Là dove Italia nacque-Abruzzo terra dei diritti-

Saggio breve di Luigina Antonietta Marchese

                    

 Nota necessaria: in un blog che tratta di antroposofia, potrebbe sembrare fuori luogo il presente saggio, ma in fondo non è così. Pubblico questo scritto per sottolineare la necessità di essere sempre pronti a mutare le proprie opinioni e tentare sempre di scoprire sotto la storia, l’altra storia, quella che spesso ci viene occultata.

(Il saggio è stato pubblicato sui Quaderni di Corus Café, Ed. Terre Sommerse, Roma)

 

 

Valle Peligna. Quest’ampio spazio dell’Abruzzo interno, ricco di arte, di storia, di tradizioni, è stretto nell’abbraccio d’imponenti catene montuose. Ferdinando Gregorovius (1) affermò: “Com’è incomparabilmente grande qui la Natura! Ugualmente grandi sono le vestigia della Storia”. Eppure tale grandezza è stata per lungo tempo taciuta. Gli accadimenti storici, come da definizione dello stesso Rudolf Steiner, sono sovente una fable convenue. In un mio precedente articolo (Fenix n. 2 e n. 3) mostravo la necessità che la Storia vada ridefinita, se non altro conosciuta nella sua diversa visione. Le vicende che mi accingo a narrare sono un esempio eclatante di quanto affermato. Se a un qualsiasi studente fosse chiesto il nome delle città capitali d’Italia, sicuramente, dopo Roma, potrebbe citare Firenze o Torino. Nessuno, escluso un manipolo di scolari, sarebbe in grado di sostenere che la prima capitale d’Italia fu un minuscolo borgo della Conca Peligna, incastonato come un gioiello su di un dirupo scosceso: Corfinio.

Per la sua centralità rispetto ai principali paesi abruzzesi (posizione strategica sulla Via Valeria, prosecuzione della Via Tiburtina), per l’inaccessibilità del luogo, oltre che per il carattere fiero e indomito dei suoi abitanti, Corfinio, già metropoli circondata da mura alte e robuste, città insigne e grande, fu scelta, nel 91 a. C. come capitale degli Italici. Qui si svolse il giuramento della Lega Italica, cioè di tutti quei popoli che insorsero contro Roma nella Guerra Sociale.

La Treccani così recita: Corfinio. Comune della provincia di L’Aquila. È l’antica Corphinium, importante città dei Peligni. Durante la guerra sociale (90-89 a.C.) gli alleati contro Roma la elessero capitale con il nome Italica.

Dipaniamo i fatti dall’inizio. La Valle Peligna è incisa da fiumi che hanno scavato solchi appariscenti su quello che fu anticamente il fondo di un lago. Circa diecimila anni orsono, in un periodo coincidente con l’inabissamento di Atlantide, un immane cataclisma, forse provocato da un’eruzione vulcanica, ruppe la montagna verso nord. Le acque del lago defluirono verso la Val Pescara, lasciando per lungo tempo un terreno fangoso. Se questa è l’origine geomorfologica della valle, risulta attendibile l’ipotesi che fa derivare il nome Peligni dalla voce greca peline (fangoso).

Il clima mite e il terreno fertile richiamarono fin dalla preistoria i primi abitanti, come testimoniano gli oggetti rinvenuti presso la città di Popoli.

Genti italiche

Prima dell’unificazione del territorio italiano, la nostra penisola era abitata da popoli differenti per lingua, usi e costumi. L’origine di tali genti esula dal fine di questo scritto, poiché occorrerebbe mettere in discussione se vi fu un’invasione ariana da cui conseguirono ingenti migrazioni.

