Il significato della confessione

 

di Claudio Gregorat

     Per l’uomo occidentale individualizzato, capace di giudizio autonomo e libero, la “confessione” – quale sacramento – dopo le bufere socialiste, comuniste, fasciste ecc. non può entrare nel numero delle pratiche accettabili. L’espressione più comune suona: “perché mai devo andare a raccontare ad un altro le mie vicende private? Me le gestisco da solo”. E’ senza alcun dubbio un’affermazione abbastanza presuntuosa e orgogliosa, nella convinzione di essere una persona al di sopra di un possibile giudizio oggettivo sul suo operare. Questo da un lato. Dall’altro, opera senza dubbio l’impulso a svincolarsi dalla suggestione della chiesa cattolica e le sue forme di culto, che per troppi secoli hanno tenuto in pugno le anime umane. Difatti il confessore diventa presto il “direttore spirituale” il quale dirige, secondo le proprie convinzioni, i pensieri, sentimenti ed azioni del fedele. Questo dunque rimarrà sempre soggetto al suo direttore, così come il discepolo esoterico orientale rimane, per tutta la vita, soggetto al suo guru. Ma così l”anima di coscienza” non si forma. E difatti la chiesa è un ostacolo fortissimo al formarsi di questo necessario organo animico dell’uomo. Le pratiche di culto – fra le quali la confessione – sono difatti una diretta filiazione delle facoltà e necessità dell”anima intellettiva-affettiva”: ritorniamo indietro – o rimaniamo indietro – di secoli: il tempo interiore si è fermato.
E l’evoluzione dell’uomo?
Soprattutto oggi non è accettabile la connotazione “morale del peccato” – veniale o mortale – secondo un codice stabilito dalla chiesa stessa. Non è più un altro, chiunque esso sia, a decidere sull’interiorità di qualcuno, ma ogni uomo autocosciente lo può e dovrebbe farlo in prima persona, assumendone tutte le responsabilità del caso.  Il valore della confessione però non sta in questo, ma nel supremo sforzo di cancellare la propria egoità luciferica primordiale e, con la più grande umiltà e modestia, raccontare ad un altro la propria vita: non è cosa da poco. Una persona orgogliosa che vive nell’esaltazione del proprio Io psicologico, non accetterà mai una simile pratica. E invece si tratta proprio di questo: cancellare l’io empirico, psicologico e le sue innumeri passioni, per poter accedere all’Io superiore reale, rimettendosi nelle mani di un altro, in questo caso un sacerdote oppure una persona di estrema fiducia verso la quale si nutre vera devozione. Proprio per l’orgoglioso irriducibile, sarebbe la vera terapia equilibratrice.
Nel I° dramma-mistero “La porta dell’iniziazione” di Rudolf Steiner – III° quadro, si ponno incontrare le seguenti parole rivolte a Maria da Benedetto:
“Entro te, lo spirito  agisce in tutto ciò
che produce frutti nell’essere umano
per la sfera dell’eternità.
Esso perciò deve uccidere
molto di ciò che suole appartenere
        al regno di esistenza dentro il tempo.
Ma i suoi sacrifici di morte
Sono i germogli di immortalità.
Ciò che fiorisce dal morire inferiore
        Deve crescere alla vita più alta”

