Crisi economica e crisi spirituale

Riflessioni di Stefano Freddo

Intenzioni all’origine di questo scritto

La crisi economica in cui ci troviamo invischiati e la conseguente paralisi politica che si è venuta a creare in Italia, sono la naturale conseguenza di una crisi spirituale, di pensieri sociali non ancora in grado di afferrare con coscienza le leggi della vita. Questa crisi rappresenta un’occasione che ci viene offerta per una nuova evoluzione. In questa situazione di stallo possiamo forse prendere la decisione di iniziare ad osservare i fatti con nuovi occhi. Le difficoltà e le sofferenze ci possono aiutare a compiere un passaggio di coscienza decisivo, per porre le basi di una nuova configurazione della vita sociale che mai prima d’ora è esistita.

Per una nuova creazione ci occorrono nuovi pensieri. Il pensare è l’attività che ci consente di osservare i fatti e le loro relazioni. I pensieri sono giusti quando sono collegati alla vita, sono tratti dalla vita. Solo essendo viventi hanno in se stessi la forza di agire generando vita, dapprima in chi li coltiva e poi anche nel mondo. Proviamo ad osservare i nostri pensieri. Nell’attuale caos sociale quali pensieri stiamo coltivando? I nostri pensieri ci rendono giudici critici nei confronti del mondo e degli uomini, nella continua ricerca dei colpevoli dei mali sociali? Oppure ci aprono con meraviglia a nuove conoscenze, ci infiammano di entusiasmo per l’azione, ci infondono fiducia e si trasformano in forza positiva d’iniziativa?

Questo scritto vorrebbe aiutare a liberare le forze d’iniziativa celate nell’intimo di chi legge. Non vuole essere una trattazione teorica, ma un’osservazione del processo economico e monetario che indirizzi in modo immediato alla necessaria terapia per la malattia sociale del presente. All’autore sta a cuore presentare il frutto della propria ricerca, affinché chi ha la buona volontà di comprendere possa divenire attore del cambiamento sociale. Egli si augura che questo sia il tempo propizio perché si uniscano tutti coloro che vogliono collaborare a questa opera con coraggio.

L’altruismo è la legge dell’economia moderna

L’economia moderna dei paesi socialmente avanzati si fonda sulla divisione del lavoro. Praticamente nessun lavoratore produce merci o dà prestazioni in relazione ai propri bisogni. Ciò che io produco, va a beneficio di altri e tutti i miei bisogni sono soddisfatti grazie al lavoro di altri. L’attività produttiva raggiunge il suo scopo quando le merci non stanno ferme nel luogo di produzione, ma circolano per raggiungere chi ne ha bisogno.

Cos’è il denaro

Il mezzo che le fa circolare è il denaro. Il denaro è un assegno che dà al suo possessore il diritto di ritirare una determinata merce o prestazione che qualcuno ha prodotto per lui. Nell’atto della compravendita, ogni volta che del denaro passa da una mano all’altra si muove in senso inverso una merce o una prestazione.

La fondamentale caratteristica del denaro è quindi che esso diventa reale solo quando si muove, quando viene speso. Finché è fermo nelle mie tasche o nel mio conto bancario non vale nulla. Quando io do del denaro ad un altro, posso ritirare quello che egli ha prodotto per me e, col denaro che egli riceve da me, consento a lui di ritirare poi da altri quello che essi hanno prodotto per lui, e così nel movimento si generano molteplici scambi. Ogni banconota che circola muove innumerevoli passaggi di merci e prestazioni da uomo a uomo. La reciprocità in questi scambi non sta solo nel fatto che il consumatore pagando con denaro ottiene la soddisfazione del suo bisogno, ma anche che il denaro ricevuto consente al produttore di portare a buon fine la sua opera, di consegnare ciò che ha prodotto a chi ne ha bisogno. La merce ha valore in sé, nell’essere consumata, e potrei trattenerla per soddisfare il mio bisogno. Il denaro ha valore solo quando lo spendo, quando circola passando da una mano all’altra.

