo fisico e non dell’attività pensante. Soltanto dopo l’inizio del cambio dei denti ci si può appellare alle forze del pensiero. Se si impegna troppo precocemente il bambino in attività di pensiero nelle periodo della scuola materna, da una parte si sottraggono indebitamente forze alla crescita del corpo fisico indebolendolo e dall’altra lo si sovraccarica in ambito mentale. Questo processo di attività pensante fuori tempo comporterà, nel proseguo della vita, mancanza di forze di rigenerazione a livello fisico e difficoltà di concentrazione a livello mentale. Un errore educativo del genere appena descritto inevitabilmente influirà sul possibile processo di autoelevazione spirituale e autoguarigione che, come è noto, si fonda essenzialmente su processi di concentrazione mentale. E’ doveroso dire che comunque esiste sempre una possibilità per ovviare ai pericolosi effetti di un errata educazione nel periodo infantile. E’ quella, una volta diventati adulti, di prendere in mano la propria vita e di avviare energici processi di autoeducazione come quelli descritti, ad esempio, nelle tante opere di Rudolf Steiner. Quanto detto è da porre in relazione con due sue affermazioni. La prima è già riportata più sopra nel testo: “Le forze che si impiegano per acquisire conoscenze occulte sono le medesime che servono per avviare processi di autorisanamento”. La seconda afferma con autorevolezza che: ”Le forze che servono alla crescita sono le medesime che servono per l’apprendimento scolastico” La liberazione di forze vitali dall’assunzione di cibo è determinata e guidata da una legge naturale che non richiede nessuna partecipazione attiva, e quindi cosciente, da parte dell’essere umano: proprio per questa sua caratteristica intrinseca è un dono. L’elevazione spirituale in quanto atto e scelta cosciente è, al contrario, una conquista. L’elevazione spirituale nella sua fase iniziale si serve di forza pensante la cui sostanza è data dalla forza vitale esistente nel Corpo eterico. La forza pensante, durante il processo di auto elevazione spirituale, che potrebbe anche essere chiamata meditazione, si concentra in una sorta di nucleo nell’interiorità dell’Anima. In una seconda fase di elaborazione delle forze pensanti, tale nucleo può finalmente slanciarsi verso l’alto, oltrepassando la soglia del mondo fisico fondendosi nel mondo delle Forze eteriche o vitali. Si ha così, in questa prima fase, la possibilità di collegarsi con la sede delle forze formative eteriche, sede che si trova nel Cosmo e che sono alla base di qualsiasi espressione vivente del mondo fisico umano, terreno.Questo però sarà ancora solamente un primo momento di passaggio cui seguiranno altri momenti ed altri più complicati passaggi. Tale modo di procedere dall’Antroposofia viene consigliato allo scopo di poter accedere ai Mondi spirituali con la maggior sicurezza possibile, per non perdersi in pericolose deviazioni o fantasticherie ingannevoli. Una volta rientrato nella forma di coscienza abituale l’essere umano, oltre ad aver vissuto delle esperienze spirituali, riporta da quel mondo un di più di Forze eteriche nel proprio Corpo eterico soltanto per il fatto di esserci stato. Questo surplus di forze vitali cosmiche può dunque essere messo a disposizione del corpo vitale terrestre per mantenerlo in salute specie quando quest’ultimo non ha energie sufficienti o addirittura per intervenire in caso di malattia del corpo fisico. In conclusione e rifacendosi alla frase di Rudolf Steiner “Le forze che si impiegano per acquisire conoscenze occulte sono le medesime che servono per avviare processi di autorisanamento”[1] si può ben dire che il reintegro dell’attività diurna motoria e pensante avviene in modo naturale tramite una sana alimentazione e un tranquillo sonno ristoratore. Esiste però un altro modo non solo per reintegrare le energie vitali ma anche per impiegarle in forze di autorisanamento, di autoguarigione: iniziare a percorrere un cammino occulto, un cammino quindi di elevazione spirituale. Allora benefiche Forze spirituali fluiscono dall’alto intessendosi con le forze vitali del corpo eterico di chi compie un percorso occulto, potenziando così le forze di guarigione. * Giovanni Peccarisio, laureato alla Libera Università della Scienza e dello Spirito di Dornach (Svizzera) in pedagogia e pittura.

 

 

Il nostro pane

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di Antonio Marques

Articolo tratto dal Bollettino dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica

anno XI ~ Bollettino n.61 ~ luglio/agosto 2005 ~

“Nel grano si ritrova l’uomo in tutte le sue parti costitutive,

nel pane, tutti gli elementi cosmici.”

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Nell’antichità il pane  non era utilizzato solo come alimento, ma aveva anche un significato religioso. Durante la settimana si mangiava il pane lievitato di orzo o di segale. Era l’alimento di base degli schiavi e dei gladiatori: zuppa di pane; la domenica, giorno consacrato al Signore, si mangiava il pane azzimo, non lievitato e non lavorato. Questo pane è rotondo e piatto.

“Nessuna offerta di cereali in sacrificio a Jehova dovrà essere preparata con

lievito.” (Levitico 2, 11)

I cereali furono sviluppati dalle graminacee selvatiche nell’epoca dell’Antica Persia (circa 5.000 anni a.C.). Il grande maestro Zaratustra solcava il terreno con un aratro d’oro affinché la luce del sole fecondasse le “primigenie sementi” lanciate nella terra. Le alte quantità di Silicio presenti nei cereali indicano la loro relazione con la luce. Per questa ragione è necessaria molta luce solare affinchè crescano sani e salutari. Il Silicio funziona come un’antenna che cattura le forze cosmiche e, nel corpo umano, agisce nella formazione di tutto l’organismo e fin nel tessuto connettivo. In questo senso i cereali – riso, mais, orzo, miglio, avena, segale e frumento – sono “alimenti solari” per eccellenza e devono essere l’alimento dell’uomo moderno. L’orzo contiene una grande quantità di Silicio (70%), oltre a proteine(15%) e pochi grassi(2%): per questo è indicato per fortificare il sistema nervoso e gli organi di senso, la pelle, le unghie, i capelli e le mucose (nei raffreddori, per esempio). Per questa stessa ragione era il cibo dei gladiatori. L’avena contiene una maggior quantità di grassi(11%), proteine e Magnesio: è indicata per la dieta del diabetico.

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La segale cresce meglio in un clima freddo: è stata la base dell’alimentazione dei contadini del Nord Europa per moltissimi anni. Il pane è sempre stato la base dell’alimentazione umana, sia fisicamente che spiritualmente. Per capirne l’importanza è necessario conoscere il modo in cui si prepara il pane, a cominciare dalla coltivazione dei cereali, passando poi alla macinazione, alla fermentazione fino ad arrivare a conoscere come il pane agisce sul processo digestivo. Anticamente si aveva l’intuizione giusta per eseguire tutto ciò: l’intero processo era permeato da un rituale, e solo oggi cominciamo a capirne il profondo significato. Si raccoglieva il cereale (specialmente la segale), si lasciavano riposare i chicchi per un po’ di giorni e poi lo si macinava lentamente con macine di pietra, per conserve così tutta la sua qualità di farina integrale. Poi si lavorava la pasta con le mani in ciotole di legno; nel successivo periodo di riposo, la cui durata dipendeva dalla temperatura e dalle condizioni climatiche, l’impasto fermentava naturalmente e lentamente. In tedesco è chiamato sauerteigbrot (pane acido); da noi è conosciuto come pane lievitato (da non confondere con il pane lievitato artificialmente).

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Una piccola quantità di pasta (pasta madre) era tenuta in serbo per far fermentare il prossimo impasto e così di seguito. Cosa vuol dire far “fermentare il pane”? Vuol dire: trasformare i carboidrati in acido lattico per mezzo dell’enzima alfa-amilasi, che è lo stesso enzima prodotto dal pancreas. Per questo le feci dei bambini piccoli hanno un odore acido; quando il bambino cresce, nell’intestino si sviluppa la flora intestinale (batteri coliformi) e produce l’odore caratteristico delle feci dell’adulto. Il pane così preparato è quello che si mangiava tutti i giorni: il pane lievitato e fermentato. Cosa mangiamo oggi? Il passaggio dalla segale al frumento sta a indicare la preferenza per una produzione rapida; il frumento cresce in regioni calde, mentre la segale preferisce climi più freddi. Con il frumento è possibile fare una maggior varietà di pane, torte e biscotti. Dato che lo stoccaggio precoce del germe (grassi insaturi e albumine) bisogna trasformarlo in farina bianca, un prodotto praticamente morto. Visto che la pasta è insipida, bisogna aggiungere creme o ripieni perché diventi gradito al palato. Il frumento non possiede uno degli amminoacidi essenziali, la lisina, così si aggiungono preparati chimici per rendere il pane più ricco in proteine e vitamine. Inoltre, l’utilizzo di macine metalliche ad alta velocità di rotazione produce temperature molto elevate, oltre i 1000°C, il che provoca la distruzione delle vitamine termolabili oltre a rilasciare molecole metalliche nella farina. L’antico sistema di impasto richiede molto tempo e lavoro, allora si è ricorsi alla fermentazione alcolica con l’uso di funghi o lieviti che si trovano in abbondanza in natura; sono abbondanti nella buccia della frutta che contiene zucchero. Questo processo è iniziato nel Medio Evo e si sono sviluppate monocolture estremamente selezionate di lieviti (es. funghi del genere Saccharomyces della classe degli Ascomiceti) il cui compito è far crescere il pane il più rapidamente possibile; in tal modo il pane si riempie di aria, diventa morbido, e facile da masticare. Il processo di base è a carico degli enzimi beta-amilasi che trasformano i carboidrati in alcol e gas. La formazione di alcol e gas è comune in natura (vino e aceto), ma questo processo non deve avvenire nell’intestino umano (questo contiene alfa-amilasi, che ha il compito di trasformare i carboidrati in acido lattico, come abbiamo detto). Quando un paziente si lamenta di flatulenza, per prima cosa è perché non digerisce bene i cibi, specialmente i carboidrati. Tutte le volte che ci sono gas, c’è anche presenza di tenore alcolico nell’intestino e ciò è dannoso alla salute perché produce una riduzione della capacità di selezione della mucosa intestinale, che potrà assimilare prodotti tossici, sovraccaricando in tal modo il fegato nella sua funzione di disintossicare l’organismo eliminando tale sostanza. Questo disturbo si chiama “dispepsia fermentativa”. Inoltre, attualmente, il grande consumo di zucchero contribuisce alla proliferazione eccessiva di fermenti (funghi) nell’intestino con un aumento di alcol e prodotti intermedi, come oli amilici e acidi grassi saturi. Lo stesso disturbo avviene quando una persona non digerisce bene le proteine. Queste molecole sono complesse e hanno bisogno di tre enzimi per essere digerite; le frazioni intermedie, non ben digerite, possono seguire due vie: venir trasportate erroneamente fino al fegato e/o arrivare all’intestino crasso, dove vengono demolite dalla flora batterica e trasformate in amine biogene (tossiche), che saranno assorbite dal fegato. In entrambi i casi il fegato si sovraccarica nel tentativo di depurare l’organismo. Questo disturbo si chiama dispepsia putrefattiva, perché le proteine, non ben digerite, subiscono putrefazione nell’intestino crasso Nel caso in cui il fegato non sia in grado di trasformarle, queste frazioni proteiche raggiungeranno la corrente sanguigna e arriveranno ad altri organi e alla pelle. Si manifestano così le famose allergie al latte, al frumento ecc…  con sintomi di cefalea digestiva, stanchezza cronica, malessere, bronchite, sinusite, eczema e numerosi altri sintomi clinici. Un altro problema digestivo più serioè in relazione con il sistema immunitario; nel corso di una digestione difficile anche il sistema immunitario sarà compromesso. Questo avviene perché anche gli anticorpi devono “digerire” i nemici del corpo. Si immagina che i “soldatini dell’organismo sparino una pallottola” contro virus o batteri. Quello che realmente avviene è un processo di “digestione” da parte degli anticorpi; sono loro che in realtà “mangiano” (fagocitano) il nemico. È per questo che si raccomanda di non bere liquidi durante i pasti per non diluire i succhi gastrici, rallentando in tal modo il processo digestivo. La soja (essendo una leguminose come fagioli, ceci, piselli, lenticchie…) deve essere utilizzata con una certa cautela, perché fermenta facilmente nell’intestino (gas e alcol) e in caso di uso prolungato può provocare decalcificazione ossea. Per questo è controindicata per i bambini e per le donne in menopausa. L’uso di complessi vitaminici può essere giustificato in una persona debilitata o nelle convalescenza post-operatoria. Utilizzarli senza necessità, provoca l’eliminazione del cibo ingerito in eccesso e, molte volte, l’organismo elimina ciò che tiene come riserva. Un comportamento corretto consiglia di tenere in casa il polivitaminico e di utilizzarlo solo se necessario (quando ci si sente esauriti, di quando in quando…) È sempre utile ricordare la raccomandazione del “padre della medicina”, Ippocrate: “Fai del tuo alimento la tua medicina e della tua medicina il tuo alimento”.

Questi argomenti sono proposti qui come “campanelli d’allarme” per renderci conto che processi unilaterali che non si adeguino allo sviluppo di quelli naturali possono, a lungo termine, portare malattie nell’umanità.

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Nel caso si persistesse a utilizzare il lievito artificiale, come si fa oggi con il “pane bianco”, possiamo aspettarci, in futuro, un aumento dell’incidenza del diabete, come già diceva il dr. Otto Wolff.(1) Quanto si è detto è direttamente in relazione con il processo della fermentazione alcolica del pane che si trova in commercio: comune, integrale o di cereali misti, sono tutti trattati con lievito artificiale. Il problema è il contatto quotidiano con “il processo di fermentazione alcolica” nel tubo digerente. Naturalmente non esiste alcol nel pane, perché l’alta temperatura lo fa evaporare, ma il pane, con la lievitazione artificiale, è passato attraverso il processo di “produrre” alcol. Questo processo conduce a produrre alcol e non acido lattico; per questa ragione non ha relazione con la vita, non è fisiologico, anzi può predisporre l’organismo a malattia. Nell’organismo umano, così come nel pane azzimo, la fermentazione alcolica è repressa, evitata; nel pane comune è invece “liberata” con formazione di alcol e gas vari. Il processo del vero pane lievitato naturalmente citato prima, si pone tra questi due estremi e il procedimento per ottenerlo è più complesso. Per ottenere un buon pane con formazione di acido lattico, è necessaria la presenza di “batteri lattici” che preparino l’ambiente perché, in seguito, i lieviti, alimentandosi di essi, decompongano correttamente i carboidrati.

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Avviene una lievitazione lenta, provocata dalla “pasta madre” di segale, miele e sale (vedi Maria Thun, Calendario delle semine 2003, n.d.t.). Questa lievitazione fisiologica inizia con l’aiuto di un po’ di miele, che è una sostanza passata per l’organismo dell’ape ed è ricca di enzimi adatti alla flora intestinale. Dopo che è iniziata la lievitazione, non si aggiunge più zucchero all’impasto ed è possibile fare un buon pane senza zucchero e senza grassi. Questo procedimento garantisce una grande varietà di microrganismi, simili a quelli della nostra flora intestinale. L’aroma della segale si sviluppa liberamente e i carboidrati diventano più digeribili. Dato che l’amido della segale si decompone più lentamente di quello del frumento, esso ci fornisce energia duratura per un lungo giorno di attività, alleviando così il lavoro del fegato, che riceve gli elementi nutritivi in un flusso più lento.