Negli ordini religiosi la confessione assumeva sempre questa connotazione, onde cancellare l’orgoglio, la superbia, la presunzione, la vanità, l’amor proprio e, con altre parole l’egoismo, per potersi accostare a Dio o, con termini moderni, al mondo dello spirito.
Nel Vangelo viene accennato a questa condizione con le parole:
“Poiché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; e chi perderà la propria vita, per causa mia, la troverà” : dove per “vita” si intende il proprio Io psicologico-empirico-abitudinario da perdere, per trovare l”Io superiore-reale” su di un piano superiore, alle parole “per causa mia”.’
La confessione ha un valore primario nella vita di un uomo. L’anima umana – ha detto qualcuno – è una specie di santuario, o, se vogliamo, una lunga galleria il cui fondo, buio, è inaccessibile e invisibile. Lungo le pareti, quadri appesi, che sono immagini di vicende attraversate; oppure armadi chiusi o sigillati, con dentro i cimeli, le “reliquie” di persone o fatti vissuti. Ora tutte queste forme sono mummificate entro l’anima e sono un grande impedimento per una vita sciolta, leggera e libera: determinano il presente come hanno determinato il passato prossimo e quello remoto. La reliquia, il cimelio, si sa, sono una superstizione, da cui sarebbe bene liberarsene, se si vuol vivere in armonia con se stessi e senza pesi occulti. Che questi abbiano un peso determinante, è del tutto evidente nelle forme patologiche. Quanti mai ingorghi animici insorgono per traumi psicologici vissuti in tempi precedenti. E’ necessario rimuoverli ed è quanto fa la psicologia ben intesa, sia nelle forme individuali che nelle terapie di gruppo: si tratta sempre di una “liberazione”.
Per l’individuo autonomo, l’armadio viene aperto, il cimelio estratto e guardato con piena coscienza, cosa importantissima: mentre prima sonnecchiava minaccioso nel subconscio. Il pericolo sta proprio in questo: il dormire dinanzi ai propri demoni interiori, siamo essi assopiti nel tempo, o  attivi e minacciosi.
Si potrebbe obiettare che una simile operazione è alla portata di tutti e che non è necessario “raccontarla” a qualcun altro. Certo, ma la connotazione morale per il superamento dell’orgoglio, vanità ecc. viene meno, mentre è il fattore più importante. E questa posizione – che è chiaramente frutto di orgoglio – è semplicemente illusoria, poiché l’uomo è sempre portato, anche nella massima serietà dell’indagine, a giustificare, scusare e vedere il lato più conveniente per sé, delle vicende in esame: dal subconscio emergono forze incontrollate, che non si riconoscono e determinano il giudizio totale. Quindi è veramente illusorio credere una cosa simile.
Che poi la situazione interiore presente – frutto del passato – consenta una revisione di esso ed un’azione diciamo equilibratrice nei suoi confronti, non elimina il fatto che “quella” vicenda c’è stata e vissuta in un “determinato modo”, che oggi, forse, si giudica immaturo.
Rudolf Steiner consiglia, per tacitare i propri demoni interiori, di tradurli in immagine pittorica o plastica e porli dinanzi a sé: quindi  “tirarli fuori”, “oggettivarli” in immagine. Questa operazione consente di prenderne coscienza e, con la  luce del pensare cosciente, metamorfosarli in immagini positive: trasformarli in potenze buone. Si tratta di operare con la “sostituzione di immagini”. A lungo andare, giorno dopo giorno, il processo opera nell’interiorità, liberando l’anima dalla presa nefasta dei demoni negativi.
I pensieri, sentimenti ed azioni degli uomini permangono incisi nella “Cronaca dell’Akasha” in ogni caso: e solo dopo la morte, con un atto di revisione a ritroso della propria vita, potranno essere svuotati gli armadi. Il che significa anche che si imposta la vita successiva proprio in relazione ai loro contenuti. Qui sulla terra, per la persona di buona volontà che voglia progredire moralmente e “abbassare le ali troppo tese” della propria egoità, è consentito solo alleggerirsi del peso delle mummie interiori e delle reliquie, ma non cancellarle: come l’assoluzione che il sacerdote conferisce, non cancella  la colpa.
Le reliquie dei santi e beati, si venerano: condizione assurdamente “materialistica” della chiesa. Venerare dei resti di ossa, di legno, di stoffa o altro ! Veramente assurda ! In ultima analisi si tratta proprio di “idolatria” !