Perciò il denaro è il mezzo che rende possibile l’altruismo e la reciprocità nella moderna vita sociale, contraddistinta dalla divisione del lavoro pienamente realizzata. Per assolvere al suo alto compito deve circolare.

Ostacoli alla circolazione monetaria

Le merci prodotte in regime di divisione del lavoro sono obbligate a circolare, devono essere vendute. Se questo non avviene si produce un danno sia per il produttore che per il consumatore, perché esse deperiscono e marciscono. Il denaro invece, non essendo un bene di natura, sembra non essere soggetto al deperimento. Avviene quindi che il suo possessore assegni ad esso uno speciale valore e, contrariamente a come si comporta con le merci prodotte, che deve cedere vendendole, tende ad accumularlo.

Questo è il primo ostacolo alla circolazione monetaria. La brama di denaro deriva dall’illusione che il denaro abbia valore in se stesso, per il solo fatto di possederlo. Esso invece vale solo quando lo spendo. Ogni volta che esso si accumula da qualche parte, si sottrae alla circolazione e viene impedito lo scambio di merci e prestazioni, il movimento che sostiene la vita dell’organismo sociale.

Il secondo ostacolo è costituito dalla paura. Specialmente in periodi di crisi come l’attuale, quando non si è fiduciosi nel domani e non si sa se si potrà avere ancora un lavoro e un reddito, si tende a risparmiare, a non spendere il denaro. Questo non fa che accelerare la recessione e la crisi.

Tentativi di soluzione e coscienza delle conseguenze

Per tentare di contrastare questa tendenza del denaro di accumularsi nelle mani di pochi e di essere scarso per tutti gli altri, si è ideato il sistema fiscale. Le tasse sono di due tipi, dirette sui redditi e indirette sui consumi. Esse hanno lo scopo di ridistribuire la ricchezza monetaria, di impedire l’eccesso di accumulo e garantire a tutti la sussistenza e il diritto a fruire dei servizi essenziali garantiti dallo Stato, anche nel caso di mancanza di lavoro e di reddito. Il principio è in sé giusto, ma il modo in cui è stato applicato ha prodotto conseguenze che non sono ancora state portate adeguatamente a coscienza.

Gravando di tasse l’economia, le imprese e i redditi, si è ottenuto l’effetto che i costi fiscali si sono scaricati interamente sui prezzi, facendo rincarare tutto. Oggi la pressione fiscale reale supera il 50%, toccando punte del 70%. Quindi il potere d’acquisto del denaro circolante è più che dimezzato.

Fondamentale è il prezzo

Deve essere portato chiaramente a coscienza il fatto che il denaro vale come potere d’acquisto in funzione dei prezzi di ciò che viene scambiato. E i prezzi dipendono dai costi di produzione. Se gravo di tasse la produzione aumento i costi e i prezzi. Per questo si riduce il potere d’acquisto del denaro e ciò che viene prodotto non viene venduto interamente perché scarseggia il mezzo di scambio, con grave danno sia per i produttori che per i consumatori.

Ma un’altra grave carenza di osservazione si aggiunge. Non si considera che gravando di tasse l’economia per finanziare lo Stato e i servizi pubblici, si gravano di tasse anche gli stessi servizi che si intendono finanziare con le entrate fiscali. Anche l’impresa che costruisce una scuola pubblica o un ospedale è gravata di tasse e deve quindi alzare il prezzo dell’opera che realizza per lo Stato. Anche il personale che lavora in strutture pubbliche paga le tasse sullo stipendio. I servizi pubblici aumentano di prezzo a causa della tassazione e le entrate fiscali non sono mai sufficienti a coprire le uscite che esse stesse fanno inesorabilmente lievitare.

Da questo si origina il debito pubblico. Imporre nuove tasse all’economia per pagare il debito non può che aggravare la situazione. Oggi ci troviamo in questo vicolo cieco e non ne potremo uscire se non cambiamo radicalmente prospettiva ai nostri pensieri.

Fiscalità monetaria

Esiste una forma di tassazione che può ridistribuire la ricchezza monetaria senza causare i danni dell’attuale sistema fiscale.