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Dalla Finlandia ci è giunta la notizia che in alcune case di cura sono stati sperimentati diversi tipi di pane nell’alimentazione dei pazienti e si sono visti diminuire i casi di cancro se i pazienti mangiavano per molto tempo solo pane di segale. Anche ricerche recenti hanno dimostrato che un’alimentazione a base di segale può combattere il cancro. Suona come un allarme, ma informare sulla qualità alimentare è una questione di salute pubblica. Il nostro scopo è quello di cercare di informare i consumatori su ciò che è salutare perché l’uomo di domani non soffra dei nostri disturbi alimentari. La conseguenza delle nostre abitudini alimentari è che l’essere umano sta diventando sempre più debole, con il tessuto connettivo flaccido (come si constata nei bambini). Quando non si riesce a controllare la demolizione dei carboidrati attraverso un processo fisiologico, i lieviti (funghi), che nel tubo digerente sono inoffensivi e si sviluppano, non solo nell’intestino, ma anche nei polmoni, possono provocare disturbi nei vari organi. Oltre a ciò, il comune pane lievitato, a lungo andare, è altamente tossico per la vita umana, perché il processo di fermentazione è “liberato”, come siè detto sopra, l’acido lattico (benefico per l’organismo) viene sostituito da sostanze inorganiche: fosfato di ammonio, solfato di ammonio e ammoniaca. Con questi si distrugge la base vitale (eterica) dell’organismo umano. Di conseguenza l’anima, non riuscendo a permeare la sfera metabolica attraverso gli enzimi digestivi, si ritirerà e andrà a “disturbare” il sistema neuro-sensoriale, provocando stress, ansietà, aritmie respiratorie e circolatorie, ecc. Salutare è il pane lievitato naturalmente Solo il pane sottoposto a questa trasformazione naturale ha le seguenti qualità: fisiche (attraverso la qualità dei diversi cereali), vitali-eteriche (attraverso la presenza di acido lattico), animiche (per mezzo dell’azione dell’aria dei lieviti) e spirituali (dovute al processo di cottura al momento giusto e alla giusta temperatura).

Come dice Veronica Brunis: “Il pane è un mistero profondamente cristico”.

Traduzione di Mariola Aldé

da Forum tres, Anno 13 N°87, 2003

(giornale del Centro de Pesquisa da ciencia dedutiva Goetheanistico-Steineriana)

(1) Otto Wolf: Medico tedesco, studioso, per molti anni impegnato nella ricerca di rimedi per lo sviluppo della medicina antroposofica.

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 Mangiare carne o vegetali

Brano tratto dal libro Alcool e nicotina   di Rudolf Steiner

Conferenza tenuta a Dornach per gli operati, gennaio 1923

   0sserviamo una pianta: essa sviluppa dal seme messo nel terreno sia le foglie verdi sia i petali colorati dei fiori. Confrontiamo ora quel che riceviamo da una pianta, sia direttamente raccogliendo le spighe, sia raccogliendo le erbe o in qualsiasi altro modo cuocendo un cavolo: confrontiamo tutta ciò con la carne. con i muscoli di un animale: sono sostanze dei tutto diverse, ma in che rapporto sono fra loro? Sappiamo che vi sono animali che sono appunto solo vegetariani, animali che cioè non mangiano carne. Le mucche non sono dedite a mangiar carne, mangiano solo vegetali. Lo stesso è per i cavalli. Occorre aver chiaro che l’animale non introduce solo alimenti in sé, ma elimina di continuo qualcosa dal suo corpo. Degli uccelli sappiamo che è la muda gli uccelli perdono cioè le penne e devono sostituirle con altre nuove. Sappiamo che i cervi perdono le loro corna, mentre noi ci tagliamo le unghie che ricrescono di continuo: eliminiamo anche la pelle. Eppure quel che appare all’esterno è sempre uguale. Lo avevo già detto. Nel corso di sette o otto anni abbiamo eliminato tutto il corpo e lo abbiamo sostituito con uno nuovo, ed e così anche per gli animali. Osserviamo ora una mucca o un bue, un bovino in genere. Dopo anni la carne che era in esso è dei tutto diversa. Nei bovini il cambio è diverso che nell’uomo, è addirittura più rapido, e comunque la carne è cambiata. Ma come si è formata la carne? Ce lo dobbiamo chiedere. Si è formata da sostanze vegetali. Nel suo corpo il bovino ha prodotto carne solo da sostanze vegetali. Questa è l’osservazione più importante che dobbiamo fare in proposito. Il corpo dell’animale è in grado di trasformare in carne la sostanza vegetale. Si può cuocere a lungo quanto si vuole un cavolo: non diventerà mai carne! Non si ottiene carne cuocendo un dolce. Non lo si può fare per quanta arte si impieghi. Tuttavia nel corpo animale in sostanza, avviene quel che altrimenti non si può fare. L’animale produce semplicemente carne. Allo scopo devono esservi nel suo corpo forze adeguate. Le nostre forze tecniche non sono tali da far produrre carne semplicemente partendo da sostanze vegetali. Non le abbiamo. Nei nostri corpi e in quelli animali vi sono forze tali che da sostanze vegetali riescono a produrre carne. Osserviamo una pianta come è sul terreno e con le forze che producono foglie verdi, che producono fiori e così via. Pensiamo ora che un bovino ne mangi. Dopo che li ha mangiati, li trasforma in carne. Vale a dire che ha in sé le forze per trasformare la pianta in carne. Immaginiamo ora che al bovino venga in mente di dirsi: per me è troppo noioso andare in giro a mangiare erba. Può farlo un altro animale. e io mangerò l’altro animale. Il bovino comincerebbe a mangiare carne. Che cosa avviene dunque se invece di piante mangia direttamente carne? Rimangono inutilizzate le forze che gli permettono di produrre carne! Se pensiamo a una fabbrica che sia in grado di produrre qualcosa e non lo faccia pur rimanendo attiva, ci rendiamo conto di quante forze vadano perdute. Comunque le forze che in un corpo animale rimangono inutilizzate non possono andar perdute. li bovino è in definitiva ricolmo di tali forze ed esse producono in lui qualcos’altro che trasformare sostanza vegetale in carne. Quelle stesse forze rimangono in lui. esistono in lui e fanno qualcos’altro. producono qualcosa di sbagliato. Invece di produrre carne, si riempirebbero di ogni possibile sostanza dannosa. In particolare si riempirebbe di acido urico e di sali urici. I sali urici hanno però una loro strana abitudine. Hanno la debolezza di attaccare il sistema nervoso e il cervello. Se dunque un bovino mangiasse direttamente carne, la conseguenza sarebbe che produrrebbe un’enorme quantità di sali urici che andrebbero nel cervello e lo farebbero impazzire. Se potessimo fare l’esperimento di nutrire una mandria di bovini con carne di colomba, otterremmo una mandria impazzita. Avverrebbe proprio così. Sebbene le colombe siano tanto delicate, farebbero impazzire i bovini. Una cosa del genere va naturalmente contro il materialismo perché, se un bovino mangiasse solo carne di piccione, i bovini dovrebbero diventare delicati come piccioni, se cioè fossero attive solo le forze materiali. Non lo diventerebbero di certo, piuttosto soggetti molto passionali e selvaggi. La cosa viene confermata dai cavalli che diventano selvaggi dando loro da mangiare anche solo un pezzo di carne, perché non sono abituati all’alimentazione a base di carne…

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Morbo della mucca pazza, ovvero Encefalopatia spongiforme bovina

Una scienza che misconosce la vita

La comunità scientifica è unita: la biodinamica resti fuori dall’università

Appelli degli scienziati contro la deriva esoterica

di Luciano Capone

19 Novembre 2016 alle 06:30

Roma. Il Convegno internazionale di Agricoltura biodinamica, organizzato dall’omonima associazione e dall’Università Federico II di Napoli, con il patrocinio del governo attraverso il ministero delle Politiche agricole, non ha meravigliato solo il Foglio. L’attenzione delle istituzioni politiche e accademiche nei confronti di una teoria senza alcuna validità scientifica ha suscitato una presa di posizione decisa da parte della comunità scientifica contro il dilagare del pensiero magico. “Non siamo contrari o prevenuti verso alcuno dei diversi sistemi di coltivazione, tradizionale, integrata, biologica, transgenica. Riteniamo anzi che una integrazione fra le caratteristiche migliori di ciascun sistema sia auspicabile – scrivono in un documento sul convegno la Federazione italiana di Scienze della vita, la Società italiana di Genetica agraria e la Società italiana di Biologia vegetale – Ma tutti questi sistemi si basano essenzialmente sulla scienza, cioè su un metodo di conoscenza della realtà che giunge a conclusioni verificabili in modo il più possibile oggettivo, condivisibili e aperte a revisioni basate sull’osservazione e il giudizio critico competente”.

Non è invece il caso dell’agricoltura biodinamica, un metodo inventato da un esoterista austriaco e basato su un rituale e su preparati omeopatici che dovrebbero far confluire le forze spirituali, cosmiche e astrali nelle piante, che però a fianco a tanta trascendenza ha anche un lato molto materiali (“Forse non tutti sanno che il termine “biodinamico” è un marchio registrato di Demeter International, un’associazione privata di produttori presente in numerosi paesi, fra cui l’Italia, e dunque può essere legalmente utilizzato solo a seguito di certificazione – a titolo oneroso – da parte di Demeter”, ricordano gli scienziati). “Non stiamo discutendo le scelte delle singole aziende o singoli agricoltori: se questi sono soddisfatti non c’è alcun problema – dice la lettera –. Da scienziati, agricoltori, o semplici cittadini dovremmo tuttavia interrogarci sull’efficacia del metodo, chiederci se veramente abbia delle basi razionali e se sia opportuno che le Università, in particolar modo i Dipartimenti scientifici, lo sostengano co-organizzando convegni o addirittura con corsi dedicati, ponendo così sullo stesso piano del confronto scientifico la scienza e ciò che scienza non è. Quali basi scientifiche hanno le pratiche descritte poc’anzi? La risposta è: nessuna”.

La lettera, rivolta al Dipartimento di Agraria della Federico II e al ministro Maurizio Martina, “che lo scorso anno aveva giudicato interessante l’idea di attivare corsi universitari specifici sull’agricoltura biodinamica”, ricorda che gli studi effettuati con un rigore scientifico accettabile non mostrano alcun effetto positivo: “La verità è che queste pratiche sono esoteriche, ignorano il metodo scientifico, sono basate su forze mistiche e cosmiche e, ovviamente, sono incapaci di fornire risultati controllabili sperimentalmente”. Il documento, poi sottoscritto da altre 9 società scientifiche (AAI, ABCD, AGI, SIB, SIBBM, SICA, SIMA, SIPaV e SIBE), contiene una condanna che non lascia spazio a interpretazioni: “L’approccio logico è del tutto simile a chi propone di usare i metodi degli stregoni per combattere il cancro o si oppone all’uso delle vaccinazioni contro le malattie infettive, ragionamenti che, lo sappiamo anche troppo bene, sono presenti nella società contemporanea a dispetto degli enormi successi della medicina moderna”. E si conclude con un appello a coltivare ciò che meglo può servire per affrontare le sfide del futuro: il metodo scientifico, la tecnologia, l’innovazione e il pensiero razionale: “Il resto è magia: fino a prova contraria preferiremmo rimanesse fuori dalle università”.

Non è la prima volta che la comunità scientifica si esprime sulle pressioni politiche per far entrare l’agricoltura biodinamica in percorsi universitari. L’Accademia nazionale delle Scienze detta dei XL (dei Quaranta), una delle più antiche e prestigiose società scientifiche italiane, e l’Unione nazionale delle accademie per le Scienze applicate all’agricoltura (Unasa) in un documento di pochi mesi fa scritto dal fisiologo vegetale Amedeo Alpi, affermano che “alcune motivazioni degli agricoltori biodinamici possono essere relegate tra le idee personali circa la concezione del mondo e della vita; si possono non condividere, ma sono rispettabili. Ciò che ci sentiamo di respingere sono le tecniche proposte, certamente non basate su criteri scientifici”. In termini più espliciti Emilia Chiancone, biologa molecolare e presidentessa della società scientifica che ha avuto tra i suoi soci sette premi Nobel e i più importanti scienziati italiani, disse al Foglio che “l’Accademia dei XL esprime sconcerto alla sola idea che fondi pubblici vengano destinati al finanziamento di corsi universitari su temi privi di contenuto scientifico, come l’agricoltura biodinamica”.

Link correlati

http://www.ilfoglio.it/scienza/2016/11/22/news/scienza-biodinamica-universita-napoli-agricoltura-agraria-107344/

http://www.ilfoglio.it/scienza/2016/11/12/news/universita-biodinamica-la-federico-ii-si-occupa-di-stregoneria-agricola-106578/

 

Il macerato di ortica in agricoltura

 

Un valido aiuto durante il periodo estivo

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Tra tutte le erbe spontanee che crescono sul territorio italiano vi è una specie in particolare che merita di essere citata per virtù e pregi veramente a 360°. Si tratta di una specie che tutti conoscono: si tratta dell’ortica (urtica dioica).  Questa pianta viene utilizzata in vari ambiti, e merita di essere valorizzata per le sue proprietà. L’ortica è una pianta che stimola non solo i processi circolatori nel corpo umano e animale, ma favorisce anche la formazione della matrice terrestre (humus). In natura questa pianta è in grado di elaborare, trasformandola in sostanze umiche, tutta la sostanza organica di rifiuto che si trova in prossimità delle sue radici che sono molto attive, estese e ramificate.  Cresce spontaneamente lì dove ci sono squilibri particolari del suolo, quasi come a voler portare ordine. Prolifera in prossimità di macerie, ruderi abbandonati o mucchi di ferraglia arrugginita; è una pianta specializzata nel regolare gli squilibri del ferro ed anche gli eccessi di azoto (è considerata pianta nitrofila).  Ma se si osserva bene cosa accade nel terreno dove cresce l’Ortica si rimane ancor più stupiti: è una pianta che produce humus. Dopo qualche tempo che questa specie ha modo di svilupparsi in un dato luogo si forma un terriccio scuro, profumato e soffice molto simile all’humus. Vi è un altro elemento degno di riflessione: è raro che l’ortica cresca dove non vi sia, o non vi sia stata, la presenza dell’uomo. Ciò denota un rapporto particolare con l’essere umano, una relazione che lega questo vegetale al regno umano. Viene anche considerata nell’ambito dell’agroecologia un’essenza importante perché in grado di attirare numerosi insetti utili. L’ortica è utilizzata anche nella fitorimediazione poiché è in grado di assorbire metalli pesanti favorendo i processi di bonifica del suolo (fitoestrazione di metalli pesanti – Dipartimento di Produzione Vegetale, Facoltà di Agraria, Università di Milano). Mentre Steiner ribadisce che: “…essa è davvero la massima benefattrice della crescita vegetale, e proprio non la si può sostituire con altre piante… anch’essa porta in se l’elemento che dappertutto introduce ed elabora le forze spirituali, porta in sé lo zolfo… essa dovrebbe veramente crescere intorno al cuore dell’uomo, perché nella Natura, con la sua grandiosa azione interiore, con la sua organizzazione interna, è proprio affine al cuore nell’organismo umano”. L’ortica è ricca di vitamine e di ferro (il ferro è indispensabile per la fotosintesi clorofilliana), mentre i suoi peli contengono acido formico. Contiene anche sali potassici e calcio. Con il macerato di ortica è possibile ottenere un estratto vegetale ricco di composti organici e sali minerali prontamente solubili e disponibili in caso di necessità, carenze o stress.  Il macerato di ortica si avvicina alla consueta fertilizzazione ed è preferibile irrorarlo al piede della pianta, per via radicale. Ottimo in caso si siccità e stress da calore può essere impiegato a seguito di trapianti durante il periodo estivo per limitare lo stress da trapianto sostenendo la ripresa vegetativa della pianta. A tal proposito si sposa ottimamente al preparato 500 dinamizzato (macerato di ortica e 500 possono anche essere miscelati). Il macerato di ortica stimola la crescita e la resistenza delle piante.