Sulla base di studi autorevoli (G. Kossinna, P. Thieme, J. Haudry) non condivido tale ipotesi. Ferma restando la necessità della ricerca di nuovi territori dopo il totale sprofondamento di Atlantide (8.000 a. C. circa), ritengo che le migrazioni debbano essere fatte risalire a fenomeni di ordine sociale, culturale e religioso. Si confronti in particolare il saggio di J. G. Bennett, Maestri di saggezza (Ed. Mediterranee) ma anche gli studi (seppur contestati) del filologo pugliese Giovanni Semerano, secondo il quale le lingue indo-europee (mai documentate ma solo ricostruite dagli studiosi) provengono dall’accadico e dal sumero. L’Accadia, secondo Semerano, sarebbe quindi la patria degli Italici. Dalla metà del terzo millennio a. C. numerose popolazioni si stabilirono, dunque, nella parte centro-meridionale della penisola, spingendosi fino alla Sicilia: Latini, Osci, Umbri, Etruschi. La necessità di garantirsi la sopravvivenza originò la pratica rituale del Ver Sacrum (Primavera Sacra), esodo forzato verso nuovi territori. Fu, probabilmente, in tal modo che da queste popolazioni si staccarono nuovi nuclei, fra i quali i Marsi (intorno al lago del Fucino, oggi Avezzano), i Volsci, i Piceni, gli Aequi, i Vestini, i Peligni (nel territorio attraversato dal medio corso dell’Aterno).

I Peligni

Fra le diverse popolazioni italiche vi erano naturalmente differenze linguistiche; dialetti oschi, ad esempio, erano parlati da Frentani, Irpini, Apuli, Campani, Lucani, Brutii; mentre Sabini, Vestini, Marrucini, Peligni, Marsi parlavano dialetti sabellici che presentavano caratteri attinti sia dall’umbro, sia dall’osco.
Nel risistemare il diverso materiale per la stesura di quest’articolo, mi ha catturato la seguente affermazione: “Alle diversità linguistiche facevano riscontro atteggiamenti politici diversi: le popolazioni sabelliche nutrivano una profonda aspirazione all’unione politico-sociale con le altre entità etnico-linguistiche; invece in quelle osche era fortemente radicata l’inclinazione all’indipendenza e al separatismo”. E’ come dire che in ogni nome, sia esso individuale o di popolo, è racchiuso il suo stesso essere, la sua individualità. Non nomina nuda tenemus ma nomi ricchi di essenza. Nell’animo dei Peligni, genti sabelliche (sabine), come ci ricorda Ovidio, viveva un anelito alla diffusione degli stessi diritti, un forte senso di condivisione, ma altresì un desiderio d’indipendenza. La costituzione politica dei popoli peligni era, in effetti, ispirata alla libertà. Plinio parla di Pelignorum Corfinienses, Superaequani et Sulmonenses.

Il territorio della Valle Peligna era, pertanto, suddiviso in tre ambiti, dominati dalle tre città di Corphinium, Superaequum e Sulmo. Ogni contado viveva separato dall’altro nel proprio sistema socio-economico, ognuno governato da un capo scelto direttamente dalla popolazione. Tutti gli studiosi descrivono i Peligni quale popolo distinto e conservante la sua nazionalità separata. Un popolo libero ma fiero, pronto a lottare affinché quella libertà fosse dominio di tutti. Le prime notizie storiche sui Peligni risalgono al 343 a. C. ma vi sono indicazioni di date precedenti. Essi furono alleati dei Romani nelle tre guerre puniche, nella battaglia di Zama (202 a.C.) e in quella di Pidna (168 a. C.). Strabone riassume così il ruolo storico degli Italici:

Questi popoli sono piccoli ma valorosissimi e spesso mostrarono questo loro valore ai Romani, dapprima quando guerreggiarono contro di loro, in un secondo momento quando combatterono al loro fianco, in un terzo tempo quando intrapresero la guerra chiamata Marsica“.

Cioè la Guerra Sociale.

Le rivendicazioni dei socii italici

 

..che l’amore per la libertà spinse a una giusta guerra (Ovidio)

Roma era divenuta padrona dell’Italia centro-meridionale, le cui popolazioni iniziarono ad assumere lingua, cultura e organizzazione politico-economica, oltre che militare, della vincitrice. Sul finire del II sec. a. C. nacque negli Italici l’aspirazione alla piena cittadinanza e alcuni politici romani la favorirono, forse non nel nome di ideali democratici, quanto temendo che la povertà e la contrazione demografica della classe contadina finissero col privare Roma dell’apporto di valenti soldati.