Abbiamo visto che le merci sono indotte a circolare per il fatto di essere deperibili. Ma quando io cedo una merce in cambio di denaro, questo denaro che ricevo non è apparentemente deperibile allo stesso modo delle merci. Quindi, se non devo soddisfare dei bisogni impellenti e se non ne possiedo in abbondanza, sono indotto a trattenerlo, a risparmiarlo.

Se però noi potessimo rendere deperibile il denaro al pari delle merci, esso sarebbe obbligato a circolare allo stesso modo, non potrebbe essere trattenuto.

Questo può essere realizzato attraverso una tassa da applicare direttamente al denaro. Questa tassa non sottrae denaro a chi l’ha guadagnato vendendo merci o prestazioni, e così gli consente di poterlo spendere e favorire la circolazione economica e gli scambi. Semplicemente fa deperire lentamente il denaro nel tempo. La tassa rappresenta il tasso di deperimento del denaro, corrispondente al deperimento che subiscono i valori economici concreti che sono oggetto reale dell’economia. Con questa misura il denaro e le merci sarebbero parificati in valore, sarebbero entrambi regolati dalla giusta legge della morte. Lo scambio tra merce e denaro verrebbe in tal modo reso equo.

La percentuale di tassazione annua proposta da Nicolò Bellia, ideatore della riforma, è di circa l’8%.

Per riscuotere agevolmente la tassa monetaria, egli propone di convertire tutto il denaro in moneta elettronica. Oggi il 98% degli scambi avviene già in questa forma. Il denaro circolerebbe così interamente su conti bancari. Non esisterebbe denaro occultabile e accumulabile, che possa essere sottratto alla circolazione. Applicando un interesse passivo giornaliero dello 0,022% su tutti i valori monetari presenti sui conti bancari in forma elettronica, si otterrebbe un gettito fiscale annuo pari all’8% dell’intera massa monetaria circolante.

Questa sarebbe la sola tassa esistente, che sostituirebbe tutte le altre. Le entrate fiscali così ottenute corrisponderebbero circa a quelle attuali, ma sarebbero riscosse in modo semplice e automatico, senza necessità di documenti fiscali, dichiarazioni dei redditi, controlli dell’evasione, con grande risparmio di lavoro e denaro. L’evasione fiscale sarebbe semplicemente impossibile.

Riforma retroattiva

L’applicazione di questa riforma agisce automaticamente in modo retroattivo. Defiscalizzando interamente l’economia, si ottiene il risultato di eliminare tutti i costi fiscali dalle imprese e dai servizi. Di conseguenza i prezzi dimezzano. Poiché, come abbiamo visto, il valore del denaro dipende dai prezzi di ciò che con esso si scambia, col dimezzare dei prezzi si ottiene che raddoppi il valore, il potere d’acquisto, di tutto il denaro esistente.

Quindi anche il denaro del gettito fiscale raddoppia di valore, perché anche i prezzi dei servizi, sgravati di costi fiscali, dimezzano.

Humus

Il deperimento monetario attraverso la tassazione ottiene il sorprendente effetto di far raddoppiare il valore del denaro. Come in natura tutto ciò che deperisce e muore ritorna alla terra, si decompone e forma l’humus che arricchisce di vita il terreno sul quale possono prosperare tutte le piante, così il deperimento monetario genera l’humus per sostenere la vita di tutti i membri della comunità sociale.

L’humus deriva da tutto ciò che avanza come un residuo, un rifiuto che non è utilizzabile come alimento o materia prima per altri usi, dai resti delle piante, dalle deiezioni degli animali. Sarebbe insensato se io volessi produrre il concime per la mia azienda agricola utilizzando direttamente gli alimenti e le altre materie prime prodotte, che devono soddisfare le necessità degli uomini e degli animali.

Ma questa azione insensata viene compiuta con l’attuale sistema fiscale. Si vuole garantire l’humus sociale tassando le produzioni, si sottraggono i valori prodotti prima che possano essere consumati, si impedisce che vengano spesi i valori monetari, che devono circolare perché ciò che è stato prodotto sia acquistato e consumato. E così si fanno raddoppiare i prezzi, causando una morte del denaro che non è un sano deperimento naturale generatore di humus e di vita, ma una vera e propria distruzione.