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PREPARAZIONE  L’ortica va raccolta quando è ben formata, di un bel colore verde. Meglio al mattino in giorni di foglie e con luna ascendente (vedi calendario biodinamico). Si usa tutta la parte aerea comprendente stelo e foglie (no radici). Per la raccolta è meglio usare guanti. La percentuale di ferro è massima in aprile e settembre mentre si riduce in estate anche se, comunque, il periodo migliore per la raccolta è precedente alla fioritura. Se cresce in pieno Sole sarà più ricca di acido formico, quindi disporrà di una efficace azione insettifuga, mentre se cresce all’ombra avrà una buona azione concimante. Potrà essere usata comunque e indipendentemente dall’ambiente di crescita sia per uno scopo che per l’altro. Ovviamente non dovrà essere raccolta in prossimità di ambienti contaminati. Appena raccolta o leggermente appassita l’ortica va messa così com’è a macerare in acqua pulita (va bene anche acqua piovana). Per 1 kg di ortica fresca occorrono 10 litri d’acqua. Il macerato è pronto quando l’acqua è colorata di verde ma assolutamente non deve emanare odori particolarmente sgradevoli e non vi devono essere marciumi o putrescenze. La durata del periodo di macerazione dipende dalla temperatura ed è variabile: in estate piena saranno sufficienti 3 o 4 giorni circa mentre in autunno o in primavera occorrono più giorni. No esposizione diretta del contenitore ai raggi solari. E’ bene coprire il contenitore, ma deve comunque “respirare”. Durante la fase di preparazione il macerato va mescolato una o due volte al giorno. Deve avvenire una fermentazione ma non deve arrivare ad una putrefazione (la colorazione del liquido non dovrà tendere al marrone ma dovrà essere sul verde). In mancanza di ortica fresca è possibile utilizzare ortica essiccata oppure ortica in polvere. In questi casi varia il dosaggio iniziale che sarà di circa 300 grammi per 10 litri d’acqua. E’ buona norma aggiungere al macerato i preparati da cumulo (come da figura n. 1) immergendoli nel liquido durante il periodo di macerazione. I preparati vanno immersi al momento dell’allestimento del macerato, dopo aver introdotto l’ortica nell’acqua, ed ogni preparato andrà avvolto con un pezzo di stoffa (ad esempio cotone) legato e appeso. Il 504 sempre centrale rispetto agli altri preparati. Si può aggiungere anche una manciata di argilla (tipo bentonite) per contenere gli odori. Una volta terminato il periodo di macerazione si filtra il tutto e si diluisce 1:10 oppure 1:20 a seconda delle necessità e delle esigenze nutrizionali della coltura in questione (dunque dai 10 litri iniziali se ne possono ricavare 100 o 200 diluendo con acqua). Si tratta di diluizioni indicative. Anche il dosaggio varia in base alle caratteristiche ed ai requisiti delle colture. Il macerato di ortica ha un effetto immediato sui vegetali anche tramite un aumento delle concentrazioni di acido salicilico che è un fattore importante per le difese naturali della pianta. Lo si può usare nel bagno radice durante i trapianti, nel bagno semente prima di una semina, nella pasta per tronchi, e lo si può utilizzare nel compostaggio per attivare o riattivare il cumulo e per accelerarne la trasformazione in condizioni ottimali. Inoltre con un periodo di macerazione di 24 ore il macerato svolge un’azione insettifuga sugli afidi. Responsabile di questa azione è l’acido formico il quale non sarebbe più presente e attivo dopo le 24 ore. In questo caso occorrono concentrazioni basse (1:2, 1:3) e trattamenti fogliari. In ogni caso è bene somministrare il macerato verso sera ed eventualmente, in caso di necessità, per 3 sere consecutive. Ciò risulta particolarmente indicato in periodi di siccità oppure per stimolare la ripresa vegetativa. Non andrebbe utilizzato in periodo piovosi e molto umidi. Nota: le Liliacee non gradiscono il macerato di ortica, per cui su questo tipo di colture se ne sconsiglia l’uso.

Fabio Fioravanti             dragonfly-892677__340

L’illusione del biologico

 

Ricerca di Luigina Marchese

 

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In seguito alla scoperta e soprattutto alla consapevolezza che dagli aerei che sorvolano l’Abruzzo e l’Italia intera vengono rilasciate sostanze nocive per la salute dell’uomo, ho inteso dimostrare, soprattutto a me stessa, l’esistenza di quelle tossicità in maniera concreta e visibile. A tale scopo ho prelevato alcuni campioni di ortaggi direttamente dal giardino della casa. E’ utile affermare che tali prodotti non vengono in alcun modo trattati con sostanze estranee. Sono naturali, biologici. Nello specifico, parliamo di prezzemolo, lattuga e nespole. Nel mese di luglio 2008 ho preso contatti con l’ARTA (Agenzia Regionale Territorio Ambiente) di L’Aquila, affinché verificasse se negli alimenti summenzionati vi fossero tracce di metalli tossici. Ai fini delle analisi è stato necessario effettuare una scelta, in quanto la richiesta di quale metallo si vuole individuare va fatta a priori, poiché non è l’analisi medesima, nel suo complesso, a mettere in rilievo la presenza di qualsivoglia elemento tossico. Come dicevo, dunque, si è resa necessaria una cernita, anche perché ogni esame, rapportato ad ogni singolo alimento, ha un costo abbastanza elevato. Per tali motivi ho deciso di verificare se vi fossero tracce di Alluminio e di Bario, due fra le sostanze tossiche rilasciate dalle scie chimiche, secondo quanto evidenziato da ricerche già effettuate in altre regioni italiane.

La risposta è arrivata nell’arco di tre settimane. Sia l’alluminio (Al) che il bario (Ba) sono risultati contaminare i prodotti.

Riporto i dati rilevati:

-prezzemolo

Al — 462 mg/Kg

Ba — 8,7 mg/Kg

-lattuga

Al – 265 mg/Kg

Ba — <5 mg/Kg

-nespole

Al – 102 mg/Kg

Ba — <5 mg/Kg

Ciò confermerebbe l’ipotesi che sostanze chimiche nocive cadano a terra dagli aerei ma ai fini di una verifica attenta, palese e soprattutto imparziale è necessario porsi alcuni interrogativi:

-quali sono i corretti parametri onde poter affermare che l’assunzione di alluminio e di bario sia nociva per l’uomo? La stessa ARTA non era in possesso di tali riferimenti.

-alluminio e bario sono contenuti naturalmente in questi alimenti? Fanno cioè parte della loro struttura interna quali microelementi?

-possiamo escludere che essi non facciano morfologicamente parte del terreno, venendo poi assorbiti dalle radici? Se la risposta è positiva, da dove provengono?

-possiamo escludere che i cibi non siano inquinati da altre fonti (fabbriche, discariche, ecc)?

Nell’impossibilità di chiarire a me stessa se tali concentrazioni fossero o meno elevate e nella constatazione che la stessa ARTA, paradossalmente, non poteva fornirmi notizie in merito, ho iniziato a cercare in modo autonomo. Questo articolo nasce, quindi, dal tentativo di dare risposta a tali quesiti.

Lo studio tratterà quasi esclusivamente degli effetti tossici derivanti dall’alluminio, essendo tali concentrazioni, in questo caso, più elevate rispetto al bario

 

LA RICERCA

Occorre innanzitutto affermare che il terreno dove crescono gli ortaggi è posto accanto ad una strada e molto probabilmente vi sarà presenza di piombo (Pb) che, in questo ambito, non è però il diretto imputato. C’è altresì da precisare che nella zona non sono mai state presenti industrie, essendo terreno vergine da migliaia di anni. Nel passato recente vi era situata, nelle vicinanze, una normalissima discarica, alla quale non possiamo sicuramente assegnare, anche secondo il parere del Responsabile dell’ARS (Agenzia Sanitaria Regionale) Abruzzo, la presenza di alluminio e di bario. Altresì dicasi per le fabbriche poste nella valle.

Caratteristiche L’alluminio è diffuso sulla crosta terrestre e si trova in tracce negli alimenti e nel nostro organismo. E’ un metallo bianco, leggero, malleabile, ottimo conduttore del calore e dell’elettricità (la presenza di sostanze quali bario ed alluminio, ad esempio, rende l’acqua conduttiva elettricamente); è molto abbondante negli strati superficiali terrestri (ne costituisce il 7,50% in peso). Esso non è un vero metallo pesante (con questa definizione si intendono metalli ad alto peso atomico e alta densità, nocivi per l’uomo), avendo peso atomico pari a 26.98 e numero atomico 13 nella Tavola Periodica degli Elementi. Non si trova libero in natura ma sotto forma di composti di cui la bauxite è il minerale più ricco. Aggiunto al terreno per la coltivazione pare incrementi il raccolto, ma non vi sono studi attendibili al riguardo. Se così fosse,  necessiterebbe effettuare analisi sui cibi cresciuti in quello stesso terreno, onde evidenziarne le concentrazioni. Molti scienziati ritengono che, a causa della sua abbondanza sulla terra, l’alluminio non sia realmente pericoloso. E’ consigliato, in effetti, nei casi di mongolismo e negli strascichi di encefalopatie vacciniche; ha una azione tonica sul sistema nervoso, regola il sonno ed inibisce la sudorazione. Viene anche utilizzato in dosi terapeutiche per combattere l’atonia, l’insonnia, la lentezza di ideazione, i problemi nello sviluppo intellettuale, le difficoltà di comprensione e i disturbi della memoria. Sembra abbia una azione inibitrice su certi enzimi ed ha un effetto benefico sulle cartilagini di ossificazione del feto e del bambino piccolo. Per quanto riguarda tali dosi terapeutiche, vorrei però sottolineare che si tratta di impieghi in tecniche specifiche, quali quella antroposofica o altre linee di pensiero medico.

Tossicità

Secondo studi effettuati in Francia, l’alluminio è un oligoelemento che può essere pericoloso, e persino mortale, se assunto in quantità eccessive. Secondo il Professor E. Ragazzi, con il quale ho avuto diversi contatti, “l’alluminio non ha alcun ruolo fisiologico negli organismi viventi e viene da essi trattato come un elemento da eliminare”.  Il Dr. Sante Guido Zanella afferma che l’alluminio non svolge alcuna funzione utile per il corpo umano e la sua pericolosità è nota fin dal secolo scorso. Studi condotti recentemente dallo stesso Dr. Zanella ne confermerebbero la neurotossicità. La ricerca scientifica ci mostra  l’estrema pericolosità dell’esposizione cronica all’alluminio anche a basso dosaggio e soprattutto la costante associazione tra alluminio e patologie molto diverse (di cui alcune caratterizzate da disturbi mentali): Parkinson, SLA (sclerosi laterale amiotrofica), sclerosi multipla, demenza, osteoporosi (causata da una interferenza dell’alluminio con il metabolismo del calcio), anemia sideropenica (da interferenza metabolica con il ferro), sindrome di Down, anoressia, atassia, demenza da dialisi, dispnea, esofagiti, gastroenteriti, epatopatie, nefriti, mialgie, psicosi e stanchezza.

E’ stato ipotizzato che l’alluminio possa essere un cofattore nell’eziopatogenesi di alcune malattie neurodegenerative, tra cui l’ Alzheimer, ma una prova diretta in questo senso è ancora controversa. Esistono, infatti, studi secondo i quali l’alluminio non può essere rapportato al morbo di Alzheimer. Ciò è stato rilevato anche da ricerche condotte in Francia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 1996. Anche le ricerche più recenti dell’Efsa (European Food Safety Agency) negano  l’esistenza di un legame  tra alluminio nella dieta e malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer. Dalla Prima Conferenza Internazionale Metalli e Cervello balzano invece all’evidenza  “i presupposti per un legame tra esposizione all’alluminio e patologie neurodegenerative”. In tutti coloro che sono affetti dal morbo di Alzheimer o in chi fa emodialisi, sono state comunque rintracciate alte concentrazioni di alluminio e questo, in attesa di conferme, ci induce a riflettere.

Il Professor Pietro Dolara mi ha riferito che “…sull’alluminio  non si sa molto di certo; negli anni 80 era stata sollevata la possibilità che fosse implicato nella eziologia  del morbo di Alzheimer, cosa che non è stata però confermata successivamente. La tossicità dell’alluminio è stata accertata solo nei pazienti in dialisi, non per via alimentare ma per via venosa”. Il gruppo di esperti AFC (Efsa) ha osservato che vari composti contenenti alluminio possono potenzialmente produrre neurotossicità (topo, ratto) e avere effetti sul sistema riproduttivo maschile (cane). Inoltre tali composti hanno mostrato embriotossicità (topo) ed effetti sullo sviluppo del sistema nervoso nella prole (topo, ratto) a seguito di esposizione della madre durante la gravidanza. C’è ancora, dunque, necessità di ricerca, anche in considerazione del fatto che gli studi effettuati sugli animali raramente possono essere rapportati all’uomo.

Sintomi generalmente associati all’intossicazione da alluminio

L’intossicazione da metalli pesanti è un problema spesso ignorato in medicina. In dosi tossiche l’alluminio provoca i seguenti sintomi: nausea, coliche, crampi muscolari alle gambe, sudorazione abbondante, paralisi motoria, disturbi nella formazione delle ossa (in forma di idrossido di alluminio, usato come antiacido, riduce l’assorbimento di vitamina D e di Calcio), senilità precoce, perdita della memoria, psoriasi. Determina, inoltre, un effetto simile a quello dell’epilessia e svenimenti in soggetti particolarmente sensibili. Indebolisce essenzialmente il tubo digerente. Dà spasmi muscolari, perdita di energia, irritabilità, difficoltà nella concentrazione. Può causare osteomalacia nei dializzati, problemi renali, dissoluzione ossea con conseguente incremento di fratture. L’alluminio, una volta penetrato nell’organismo, inibisce gli enzimi destinati alla detossificazione e interferisce sulla funzione dei globuli rossi generando anemia (l’alluminio interagisce con il metabolismo del ferro). Causa bruciori di stomaco, disfunzioni del fegato, secchezza della pelle e delle mucose, tendenza a raffreddori, avversione per la carne, dispepsia, stipsi, colite, flatulenza, carie dentaria (l’alluminio compete con il fluoro impedendone l’assorbimento), ipoparatiroidismo (con sintomi quali freddolosità, problemi di circolazione, rallentato metabolismo), confusione mentale, morbo di Parkinson, porfiria (dovuta ad un’alterazione dell’attività di uno degli enzimi che sintetizzano il gruppo EME nel sangue), ulcera peptica, letargia, Sono possibili alcuni disturbi del sangue, come emolisi e leucocitosi, sintomi da depressione o simili a quelli influenzali, forti dolori alle giunture, cefalee, otiti. L’alluminio si lega al DNA e si deposita in particolare nel cervello, dove provoca danni alle cellule neuronali. E’ altresì in grado di raggiungere la placenta e il feto. E’ stata altresì evidenziata una correlazione tra gli elevati livelli di alluminio, presenti in alcune preparazioni alimentari per neonati e nelle soluzioni per la nutrizione parenterale domiciliare, e possibili complicanze neurologiche ed ossee (riduzione della velocità di sintesi ossea). I neonati prematuri sono particolarmente esposti a causa di una funzione renale non idonea. Numerosi studi indicano che i pazienti, fra i quali i neonati, con funzione renale alterata esposti per via parenterale a concentrazioni di alluminio superiori a 4-5 µg/Kg al giorno tendono ad accumulare l‘alluminio in concentrazioni tossiche a livello del SNC e delle ossa (Bullettin n°18 de l’Agence française de sécurité sanitaire des produits de santé, 2003). E’ stato mostrato che questo accumulo tissutale si può verificare anche quando si è esposti a concentrazioni inferiori di alluminio. Sebbene a livelli elevati di esposizione alcuni composti possano, in vitro e in vivo, danneggiare il DNA tramite meccanismi indiretti, il gruppo di esperti AFC (Efsa -European Food Safety Agency) ha però ritenuto improbabile che ciò sia rilevante per le persone esposte all’alluminio con l’alimentazione, pur se viene affermata la limitazione degli studi disponibili.  L’alluminio sembra essere implicato in alcuni tipi di cancro. La base di dati sugli effetti cancerogeni è però limitata. Nello studio più recente non è emersa alcuna indicazione di un potenziale cancerogeno sul topo a seguito di somministrazione alimentare di solfato di alluminio e potassio a livelli elevati. Il gruppo di esperti AFC ha concluso che, complessivamente, è improbabile che l’alluminio possa avere effetti cancerogeni per l’uomo alle dosi correlate alla dieta. Si tratta in tal caso di valutare in ogni caso, secondo il mio parere, le concentrazioni presenti negli alimenti assunti. Questo solo le analisi possono mostrarcelo. Per le sue caratteristiche intrinseche, l’alluminio risulta molto pericoloso se viene inalato (come nel caso delle scie chimiche) o ingerito. Un aspetto altamente negativo  è quello di impedire la sinapsi neuronale (attraverso la trasmissione sinaptica, l’impulso nervoso può viaggiare da un neurone all’altro o da un neurone ad una fibra, p.es. muscolare). L’alluminio tende ad accumularsi nelle arterie, nei polmoni, nel fegato, nella tiroide, nei reni; si fissa sulle ossa e nello stomaco. Depositandosi sulle pareti polmonari, spegne  la vitalità dei polmoni stessi causando problemi respiratori. Riguardo agli effetti nocivi, il Professor E. Ragazzi afferma che “questi possono manifestarsi anche a distanza di anni, altresì in rapporto alla durata dell’esposizione ed è per questo che si parla di tossicità acuta (giorni-settimane), subacuta-subcronica (mesi) e cronica (anni)”. L’accumulo nell’uomo, dunque, avviene con grande lentezza, probabilmente in misura di pochi nanogrammi (un milione di grammo) al di, per cui all’età di 60 anni la quantità di alluminio avrà raggiunto quantità significative. Come riconoscere l’intossicazione da alluminio? Il suo  assorbimento dipende da alcuni fattori, quali i livelli di minerali antagonisti ed il livello dell’ormone paratiroideo. E’ difficile evidenziarne l’intossicazione dall’esame del sangue, poiché esso vi rimane per poco tempo e viene subito ceduto ed immagazzinato in altri tessuti. Tuttavia, ci sono metodi di controllo affidabili:  il test delle intolleranze alimentari per la presenza di metalli tossici, il test del mineralogramma, dove viene prelevato un grammo di capelli dalla nuca ed inviato per avere un esame completo dei minerali e dei metalli presenti nel nostro organismo e infine  il test kinesiologico. Altro metodo per la reale determinazione della tossicità da metalli tossici è rappresentato dal Test Diagnostico di Chelazione messo a punto nel 1996 da Verzella – Zanella.