Essere cittadini voleva dire essere liberi, avere diritto al voto, agli onori, amministrare un patrimonio, essere padroni della propria casa. Il concetto di cittadinanza incarnava dunque un ideale umano oltre che giuridico. Quando la Roma precristiana aveva iniziato la sua ascesa, assoggettando gran parte dei popoli della penisola, si era limitata a concedere a taluni la cittadinanza latina o, secondo criteri legati al censo, quella romana, pensando in tal modo di mantenere il controllo in base al principio del “divide et impera“. Già dal tempo dei Gracchi si avanzavano proposte d’estensione dei diritti ad altri popoli italici federati, ma senza successo. La speranza era che a Roma prevalesse il partito di chi voleva concedere la cittadinanza. Nel 91 a.C. il tribuno Marco Livio Druso, vincendo le opposizioni, riuscì a far ottenere agli Italici tale beneficio. Purtroppo, assassinato Druso, il tribuno Quinto Varo fece abrogare la legge, scatenando il malcontento delle popolazioni. Un tentativo di accordo tra le parti fallì a causa di una rivolta scoppiata ad Asculum, dove furono uccisi  tutti i cittadini  romani presenti nella città.

Spinti dalla solidarietà e dal senso di uguaglianza, chiedendo la soppressione dei debiti, l’estensione dei diritti di proprietà, denunciando i privilegi economici e politici della nobiltà, gli Italici decisero di rompere gli indugi e di battersi. Gli insorti si riunirono in un’assemblea per discutere su come reagire alle prepotenze di Roma. Vi parteciparono Marsi, Peligni, Marrucini, Piceni, Sanniti, Apuli, Bruzii, Campani, Frentani, Irpini, Lucani, Opici, Oschi, Piceni, Sabelli, Sabini, Salentini… Fu stipulato il patto sociale e venne istituito un primo nucleo di Stato Italiano con una struttura politica simile a quella di Roma. Furono eletti due consoli, il marso Popedio Silone e il sannita Papio Mutilo, dodici pretori, nonché un Senato di 500 membri.

Fu nominata capitale Corphinium, cui fu imposto l’appellativo di Italica. Gli Italici, in verità, non furono gli inventori del nome, bensì della sua accezione politica. Il significato di questo termine così prestigioso si è perso, infatti, nel tempo. Un’ipotesi sostiene che il termine derivi dal latino vitulus (vitello), un’altra da un principe di nome Italo. Secondo il già citato Semerano, invece, il nome Italia può avere origine mesopotamica e significherebbe terra del tramonto.

Quale sia l’origine corretta, oggi difficilmente verificabile, per la prima volta questa parola, assumendo significato e corpo politico, venne acclamata proprio in Abruzzo, a Corphinium, centro propulsore della Guerra Sociale contro Roma. Nacquero così, in terra peligna, il concetto politico-sociale di Italia e quello di cultura italica, come rappresentazione del desiderio dei popoli di vivere in una società civilmente paritetica.

Corfinio fu dotata di strutture analoghe a quelle romane, quali la Curia, sede del Senato Italico, e il Foro, dove si svolgevano le manifestazioni politiche, giudiziarie e commerciali.

Si coniarono monete d’argento. La più rappresentativa fu quella che si contrapponeva al denarius romano;  recava, nel diritto, una testa femminile coronata d’alloro, con la scritta ITALIA e, nel rovescio, otto guerrieri, schierati in due righe con le spade rivolte verso il basso, nell’atto di giurare fedeltà alla Lega Italica; al centro un nono uomo nell’atto di raccogliere e sancire il giuramento. Con tali monete. la Lega causò la svalutazione di due terzi del denarius romano.

La guerra

..quando Roma angosciata temette le schiere confederate (Ovidio)

La guerra, dichiarata dai Marsi al principio dell’autunno del 91 a. C. e iniziata sul campo nella primavera successiva, divampò con fasi alterne, specialmente in Abruzzo e in Campania; molti gli scontri, migliaia i caduti da ambo le parti. A guidare i valorosi popoli italici, legati fra loro da un desiderio  comune, fu Quinto Popedio Silone, amico di Druso e valoroso condottiero marso. Lo scontro fece registrare la prevalenza delle armi italiche e condusse Roma ad un passo dalla sconfitta, precipitandola nel lutto, nella paura e nella crisi economica. Oltre trecentomila i morti.