Oggi questo processo di distruzione sta per giungere al compimento. Se in questo caos manteniamo la coscienza desta, dalla comprensione di quanto ci si presenta e ci è dato di osservare, possiamo trarre i giusti pensieri e i giusti impulsi per procedere di un gradino nella nostra evoluzione e per trasformare in bene ciò che appare ad un primo sguardo come un grande male.

Il giusto posto dell’uomo

Una volta creato con la tassazione monetaria un terreno sociale ricco di humus, si tratta ora di stabilire come si possa utilizzarlo al meglio perché ogni essere umano vi possa crescere secondo le sue esigenze, potendo soddisfare i suoi interessi e riuscendo ad esprimere le sue capacità a vantaggio dell’intero organismo.

Dall’osservazione della divisione del lavoro deriva già una prima indicazione. Dato che oggi tutti lavoriamo per gli altri, dovrebbe starci a cuore che chi dispone di particolari attitudini per determinate produzioni, materiali o spirituali, abbia la possibilità di svilupparle e di metterle in atto, con soddisfazione propria e di tutti coloro che sono interessati a fruire delle sue prestazioni. Per poter realizzare ciò è necessario che ogni produttore sia sollevato dalla preoccupazione per la propria sopravvivenza. Solo così potrà dedicarsi efficacemente ai bisogni altrui. Se il lavoratore è costretto a lavorare per la propria sopravvivenza, entra inopportunamente in conflitto con la forma sociale, già configurata in modo che ognuno serva gli interessi degli altri e non produca per sé.

L’attività economica è organizzata per soddisfare gli interessi degli uomini. Perché ciò si realizzi efficacemente, occorre per prima cosa che gli interessi si possano liberamente manifestare. E in secondo luogo che si prendano i provvedimenti adeguati per soddisfarli. Nessuno può decidere per un altro quali siano i suoi interessi e i suoi bisogni, così come non può determinare quali attitudini debba sviluppare. Deve essere creato un terreno sociale sul quale gli interessi e le attitudini degli uomini si possano incontrare liberamente per giungere alla migliore soddisfazione reciproca.

Per giungere ad individuare delle misure concrete, osserviamo prima come opera l’agricoltore a favore della salute delle piante. Potremo trarne preziose indicazioni per come operare a favore della salute sociale.

Le pari opportunità

Quando il contadino ha ottenuto un buon concime, rigenerando col compostaggio i residui organici in modo che questa ricchezza non vada perduta, ciò che gli resta ancora da fare è distribuire questo prezioso concime sul terreno dell’azienda in modo uniforme. Ed eventualmente potrà incrementare la concimazione per le colture più esigenti. L’essenziale è che ogni pianta possa trovare soddisfazione ai propri bisogni.

L’humus che si crea con una concimazione organica equilibrata ha delle qualità particolari. E’ una sostanza neutra, omogenea, che conserva in modo efficace e stabile nel tempo gli elementi nutritivi e li cede alle piante secondo le loro necessità. Ogni specie vegetale ha le sue proprie necessità, diverse da quelle delle altre specie, ha bisogno di sali minerali in combinazioni e proporzioni diverse dalle altre specie. Assorbe più o meno acqua secondo la propria natura e secondo le condizioni del suo sviluppo. I sali minerali sono adsorbiti dalle particelle di argilla, combinate nell’humus con le sostanze organiche dall’attività dei lombrichi; sono cioè legati in modo sufficientemente forte da non essere dilavati dall’acqua di una pioggia abbondante, ma non così fortemente da impedire alle radici delle piante di poterli assorbire al bisogno. In un terreno ricco di humus la pianta può disporre di un’acqua relativamente povera di sali, che sono trattenuti dalle particelle di argilla-humus. Può quindi bere dell’acqua pura. E può scegliere i sali di cui ha bisogno assorbendoli attivamente e selettivamente per mezzo delle radici, che possiedono una forza assorbente in grado di superare la forza di legame che i sali hanno con il complesso argilla-humus.

