La forma del suono

 

Scritto da Claudio Gregorat

 

   disegno di Claudio Gregorat

Una condizione ignota, insospettabile del suono, per la nostra così limitata concezione di esso, è quella di formare involucri nell’aria, con le sue vibrazioni. In questi involucri si inseriscono poi  esseri elementari  corrispondenti alla natura del suono, allo strumento ed al suo timbro. Così come anche alle  intenzioni  di chi lo produce. Difatti si può eseguire musica con diverse intenzioni: per fare dell’arte, per fare denaro, esporsi con vanità, quindi per se stessi, con presunzione, con modestia ed anche con religiosità, come se fosse un servizio divino, quindi per gli altri,  essendo, da sempre,  il musicista un  tramite  col mondo celeste.

Tutto questo influisce sulla qualità del suono e quindi sulla sua forma nell’aria. Forse è un po’ difficile immaginare, farsi delle rappresentazioni  su questo. Purtuttavia possiamo tentare con un esempio.

 

Proviamo ad emettere, forte e lungo, il suono vocalico: O, O, O, O..O Ripetiamolo più volte. Poi di nuovo col suono i..i..i..i..i…, ripetendo. Senza alcun dubbio percepiremo nell’aria una diversa qualità di movimento. L’aria viene formata diversamente: assume proprio forme, circonvoluzioni diverse.

Proviamo ora con un suono consonantico: R…R…R…R…R…R. pIù volte. e poi:  T, T, T, T, T,  – SC..SC..SC…SC..SC.,  – L ..L ..L ..L ..L . Nessuno può incontrare ostacoli nel percepire che l’aria viene mossa in modi diversi e dunque viene  formata diversamente per ogni suono.

Veniamo ora al suono musicale: udiamo il suono di un violino… poi di una tromba… un timpano rimbomba ritmicamente… subentra un flauto… una campana, ecc.. Anche qui percepiremo – potremmo anche dire  vedremo – l’aria assumere  forme e movimenti sempre diversi. Ora, queste forme non sono inerti -anche se sono, a tutta prima  involucri vuoti –  ma sono piene di vita e possono permanere nello spazio a lungo – per tutta la durata del suono e un poco oltre- creando la particolare  atmosfera  del luogo.

Se l’aria non venisse  vitalizzata da enti metafisici come gli  esseri elementari, se fosse proprio un  nulla  composto di ossigeno, idrogeno ed altri gas, questo “nulla” non potrebbe mai  formare un’atmosfera: la quale ha una  connotazione animica-spirituale   particolare e riconoscibile. Cioè:  se il suono fosse solo vibrazione   come pretende il fisico, non appena terminata, non dovrebbe rimanere proprio nulla.  E che la cosa  NON  sia così, lo si percepisce in modo evidente nelle sale da concerto, nelle chiese , nelle biblioteche, ecc.

Oppure, ad esempio, alla fine di un brano: terminato l’ultimo suono, se si tiene desta una certa attenzione -non con l’orecchio, poiché i suoni sensibili sono cessati, ma con l’anima –  si può percepire ancora nell’aria un’intensissima presenza spirituale,  che è la  somma degli esseri evocati dal suono.

 

 

Ora è abbastanza chiaro che il suono è solo un’ occasione, per certi esseri sovrasensibili, di entrare in contatto con la terra e con l’uomo: senza di essa   forma -involucro aereo-  difficilmente potrebbero attuarlo. Così il suono assurge ad ente non solo fisico, ma sommamente  metafisico, in grado da servire da tramite per l’ingresso nella terra di svariate entità spirituali..

L’uomo ha così raggiunto un potere, una libertà, una influenza incredibile: poiché dipende soltanto da lui evocare, rendere presenti, chiamare   attorno  a sé  Angeli o Demoni: dipende da lui, anche se queste evocazioni  sono, per ora , solo istintive,  inconsce.

Parlando in termini concreti, Chi   percepiamo a noi d’attorno, evocati dai suoni di un “Madrigale“, o dal “Combattimento di Tancredi e Clorinda“, dai “Vespri della Beata Vergine” di Monteverdi. Chi dai suoni di un “Corale” per organo, o della “Messa in si min” di Bach. Quali ancora ai suoni della “Messa da Requiem“, delle “Nozze di figaro” di Mozart, dalla “VI sinfonia” di Beethoven, dalla “Sinfonia fantastica” di Berlioz, giusto per citarne alcuni? E Chi abbiamo a noi abbiamo a noi dinanzi ai suoni di una sinfonia di Bruckner o del “Parsifal” di Wagner? Parliamo di opere note a tutti e quindi facilmente identificabili.

 

 

 Chi crea queste forme?