Dopo il primo anno di combattimenti l’esercito romano riprese fiducia grazie al carisma e all’intelligenza tattica di Caio Mario e, in seguito, di Lucio Cornelio Silla. Due leggi accordarono i diritti di cittadinanza ai popoli italici rimasti neutrali (Legge Giulia, 90 a. C. e Legge Plautia Papiria, 89-88 a.C.), estendendoli a tutti i singoli italici che si fossero ritirati dal conflitto. Nel 79 a. C. la dittatura del vincitore, Silla, spense definitivamente le ultime resistenze degli Italici, che, pur nella sconfitta, ottennero i diritti di uguaglianza politica e sociale che Roma si era ostinata a negare nel corso di mezzo secolo di lotte politiche. La durissima guerra restò a lungo nella memoria dei Romani, tanto da essere presa come punto di riferimento per le date. Fu rimossa poi dalla memoria collettiva, sì da essere oggi sconosciuta ai più. Se Silla non avesse sfaldato la compattezza della Confederazione degli Italici con la graduale concessione di quei benefici che avevano scatenato le ostilità, Roma difficilmente avrebbe conservato la supremazia sulla penisola.

Il sangue versato, le sofferenze patite da soldati e civili furono il prezzo pagato per ottenere l’integrazione delle popolazioni peninsulari, storico presupposto dell’odierna Italia “una, libera e indivisibile”. Corphinium e le città italiche divennero in seguito municipium romani (2). ll nome Corfinio, sostituito con quello di Pentima (3), ricomparve solo nel 1928.

..e la storia continua

Roma. Settembre 2010, Camera dei Deputati, Palazzo Montecitorio. E’ stato proiettato il documentario “Ove ITALIA nacque – Abruzzo terra dei Diritti”. Partendo da un progetto di Francesco Di Nisio, Presidente Nazionale AIDOSP (Associazione Italiana Dottori in Scienze Politiche), l’Associazione Corfinium onlus ha promosso la divulgazione dei valori e degli ideali italici, presupposti dell’identità nazionale. “E’ importante – ha dichiarato Di Nisio– che gli Italiani sappiano dove, come e quando è nata l’Italia socio-politica, ma è altresì importante sapere che la guerra sociale del 91 a.C., intrapresa dalla Lega italica contro l’Urbe, non fu una guerra di secessione, bensì d’inclusione sociale, per l’ottenimento della cittadinanza romana. In una visione più ampia, una guerra per la conquista dei diritti umani e delle pari dignità. Grazie alla sensibilità del Presidente Fini che ha patrocinato il documentario, questa importante storia sarà conosciuta da tutti gli italiani e dalle future generazioni”.
 -L’antico conio riprodotto e donato da Chiodi al Presidente Napolitano. Per i 150 anni dell’Unità d’Italia, l’antica moneta italica è stata riprodotta e donata da Gianni Chiodi al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi.

La moneta raffigura da un lato un volto femminile con la scritta Italia e dall’altro l’immagine del giuramento tra i guerrieri italici con le spade protese nell’imminenza del sacrificio di un porcellino, come da cerimoniale dell’epoca. In un’altra moneta, invece, la dextrarum iunctio, ovvero la stretta delle mani destre, a sancire l’epilogo di un patto basato sulla fedeltà dei combattenti italici.

Conclusioni

Le vicende fin qui narrate, sconosciute al grande pubblico, contengono, secondo Di Nisio, “elementi valoriali utili alle nuove generazioni per conoscere il momento in cui il termine ITALIA assume significato socio-politico, per comprendere le origini della “Nazione Italia”, per scoprire le motivazioni che hanno spinto popoli valorosi a difendere la loro libertà e a conquistare i diritti politici, civili e sociali, oggi conosciuti come Diritti Umani. Uomini che hanno configurato una primissima forma di governo parlamentare, lottando non per la conquista di territori, bensì per la difesa dei loro diritti, dando vita al concetto politico sociale di Italia e cultura italica”. Ed è proprio dalla rievocazione di questi eventi che dal 1989, la seconda domenica di agosto, si svolge il Corteo dei Popoli Italici, sfilata storico-folkloristica in cui personaggi in costume attraversano le vie del paese. Oggi Corfinio è un piccolo borgo situato in uno dei luoghi più incantevoli al mondo. Il già citato Ferdinando Gregorovius affermò: non vi è luogo più bello dell’altipiano di Corfinio, si potrebbero passare ore, giorni interi assorti nella sua contemplazione, dimenticando il piccolo mondo degli uomini. A testimonianza e vanto della grandezza dell’antica metropoli, sul pianoro, un’antica domus romana ci appare, ancora oggi, in tutto il suo fulgore.