Queste sono le sagge condizioni che consentono alle piante di crescere secondo la propria natura specifica, in modo diverso una dall’altra, potendo disporre di condizioni neutre e uguali per tutte, di pari opportunità e possibilità di scelta. Solo così possono crescere sane e offrire all’uomo e all’animale un nutrimento veramente buono, ricco di tutti i sapori, i profumi e gli aromi che ogni specie può dare come proprio dono unico e riconoscibile.

Visione utilitaristica e concimazione minerale

Nella maggior parte dei terreni coltivati secondo i principi della moderna agricoltura razionale, il contenuto di humus è stato ridotto notevolmente. La concimazione predominante è quella minerale, mirata ad ottenere elevate rese produttive. Come si ottengono queste alte rese? Quando si immettono nel terreno sali minerali prontamente solubili, soprattutto se esso è povero di humus, l’acqua del terreno li discioglie e si satura. Quando la pianta beve quest’acqua, è costretta ad assorbire assieme ad essa anche i sali disciolti, quelli che l’agricoltore ha introdotto nel terreno. Essi sono veicolati dall’acqua e la pianta non è libera di sceglierli. Così si trova ad assumere sali in eccesso e in proporzioni diverse rispetto al suo bisogno di specie. Di conseguenza, per tentare di diluire questo eccesso di sali, secondo leggi di equilibrio osmotico, assorbe nuova acqua. Ma non trovando nel terreno acqua pura, è obbligata ad assumere ancora altri sali. Questo è il circolo vizioso che fa gonfiare la pianta e che spinge la sua crescita vegetativa forzando la sua natura. La pianta dà alte rese non perché è sana, ma perché è diventata obesa. E’ pesante perché gravata di acqua e sali, ma non riesce a sviluppare al meglio le caratteristiche della sua specie. Così diviene insipida, di scarsa qualità alimentare, non potendo sviluppare i processi di maturazione, di formazione di nobili sostanze alimentari che si producono grazie all’azione della luce e del calore. Essa non è capace di accogliere pienamente la luce e il calore del sole perché incatenata alla terra e all’acqua attraverso un bisogno indotto. Poiché non è rispettata nei suoi bisogni specifici, le viene impedito di donare tutta la ricchezza e la qualità che sono nelle sue possibilità.

Separare il lavoro dalla sussistenza

Anche quando la sopravvivenza del lavoratore e della sua famiglia, la soddisfazione dei suoi bisogni, è condizionata in modo utilitaristico dall’obbligo di lavorare, di produrre secondo le esigenze del mercato, egli sarà costretto ad adattarsi a qualsiasi lavoro pur di sopravvivere. In tal modo non potrà mettere liberamente a frutto le sue attitudini, offrire la ricchezza e la qualità che sono nelle sue possibilità. E alla comunità sociale deriverà un danno. Tutti i valori economici derivano dalle capacità umane che si pongono al servizio degli interessi umani. Per prima cosa si devono esprimere liberamente gli interessi e i bisogni, in modo che si dia una base oggettiva all’economia. In un secondo tempo si potranno attivare le attitudini e le capacità per soddisfarli.

Così come alla pianta si offre un terreno ricco di humus, un elemento neutro che le consente di poter scegliere il nutrimento secondo il proprio bisogno, allo stesso modo si dovrebbe offrire ad ogni essere umano un analogo nutrimento.

Questo elemento neutro, che consente la libertà di scelta, è il denaro. Il possessore lo può spendere come vuole, soddisfacendo il suo bisogno liberamente. Il denaro che deriva dalla tassazione monetaria, dal deperimento monetario, corrisponde all’humus che si origina in natura da ciò che muore. Questo denaro deve essere equamente distribuito tra tutti i membri della comunità sociale, così come il contadino lo distribuisce sul terreno di tutta l’azienda. Tutti devono disporre di una base vitale per poter soddisfare i propri bisogni.