Cerchiamo ora di cogliere gli esseri che si presentano ai suoni di un “Pierrot lunaire” o di una “Erwartung” di Schoenberg, di una “Sinfonia op.21” di Webern, di un qualsiasi brano di Stockhausen o di Boulez. E chi ancora -e qui la differenza è proprio abissale-  e cosa accade dinanzi ai sibili e boati di un brano elettronico di un autore qualunque: poniamo di Nono, Stockhausen o del “Poème electronique” di Varèse.

Facciamo ora un grosso salto di qualità ed entriamo in una discoteca. Chi incontriamo dietro la maschera assordante dei suoni? Non ci vuole molto ad accorgersi di essere calati un una specie di Sabbath orgiastico faustiano: ci sono le streghe, il gatto mammone, Mephisto: non li vedete?

Vediamo delle giovani figure muoversi e dimenarsi in modo frenetico, automatico, antiestetico, con movimenti, diremo “scimmieschi” se paragonati alla vera danza. Non è l’anima umana che si muove entro quei corpi, quei movimenti: lo si percepisce benissimo, soprattutto se quelle giovani figure fanno uso di alcool o di droghe. L’anima umana non ha affatto bisogno di tutto questo, anzi le è del tutto estraneo questo mondo. Quindi chi si inebria a quei suoni martellanti e potenti, dove predomina un ritmo  meccanico  inflessibile ed  oltremodo esaltato nel volume, che lega, lega, e lega sempre più alla terra.? Chi esulta in frenesia in tutto questo scatenarsi di suoni? Rimandiamo la risposta al nostro studio “Conoscere il Doppio” .

 

Veniamo ora ad un altro argomento parallelo, che, a tutta prima, si presenta piuttosto enigmatico. Alla fine del libro “I segreti della soglia” di Rudolf Steiner, vi sono alcune parole come introduzione all’euritmia. Si svolge una sorta di dialogo fra Capesio e Felicita – personaggi dei Drammi-Mistero – durante il quale Capesio si dichiara impotente a comprendere le parole di Felicita, la quale gli dice:

“Se lei mi ascoltasse davvero, come si deve, il suo corpo eterico danzerebbe, mentre ora non danza affatto”

Capesio ribatte che gli sembra improbabile che gli <esseri di fiaba> dei racconti di Felicita <parlino la loro lingua> -di Felicita e di Capesio-  e così attraverso il racconto  poter comprendere quanto intendono dire (nel caso specifico, parlino tedesco come loro due).

Felicita risponde che sarebbe assurdo. Le Entità spirituali non parlano lingue umane, ma  <si muovono, fanno dei movimenti, danzano>. Tale <danza>  assume ovviamente delle <forme> che sono simili alle <forme del linguaggio> che Felicita poi traduce appunto in parole. Tali parole, composte da vocali e consonanti,  producono,  creano nell’aria delle <forme> entro le quali,  si  muovono, danzano -per  dire figuratamente– gli esseri fiabeschi o esseri superiori.

Ora, se Capesio potesse uscire dal suo intellettualismo ed ascoltasse col cuore, come dice Felicita, potrebbe comprendere le sue parole: ma allora il suo corpo eterico danzerebbe>. Vale a dire imiterebbe –col suo corpo eterico- i  movimenti eterici dell’aria sostanziati dai suoni del linguaggio, che, in fondo, sono movimenti di esseri elementari oggetto delle fiabe di Felicita.

Le parole producono simili movimenti nel creare forme.

      

Ora l’euritmia sorge per il fatto di <tradurre in movimenti corporei, i movimenti e le forme che creano nell’aria i suoni del linguaggio –o anche della musica.

L’euritmia -in concreto – presenta visibilmente dinanzi allo sguardo sensibile, i  movimenti e forme che i corpi eterici –sia di chi fa euritmia come di chi guarda – compiono coinvolti da suoni del linguaggio o della musica.

Questo sarebbe il senso delle parole di Steiner nel presentare l’Euritmia.

Creare forme

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I lavori presenti in questa pagina sono di C. E. anni 91. Si tratta di un vassoio, gli altri sono splendidi segnalibri.

Rudolf Steiner, a proposito del creare forme, dice che anche se tutto ciò che costruiamo un giorno andrà distrutto e sparirà, l’importante è che le cose abbiano assunto quella


                                                          -forma-


che NOI abbiamo impresso loro quella forma.

Buon lavoro, dunque, a tutti i costruttori di forme, sia fisiche, sia spirituali!

 

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Come natura crea

Un delicato merletto a sei punte  all’interno dell’ultimo pomodoro della stagione 2017. Al di là di tutti i discorsi in ambito esoterico ma anche  scientifico che questa immagine genera, sempre resta lo stupore di fronte a tutto ciò che è nascosto dalla Divinità all’interno di ciò che è materia e che solo  il taglio deliberato di un coltello riesce a mostrare.

Luigina Marchese