Forse, è lecito chiedersi, colui che non vuole rinunciare alle sue reliquie, che non vuole aprire gli armadi con un superamento dell’orgoglio, per un’umiltà benedicente e mite, che però gli consente di guardare la “realtà” di se medesimo, non è forse parallela a quella del fedele che venera le sua reliquia ? L’orgoglio non nasconde, nei profondi recessi dell’anima, una tale venerazione, anche se – e soprattutto – non riconosciuta?
Vi è però una possibilità nuova: il confessore, chiamiamolo così, la persona di fiducia, non è lì per emettere un giudizio, tutt’altro, ma soltanto come “orecchio di un’anima” che ascolta con tutta la partecipazione e amore possibili, e che, in più “condivide” l’esperienza e “la porta” insieme a colui che la racconta. Solo in questo caso, il racconto, la “confessione”, ha un reale valore: cosa che non accade col confessore e tantomeno con lo psicologo.
A nessuno è consentito emettere un giudizio sulle vicende interiori di un altro. Posto poi che un tale giudizio abbia determinate connotazioni: che cioè sia valido dalla prospettiva logica, estetico-artistica e morale: a nessuno è consentito. Solo alle “Intelligenze celesti” lo sarà: ma sarà un giudizio di estrema oggettività, equità e giustizia, che un uomo non potrà mai raggiungere. L’iconografia cristiana presenta l’Arcangelo Michele – un’Intelligenza Celeste quindi – con in mano la bilancia con la quale “pesa” le anime.
L’interiorità di un altro può, in ogni caso, venire solo ascoltata, condivisa, sofferta o gioita “insieme”, con la massima partecipazione.
Il valore di una simile azione appare presto di altissimo livello morale e quindi quasi uto-
pistica: purtuttavia possibile per anime elette.
E’ il senso della confessione.
La persona moderna non vorrà ricorrere a questa, come per una sorta di pudore interiore. Però frequenta lo psicologo, al quale – come in sogno – racconta e rivela il contenuto degli armadi altrimenti chiusi. Ma lo psicologo non ha il valore morale e serietà di un sacerdote. Difatti egli è, di solito, scettico sulle questioni della psiche, alla quale crede come ad una sorta di “secrezione” del corpo. Ora, la seduta dallo psicologo non è forse una confessione?
Nei partiti comunisti era in voga l”autocritic” – come costrizione politica – che aveva valore di confessione, per quanto sicuramente falsata, in quanto senza alcuna sostanziale motivazione morale, ma solo di opportunismo  politico.
L’antica confessione potrebbe essere sostituita da altra pratica? Le mummie interiori possono, in qualche modo, venire incenerite e cancellate?
Lo possono solo per mezzo di un libero, estetico e morale riconoscimento di esse in piena coscienza e consapevolezza: sapendo, al contempo, che dovranno venire pareggiate in ogni caso. La luce della coscienza dell’Io getta così una luce sulle vicende interiori congelate nell’anima e che forse non si vogliono considerare perché passate e dimenticate. Ma lo possono solo se “oggettivate”; che senza un aiuto esterno è molto difficile raggiungere.
Sappiamo che tutto dovrebbe rimane nel ricordo legato all’Io, quindi ricordo eterno. Nell’Io deve permanere ogni esperienza vissuta. Il passato deve essere sempre presente, ma non fossilizzato o imbalsamato e che si esprime nei modi acquisiti e nelle abitudini.
Per concludere, si possono meditare le seguenti parole di Novalis tolte dal suo “Enrico di Hofterdingen”:
“…..I molti ricordi sono una compagnia piacevole e tanto più, in quanto è mutato l’occhio interiore con cui li osserviamo, e che ora, per la prima volta, ci rivela il loro vero nesso, il senso profondo del loro corso e il significato delle loro apparizioni Il sentimento delle proprie vicende umane si sviluppa solo tardi e meglio sotto la tranquilla influenza del ricordo che non sotto le violente impressioni del presente. I fatti più prossimi appaiono solo debolmente incatenati, in realtà in maniera tanto più portentosa, quanto simpatizzano coi più discosti. E unicamente quando si sia in grado di abbracciarne con lo sguardo una lunga serie e di non prendere tutto alla lettera (……..) si rivela il segreto legame che unisca il passato al futuro e si impara a far la storia con la speranza e col ricordo. Tuttavia, solo a quegli cui tutto il passato è ancora presente, può venir fatto di scoprire la semplice regola della storia……….”
Questa citazione è intesa nel senso che i ricordi devono permanere nell’IO per il proprio futuro cosmico. Ma liberi e trasparenti, senza connotazioni sentimentali e men che meno passionali: trasformati, quintessenziati, resi “pura spiritualità” che così l’IO potrà portare con sé per l’eternità.
E presenti come le gocce di diamante della fulgida corona che l’anima libera ed eletta porta in capo.