Reddito di cittadinanza

Le entrate fiscali si devono suddividere in modo da destinarne una parte all’istituzione di un reddito di base uguale per tutti, dalla nascita alla morte, e una parte aggiuntiva per i più deboli e bisognosi, che necessitano di più nutrimento e di più cure, come fa il contadino con le piante più esigenti. Volendo quantificare l’ammontare possibile di questo reddito, nell’attuale situazione italiana, si può fare affidamento su un gettito fiscale annuo di 640 miliardi di euro (8% di circa 8.000 miliardi di massa monetaria circolante). Se per ipotesi si fissasse il reddito base in 400 € mensili, 4.800 € annuali, moltiplicandolo per i 60 milioni di cittadini si arriva a circa 290 miliardi di euro. I restanti 350 miliardi sarebbero disponibili per i servizi pubblici, per la sicurezza, la giustizia e la tutela dei più bisognosi. E’ da notare che i 350 miliardi, col dimezzamento dei prezzi dovuto alla detassazione dell’economia, valgono in potere d’acquisto come gli attuali 700. Quindi superano le attuali entrate fiscali. Anche i 400 € mensili del reddito base valgono 800 degli attuali.

Estinzione del debito

Una volta riscossa la tassa monetaria annuale di 640 miliardi, anche i restanti 7.360 miliardi di euro circolanti raddoppiano di valore. Si può così disporre di denaro abbondante col quale estinguere rapidamente il debito pubblico, oggi in continuo aumento, che ammonta a oltre 2.000 miliardi e ci costa circa 80 miliardi annui di interessi. Il bilancio dello Stato, con la riforma proposta, si volgerebbe rapidamente in attivo. Per fare solo un esempio, erogando il reddito base sarebbero subito risparmiati i quasi 100 miliardi annui per gli ammortizzatori sociali che oggi si versano a causa della disoccupazione. Sarebbero anche eliminate tutte le spese per l’enorme macchina burocratica di riscossione delle tasse, non più necessaria con la moneta elettronica e le procedure informatiche. Altre grandi possibilità di risparmio nel campo della giustizia, delle carceri, della lotta al crimine, si offrirebbero grazie alla tutela sociale garantita dal reddito di cittadinanza. Le osservazioni in merito sono lasciate al lettore.

Ripresa dell’economia

Oggi si produce in eccesso perché si lavora per il proprio reddito e non per soddisfare i bisogni. Con l’enorme tassazione sulle imprese e la contrazione del potere d’acquisto dovuta all’inflazione, che costringe i produttori a contenere i prezzi, i margini di utile d’impresa si riducono sempre più. Quindi, per ottenere un reddito sufficiente, i lavoratori sono costretti ad aumentare la quantità della produzione. Ma è un tentativo destinato a fallire, poiché questo eccesso di produzione non può essere venduto. La produzione eccede i bisogni reali e il potere d’acquisto è stato distrutto dalla tassazione.

Nel momento in cui tutti i cittadini disporranno di un humus sociale, del reddito base, con questo denaro potranno decidere cosa acquistare, secondo i propri interessi. Le scelte dei consumatori daranno una solida base alle produzioni economiche. Non sarà più la necessità del reddito per la sopravvivenza a determinare le produzioni, ma si produrrà per rispondere alle libere scelte d’acquisto, rese possibili dal reddito di base incondizionato. Con ciò la produzione si lega ai bisogni reali. Non si produrrà più in eccesso poiché ciò che non sarà venduto costituirà una perdita. Le entrate ottenute dalla vendita saranno totalmente detassate, salvo il piccolo tasso di deperimento monetario per la formazione dell’humus sociale, e potranno essere interamente spese, prestate o donate generando nuova produzione di ricchezza. Con ciò si realizzerà la decrescita tanto auspicata. Essa avverrà perché si toglieranno di mezzo i bisogni indotti, le produzioni dovute al bisogno del reddito per la sussistenza. I lavoratori potranno scegliere il campo in cui mettere a frutto le loro attitudini individuali, una volta liberati dal ricatto del bisogno. Saranno messi nelle condizioni di offrire le proprie prestazioni a vantaggio della comunità. Nella produzione potranno da un lato esprimere i propri talenti, ma dall’altro dovranno tener conto degli interessi dei consumatori. Solo così la produzione andrà a buon fine, potrà essere venduta e dare un utile. Saranno anche ridotte drasticamente le produzioni dannose per la salute e l’ambiente, perché non troveranno più lavoratori disponibili.