Questo test consiste nel confronto dei valori di metalli tossici esaminato in due campioni di urina rispettivamente prima e subito dopo la somministrazione di una sostanza chelante (EDTA o DMSA)

 

Concentrazioni

Nel 1990 la Società Americana per la Nutrizione Clinica e il Gruppo di Lavoro della Società Americana per la Nutrizione Enterale e Parenterale hanno proposto tre definizioni di rischio tossicologico relativo all’assorbimento dell’alluminio (Bullettin n°18 de l’Agence française de sécurité sanitaire des produits de santé, 2003), in base alla quantità di tale elemento assunta quotidianamente per ogni kg di peso corporeo per via parenterale (endovenosa):

-senza pericolo (1-2 µg/Kg/al giorno); -rischioso (15-30 µg/Kg/al giorno);  -tossico (60 µg/Kg/al giorno).

Osserviamo la seguente tabella:

mcg o µg microgrammo 0,000001(un milionesimo di grammo) 10-6 grammi
ng nanogrammo 0,000000001(un miliardesimo di grammo) 10-9 grammi

Un microgrammo (µg) è dunque la milionesima parte del grammo (cioè la millesima parte di un milligrammo), mentre un nanogrammo è a sua volta la millesima parte del microgrammo. Un microgrammo equivale a 1000 nanogrammi. Ci si rende subito conto che si ha a che fare con quantità infime. Dal libro “Il rischio in Italia da sostanze inorganiche“, a cura dell’ANPA (Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente), serie Documenti 1/1999, si evince che i livelli di alluminio nei tessuti sono in genere al di sotto di 1 mg/kg;  si riscontrano valori più elevati nell’osso (2.10 mg/kg), capelli (4.65 mg/kg)  e polmoni (12 mg/kg).  Da studi più recenti, la quantità media giornaliera di alluminio assunta con l’alimentazione si attesta intorno a 30 mg/die. Secondo altre ricerche, la gamma della quantità di alluminio è fra i 50 mg e 150 mg, con una media di circa 65 mg. Alcuni studi indicano una quota che va da 0.10 a 0.30 mg/kg/die. Un  dato ricavato da uno studio delI’Istituto Nazionale della Nutrizione rileva un valore medio di assunzione di 1,7 mg/kg/giorno, da riferire dunque al peso corporeo complessivo. Quantità superiori non si associano generalmente  a significativa tossicità se il soggetto non ha problemi di escrezione per via renale. In genere nei bambini l’assunzione alimentare, se espressa sulla base  del peso corporeo, risulta maggiore rispetto a quella degli  adulti, pertanto i bambini, in special modo i neonati, costituiscono il gruppo con la massima esposizione potenziale all’alluminio per chilogrammo di peso corporeo. Per i lattanti delle fasce di età 0-3, 4-6, 7-9 e 10-12 mesi, le potenziali esposizioni alimentari, derivanti da alimenti per lattanti, sono state calcolate rispettivamente pari a 0,10, 0,20, 0,43 e 0,78 mg/kg p.c./settimana. Il gruppo di esperti AFC ha calcolato l’esposizione potenziale all’alluminio nei lattanti di 3 mesi derivante da una serie di alimenti. Si è visto che essa può anche raggiungere, ad esposizioni medie, 0,6 mg/kg p.c./settimana per i prodotti a base di latte ed e’ 0,75 mg/kg p.c./settimana per i prodotti a base di soia. A percentili di esposizione elevati il valore può’ raggiungere 0,9 mg/kg p.c./settimana per i prodotti a base di latte e 1,1 mg/kg p.c./settimana per i prodotti a base di soia. (Sintesi di parere The EFSA Journal (2008) 754, 2-4).

 Prendendo visione dei risultati delle analisi, il Prof E. Ragazzi,  confermando il mio sospetto che la quantità di alluminio fosse elevata. disse che  “il contenuto di tale elemento nei cibi può variare moltissimo in relazione alla sua quantità nel terreno, in conseguenza anche al semplice tipo di suolo, più o meno ricco di alluminio. Un articolo pubblicato lo scorso anno (PILLAY Veni & JONNALAGADDA Sreekanth B, Journal of environmental science and health. Part B. Pesticides, food contaminants, and agricultural wastes; 2007, vol. 42, no4, pp. 423-428) riporta concentrazioni di alluminio in cibi come la lattuga intorno a 10 mg/kg di peso secco, spinaci 167 mg/kg di peso secco. Comunque i valori di alluminio nei cibi possono variare entro valori enormi, anche a seguito dell’aggiunta di additivi contenenti alluminio; sono riportati valori in un intervallo di 1-27.000 mg/kg (fonte: Saiyed, Salim; Yokel, Robert, Food Additives and Contaminants, Volume 22, Number 3, Number 3/March 2005 , pp. 234-244)”. A completamento delle informazioni inviate, Il Professor Ragazzi mi segnalava il recentissimo documento dell’ EFSA. Journal, 2008, 754, p. 1-34, riassunto in italiano p.1-4) con un’ampia discussione sulla tossicità dell’alluminio anche in relazione ai valori di tolerable weekly intake (TWI- quantità accettabile di assunzione in una settimana) stabiliti attualmente pari a 1 mg/kg peso corporeo/settimana, anche se tali valori sono in genere spesso superati, proprio in seguito all’uso di additivi contenenti alluminio. Il Prof. Ragazzi mi diceva poi che “riguardo alle unità di misura, ci sono due casi: il primo è il dosaggio degli elementi nei cibi, e il dato è da intendersi come peso di tale elemento per unità di peso di alimento (che può a sua volta essere per peso secco, ossia dopo che l’acqua è stata eliminata, e di acqua nelle verdure ce n’è tanta, oltre 80%) quindi mg di elemento per kg di peso di alimento; il secondo caso invece è la quantità assunta o assumibile dall’uomo senza rischi per la salute, come ad esempio LOAEL, NOAEL, RfD, MRL, TWI, tutti parametri tossicologici che indicano una quantità di tale elemento (espressa in genere in milligrammi o microgrammi) per unità di peso corporeo (abbreviato come p.c. in italiano o b.w., body weight, in inglese) assumibile per giorno (day) o settimana (week). Sono parametri tossicologici che si usano proprio per dare indicazione del rischio associato con l’assunzione di sostanze tossiche. Si parla sempre di rischio, ossia di probabilità di avere effetti nocivi, in quanto molte sono le variabili in gioco, non ultimi i fattori genetici ed individuali del soggetto, come la presenza di patologie più o meno evidenti. Ad esempio, l’alluminio alle dosi indicate dalla TWI, non è particolarmente nocivo per la maggior parte degli individui, ma può esserlo a tali dosi se per esempio il soggetto ha una malattia renale che impedisce una corretta eliminazione dello stesso elemento. Gli organismi animali hanno sviluppato tecniche efficienti di allontanamento di molti elementi nocivi, tra i quali l’alluminio, sempre entro certi limiti. Le piante agiscono in modo più semplice, forse paragonabile ad una spugna, per cui più elemento c’é nel terreno, più ne può essere assorbito con l’acqua del terreno stesso”. La Dr.ssa Sue Barlow, presidente del gruppo di esperti scientifici AFC, ha dichiarato che “occorre la necessità di disporre di dati migliori sulle fonti e sull’entità dell’uso dell’alluminio negli alimenti, in modo da poter ridurre l’esposizione per i soggetti che potrebbero superare la TWI (dose settimanale tollerabile)”. L’esposizione alimentare complessiva all’alluminio è stata calcolata in base a studi condotti in vari paesi europei, che comprendono Paesi Bassi, Francia, Regno Unito e Svezia. Nell’esposizione alimentare  possono aversi ampie variazioni individuali. Nei bambini e negli adolescenti l’esposizione potenziale calcolata al 97,5° percentile, varia da 0,7 mg/kg p.c./settimana per i bambini di 3-15 anni (Francia) a 2,3 mg/kg p.c./settimana per i bambini molto piccoli (1,5-4,5 anni) e 1,7 mg/kg p.c./settimana per soggetti di età fra 4-18 anni (Regno Unito). Negli adulti non sottoposti ad esposizione professionale, l’esposizione alimentare media da acqua e cibi ha evidenziato ampie variazioni tra diversi Paesi e, all’interno dello stesso Paese, tra un’indagine e l’altra, variando da 1,6 a 13 mg di alluminio/giorno, che corrispondono a 0,2‑1,5 mg/kg di peso corporeo (p.c.) la settimana in un adulto di 60 kg. In considerazione della tendenza dell’alluminio ad accumularsi nell’organismo, il gruppo di esperti AFC ha ritenuto più appropriato stabilire un’assunzione settimanale tollerabile (TWI) invece di un’assunzione giornaliera tollerabile (TDI). In base al complesso di indicazioni emerse dagli studi di cui sopra, il gruppo scientifico ha fissato un TWI di 1 mg di alluminio/kg p.c./settimana.

L’assorbimento intestinale di alluminio è intorno allo 0.1-0.4% della quota ingerita. Secondo la fonte ANPA “L’alluminio viene assorbito dal tratto gastrointestinale dell’uomo in quantità oscillante tra 5 e 50 mg, a seconda della dieta e dell’acidità gastrica (…). La quantità assunta con la dieta può variare da 3 a 160 mg nell’arco della giornata.” Soggetti che assumono alcuni farmaci antiacidi a base di composti dell’alluminio arrivano ad ingerirne quantità anche fino a 70 mg/kg/die, apparentemente senza danni, sempre se l’escrezione renale non sia compromessa. Esistono moltissimi studi circa le dosi di alluminio assunte per via orale ritenute accettabili; dopo quanto fin qui riportato possiamo sintetizzare il tutto in una stima  di circa 1 mg/kg/die (MRL -minimal risk level per l’uomo), all’incirca 60 mg. al giorno per un uomo dal peso di 60 Kg.

Per quanto riguarda il Bario, la quantità negli alimenti non pareva allo stesso Dottor Ragazzi di particolare rilievo, considerando anche i valori di MRL di 0.2 mg/kg peso corporeo/die, quindi in una persona di 70 kg di peso, circa 14 mg/die. Inoltre il bario, per divenire tossico, deve essere in forma di sale solubile, come il cloruro di bario.

Fonti di tossicità

Il boom dell’alluminio è iniziato dopo la prima guerra mondiale, grazie alla duttilità e malleabilità del materiale trattato, sicuramente non conoscendone i possibili rischi. Composti di alluminio hanno usi e impieghi diversi: fabbricazione della carta, ritardanti di fiamma, riempitori, additivi alimentari, colori e medicinali. Ancora, riguardo l’alluminio come inquinante ambientale, oggi esso è considerato, sempre secondo la fonte ANPA, uno dei maggiori costituenti le polveri aerodisperse, provenendo oltre che da fonti naturali, anche da attività antropiche, quali la combustione di combustibili fossili, la produzione di cementi e ceramiche ed altro. Questo giustifica anche le più elevate concentrazioni di alluminio a livello del polmone.

Generalmente le vie principali di esposizione sono tramite gli alimenti e tramite l’acqua potabile, se escludiamo le scie   tossiche degli aerei…

Per le sue caratteristiche il metallo viene oggi utilizzato per la produzione di stoviglie, rotoli e vaschette per la conservazione e cottura dei cibi, contenitori di caffè, biscotti e cioccolata, lattine per bibite, pesce conservato. Anche gli alimenti posti nei contenitori argentati e nella carta stagnola usata per conservare o per cuocere il cibo (patate, pesce, ecc.) possono essere contaminati. Fonti primarie di assunzione sono dunque le pentole (soprattutto se utilizzate per cuocere latte, cavolo o pomodoro, generalmente cibi acidi). Sulla G.U. n. 141, parte I del 20 giugno 2007 è stato pubblicato il Decreto n.76 del Ministero della Salute. Vi si dice che le condizioni alle quali si può impiegare pentolame di alluminio prevedono di tenere in considerazione le variabili tempo e temperatura. Per contatti brevi (tempi inferiori alle 24 ore) non ci sono limiti alla temperatura di contatto: è il caso della cottura nelle pentole e dell’uso degli utensili da cucina. I contatti prolungati (tempi superiori alle 24 ore) devono avvenire a temperatura refrigerata: le vaschette usate dalle rosticcerie per l’asporto del cibo o per la conservazione domestica oltre le 24 ore devono, pertanto, essere tenute in frigorifero. Alcune categorie di alimenti secchi, purché non siano fortemente acidi o salati, possono invece essere conservati per periodi prolungati a temperatura ambiente. I produttori hanno perciò l’obbligo, fatte salve le disposizioni del regolamento (CE) n.1935/2004 in materia, di indicare in etichetta le condizioni specifiche d’impiego con una o più istruzioni indicanti:

  1. a) non idoneo al contatto con alimenti fortemente acidi o fortemente salati;
  2. b) destinato al contatto con alimenti a temperature refrigerate;
  3. c) destinato al contatto con alimenti a temperature non refrigerate per tempi non superiori alle 24 ore;
  4. d) destinato al contatto con gli alimenti (di cui all’allegato IV dello stesso Decreto, sotto riportati) a temperature ambiente, anche per tempi superiori alle 24 ore.