Sintomi del tempo presente

 

di Claudio Gregorat

L’umanità è da tempo – ma soprattutto in quest’ultimo secolo – travagliata dall’angoscia.   Si intende l’angoscia in senso lato, comprendente svariati aspetti di un’esperienza dell’anima umana. Agli inizi di questo secolo poi, l’esperienza dell’angoscia si è resa evidente in modo lacerante, ed esempio nel campo dell’arte, come indice di una generale situazione di crisi dell’anima umana. Basti pensare all”Urlo” di Munch, al “Guernica” di Picasso, al “Pierrot lunaire” di Schónberg o al “Wozzek” di Berg, per citare solo alcuni esempi.
Perché l’angoscia? Essa deriva certamente da incertezza, dubbio, paura del domani, del futuro, di quanto vive intorno a noi come atmosfera animica e spirituale che si avverte sempre più tesa, densa, caotica ed apocalittica. Ma soprattutto angoscia di esperienze inconsce al limite della soglia del mondo spirituale che l’umanità sta passando in stato di sonno. Ogni risveglio al mattino, ripropone il dramma appunto dell’esistere, del vivere. L’anima non trova riferimenti, appoggi. Tutti i valori crollano via via, come già Spengler ebbe a notare nel suo tramonto dell’occidente. Ed i nuovi valori? Essi vi sono, ma nella confusione generale di correnti, spinte e controspinte, non li notiamo, ancorati come siamo alle vecchie forme di pensiero; mentre le nuove non le possediamo ancora!
L’accresciuto senso dell’egoità, dell’affermazione di sé, pone esigenze inconsce non facilmente ravvisabili e quindi controllabili. Guardiamo ad una raccolta di persone, gruppo, comunità,  come ad esempio una riunione di docenti nelle scuole o riunione di condominio: noteremo che tutti parlano, magari contemporaneamente, tutti hanno qualcosa da dire, da esprimere, da esternare. Di conseguenza, dinanzi a tale urgenza profonda, nessuno ascolta. Spesso accade -a livello elementare – che due persone parlino di se stesse, più o meno contemporaneamente, tutte preoccupate di manifestare i moti del loro animo, ignorando di conseguenza completamente quanto dice l’altra. A qualcosa di simile accenna Hegel nella sua Estetica:
“…la confusione senza regola che regna intorno ad una “table d’hóte” fra molte persone e le reazioni insoddisfacenti che provoca, ci sono moleste. Questo andirivieni, questo chiacchierare, far strepito, devono essere regolati”.
 E, poiché insieme al mangiare ed al bere si ha a che fare col tempo vuoto, questo va riempito. Si pone quindi il problema di riempire un vuoto e questo si può fare, ad esempio, per mezzo di un’ educazione all’ascolto. Essendo giunti ad un’epoca nella quale anche l’uomo più semplice può avere un’opinione propria che tenta di esternare, si pone certamente il problema di un’educazione
all’ascolto, al silenzio prima esteriore e poi interiore: quindi autoeducazione per l’adulto e formazione pedagogica per il fanciullo ed il giovane. Incominciando fin dall’infanzia, è lecito sperare in situazioni future meno esasperate. Per mezzo di eventi configurati artisticamente come spettacoli di teatro, di recitazione, di poesia, concerti, ecc, si può educare il giovane alla virtù dell’ascolto. Come può svilupparsi una vita sociale sana se nessuno ascolta l’altro?
L’atmosfera spirituale si è resa sempre più densa e raggelante. Si avverte il continuo avanzare di un processo di congelamento spirituale – anche se all’anima poi è concessa  qualunque evasione fantastica in qualsivoglia direzione e, con maggiore sforzo, il poter coltivare sentimenti nobili ed elevati – di mummificazione morale che presto rende indifferenti a tutto.
Di qui l’elisione, l’eliminazione diremo, del senso estetico per prima cosa, per cui la bruttezza, la banalità, l’improvvisazione caotica senza ritmo e scansione proporzionata si fanno sempre più valere, abbassando tremendamente il livello del vivere quotidiano. La tendenza, perfino dell’autorità ecclesiastica, di soddisfare le esigenze esistenziali a livello di massa, quindi il più basso, ha già creato l’alveo necessario a che gli spiriti del brutto, del banale e sciatto, del surrogato e della stupidità trovino gli ambiti animico-spirituali a loro adatti.
Anche qui dovremo ricorrere all’autoeducazione per uscirne. E nulla più dell’arte può aiutare moltissimo in tale senso. In quanto essa, come la musica o la poesia, consta di ripetizioni ritmiche ordinate secondo un respiro sia fisico che animico, in queste stesse ripetizioni è insita una grande forza risanatrice. Partendo da una libera decisione dell’io che scandisce consciamente i ritmi ed i metri entro un arco temporale formato secondo debite proporzioni e ripetendo altri ritmi che sono quelli della respirazione e pulsazione sanguigna – il tutto secondo canoni estetici che si evidenziano via via nel processo medesimo – può essere ottenuto molto.
Questo processo poi può spingersi anche molto lontano, in quanto la forza stimolante ed equilibratrice che ne deriva,  pone nella conseguente naturale necessità –  si viene a creare una
“libera necessità” – di dover ordinare ritmicamente ed esteticamente tutta la giornata, scandita nei suoi vari momenti dalla nascita del sole al suo tramonto, entrando in  merito alle  singole occupazioni e facendo di esse qualcosa di artistico.
Fra le conseguenze negative di una mancanza di senso estetico inteso in modo molto ampio, vorremmo citarne una che provoca le più subdole conseguenze soprattutto entro la vita sociale. Sappiamo che qualunque impulso, spinta, tendenza, anche la migliore, non può avere che vita limitata ad un breve arco di tempo, diciamo di tre, cinque o sette anni al massimo. Oltre tale tempo non vi è che ripetizione e quindi decadenza dell’impulso medesimo, per cui si rende necessaria la sua trasformazione o sostituzione con altro più appropriato o aggiornato. Nel nostro vivere attenti a quanto trama intorno a noi ed in noi,  non possiamo  trascurare di  considerare  noi medesimi agenti nel mondo.  Non possiamo ignorare la storia dei nostri impulsi: il che significa nascita, sviluppo e decadenza dei medesimi. Ne consegue che,  di fronte a certe situazioni  soprattutto a carattere sociale, non possiamo “sempre” essere dei protagonisti, come accade ad esempio, per la classe governante di tutti i paesi. Ma al decadere della nostra azione libera, consapevole e soprattutto creativa, dobbiamo ritirarci dall’azione in quel preciso settore e rivolgerci ad altre attività più consone all’ “attualità” delle nostre capacità. Ed invece quante mai persone, anche di valore, non vediamo sedere su scranni di potere per un tempo illimitato, senza la minima capacità di auto-osservazione e con l’illusione di essere sempre all’altezza del tempo?