Il libero incontro degli interessi e delle capacità determinerà il loro reciproco fecondarsi. Il produttore si porrà al servizio degli interessi di chi richiede le sue prestazioni. Ma egli, con la sua liberata creatività, potrà offrire prodotti di qualità superiore, che educheranno gli stessi bisogni ed eleveranno la percezione e la richiesta di qualità da parte dei consumatori.

Risposte ad obiezioni

Al reddito di cittadinanza vengono mosse alcune obiezioni. Di queste, la principale si fonda sulla convinzione che erogando questo reddito si otterrebbe l’effetto di disincentivare il lavoro. Ci limiteremo a rispondere a questa unica obiezione, essendo tutte le altre delle variazioni di questa. Già da quello che è stato esposto si possono trarre le risposte. Se si considerano adeguatamente con la ragione tutte le conseguenze che derivano dalla divisione del lavoro e dalla circolazione monetaria ad essa collegata, si vedrà che i dubbi in merito al possibile effetto negativo del reddito di base vengono a cadere uno dopo l’altro.

Il denaro del reddito base non può essere mangiato, dev’essere speso. Di conseguenza qualcuno deve ben lavorare per produrre ciò che viene richiesto. Nell’ipotesi che, non essendo obbligati dal bisogno, siano pochi quelli che lavorano, le merci diverranno scarse. Esse aumenteranno di prezzo e il reddito base non basterà a soddisfare i bisogni. Quindi si dovranno necessariamente aumentare le produzioni. Ma per ottenere ciò non sarà necessario costringere la gente. Si potrà fare tranquillamente affidamento sull’egoistico desiderio di guadagno e di profitto, presente in molti e tanto criticato al giorno d’oggi come causa dei mali sociali. Essendo i prezzi aumentati per la scarsità della produzione ed essendo le entrate economiche interamente detassate e le produzioni liberalizzate, ci si potrà arricchire molto lavorando, se pochi lo faranno. Ognuno potrà decidere liberamente se accontentarsi della sussistenza garantita dal reddito base o se lavorare per aumentare il suo benessere. Nessuno glielo potrà impedire. Ci si potrà arricchire molto, impiegando le proprie capacità al servizio dei bisogni altrui. La propria ricchezza andrà sempre in accordo con quella altrui.

Non si vede comunque come non si possa avere voglia di lavorare, nel momento che si è liberi di scegliere il proprio lavoro e si può intascare interamente il guadagno ottenuto. Il fatto che oggi pochi abbiano voglia di lavorare non dipende essenzialmente dalla pigrizia insita nella natura umana, ma dal fatto che si è spesso costretti dal bisogno a fare lavori che liberamente non si sceglierebbero. E inoltre il frutto del nostro lavoro ci viene sottratto ingiustamente dalle tasse. E’ necessario superare il giudizio di condanna nei confronti del profitto in quanto tale. La possibilità di guadagnare molto consente anche di spendere molto e di far arricchire tutti. Con la tassazione monetaria ci si potrà arricchire solo lavorando. Solo così il profitto del singolo andrà a beneficio di tutti.

Oggi sono in molti coloro che condannano il desiderio del profitto e sono anche molti coloro che sostengono che la gente non ha voglia di lavorare, e che perciò sono contrari al reddito di cittadinanza. Chi esprime questi giudizi sul prossimo considera quasi sempre se stesso come un’eccezione.

Ebbene, una volta istituito il reddito di base, tutti costoro potranno lavorare gratis, dato che i loro bisogni saranno già soddisfatti ed essi non mirano al profitto. Così eserciteranno una concorrenza verso quelli che vogliono lavorare per il profitto, che saranno costretti a ridurre i prezzi dei loro prodotti per la legge di mercato. Poi, quando tutti lavoreranno liberamente e gratis, si potrà fare a meno anche del denaro. Quindi con questa riforma viene offerta a loro una grande possibilità! C’è anche chi afferma che i sostenitori del reddito base sono fondamentalmente dei pigri, che sperano di poter un giorno smettere definitivamente di lavorare. A costoro si può rispondere che devono superare la pigrizia del pensiero, se vogliono comprendere tutte le dinamiche dell’organismo sociale che sono esposte ad esempio in questo scritto, redatto da un pigro sostenitore del reddito di base.