Necessita dunque un uso consapevole degli utensili da cucina, anche se, secondo l’Efsa, in condizioni tipiche e normali, l’apporto dovuto alla migrazione dai materiali a contatto con gli alimenti rappresenterebbe solo una frazione, minore dell’assunzione alimentare complessiva (Sintesi di parereThe EFSA Journal (2008) 754, 2-4). Secondo il summenzionato Decreto  (allegato IV) l’elenco dei prodotti alimentari che possono essere impiegati a contatto con materiali ed oggetti di alluminio e leghe di alluminio per tempi superiori alle 24 ore a temperatura ambiente sono: prodotti di cacao e cioccolato, caffè, spezie ed erbe infusionali, zucchero, cereali e prodotti derivati, paste alimentari non fresche, prodotti della panetteria, legumi secchi e prodotti derivati, frutta secca, funghi secchi, ortaggi essiccati, prodotti della confetteria, prodotti da forno fini, a condizione che la farcitura non sia a diretto contatto con l’alluminio. La contaminazione avviene anche attraverso lieviti in polvere.

Sempre secondo l’Efsa, la maggior parte degli alimenti non trasformati contiene di norma meno di 5 mg di alluminio per chilogrammo. Concentrazioni più elevate (livelli medi compresi tra 5 e 10 mg/kg) sono state riscontrate frequentemente nel pane, nei dolci da forno e nella pasticceria (con i valori più elevati nei biscotti), in alcuni tipi di verdura (i valori più elevati in funghi, spinaci, ravanelli, bietola da coste, lattuga e valerianella), frutta glassata, prodotti caseari, salsicce, frattaglie, molluschi, cibi ricchi di zuccheri, preparati per panificazione e la maggioranza dei farinacei e delle farine. Gli alimenti con concentrazioni medie molto elevate comprendono foglie di tè, erbe aromatiche, cacao e prodotti a base di cacao, spezie. Il metallo è usato come conservante in alcuni condimenti per insalata, in sottaceti. L’alluminio oggi viene, paradossalmente, usato in grandissime quantità  non solo in campo alimentare ma anche   medico. Lo si ritrova in tantissimi farmaci: una compressa di aspirina ne contiene 10 – 52 mg. ed è inspiegabilmente presente  nei vaccini (come eccipiente e adiuvante, fino a 250 volte oltre la quantità di soglia !) somministrati ai bambini, nel Maalox, usato da una larga fascia della popolazione, nel Mylanta, nel Riopan, nell’Alka Seltzer e in molti antidiarroici, così come nelle amalgame dentali; è stato anche rilevato che alcune aspirine per bambini contengono alluminio. Lo contiene anche la bentonite (comunemente utilizzata come disintossicante intestinale). Lo si ritrova poi nei contenitori di medicinali (blister) e lo  si rinviene altresì  nei filtri delle sigarette, nei cosmetici anche di marca (rossetti, phard, matite, ecc.) e nei deodoranti/antitraspiranti. Qui il cloruro di alluminio è un ingrediente inibitore della sudorazione. Se usati giornalmente, vengono assorbite significative quantità di alluminio tramite la pelle. Lo si rinviene poi nei dentifrici, saponi, borotalco. Il problema inerente la tossicità dell’alluminio era già stato in passato oggetto degli studi dell’Afssaps (Bullettin n°5 de l’Agence française de sécurité sanitaire des produits de santé; 2001). In effetti nel novembre 2000, l’Agenzia Francese  organizzò un gruppo di lavoro “Alluminio e cosmetici” per determinare il potenziale rischio inerente l’impiego dell’alluminio nei prodotti cosmetici, in particolare nei deodoranti/antitraspiranti, che possono contenerne fino al 20%. Gli studi condotti da tale gruppo hanno evidenziato che l’alluminio è un composto ad azione neurotossica, anche se non è stato possibile stabilire una correlazione tra l’alluminio presente nei cosmetici e l’insorgenza della malattia di Alzheimer. E’ stato anche osservato che l’insufficienza renale aumenta fortemente questa neurotossicità. Per avere maggiori informazioni sono stati organizzati anche degli studi in vitro, sulla cute di topo, in modo da valutare l’assorbimento transcutaneo dell’alluminio. I dati ottenuti hanno evidenziato un assorbimento del 100%. Tuttavia sono emersi importanti problemi metodologici, dovuti al fatto che: -la cute di topo non è assolutamente adatta per studi di biodisponibilità trasportabili all’uomo, in quanto l’epidermide di topo è costituita da 2 a 3 strati cellulari contro i 20-30 dell’uomo; -la cute utilizzata è stata depilata, per cui ciò riduce l’integrità della barriera cutanea.

In attesa di nuovi dati viene riportato che non ci sono elementi sufficienti per limitare l’uso dell’alluminio nei prodotti cosmetici. Proprio per tale motivo, ritengo sia buona norma scegliere prodotti naturali che non ne contengano! Altro ricettacolo è il latte che in Italia è confezionato quasi esclusivamente in tetrapak, foderato internamente di alluminio. Lo stesso vale per succhi di frutta e panna. L’alluminio è contenuto anche nella birra e nelle bevande gassate in lattina (a maggior ragione se sono bevande acidificate). Il documento dell’Efsa ritiene trascurabile la quantità di alluminio ceduta da rotoli, vaschette e utensili da cucina (a meno che non servano per conservare, come accennato, alimenti acidi, come sugo di pomodoro, cetrioli sott’aceto, ecc). Assolte dall’Efsa anche le lattine delle bibite: il rivestimento di plastica interno evita il contatto diretto con le bevande caratterizzate da un livello di acidità in grado di interagire. Il libro a cura dell’ANPA riporta però livelli medi di alluminio nella Coca Cola in lattina: 0.40 mg/litro, mentre una ricerca del Prof. Chinellato dell’Università di Venezia, nel 2000, rivela che l’alluminio delle lattine viene ceduto nelle bibite ad una concentrazione di 0.5 mg/lt (il doppio delle concentrazioni massime previste dalla CE). Nel 2002 l’Olanda ha presentato all’EMEA un progetto al fine di elaborare linee guida che permettessero di evitare la cessione di alluminio dalle bottiglie di vetro. Il limite è stato fissato a 25 µg/L (è da tener presente che il migliore dei vetri libera 20 µg/100ml).

C’è poi da prendere in considerazione il latte in polvere: i livelli di assunzione di alluminio nei lattanti che lo utilizzano si avvicinano ai valori soglia e in alcuni casi arrivano a 4 volte di più. A rischio anche il latte a base di soia. L’elenco dei cibi sarebbe lungo.

Dalla fonte ANPA:

carni e salumi: 1-10 mg/kg Pesce e crostacei: 1-2 mg/kg Cereali: 0.5-0.9 mg/kg Lattuga: 5-15 mg/kg Cipolle: 40-45 mg/kg  (Se consideriamo che nella  lattuga da me analizzata erano presenti ben 265 mg/Kg, possiamo ben valutare l’enorme quantità di metallo tossico).

Abbiamo ancora: panetti di burro avvolti in carta argentata. budini e yogurt chiusi da tappo argentato,  biscotti contenuti in scatole argentate (il silicoalluminato è una polvere usata per mantenerli secchi), sacchetti di patatine, involucri tavolette di cioccolata, lievito chimico per dolci, farine auto lievitanti, formaggi (gorgonzola, taleggio, etc). L’assorbimento maggiore di alluminio proviene dagli additivi alimentari quali il fosfato di sodio e alluminio  (un emulsionante dei formaggi fusi), l’allume di potassio (usato per sbiancare farine) ed il silico-alluminato di sodio e/o il silicato di calcio e  alluminio (aggiunto al sale comune da tavola per facilitarne l’uscita dalla saliera impedendo la formazione di grumi). Fra gli additivi alimentari abbiamo: E 173, E 520, E 521, E 522, E 523, E 541, E 554, E 555, E556, E 559.  Per avere la certezza che tale metallo non sia presente nella composizione si può leggere con attenzione l’ etichetta, evitando prodotti che contengono sostanze che iniziano con “ALLUM” (qualora il tutto sia posto in evidenza).

L’alluminio lo si ritrova, come accennato, nell’acqua che esce dal rubinetto, in quanto a un numero sempre maggiore di acquedotti viene aggiunto solfato di alluminio (battericida) come agente flocculante atto a rimuovere le impurità e questa è già di per sé un’assurdità, considerando che usiamo l’acqua per togliere le impurità dagli alimenti. Si trova nelle bombolette spray, ceramiche, pesticidi lastre litografiche. Come isolante: impianti idraulici, riscaldamento, elettrodomestici, aria condizionata, caldaie, radiatori automobili. Viene impiegato nella costruzione di aerei, motori, carrozzerie auto, cerchioni di bicicletta.

Gli organi competenti

Arrivata a questo punto della ricerca avevo un quadro abbastanza chiaro sulla pericolosità dell’alluminio, su questo non vi erano dubbi. Restava sempre qualche problema correlato alle concentrazioni rinvenute negli alimenti da me analizzati. Si poneva, infatti, un quesito interessante, se cioè  le tossicità individuate facessero parte dell’alimento stesso, della sua struttura interna, avendo assorbito l’elemento dalle radici o se vi fossero state depositate ab externo. Questo, in effetti, era molto difficile da indagare. Chiesi allora informazioni ad una responsabile dell’ARTA di L’Aquila circa le modalità inerenti le analisi. Mi venne riferito che gli alimenti da me consegnati furono inizialmente disgregati, poi resi liquidi e quindi sottoposti a verifica. In tal modo risultava impossibile constatare se quelle concentrazioni fossero lì perché provenienti dall’esterno (leggasi scie chimiche) oppure contenute nell’alimento. Esistono forse sostanze, mi chiedevo, che contengono naturalmente alluminio? O forse, più semplicemente, lo assorbono dall’ambiente? Le piogge acide, ad esempio,  ne favoriscono l’assunzione da parte delle piante e dei vegetali. Tramite percolamento l’alluminio penetra nel suolo e di conseguenza viene assorbito dalle radici e trasmesso alla pianta. Vediamo allora  di chiarire! Alcuni  metalli generalmente elencati come inquinanti fanno parte di quelli che si chiamano oligoelementi, dunque essenziali per la vita. I sali minerali sono sostanze inorganiche che svolgono funzioni fondamentali. Partecipano alla formazione di denti e ossa, sono coinvolti nella regolazione dell’equilibrio idrosalino, nell’attivazione di cicli metabolici e sono fondamentali per la crescita e lo sviluppo di organi e tessuti. A differenza dei macronutrienti (proteine, carboidrati e grassi), i sali minerali non forniscono energia, ma la loro presenza permette le reazioni chimiche che consentono la liberazione dell’energia medesima. Essi sono suddivisi in macroelementi (presenti nell’organismo in buone quantità- il fabbisogno giornaliero è calcolato in grammi o decimi di grammo; fanno parte di questa classe il calcio, il fosforo, il magnesio, il sodio, il potassio, il cloro e lo zolfo) e microelementi  o oligoelementi (oligos deriva dal greco e significa poco). Questi ultimi svolgono funzioni biologiche importanti, anche se presenti nell’organismo in minime quantità. Sono elementi chimici presenti in quantità infinitesimali in tutti gli organismi viventi. Il fabbisogno quotidiano scorre da pochi microgrammi a milligrammi. Una suddivisione dei microelementi è fra essenziali, probabilmente essenziali e potenzialmente tossici. Fra i primi, indispensabili per la vita,  vi sono: ferro, rame, zinco, fluoro iodio, selenio, cobalto, cromo, manganese, molibdeno. Per esempio, il ferro è un componente dell’emoglobina e, in sua mancanza, i nostri tessuti non potrebbero essere ossigenati; il rame è fondamentale per la formazione dell’emoglobina e così via.

Fra i probabilmente essenziali troviamo magnesio, silicio, vanadio, nichel.

Occorre però fare attenzione. Ciò di cui stiamo parlando sono particelle minuscole che vengono involontariamente (certo non nel caso delle scie chimiche) immesse come inquinanti nei cibi. Queste scorie, se ingerite, entrano in circolo per essere rapidamente fagocitate dai vari organi (reni, fegato, ecc.) e lì restano perché non sono biodegradabili. Essi risultano corpi estranei e l’organismo li valuta generando una reazione infiammatoria (granulomatosi). Per le aziende non esiste alcuna legge che ne imponga non solo l’eliminazione, ma anche l’elencazione in etichetta. Per quali motivi l’alluminio  deve essere contenuto in determinati prodotti? E non ha forse diritto il consumatore di conoscere la composizione di ciò che acquista al fine di potersene astenere?  Era dunque questo che io ero tesa a dimostrare, cioè che l’alluminio presente negli alimenti analizzati non facesse parte intimamente di essi, così come il ferro è contenuto negli spinaci, ma che vi venisse depositato dall’esterno. La domanda da porsi è allora: da dove viene quell’alluminio? Qui la cosa diventava complessa, perché, come detto all’inizio, esso è un elemento presente sulla crosta terrestre. Le piogge acide ne favoriscono l’assunzione da parte dei vegetali. E’ da lì che può essere assorbito dalle radici e ritrovarsi nei frutti, nel prezzemolo, nella lattuga, soprattutto in ambienti acidi, come da  ricerche condotte in Francia. Dalla fonte dell’ANPA, infatti, si vede che  “livelli molto elevati di alluminio sono stati riscontrati nei suoli (79-317 mg/g), per lo più a causa dell’aumentata acidità del terreno che può determinare la lisciviazione dell’elemento dal suolo, aumentandone così i livelli nell’acqua superficiale e sotterranea. Le piogge acide solubilizzano quantità significative del metallo a partire dal suolo, cui consegue un aumento della concentrazione dell’elemento in laghi e fiumi, con possibili effetti nocivi per flora e fauna. L’alluminio in forma di composti, quali il fosfato, il succinato, l’ossalato e l’acetato, sono concentrati nei tessuti di alcune specie di vegetali, ad esempio nella quercia Cardwellia sublimis, ove l’alluminio è il solo metallo che si accumula fino ad un 20% del peso secco. La concentrazione nelle piante può variare, oltre che in relazione alla specie, anche al contenuto di alluminio nel suolo e all’acidità del terreno. Terreni acidi favoriscono la solubilizzazione dell’elemento, facilitandone l’assorbimento. Sembrerebbe che l’alluminio influisca su alcune specie di piante stimolandone la crescita. (…). Negli animali il livello del metallo è solitamente 50-100 volte inferiore rispetto ai vegetali. Sembra che l’alluminio non abbia alcuna funzione biologica negli animali”. Come provare allora che l’alluminio ed il bario presenti negli alimenti analizzati provenivano dalle scie chimiche? Secondo il Prof. Dolara, per concludere che le polveri degli aerei abbiano un ruolo nello spiegare  i livelli di alluminio presenti negli alimenti analizzati, sarebbe  necessario  conoscerne  le quantità negli stessi alimenti e in una zona vicina dove non volano aerei, oltre che misurare i livelli nel terreno delle due zone. A me la cosa sembrò impossibile, visto che gli aerei volano ovunque in Italia ed è puro sogno trovare un terreno che non sia contaminato da sostanze tossiche. Il fenomeno delle scie chimiche può essere fatto risalire a 10-15 anni fa, almeno qui in Italia. Sarebbero allora occorsi dati sulla concentrazione di alluminio presente nel suolo abruzzese, confrontati con dati più recenti. Il Dottor E. Ragazzi, riguardo al dosaggio dell’alluminio contenuto nel suolo, aveva detto “Bisognerebbe avere dei termini di paragone, ossi altri terreni, e quindi altri vegetali cresciuti in tali terreni. In tal modo si potrebbe rapportare il contenuto di alluminio alla quota presente nel suolo di casa sua. Potrebbe fare un esperimento, ad esempio far crescere nel suo orto delle piante in un vaso con terreno sicuramente povero in alluminio e confrontare il contenuto di tale elemento con quello delle piante cresciute nel suolo del suo orto”. Dopo aver contattato numerosi docenti, ricercatori e rettori universitari a livello nazionale, sono giunta alla conclusione che non esistono dati e studi comparativi sulle quantità di alluminio presente nel suolo italiano e, nello specifico, abruzzese. Essi, in effetti, proverebbero che negli ultimi anni c’è stato sicuramente un incremento nelle quantità, dovuto all’anomalo traffico aereo con il suo carico di scie chimiche. Sarebbe dunque auspicabile che coloro che tutelano il nostro territorio effettuassero rilievi in tal senso. Forse le attuali problematiche potrebbero dar loro avvio. Ciò non tocca e non può toccare al singolo cittadino, anche in termini economici! Per verificare e dimostrare in modo inappellabile che l’alluminio presente nei prodotti analizzati  derivi unicamente dalle scie chimiche, mi resta un unico sistema. Ripetere le analisi con modalità diverse  Mi era stato suggerito di analizzare non l’intero alimento disgregato, bensì l’acqua di lavaggio dei prodotti medesimi, ma forse questo metodo non è probante se la stessa acqua del rubinetto contiene alluminio. Quale acqua usare? Forse un sistema sarebbe procurarsi del terreno non contaminato, che non abbia dunque presenza di alluminio, farvi crescere alcune piante allo scoperto, innaffiarle con acqua sorgiva  pura e poi analizzare di nuovo. Ho chiesto naturalmente la collaborazione della stessa Arta, della Asl e del Sian di Pescara. Si ha comunque l’impressione che nessuno sia tenuto ad occuparsi della questione, tutti fanno un passo indietro. Attendo intanto la risposta del Ministro Ignazio La Russa. La lettera, a quest’ultimo inviata, è stata altresì inoltrata, per conoscenza, al Capo dello Stato, al Ministro della Salute ed al Ministro dell’Ambiente.