Che questo attenga alla sfera estetica è evidentemente manifesto, anche se sfiora anche la sfera morale. Da impulsi in decadenza non possono derivare che azioni antiestetiche e  moralmente non sane o non giuste in quanto non attuali: e se non attuali, ripetitive, non-creanti qualcosa di sempre nuovo, di conseguenza socialmente negative.
La vita dovrebbe divenire un opera d’arte, anzi “l’opera d’arte” per eccellenza, di cui noi stessi – ognuno con le sue proprie caratteristiche – siamo gli autori. Ora un’opera d’arte si fonda sempre su principi estetici i quali, trattandosi di azioni creanti entro il mondo svariatissimo di esseri spirituali come lo siamo noi stessi, devono avere anche un contrassegno morale equivalente.
Entrando ora nell’ambito  propriamente  morale –    mai però disgiunto da quello estetico, al quale dobbiamo necessariamente aggiungere quello logico –  possiamo rilevare un sintomo invero preoccupante, quale ulteriore manifestazione della caratterizzata generica angoscia dei tempi presenti. E’ qualcosa che rimanda ad una particolare scena del Faust di Goethe – la terza, studio – dove il can barbone si metamorfosa, in Mefistofele, che così si fa riconoscere. Ma nel voler uscire dalla stanza trova delle difficoltà in quanto un pentagramma, segnato al limitare della soglia, gli impedirebbe l’uscita. Tale pentagramma ha un angolo un po’ aperto: questo crea delle difficoltà a Mefistofele non proprio chiaramente afferrabili. Ad ogni modo, l’angolo deve essere ulteriormente aperto per permettergli l’uscita e si vale a questo scopo dei denti di un topo.
Qui è sicuramente celato un segreto che Goethe intravide e presentò in modo poetico e simbolico.  Si potrebbe considerare nel modo seguente: il  pentagramma è il  simbolo geometrico dell’uomo eterico-spirituale nella sua interezza, chiarezza e continuità di coscienza. Spirituale-eterico in quanto il corpo eterico viene formato da cinque correnti cosmiche che si intersecano producendo la forma vivente e dinamica del pentagramma. Se l’io è sempre sveglio e vigile, nulla può entrare nell’uomo senza il suo vaglio ed accettazione-approvazione; ma basta un piccolo attimo di assenza, di non-presenza, di disattenzione, di sonno; basta un attimo affinché qualcosa di non-giusto, di non-vero, di non-bello possa entrare in lui, creando errori di logica, di estetica, di etica. E queste piccole – piccole in senso temporale – mancanze di coscienza o “vuoti di tempo” come dice Hegel, come ad esempio,
– dei vuoti di memoria;
– il senso storico attenuato o assente, al quale quindi sfuggono determinati eventi ed al loro posto si  ha un nulla;
– l’incompletezza di pensiero e di parola, per cui si dicono le cose solo fino ad un certo punto, forse a metà, omettendo qualcosa – un altro vuoto
diventano così, inconsapevolmente, della vera e propria nòn-veridicità.
Ma ciò sfiora la menzogna e talora lo è. E questo non fa che indebolire ulteriormente il corpo vitale consegnandolo allo spirito mefistofelico dell’inganno. Possiamo notare spesso tale imprecisione inconscia e certamente inconsapevole, proprio per la mancanza della presenza continua dell’io, anche nelle persone migliori.
Al senso interiore risulta uno strano ed inquietante senso di ambiguità. Ora, di questi piccoli varchi – attraverso i quali entrano le forze mefìstofeliche in noi – di questi piccoli vuoti è costellata la nostra vita. A ogni pié sospinto li possiamo rilevare in noi e negli altri. Tutto ciò genera la più grande preoccupazione.  Abbiamo potuto constatare, per mezzo della parola di Rudolf Stemer, quali possono essere le conseguenze di tali “vuoti di coscienza” e vederli di continuo in noi ed intorno a noi, genera certamente inquietudine.
È questa una delle maschere dell’angoscia estremamente diffusa: una maschera che ci mettiamo e togliamo continuamente dal volto. Le offese alla logica – oltre che alla morale – spesso sono così evidenti da sorprendere, soprattutto in certe persone dalle quali ci si attende una consequenzialità a tutta prova.
Ora, l’elemento mefistofelico che appesantisce l’atmosfera e la congela, ha sicuramente presa sul nostro corpo vitale già indebolito dal presente modo di  vivere entro una  natura  oramai malata e sempre più caotizzata. Attraverso la debolezza di esso – ecco il varco nel pentagramma – possono entrare in noi le forze più diverse ed indurci al falso, all’errore, alla menzogna in modo per noi del tutto inconsapevole: ce ne possiamo accorgere solo a posteriori.
Risulta evidente di conseguenza, che un lavoro immediato ed urgente va compiuto per il rafforzamento del nostro corpo vita attraverso il pensare che gli è strettamente connesso. Nella conferenza del 18 gennaio 1909 “Educazione pratica del pensiero”,  vi sono vari consigli ed esempi sul possibile lavoro da fare, soprattutto nel cercare di  modificare  abitudini e  propensioni  naturali,
quindi determinati modi di essere, di agire e di parlare:
– l’esattezza del linguaggio,
– il dominare la propria grafìa, o addirittura modificarla, tentare di scrivere con la mano sinistra o compiere con la sinistra quello che, di solito, si fa con la destra,
–  riconsiderare gli eventi accaduti in senso temporalmente invertito, dalla fine all’inizio, ecc. Il senso storico che procede dal passato al futuro viene fecondato e rafforzato nello sforzo di rivederlo dal futuro al passato.
Importantissimo quest’ultimo esercizio riferito al corso della giornata, in quanto genera, col tempo, una logicità e rigore nello svolgersi delle faccende giornaliere veramente sorprendente. Non dimentichiamo ancora la funzione dell’arte, soprattutto musicale e poetica, anche in questo contesto e la sua vita ritmica strutturante.
Oltre a ciò, di capitale importanza e di sicuro effetto, è lo studio molto serio e rigoroso di opere come “Verità e scienza” e “Filosofìa della libertà”.  A tutta prima sfugge il nesso cosciente fra queste opere ed il rafforzamento del corpo vitale. Ma una piccola riflessione sulla sua funzione come organo del pensare, memorare, immaginare, rappresentare, ecc. come pure della vita organica, ritmica ci può subito convincere della profondità delle connessioni. Parole di Rudolf Steiner come queste:

“Attraverso lo sviluppo del pensiero, si può arrivare a trovare l’appoggio necessario per evitare lo stato di disorganizzazione interiore”.

Ed ancora:

“Sogno ed ebbrezza signoreggiano principalmente oggi le anime”.

Il sogno, l’ebbrezza e perfino il delirio di certi momenti è effettivamente la condizione preoccupante soprattutto di chi si occupa di motivi spirituali, di teosofìa, di scienza dello spinto. E una condizione che non consente di vivere nella realtà, nella concretezza degli eventi, quindi in stato di assenza permanente dell’IO.
Come pure il congelamento e la mummificazione di altri momenti, possono essere scossi soltanto da un consapevole interiore prendersi in mano:  e la   scienza dello spirito  ci fornisce ampi mezzi allo scopo.                               .
La “vita come arte” potrebbe veramente venire edificata e vissuta, se in tutto quanto facciamo riusciamo a muoverci nel senso delle parole:
“Nell’io (agente) devono vivere prima di tutto le leggi dell’estetica, in secondo luogo le leggi dell’ etica e, a guardar bene, anche le leggi della logica. Tutto ciò deve vivere nell’io”.
Con questo vademecum riferito ad ogni momento ed atto della giornata, è lecito sperare di poter contenere le conseguenze dell’angoscia nelle sue multiformi manifestazioni, spesso subdole ed inavvertite, che travagliano tutti gli uomini del presente, nessuno escluso.