Piana San Giacomo -Domus romana

Nello splendido Museo, invece, sono conservati pezzi di valore e di rara bellezza.

museo archeologico 01

L’essenza di questo borgo è però racchiusa nella lapide posta su uno dei murgini (da morge: pietre), antiche tombe sepolcrali. Nelle immediate vicinanze della cattedrale di San Pelino, lungo l’antica Via Valeria, svettano al cielo due maestosi ruderi di monumenti funerari, risalenti al II sec. d. C. In quello più alto è visibile la camera sepolcrale; sull’altro fu apposta, nel 1958, una lapide commemorativa dell’antica capitale della Lega Italica. “In questi luoghi sorgeva l’antica Corphinium, cuore della Terra Peligna, assurta a capitale dei Confederati nella Guerra Sociale del I secolo a. C. e ribattezzata Italia, sacro nome pienamente qui acclamato, auspicio all’unione di tutte le genti della penisola nella patria comune”. Corfinio: questo nome dovrebbe indicare ad ogni italiano l’origine ideale della Patria. Qui, anche dopo millenni, il senso della libertà si respira in ogni pietra e l’accoglienza del diverso è testimoniata da innumerevoli stranieri perfettamente integrati nel territorio. Il tempo non ha cancellato le tracce dell’antico valore, del mai sopito desiderio di uguaglianza, di appartenenza allo stesso popolo: la Razza Umana. E’ come dire che a Corphinium si fece la Storia, perché qui Italia nacque.

Murgini

Corfinio (Aq), Basilica Valvense, veduta laterale

Note

1) Ferdinand Gregorovius (Neidenburg, 1821, Monaco di Baviera, 1891) fu storico e medievista tedesco, originario della Prussia Orientale e famoso per i suoi studi sulla Roma medievale. È noto per i suoi Wanderjahre in Italien (Pellegrinaggi in Italia), resoconti dei suoi viaggi in Italia tra il 1856 e il 1877, in cui descrive località, curiosità e personaggi d’Italia.

2) Corfinio ricomparve agli onori della storia quando scoppiò la guerra civile fra Cesare e Pompeo e il borgo venne assediato.

3) Ritroviamo il nome Pentima in Tancredi da Pentima, noto architetto medioevale che fu l’artefice del complesso delle novantanove Cannelle a L’Aquila.

Le foto di Corfinio per gentile concessione di:

-Archivio fotografico dell’ Associazione Corfinium Onlus

-Soprintendenza per i Beni Archelogici Regione Abruzzo

-Associazione -Cuore dei confini-

Bibliografia

-F. Di Nisio, Corfinium, la città che inventò l’Italia, Ed. Qualevita.

-Letizia Brunetti, Corfinio, immagini di storia, cultura, ambiente, Edizioni Amaltea, Corfinio (L’Aq), 1999.

– Luigi Marcucci e Domenico Villante, Corfinio (opuscolo di cui mancano ulteriori dati).

-Domenico Venanzio Fucinese, La cattedrale basilica di Valva e Corfinio, Edizioni Tracce (Pe), 1995.

Archelogia viva, anno XI, n. 28, Giunti (Fi).

Corfinio, allegato al n. 40 Inverno 1997 di D’Abruzzo, da Menabò s.r.l. di Ortona (Ch).

-Pizzocchia, Di Giulio, Ciampa, Paolucci, Pallotta, Popoli terme, Edizioni Amaltea, Corfinio (L’Aq), 1999.

Sitografia

http://www.renatopatrignani.it/storia/guerra_sociale/i_popol_italici.pdf

http://www.concapeligna.it/Comuni/corfinio/storia/storiantica/popolilegaitalica/popoli_lega_italica.htm

http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/altro/Corfinium.html

http://www.iltempo.it/abruzzo/2011/03/17/1244341-moneta_corfinium_napolitano.shtml

http://cultura.regione.abruzzo.it/index.asp?modello=paesaggioArAQ&servizio=xList&stileDiv=monoLeft&template=intIndex&b=menuPaeA2681&tom=681

http://cortedelgaiosapere.forumcommunity.net/?t=44295032

http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_d’Italia#Etruschi_e_genti_italiche