 

Consigli pratici

In attesa di ulteriori sviluppi vediamo come difenderci dai danni causati dall’assunzione di alluminio. E’ difficile determinare l’intossicazione di alluminio dall’esame del sangue, in quanto presente nella maggior parte nel cervello, nei polmoni, nella tiroide, nel fegato e nelle ossa. Il suo assorbimento dipende da alcuni fattori, quali i livelli di minerali e vitamine antagonisti, in particolar modo la vitamina C naturale, il calcio e il fluoro. Si tratta innanzitutto di evitare l’utilizzo di utensili da cucina in alluminio e di limitare il consumo di cibi o bevande conservati in contenitori di alluminio. E’ importante leggere le etichette di ciò che si acquista. In ogni caso è bene sapere che vi sono persone sensibili a tale metallo ed altre che invece non lo accumulano nell’organismo. Occorre integrare la dieta assumendo i nutrienti antagonisti e assicurandoci che la dieta stessa sia ricca di fibre. Sulla biologicità di ciò che si mangia dobbiamo sempre nutrire qualche dubbio. Sempre cercando, comunque, il consiglio di un medico, è ottimo è il rimedio omeopatico Allumina 30 CH, che aiuta l’organismo ad eliminare velocemente il metallo tossico.

Amalgame ed antiacidi vanno sostituiti con prodotti che non contengano alluminio. Si consiglia di bere tantissimo, purificando l’acqua del rubinetto con metodi di osmosi inversa, distillazione o anche deionizzazione. Si consiglia l’assunzione di sale marino integrale, invece di quello raffinato. Effettuare bagni caldi con sale inglese o saune. Migliorare l’attività del fegato con la dieta.

Nei casi di grave intossicazione può essere effettuata la terapia con il farmaco EDTA, direttamente sotto stretto controllo medico. L’EDTA è un aminoacido sintetico (acido etilen diamino tetracetico).

La terapia chelante, come sopra menzionato, è stata proposta dal dottor S.G. Zanella. Il termine deriva dalla parola greca “chele” che significa legare. Una volta chelato, il minerale perde le sue proprietà fisiologiche o tossiche, in quanto viene sequestrato all’interno della struttura dell’EDTA ed eliminato attraverso la via urinaria.

Secondo l’antroposofo Giovanni Peccarisio, occorre “tenere presente il fondamentale principio omeopatico del similia similibus curantur, cioè il principio per cui il simile agisce sul simile. Un alluminio dalle capacità curative è allora l’argilla che ha in sé un buon contenuto di alluminio essendo un’alterazione atmosferica di silicati alluminosi. Un altro rimedio medicinale, usato per proteggere l’organismo umano da influssi nocivi, è un preparato omeopatico a base di torba, denominato: Solum uliginosum”.

Un comitato di esperti, infine, ha stilato alcune raccomandazioni. Ne riporto una sintesi.

Esposizione per via orale:

-la concentrazione di alluminio nell’acqua potabile dovrebbe essere inferiore a 50 µg L-1. Il silicio é un elemento importante che potrebbe in qualche modo contrastare la tossicità da alluminio e di conseguenza le concentrazioni di silicio nell’acqua potabile andrebbero monitorate in parallelo;

-il contenuto in alluminio dovrebbe essere specificato su tutte le preparazioni alimentari e nei prodotti farmaceutici per prevenire effetti indesiderati, soprattutto in soggetti particolari come esposto sopra;

-i composti contenenti acido citrico sembrano aumentare la biodisponibilità dell’alluminio ingerito. D’altra parte recenti studi di simulazione fanno ipotizzare che anche altri acidi contenuti nella dieta (ad es. gli acidi succinico e tartarico) aumentino la biodisponibilità dell’alluminio ma che non determinino alcun aumento compensatorio dell’escrezione urinaria. Anche l’ascorbato ed il lattato aumentano significativamente l’assorbimento di alluminio, come dimostrato recentemente in studi su animali da laboratorio;

si raccomanda di non cucinare o conservare cibi acidi (ad esempio cavolo, pomodoro, latte.) in contenitori di alluminio. A questo proposito è stato dimostrato che la cottura in alluminio del cavolo acido determina elevate concentrazioni di alluminio sierico, fino a 20 mg/L. (al Dottor Ragazzi il valore di 20 mg/litro riferiti nel siero in relazione al cavolo sono sembrati eccessivi, per cui, secondo il suo parere, deve trattare sicuramente di valori misurati non nel siero, ma nell’acqua di cottura dei cavoli stessi); -la deplezione di magnesio favorisce l’accumulo di alluminio. Tale fatto va seriamente considerato soprattutto durante la gravidanza e nel neonato per evitare conseguenze negative sullo sviluppo e sulla crescita;

-la carenza di ferro è considerata un fattore di rischio elevato per l’accumulo di alluminio, dal momento che il ferro e l’alluminio condividono gli stessi sistemi di trasporto (es. Transferrina).

Esposizione per via parenterale:

-tutte le preparazioni da infondere per via endovenosa dovrebbero essere controllate, monitorando il contenuto di alluminio, che andrebbe etichettato. C’è accordo sul fatto che il contenuto di alluminio nei fluidi da somministrare per via e.v. ai bambini e agli adulti con insufficienza renale o sottoposti a dialisi debba essere il più basso possibile ed in ogni caso inferiore a 10 µg/L. Una risoluzione della Comunità Europea (C184, 23 luglio 1986) ha stabilito che: le concentrazioni di alluminio nei fluidi di dialisi dovrebbero essere < 10 µg/L nell’emofiltrazione, 15 µg/L nella dialisi peritoneale e < 30 µg/L nella bicarbonato dialisi; le concentrazioni di alluminio nel siero andrebbero controllate regolarmente (tre volte all’anno); un livello di alluminio nel siero intono a > 60 µg/L andrebbe considerato come un segno di sovraccarico di alluminio (in seguito al miglioramento delle conoscenze e della tecnologia, tali proposte sono state modificate da una Consensus Conference (Parigi, 27 giugno 1992) e nelle linee guida della Società Italiana di Nefrologia, che consigliano livelli inferiori di alluminio nelle soluzioni per dialisi (< 5 µg/L) e nel siero (< 30 µg/L) ma anche controlli meno frequenti -almeno una volta all’anno);

-non dovrebbe essere mai assunto citrato assieme a chelanti del fosforo contenenti alluminio. Inoltre andrebbe consigliato ai pazienti con insufficienza renale di non bere tè (che contiene elevate quantità di alluminio) con succo di limone o con altre bevande contenenti acido citrico, malico, ossalico e altri composti carbossilici.

Per concludere, una breve nota sul bario. Come solfato di bario (insolubile, quindi non assorbito dall’intestino in misura significativa) è usato nella pratica medica per esaminare il tratto digerente, somministrato per via orale o nel clisma opaco. Qui la funzione del bario è quella di opacizzare e quindi rendere visibile all’esame radiologico la parte da considerare. Il professor E. Ragazzi riferisce che “il bario è un elemento molto diffuso in natura e si ritrova praticamente in tutti gli alimenti e nell’acqua. Il problema della tossicità è legato alla presenza dei suoi sali solubili, facilmente assorbibili attraverso il tratto gastroenterico. La quantità certamente tossica per l’uomo in dose acuta é di circa 0.5 grammi. In genere la quantità assorbita con i cibi non supera 1 mg/die. Esistono alcuni valori di riferimento circa le quantità tollerabili. Dalla letteratura scientifica (per esempio consultando Chemtrails And Barium Toxicity, from Dr. Marijah McCain), si può ricavare qualche dato circa le dosi accettabili per l’uomo: il livello di lowest-observed-adverse-effect level (LOAEL, ossia la dose più bassa che è in grado di produrre un effetto tossico) è stato stabilito pari a 0.51 mg/kg/die, basato sull’osservazione di effetti di innalzamento della pressione sanguigna nel ratto (Perry et al. 1983), mentre studi condotti sull’uomo indicano un valore di no-observed-adverse-effect level (NOAEL, ossia la dose che non si accompagna ad effetti tossici rilevabili) di 0.21 mg/kg/die (Wones et al. 1990, Brenniman and Levy 1984). Questi valori, riferiti a 1 kg di peso corporeo, quindi da moltiplicare per il peso del soggetto, sono stati usati dall’ente statunitense per la protezione ambientale (EPA) per calcolare delle dosi di riferimento per l’assunzione cronica e sub-cronica (RfD) pari a 0.07 mg/kg/die (EPA 1995a,b). Uno studio epidemiologico condotto da Brenniman and Levy confrontando una popolazione che assumeva da 2 a 10 mg/L di bario nell’acqua potabile con una popolazione che assumeva da 0 a 0.2 mg/L, non ha mostrato alcuna differenza significativa; solo in soggetti di età superiore a 65 anni si rilevava un maggiore tasso di mortalità per cause cardiovascolari, usando una dose di 0.20 mg/kg/die. Una stima recente per l’esposizione cronica per via orale al bario indica un valore di MRL (MRL, minimal risk level per l’uomo) di 0.2 mg/kg/die”.

Secondo G. Peccarisio “il bario è un metallo alcalino-terroso, tenero, di lucentezza argentea. Non si trova libero in natura ed ha varie applicazioni in ambiti produttivi quali la ceramica, l’ossigenazione dell’acqua e via dicendo. Se, per ipotesi, l’aria contenesse una forte concentrazione di bario, quest’ultimo, inalato, si depositerebbe all’interno  dell’organismo umano. È stato riscontrato che il bario è un inibitore dei processi muscolari, in altre parole esso tende a bloccare la decontrazione dei muscoli. I muscoli sotto l’effetto del bario, hanno difficoltà a rilassarsi spasmizzandosi, creando cioè in varie parti dell’organismo degli spasmi. Riferendosi sempre all’esame diagnostico compiuto con il clisma opaco, si può ben notare che un’altra importante caratteristica del bario, la sua opacità, è quella di togliere luce propria alle superfici sulle quali si deposita. La possibilità di contrapporsi a ciò, è di trovare un minerale antagonista capace di un’azione inibente nei confronti degli effetti del bario. Il minerale avente le qualità richieste è il magnesio, minerale che porta luce nell’organismo e che con i suoi effetti aiuta e permette una maggiore capacità di decontrarre i muscoli, di sciogliere gli spasmi. Questa è solamente una delle molte funzioni del magnesio ma è proprio ciò che può servire per contrapporsi agli effetti negativi del bario”.

Per concludere e sdrammatizzare la situazione, vorrei riferire che alcuni dati scientifici riportano come sia possibile ridurre il rischio di contrarre l’Alzheimer o alcuni tipi di tumore, semplicemente adottando una dieta sana basata su alimenti vegetali, ricca in frutta e verdura fresche, cereali integrali e legumi… bhè, lasciatemelo dire… che non siano prodotti del mio orto! O del vostro!!

Fonti

Dottori contattati

-Prof. Piero Dolara, Ordinario di Tossicologia, Università di Firenze

-Prof. Eugenio Ragazzi, Facoltà di Farmacia, Università di Padova

-Dottor Francesco Tirzi, medico antroposofo

Enti contattati

 

ARTA (Agenzia Regionale Territorio Ambiente) di L’Aquila

ARS (Agenzia Regionale Sanitaria) di Pescara

ARSSA (Agenzia Regionale Servizi Sviluppo Agricolo) di Avezzano

SIAN (Sistemi Informativi Agricoli Nazionali) di Pescara

Siti

http://web.tiscali.it/saguza/metalli_tossici.htmAlluminioLA TERAPIA CHELANTE – Dr. Sante Guido Zanella

www.image.unipd.it/iat/ASA/Presentazioni/9%20-%20Vaccari%20-%20Analisi%20di%20rischio.pdf

(www.assomet.it) selenio) e degli alogeni (fluoro, cloro, omo,

(http://www.assomet.it/alluminioincucina/Cara_ricerca.htm

http://digilander.libero.it/naturalmenteit/avvelenamento_da_alluminio.htm

www.disinformazione.it Studio di Giovanni Peccarisio, laureato alla “Libera Università della Scienza e dello Spirito” di Dornach (Svizzera)

http://groups.google.it/group/it.hobby.birra/msg/c9ab2131a50d159c

http://www.nanodiagnostics.it/

http://video.google.com/videoplay?docid=7395495186822276391&q=nanopatologie

http://www.sciechimiche.org

  Documenti

-(Bullettin n°18 de l’Agence française de sécurité sanitaire des produits de santé; 2003).  -COMPONENTI DEL COMITATO DI STESURA DELLE RACCOMADAZIONI su alluminio e salute P. Zatta, C. Canavese, S. Costantini, M. Gallieni, M. Andriani, G. Berthon,. D. Boggio – Bertinet, J. Domingo, T. Flaten,. M. Golub, N. Goto, M. Kawahara, W. Lukiw, W. Markesbery, R. Milacic, C. Ronco, H.H. Sandstead, A. Taylor,

-Sintesi di parereThe EFSA Journal (2008) 754, 2-4

-Richieste EFSA-Q-2006-168 ed EFSA-Q-2008-254- 22 maggio 2008

-Prima Conferenza Internazionale METALLI E CERVELLO: Dalla Neurochimica alla Neurodegenerazione (Università di Padova: 20-23 Settembre 2000)

Annex of the opinion on Safety of aluminium from dietary intake  (0.4Mb) Data di pubblicazione: 15/07/2008

-(Bullettin n°5 de l’Agence française de sécurité sanitaire des produits de santé; 2001).

-Vigilanza tossicologica in Francia: rischi dell’alluminio; Loredana Gambardella e Lidia Sautebin, Dipartimento di Farmacologia Sperimentale, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.

-Gazzetta ufficiale n. 141 del 20 giugno 2007,

-Aluminium et toxicité (2003). VIGILANCES- Bullettin de l’Agence française de sécurité sanitaire des produits de santé (Afssaps), n°18.