E’ necessario riconoscere oggettivamente gli impulsi della natura umana a partire dalla conoscenza di sé. Solo così si potranno superare i pregiudizi infondati e vedere se stessi negli altri. Per far ciò è necessario l’umorismo, che viene sempre in soccorso quando si sia giunti anche alla massima serietà e veracità con se stessi.

Necessità, libertà, possibilità

La vita umana si svolge tra opposti. Se si comprende il significato degli opposti, si può trovare nel mezzo l’equilibrio, che è il fondamento della salute individuale e sociale. La necessità ce la troviamo di fronte in tutto ciò che apparentemente è dato senza la nostra volontà. La sorgente di ogni necessità nell’esistenza è la morte, alla cui ferrea legge nessuno può sfuggire. Di fronte ad essa siamo realmente tutti uguali.

Per realizzare la giustizia nella vita sociale, è necessario che il denaro sia governato dalla giusta legge della morte, come tutto ciò che è oggetto dell’economia reale. Questo si ottiene con la tassa che lo fa deperire. Allora esso riacquista il suo pieno valore e risorge a vita nuova. Se non si adeguerà a questa giusta legge, andrà inesorabilmente incontro non alla vita, ma alla propria distruzione.

La fiscalità monetaria consente di ancorare alla necessità il denaro. Questa è la prima colonna della vita sociale.

La seconda colonna è costituita dal reddito di cittadinanza, che consente la libertà, libertà di manifestare i propri interessi e di esercitare i propri talenti. Su queste due colonne poggia tutto l’arco delle possibilità, lo spazio dell’iniziativa umana di cui si sostanzia l’intera vita sociale.

Fiducia

La presente situazione ci pone di fronte a delle necessità urgenti.
Solo la libertà di pensiero ci può consentire di vedere le azioni che la vita oggi ci richiede.
Da questa comprensione nascerà la fiducia che un nuovo inizio è possibile.

Seminario con Stefano Freddo

Società Antroposofica

Sede di Roma

Via Aurelio Saliceti, 7

 

Siamo tutti economisti e non lo sappiamo

Conversazioni sull’economia fraterna

 

Seminario con Stefano Freddo

Roma, 5-6 Maggio 2018

(h. sabato: 10,00-13,30; 14,30-18,00; domenica: 10,00-13,30)

                        

Cenacolo – Woloshina

Quanti sono gli economisti nel mondo? E come mai, con tutto l’impegno che viene profuso nelle analisi e nella ricerca, non si è trovato un rimedio alla crisi mondiale? Questo non è più il tempo degli specialisti, di coloro che pensano governando gli altri che fanno. Ogni essere umano maggiorenne ha a che fare quotidianamente con l’economia. Se vogliamo uscire insieme dalla crisi che sta minacciando il futuro della civiltà umana, è necessario superare la passività e prendere in mano la propria capacità di osservazione pensante, divenendo protagonisti del cambiamento. Attraverso il metodo della conversazione aperta, si potrà scoprire che i problemi hanno cause diverse da quelle che pensiamo e soluzioni più semplici di quanto si possa immaginare.

 

Stefano Freddo, 57 anni, vive a Verona. Incontra l’Antroposofia e l’Agricoltura Biodinamica nel 1986. Da circa 20 anni ha focalizzato la propria ricerca sull’economia e la questione sociale. Autore di scritti e di una pubblicazione, tiene conferenza e seminari in varie città d’Italia.

 

Per info e prenotazioni: 3392322906 luigiarbia@hotmail.com ; 3383810252 umbra.p@gmail.com

Non è previsto il pagamento di una quota, ma sarà gradito un contributo libero

per le spese di viaggio del relatore e per la Sede