 

Concetto e realtà

di Claudio  Gregorat

Da oltre due secoli i concetti che l’uomo crea e adopera per orientarsi nel mondo sensibile sono diventati semplici ombre, schemi, spettri e, per gli scienziati nucleari, “idoli”. La realtà che dovrebbe costituire il loro fondamento, non esiste più. Due sono gli ambiti entro i quali i concetti dovrebbero “agire come realtà”: l’ambito religioso e l’ambito scientifico:

-ambito religioso : molto spesso, anche se non sempre, si sentono pronunciare le parole “Dio”, “Spirito”, “Gesù Cristo”, ma “dietro o sotto” questi suoni non vi è “nulla”, in quanto se vi fosse una qualche “realtà” corrispondente, i loro “concetti” dovrebbero “agire, creare” qualcosa di nuovo nel mondo umano morale.

Essendo “realtà spirituale” un concetto dovrebbe significare per tutti la stessa cosa, evento, fenomeno. Se ad esempio diciamo “sole”, il suo concetto – cioè la forza spirituale retrostante il suono udibile o segno visibile- è uguale per tutti gli uomini della Terra. Non esiste la possibilità che ognuno possa formarsi il “suo” concetto di sole. La parola “sole” ha un tale concetto retrostante, senza la cui forza creante, la Terra sarebbe già da gran tempo un deserto sabbioso e roccioso senza vita. Ma se, ad esempio, diciamo “Dio”,  il cui concetto dovrebbe essere una “realtà morale”, oggi purtroppo per ognuno ha un significato diverso: significato peraltro molto confuso e indescrivibile essendo più che altro un “vago sentimento” di qualcosa di molto superiore all’uomo, al quale rivolgersi chiedendo qualcosa. Lo stesso per la parola “spirito”, il cui concetto può significare tantissime cose e nessuna cosa: è quindi uno “spettro”, un “flatus vocis”, senza capacità creativa, formativa di qualcosa, nessuna forza morale agente, che lascia per lo più indifferenti da un lato, mentre dall’altro concede la “libertà” di credere qualsiasi cosa: tanto è “puro nominalismo”. Quindi non agisce, non costringe come invece la “realtà”. Anche i concetti di “Gesù”  o “Cristo” intesi come sinonimi, non hanno  dietro una vera e propria “realtà spirituale”: così assumono significati diversi. Per il religioso o fedele nella sua devozione, sono invece densi di significati inebrianti, estatici di salvezza personale, che sono il contenuto dei suoi sermoni; quindi parole che aprono la porta ad infinite possibilità di interpretazione, ma che non possono creare nulla per un rinnovamento necessario del sentire religioso. Per lo “storico”  il Cristo è figura inesistente, fin da Svetonio che nelle sue “Vite dei Cesari” lo nomina solo per qualificarlo fondatore di una certa “setta” religiosa contraria alla potenza imperiale romana. Per gli storici moderni laici è ancora una figura inesistente. Non viene mai citata nei testi di storia a cominciare dalle scuole elementari. Non viene sentita come Reale Potenza Morale Universale che ha cambiato il mondo con la Sua venuta. E sì che nella storia dell’umanità sono accaduti profondi mutamenti.  Ad esempio, il concetto di  fratellanza attiva, agente nel mondo orientale, è del tutto sconosciuto. Mentre il Dalai Lama Tenzin Gyatso, nella sua autobiografia, racconta di meditare giornalmente sulla “compassione”, ma non muove un dito per alleviare la vita del mendicante sulla strada, e manifesta così un concetto” di compassione del tutto inerte e passivo; a pochi chilometri invece Madre Teresa di Calcutta non medita “astrattamente” sulla compassione, ma “va sulla strada”, raccoglie e soccorre il mendicante, il malato, il vecchio, ecc. In questo caso –veramente più unico che raro – il “concetto” di Cristo Gesù si manifesta ed agisce in tutta la sua potenza morale: è quindi un “concetto denso di realtà spirituale”. Ma lo storico moderno appunto, come figura di indagatore e studioso degli impulsi spirituali che hanno spinto e guidato l’umanità nei secoli, non lo cita nemmeno, per lui non esiste, non c’è stato il Golgotha, la croce, la resurrezione: per lui sono aspetti religiosi molto controversi. Difatti il Gesù “storico” non è rilevabile dai Vangeli, i quali invece sono documenti storici della più alta fedeltà. Ne parlano appunto i Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le Epistole di Paolo, Pietro, Giovanni, Giacomo, ma per lo storico sono cronache di un personaggio mai esistito, non definibile da “prove documentarie sicure”, tanto che la Sua esistenza è stata spesso negata. Per lo scienziato, oramai molto lontano da sentimenti religiosi, nel suo accanito materialismo, il Cristo Gesù è semplicemente inesistente. Se mai parla di “Dio” nel modo più vago e panteistico possibile. Molto significativa ed istruttiva è la scena dell’incontro fra Napoleone e l’astronomo-matematico P. S. Laplace. Quest’ultimo descrive la sua teoria della nebulosa primordiale, dalla quale si distaccano, per forza centrifuga, i vari pianeti.  Dopo l’esposizione Napoleone interviene dicendogli che si dovrebbe presupporre almeno un Creatore quale promotore di tutti i movimenti necessari, al che La Place con molto sussiego risponde:  “Veramente non ci ho nemmeno pensato”.  Cos’è dunque la sua teoria ? Fantasticheria che avrebbe come epilogo il dissolvimento nel nulla della nebulosa, nata per caso e scomparsa per caso. E come questo esempio, la nostra cultura è colma di simili “teorie”, i cui concetti sono solo ombre, spettri, idoli;