-Groupe Aluminium inter-agences Bilancio 2003 della Agence française de sécurité sanitaire des produits de santé (Afssaps).

-Aluminuim et produits cosmetiques (2001). VIGILANCES- Bullettin de l’Agence française de sécurité sanitaire des produits de santé (Afssaps), n°5.

-(PILLAY Veni & JONNALAGADDA Sreekanth B, Journal of environmental science and health. Part B. Pesticides, food contaminants, and agricultural wastes; 2007, vol. 42, no4, pp. 423-428)

-Saiyed, Salim; Yokel, Robert, Food Additives and Contaminants, Volume 22, Number 3, Number 3/March 2005 , pp. 234-244)”.

-(European Food Safety Agency, EFSA Journal, 2008, 754, p. 1-34, riassunto in italiano p.1-4)

 

 

 

 

L’individualità agricola: l’idea fondamentale dell’agricoltura del futuro

Studio di Stefano Freddo

 

Nel corso tenuto a Koberwitz  nel periodo di Pentecoste del 1924,  Rudolf Steiner ha dato le basi conoscitive per il rinnovamento dell’agricoltura. Nasce da questo impulso l’Agricoltura Biodinamica, anche se tale nome non viene dato da Steiner, ma da coloro che hanno cercato di mettere in pratica le sue indicazioni. Il concetto base che può sostenere tale rinnovamento è quello di individualità agricola, che cercheremo di introdurre in questo primo articolo e sviluppare nei successivi. La distinzione tra organismo e individualità è la stessa che esiste tra animale e uomo. L’organismo animale è guidato dall’istinto, che nella scienza dello spirito antroposofica viene riconosciuto come manifestazione dell’Io di gruppo, l’entità spirituale che dirige dall’esterno, dal piano astrale, tutti gli esemplari della stessa specie. Ogni individualità umana costituisce invece una specie a sé. Ogni essere umano ha infatti la possibilità di dirigersi da se stesso, secondo impulsi e motivi scaturiti dall’interiorità.

Il fatto che nel nostro tempo si presenti la possibilità del sorgere di individualità agricole è collegato alla evoluzione umana verso una coscienza individuale sempre più desta. L’individualità agricola è quindi un’azienda in cui l’agricoltore opera in base alle proprie capacità individuali, alla propria conoscenza, e si emancipa gradualmente da tutto ciò che proviene dall’esterno, sia come norme e direttive, sia come apporto di sostanze mancanti all’azienda. Troviamo spesso citato in scritti sulla biodinamica il concetto di organismo agricolo, poco quello di individualità agricola. Ciò dipende dal fatto che il cammino è appena iniziato. In tutti i fenomeni evolutivi gli elementi del passato continuano ad operare come ostacoli e il nuovo si fa strada a fatica.

Personalmente ho fatto le mie esperienze con l’agricoltura biodinamica per molti anni, dal 1985 fino al 2014 con brevi interruzioni, poi ho indirizzato il mio impegno nel campo dello studio dell’economia. Attualmente lavoro in una cooperativa sociale in cui si pratica l’agricoltura biologica. Ho constatato nel tempo quanto sia difficile oggi realizzare un’individualità agricola nel vero senso della parola. Ci sono enormi ostacoli sociali che condizionano l’azione dell’agricoltore, pur se ricco di buona volontà. Ci sono condizioni economiche malsane che condizionano l’azienda, che determinano l’organizzazione del lavoro in funzione della necessità di sopravvivere. Mi sono quindi risolto a rivolgere le mie forze nell’opera di trasformazione dell’attuale forma sociale, per contribuire a creare le condizioni adeguate allo sviluppo di individualità agricole nel futuro.

Proprio iniziando il corso di Koberwitz Rudolf Steiner accenna all’iniziativa per la Triarticolazione Sociale, il Kommende Tag, che era da poco naufragata:

La possibilità di tenere questo corso di agricoltura proprio qui in casa del conte e della contessa Keyserlingk è una circostanza che ci riempie di profonda soddisfazione. […] E’ stato infatti proprio il conte Keyserligk a starci vicino fin dall’inizio col consiglio, con l’azione e con la sua opera piena di dedizione quando a Stoccarda, partendo dal “Kommende Tag”, si presero delle iniziative per l’agricoltura. […] Proprio l’agricoltura è stata toccata, e gravemente, dall’insieme della vita culturale del nostro tempo moderno. Particolarmente in materia economica la vita culturale moderna ha assunto un carattere distruttivo, la cui estensione viene oggi avvertita da pochi. Contro questa tendenza cercarono di opporsi le iniziative economiche derivate dal nostro movimento antroposofico. Erano imprese economiche create da commercianti e da altri operatori economici. Purtroppo essi non sono riusciti a realizzare in ogni direzione le intenzioni originarie, anche per il semplice motivo che il nostro tempo alberga troppe forze contrarie alla giusta comprensione di simili cose. Il singolo si trova spesso impotente di fronte alle forze operanti nella realtà, e per questo è avvenuto che nelle iniziative economiche scaturite dal movimento antroposofico non si sia neppure giunti a prenderne in considerazione e a discuterne gli elementi fondamentali”.

Ciò significa che gli antroposofi non sono riusciti ad entrare con la loro comprensione nelle leggi dell’organismo sociale. Ma l’occasione sorta con la domanda da parte del conte Keyserlingk di un corso sull’agricoltura offre ora a Rudolf Steiner la possibilità di porre le basi per una comprensione futura di quelle leggi, a partire dalla comprensione dell’agricoltura. Egli vi accenna con le successive parole:

“Per uscire dal generico e per entrare nel concreto voglio spiegare con un esempio tratto dall’agricoltura. Oggi esistono libri e conferenze di economia politica di ogni genere che contengono anche capitoli sull’agricoltura dal punto di vista economico e sociale; in essi si discute su come si debba configurare l’agricoltura secondo i principi socio economici. Tutto l’insieme, sia le conferenze sia i libri di economia politica, sono però un evidente nonsenso, oggi per altro largamente diffuso e creduto dappertutto, perché ognuno dovrebbe naturalmente sapere che si può parlare di agricoltura, anche sotto il profilo sociale, soltanto se si pone a base del proprio discorso l’agricoltura stessa, se si sa veramente cosa significhi coltivare barbabietole, patate e cereali. Senza di ciò è impossibile parlare di economia politica”.

Quindi non si giunge a nulla organizzando l’agricoltura secondo astratti principi di economia politica, ma viceversa si dovrà configurare una sana economia politica secondo le leggi trovate nella diretta esperienza della pratica agricola. Ma per quale via si trovano tali leggi? Così prosegue la conferenza:

L’illusione di credere che sia possibile parlare in ogni caso di ogni argomento anche senza capirne nulla è dovuta al fatto che non si è capaci di spingersi fino ai fondamenti di ogni singolo campo della vita. Ognuno può certamente considerare barbabietola una barbabietola, considerane l’aspetto, la maggiore o minore resistenza al taglio, il colore e i suoi componenti. Tutto questo si può fare, ma in tal modo non si è affatto compresa la barbabietola, e soprattutto non si è compreso il nesso vitale della barbabietola col suo terreno, con la stagione in cui matura e così via.

Faccio spesso un paragone per chiarire il problema in altri campi della vita; dico cioè che guardando un ago magnetico si osserva che esso si è orientato verso nord con una delle estremità e verso sud con l’altra. Cercandone la causa, non viene in mente a nessuno di attribuirla all’ago stesso; la si attribuisce alla Terra intera cui si riconosce da un lato un polo nord e dall’altro un polo sud. Direbbe una sciocchezza chi affermasse che le cause dell’orientamento dell’ago magnetico risiedono nell’ago stesso; tale orientamento può essere compreso soltanto se si conosce il suo rapporto con l’intera Terra.

Un’assurdità simile a quella ora scartata per l’ago magnetico viene considerata sensata da molta gente in altri campi della vita. Se abbiamo dinanzi a noi una barbabietola in crescita nel suo terreno, è assurdo considerarla come essa si presenta nei suoi stretti limiti, mentre nel suo crescere essa è forse in quel momento dipendente da innumerevoli fattori esistenti magari non sulla Terra, ma nell’intero cosmo circostante”.

Siamo quindi indirizzati al cosmo intero per trovarvi l’origine della vita delle piante. E’ evidente che senza l’azione solare, lunare, dei ritmi di giorno e notte, mese, stagioni, anni, non si potrebbe svolgere alcuna vita sulla Terra. Ora Steiner entra nei particolari di queste azioni.

“Passiamo ora a considerare le piante come tali. Nella loro vita dobbiamo osservare due aspetti: il primo consiste nel fatto che tutto l’essere della pianta, e l’intera specie cui essa appartiene, si conserva in se stesso, si riproduce e sviluppa una forza riproduttiva, grazie alla quale la pianta può generarne un’altra simile. Il secondo aspetto è che la pianta, in quanto appartenente ad un regno relativamente inferiore della natura, serve di nutrimento per i regni naturali superiori. Questi due aspetti nel divenire delle piante hanno a tutta prima poco a che fare l’uno con l’altro perché, se ci si riferisce al processo di sviluppo che va dalla pianta madre alla pianta figlia e da questa alle piante successive, può essere del tutto indifferente per le forze plasmatrici della natura, che la pianta venga da noi mangiata, ci serva da nutrimento, oppure no. Si tratta di due sfere d’interesse completamente diverse l’una dall’altra, ma nondimeno nel contesto delle forze della natura le cose agiscono in modo tale che tutto quanto ha a che fare con le forze intime di riproduzione, di accrescimento, tutto ciò che porta le piante da una generazione all’altra è compenetrato da quanto agisce dal cosmo sulla Terra, vale a dire dalla Luna, da Venere e da Mercurio, attraverso l’elemento calcareo. Se vogliamo considerare soltanto quel che ci si presenta nelle piante che non mangiamo, ma che si riproducono soltanto, allora guardiamo ad esse come se ci interessasse soltanto l’azione cosmica di Venere, Mercurio e Luna; questi pianeti presiedono a quanto sulla Terra nella pianta si riproduce.

 

L’elemento calcareo è quindi l’entità che rende operanti le forze riproduttive provenienti dai pianeti interni nella vita delle piante.

“Se invece, nel senso più profondo della parola, le piante vengono utilizzate per il nutrimento, cioè se esse si sviluppano in modo che le sostanze in loro si trasformino in alimenti per l’uomo e per gli animali, allora vi partecipano Marte, Giove e Saturno attraverso l’elemento silicico. L’elemento silicico apre l’essere della pianta verso le ampiezze cosmiche e ne stimola i sensi in modo da renderlo capace di accogliere dalla periferia cosmica quel che plasmando emanano i pianeti esterni”.

Per quanto attiene alle sostanze nutritive è quindi attiva la silice in relazione ai pianeti esterni. Riguardo alle forze riproduttive agisce invece il calcare collegato ai pianeti interni. Il bisogno riproduttivo nella pianta è legato alla propria sopravvivenza come specie. Parlando di sopravvivenza, non possono non sorgere sentimenti, esperienze animiche che possiamo chiamare paura, desiderio, brama, egoismo.

Così si può osservare la vita e il divenire di quanto si svolge al di sopra e al di sotto della terra. Se a questo si aggiunge che il calcare ha fra l’altro una straordinaria affinità col mondo delle brame umane, ci si rende conto come tutto acquisti organicamente vita. Già da quando si presenta come elemento, come calcio, il calcare non si dà pace finché non arriva a sentire se stesso, finché non diventa calce, finché non si lega con l’ossigeno. […] Attira ogni cosa e nel terreno sviluppa una vera e propria bramosia. Chi ha un senso per queste cose osserverà la differenza fra il calcio e le altre sostanze. Il calcio sembra volerci succhiare e svuotare; si ha la netta sensazione che esso sviluppi una natura di bramosia che opera ovunque sia presente, che attira verso di sé anche la pianta, perché tutto ciò che il calcio vorrebbe vive nell’elemento vegetale. Quest’ultimo deve però essergli sottratto sempre di nuovo. Con che mezzo? Con quel nobilissimo elemento che non vuole nulla per sé. Esiste un simile nobile elemento che non ha più alcun desiderio, che riposa semplicemente in sé; si tratta della silice che è giunta a riposare in se stessa. Si sbagliano gli uomini se credono che l’elemento siliceo si possa realmente vedere in ciò che sta loro davanti agli occhi in solidi contorni minerali. La silice è presente dappertutto in dosi omeopatiche e riposa in se stessa, non ha desideri. Il calcare è avido di tutto, mentre la silice non cerca più nulla; essa è come i nostri organi di senso i quali non percepiscono nulla della loro natura, ma solo le cose esterne. La silice è l’esteriore e generale organo sensorio nella terra, il calcio ne è la generale bramosia esteriore, e l’argilla collega i due poli. L’argilla è relativamente più vicina all’elemento silicico, ma opera tuttavia da intermediario in direzione del calcare.

Si dovrebbero una buona volta comprendere queste cose per poter giungere a un conoscere senziente. Si dovrebbe tornare a poter sentire il calcare come un tipo avido, perché è proprio lui che tutto vorrebbe attirare verso di sé, mentre la silice potrebbe essere sentita come il nobile signore che sottrae al calcare tutto quanto gli è possibile per portarlo nell’atmosfera e configurare le forme delle piante. La silice vive come chi si chiude in un castello, per esempio nel caso della coda cavallina, oppure come chi se ne va dappertutto finemente suddiviso, spesso anche in dose omeopatica, e vi agisce sottraendo al calcare quello che gli va sottratto: Abbiamo dinanzi a noi di nuovo un intimo processo nell’economia della natura.

Il carbonio è l’elemento prettamente plasmatore in tutte le piante, il formatore delle strutture [l’architetto, il veicolo dell’io], ma nel corso dell’evoluzione terrestre esso ha avuto le sue difficoltà; il carbonio può dar forma a tutte le piante se vi è acqua sotto di lui. Tutto sarebbe cresciuto, ma da sotto vi è il calcare a disturbarlo. Per questo esso si unisce alla silice, e così silice e carbonio, insieme all’argilla, arrivano insieme a dare le forme affinché sia vinta la resistenza del calcare. Come si inserisce una pianta in questo processo?

Sotto il terreno vi è l’elemento calcareo che con i suoi tentacoli vuole afferrare la pianta e sopra vi è la silice che la vuole rendere così fine, slanciata e fibrosa come le piante acquatiche. Nel mezzo vi è il carbonio, il vero costruttore delle forme vegetali, che mette ordine nel tutto. Come il nostro corpo astrale mette ordine fra l’io e il corpo eterico, così nel mezzo di questo processo opera l’azoto quale portatore dell’astrale. E’ necessario rendersi conto di come l’azoto svolga le sue funzioni fra l’elemento calcareo, argilloso e silicico, in tutto quanto il calcio tende a portare verso il basso e la silice a irraggiare verso l’alto.

La domanda che nasce da tutto questo è come si possa trattare nel giusto modo l’azoto nel mondo vegetale. Ne tratteremo domani, passando poi al problema dei vari concimi”.

Vi è quindi un elemento che ostacola, il calcare, e altri due che mettono ordine. Il carbonio mette ordine nel tutto, l’azoto mette ordine fra l’io e il corpo eterico. Quindi l’azoto sostiene il carbonio che nel corso dell’evoluzione terrestre ha avuto le sue difficoltà, nel confronto col calcare. Il carbonio, portatore dello spirito, ha bisogno dell’azoto, portatore del sentire cosmico, dell’anima cosmica, per vincere la resistenza del calcare, portatore del desiderio cosmico.  Collaborano con loro silice e argilla. Nella domanda espressa alla fine della conferenza da Rudolf Steiner c’è l’indicazione per trovare il fondamento della salute dell’individualità agricola: come si può trattare nel giusto modo l’azoto? In rapporto all’essere umano tale domanda potrebbe essere espressa con le parole: Come si può lavorare sulla propria anima per giungere all’equilibrio e alla salute individuale? Ogni individuo può infatti lavorare solo sulla propria anima, non su quella altrui. Se l’azienda agricola può divenire un’individualità solo grazie all’opera dell’agricoltore che la conduce, si dovranno prima conoscere le condizioni che favoriscono il divenire individualità autonoma dell’agricoltore stesso, le condizioni  che gli consentano di lavorare su se stesso in vista della propria autonomia e salute. L’agricoltore deve sviluppare le proprie capacità individuali percettive e pensanti per operare come Io dell’azienda, per mettere ordine e portare equilibrio nei processi. Ma l’essere umano cresce sul terreno della vita sociale. Ed è questo il terreno che va preparato in primo luogo per il crescere di individualità autonome, che possano poi operare per il risanamento di tutti gli ambiti della vita, compresa l’agricoltura. Senza una libera vita spirituale non potranno nascere neppure vere individualità agricole. Oggi il movimento biodinamico lotta per la sopravvivenza economica delle aziende agricole e a questo fine sta cercando il riconoscimento pubblico e il sostegno economico. Ma la conseguenza di ciò è che le aziende si devono sottoporre a leggi e disciplinari che garantiscano la corretta applicazione del “metodo biodinamico”. L’agricoltore, con la scusa di alleviargli la fatica, viene espropriato della propria libera attività e l’io dell’azienda viene sostituito da regole e norme di “buone pratiche agronomiche” dettate da tecnici e politici. Di fronte a questa situazione appare necessaria la realizzazione urgente della triarticolazione sociale, per creare una forma sociale che consenta agli individui di liberarsi da leggi esteriori e di operare in base alle esigenze dei fatti e alle proprie capacità individuali. In questa direzione procede il mio lavoro di ricerca e la mia iniziativa. La conoscenza delle relazioni tra i processi della vita sociale e quelli naturali è la meta che ho posto alla mia ricerca. I due campi si possono illuminare vicendevolmente e aiutarci a sviluppare individualmente quel conoscere senziente, quel compenetrarsi di anima e spirito che oggi è tanto necessario per il progresso dell’evoluzione del mondo e dell’umanità.

Negli articoli che appariranno qui nella sezione Nutrizione- Agricoltura Biodinamica, cercherò di sviluppare l’osservazione di queste relazioni spirituali. Un aiuto prezioso per questo compito ci potrà essere fornito anche dalla comprensione di alcuni testi evangelici. Come operano calcare, argilla, silice, carbonio, ossigeno, azoto, … nella natura, nell’uomo e nella vita sociale? Sappiamo dalla scienza dello spirito antroposofica che queste sostanze che noi troviamo in natura sono solo i cadaveri di impulsi spirituali e processi viventi che hanno preceduto il loro apparire materiale. Per iniziare le nostre osservazioni prendiamo in considerazione la polarità tra calcare e silice, che anche Rudolf Steiner nel corso di Koberwitz ci ha indicato per prima in relazione alla pianta. Possiamo chiederci: esiste anche nel terreno della vita sociale questa polarità tra le forze riproduttive collegate alla sopravvivenza e la produzione di sostanze nutritive per gli altri esseri? E’ facile vedere come il polo calcareo corrisponda al bisogno dell’uomo di consumare, mentre quello siliceo al produrre per gli altri.  Nella vita economica la sfera del calcare, legata alle proprie necessità di sopravvivenza, e quella della silice, che favorisce il servizio altruistico verso gli altri, sono due sfere d’interesse completamente diverse l’una dall’altra. Questo rende necessario che siano due cose distinte il lavorare per i propri simili e conseguire determinate entrate. (I punti essenziali della questione sociale, pag. 145) Ho già mostrato nei miei articoli pubblicati nella sezione Economia come questa necessità venga soddisfatta dall’istituzione del reddito base incondizionato. E in relazione alla propria anima, come è collegato l’essere umano all’azione del calcare bramoso? Lo troviamo espresso da Rudolf Steiner nella conferenza del 7 ottobre 1923, tratta dal ciclo L’esperienza del corso dell’anno in quattro immaginazioni cosmiche.

“Ma per il fatto che questo calcare diventa interiormente vivente, esso acquista una particolare forza di attrazione per gli esseri arimanici. Questi esseri arimanici, ogni volta che si avvicina la primavera, nutrono delle speranze. Essi veramente di fronte alla natura non hanno di solito speranze speciali, perché veramente possono esplicare il loro essere soltanto nell’uomo. (…) Questa tensione, questa illusione è presente negli esseri arimanici ad ogni primavera e ad ogni primavera viene annientata. (…) Ma l’uomo per così dire non rimane senza pericolo sotto l’influsso di quelle illusioni. L’uomo gode di quegli stessi prodotti della natura che prosperano in questa atmosfera di speranze e di illusioni ed è in sostanza veramente un’ingenuità dell’uomo credere di mangiare il pane fatto soltanto del grano macinato e cotto. In questo grano macinato e cotto ci sono le illusioni delle entità arimaniche e le speranze delle entità arimaniche”.

Il pane quotidiano, necessario all’uomo per la propria sopravvivenza, è l’arma dell’entità arimanica che vorrebbe incatenare l’anima umana per impadronirsene, per attirarla a sé. Essa infatti è priva di anima e ne sente la mancanza. Rinvio il lettore all’articolo L’impulso del Cristo nell’economia moderna, nella sezione Economia. Il mistero del pane è il mistero dell’agricoltura, è il mistero centrale del Cristianesimo, condensato nel sacramento dell’Eucaristia. Il pane quotidiano può costituire per gli uomini la loro condanna o la loro salvezza. Può divenire corpo di Cristo o strumento di Satana. Nella cena del Giovedì Santo, nel momento in cui Giuda prese il boccone di pane che Gesù gli porse, Satana entrò in lui (Gv 13, 27). Ma quel pane era lo stesso che Egli aveva detto essere il Suo corpo. L’apostolo Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, ci porta incontro questo stesso enigma.

Io ho ricevuto dal Signore quello che ho trasmesso anche a voi: il Signore Gesù, nella notte in cui fu consegnato, prese il pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in mia memoria”. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in mia memoria”. Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete a questo calice, annunziate la morte del Signore, finché Egli venga. Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore indegnamente, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. L’uomo esamini se stesso e poi mangi il pane e beva al calice, perché chi mangia e beve la propria condanna, mangia e beve non distinguendo il Corpo.(1 Cor 11, 23-29)

Eucaristéin significa rendere grazie. Questa azione sacra compie il Cristo, l’Io Sono,  prima di spezzare il pane per distribuirlo a noi come Suo Corpo. Egli rende grazie al Padre. Rendere grazie significa riconoscere quanti esseri hanno profuso la loro attività, la loro volontà, affinché noi possiamo nutrirci del Pane e Vivere. Sono esseri naturali e spirituali che operano uno nell’altro, uno con l’altro, secondo le leggi ricolme di saggezza del Pensare Cosmico, che è il Cristo stesso in quanto Logos. Sono leggi che l’uomo deve riconoscere per poter collaborare con le proprie forze divine all’opera della nuova creazione al servizio del Cristo. In questo periodo di San Giovanni la natura ci offre la possibilità di immergerci col nostro sentimento e con la nostra sensibilità, se solo lo vogliamo, nella vita spirituale che la compenetra, per essere iniziati ai misteri di Uriele, l’arcangelo dell’estate, “di Uriele la cui intelligenza propria è in sostanza formata dall’interpenetrarsi delle forze dei pianeti del nostro sistema planetario, sostenute dagli effetti delle stelle fisse dello zodiaco; di Uriele che veramente custodisce nel proprio pensare il Pensare Cosmico”. (R. Steiner, L’esperienza del corso dell’anno in quattro immaginazioni cosmiche, quarta conferenza nella traduzione di Fabio Alessandri).

Ancora dalla quarta conferenza:

Si ha infatti una chiara impressione di questa figura di Uriele. Si ha una chiara impressione anche del suo sguardo. Si ha la più profonda nostalgia a comprendere questo sguardo di Uriele, singolarmente rivolto verso il basso: si ha l’impressione di doversi guardare attorno per comprendere il significato di quello sguardo. E si arriva a capire che cosa significhi quello sguardo solo se si impara come uomini a guardare spiritualmente ancora più a fondo nelle profondità bluastre risplendenti d’argento del terreno estivo. Laggiù si intessono – vorrei dire in certo qual modo disturbando – attorno ai raggi cristallini risplendenti d’argento, formazioni che ora si dissolvono e poi si condensano, formazioni che ora si condensano, ora si dissolvono di nuovo.

Ben presto si scopre – e l’immagine deve essere per ogni uomo diversa – che quelli sono gli errori umani che si mostrano quaggiù in contrasto con le regolari e in sé conseguenti figure dei cristalli della natura. E su questo contrasto fra la cristallizzazione della natura nella sua bellezza regolare e gli errori umani che sopra ad essa si intessono è rivolto lo sguardo serio di Uriele. Qui, in piena estate, si penetra con lo sguardo ciò che nel genere umano è ancora imperfetto rispetto alla regolare costruzione delle forme cristalline. Si ha così l’impressione, vorrei dire dallo sguardo serio di Uriele, che l’elemento naturale sia intessuto di moralità. Perciò non c’è solo l’ordine morale del mondo in noi stessi sotto forma di impulsi astratti, ma mentre di solito guardiamo all’esistenza della natura senza chiederci se viva moralità nella crescita delle piante, se viva moralità nella cristallizzazione, ora vediamo come in piena estate, anche nella natura, siano intessuti insieme gli errori umani e le regolari cristallizzazioni della natura, in sé conseguenti e consolidate.

Invece tutto ciò che è virtù, che è capacità umana, va in alto con le linee risplendenti d’argento e appare come le avvolgenti nubi di Uriele; si inseriscono per così dire nell’intelligenza risplendente come virtù umana trasformata in opera artistica, in plastica configurazione delle nubi.

Non si può soltanto guardare al serio sguardo di Uriele, allo sguardo che diventa serio attraverso le profondità della Terra, ma si può guardare anche a qualcosa che, vorrei dire, sono come braccia a forma di ali, o ali a forma di braccia, in atto di serio ammonimento e che agisce proprio come gesto di Uriele, che induce nel genere umano quella che vorrei chiamare coscienza storica. Qui, in piena estate, compare la coscienza storica che soprattutto all’epoca attuale è sviluppata in modo straordinariamente debole. Essa appare nel gesto ammonitore di Uriele.

La debolezza della nostra coscienza storica è incapacità di ricordare giustamente ciò che è avvenuto nella passata evoluzione del mondo e che ha posto le basi della nostra attuale esistenza. Questa debolezza può essere superata solo così:

Esercita il ricordare nello spirito

nelle profondità dell’anima

dove nel dominante

essere creatore del mondo

il proprio io

nell’io divino

ha la sua esistenza.

E tu veramente vivrai

nell’essere cosmico dell’uomo.

 

Questo ricordare nello spirito è in sostanza identico al rendere grazie che il Cristo rivolge al Padre. Ciò è confermato dalle parole : Fate questo in mia memoria.

 

Poiché domina il Padre Spirito delle altezze

generando essere nelle profondità del mondo:

Serafini, Cherubini, Troni,

fate risuonare dalle altezze

quel che trova un’eco nelle profondità

e dice:

Ex Deo Nascimur.

 

La prima parte della Pietra di Fondazione della Società Antroposofica Universale è quindi in una relazione particolare coi misteri del Padre, che sono misteri eucaristici, nei quali si può apprendere la gratitudine per il fatto di poter vivere grazie alla Natura. Questa Natura non è altro che l’Essere Cosmico dell’Uomo, che può essere avvicinato nella piena estate. Ascoltiamo ancora dalla conferenza sulla festa di San Giovanni:

Possiamo dire: l’uomo d’estate è immerso nella Natura. E se egli ha le giuste sensazioni e i giusti sentimenti per questo, dall’intessere della Natura gli viene incontro la spiritualità oggettiva, così che all’epoca di Giovanni per ciò che è veramente umano deve venir cercato l’elemento spirituale esteriore, oggettivo. Ed esso è anche del tutto presente nell’essere della Natura.

In relazione a questa ricerca, ascoltiamo i versi relativi all’atmosfera di San Giovanni dal Calendario dell’Anima di Rudolf Steiner:

La bellezza risplendente del creato

mi costringe dalle profondità dell’anima

 a liberare per il volo cosmico

le forze divine della vita propria,

a abbandonar me stesso

cercandomi fiducioso

nella luce cosmica e nel calore cosmico.

Gli elementi e gli esseri di natura, animali, vegetali, minerali, sono in realtà in principio, sull’antico Saturno, germi di esseri umani. Essi si sono sacrificati, sono rimasti indietro per costituire il fondamento naturale corporeo della nostra esistenza umana e consentirci di procedere speditamente nella nostra evoluzione verso l’Io Sono.

Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio Corpo, offerto in sacrificio per voi.

Rudolf Steiner ci ha indicato la via per accostarci degnamente al Corpo di Cristo nel tempo dell’anima cosciente, in modo conforme alla giusta evoluzione umana. Quella via che era già indicata da Paolo nelle parole sopra citate:

L’uomo esamini se stesso e poi mangi il pane e beva al calice, perché chi mangia e beve la propria condanna, mangia e beve non distinguendo il Corpo.

Ci ha insegnato a distinguere il Corpo, a osservare con la percezione chiara le parti separate del mondo per poi ricondurle all’unità grazie al pensare, che in relazione alla natura non può che essere il Pensare Cosmico, il Cristo cosmico operante nel passato; ci ha insegnato a riconoscere come  i diversi esseri della natura compenetrati dall’intelligenza cosmica costituiscono nelle loro molteplici relazioni l’unico Corpo di Cristo. Ma ci ha indicato anche come possiamo esaminare noi stessi, incamminandoci sul sentiero dell’autoconoscenza. Nel pane spezzato e distribuito ci sta di fronte non solo la molteplicità degli esseri che costituiscono in una sintesi armonica il corpo del Cristo, ma anche l’elemento divino che si è frammentato in ogni individuo, il quale costituisce una specie a sé nell’intero genere umano. Ma tra gli individui non vive l’armonia naturale, vivono la disarmonia e la lotta.

Da qui il sorgere della questione sociale.

Dobbiamo comprendere il significato della polarità esistente tra l’armonia nella natura e la disarmonia nel genere umano, per giungere a riunire in futuro questa polarità in una nuova armonia. Questo compito ci è reso possibile dalla comprensione della seconda parte del sacrificio eucaristico, espressa dal Cristo con le parole: Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue. Fate questo ogni volta che ne bevete in mia memoria. Nella narrazione che fa l’evangelista Matteo è riportata una sottolineatura:

Quindi prese il calice, rese grazie e lo diede loro dicendo: “Bevetene tutti; questo infatti è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti in remissione dei peccati”.

Il mistero del Calice e del Sangue è il mistero del Graal, è il mistero del perdono dei peccati, del correggere ognuno i propri errori umani senza accusare e condannare il prossimo, della nuova alleanza nel Sangue del Cristo, Sangue che è il veicolo dell’Io Sono. Questa nuova alleanza sarà nel segno dell’Io Sono, dell’Individualità e della Libertà. L’uomo deve iniziare col fare pace con se stesso, con l’esaminare se stesso. Questo è il percorso indicato ne La filosofia della libertà. Solo dopo potrà portare la pace nella vita sociale e mangiare il pane e bere al calice coi suoi simili fraternamente e degnamente. Questa meta è indicata ne I punti essenziali della questione sociale. Allora poi potrà essere recuperato anche il giusto rapporto con la Natura, la nuova alleanza con la Natura, il cui germe per il nostro tempo è stato posto da Rudolf Steiner nel corso sull’agricoltura, nella Pentecoste del 1924.

Nei prossimi articoli cercheremo di approfondire ciò che qui è stato tracciato nelle sue linee fondamentali.