-ambito scientifico naturale: i concetti scientifici sono astrazioni che poco hanno a che fare con la realtà. In ogni caso “non creano nulla”, come la citata teoria di Laplace e le tante altre che sono considerate “realistiche”, mentre lo sono solo per metà; come ad esempio la concezione copernicana eliocentrica, la dottrina dei colori di Newton, l’origine della specie di Darwin, la formazione del mondo dal “Big Bang” come sostituzione della nebulosa di Laplace, la teoria nucleare quantistica e tanti altri “equivoci”. Il concetto della concezione copernicana eliocentrica è vero solo dall’aspetto fisico-meccanicistico: mentre l’aspetto spirituale –quale necessario polare– è inesistente. Per cui tale sistema, nato non si sa come, scomparirà un giorno, non si sa come.

L’uomo discende dalla scimmia: funesta e fatale immagine ! Per cui se egli si comporta da animale – anzi peggio– in un certo senso è giustificato. A parte il fatto che l’animale non è così crudele, cattivo, opportunistico, falso come l’uomo. Vi è un interrogativo al quale l’antropologia non ha risposto: come mai dalla scimmia – diciamo dal gibbone che è il più simile all’uomo– non sono più nati piccoli “umani”  ma solo gibboni? Il processo una volta iniziato dovrebbe continuare e l’uomo, a sua volta, generare qualche scimmia.

E’ stato dimostrato il contrario già da lungo tempo:

Fin dagli anni ’20 del secolo scorso, il Prof. L. Biolk di Amsterdam scoperse, per caso, la si-militudine di un neonato “umano” ed uno “gibbone”, tanto da fare moltissima attenzione per distinguerli. Ne dedusse che “la scimmia discende dall’uomo” per degenerazione. Difatti il seguito fu che il neonato “umano” proseguì la sua crescita umana; ed il neonato “gibbone” decadde allo stato “scimmiesco”.

Il concetto reale è che la scimmia discende dall’uomo, quello darwiniano corrente è falso in quanto unilaterale. Il paleontologo Bjorn Kurtén pubblicò un libro dal titolo “Non dalle scimmie”, nel quale dimostra in tanti modi quanto scoperto prima dal Biolk. Risultato: silenzio assoluto ! E nelle scuole si insiste con la dottrina di Darwin, Haeckel, come se nulla fosse accaduto. Quindi si vuole mantenere l’uomo allo stato animale , si continua a diffondere un concetto falso ! In effetti l’evoluzione della specie, la quale riguarda l’evoluzione delle forme degli esseri viventi animali e vegetali, dalla semplice alla più complessa– è il frutto della “metà reale” del concetto di evoluzione: l’altra metà reale è stata esposta in numerose conferenze da Rudolf Steiner

La stessa cosa col “concetto di colore” che è quello estremamente diffuso derivato dalla dottrina dei colori di Newton: concetto unilaterale quindi “a metà falso” in quanto –nella realtà– i colori si formano dalla “mescolanza di luce e tenebra” e non solo dalla luce. La sua “ottica” ha prodotto innumerevoli “strumenti” di misurazione – per la parte “reale” del suo concetto – ma non conoscenza della luce, per la metà falsa.

Vi sarebbero altri esempi di “mezze verità” e relativi concetti, che ognuno può rilevare per conto proprio. Il concetto ha subito un’ulteriore caduta nel nulla da quando la sua formulazione viene sospesa e rimandata dopo la diagnosi affidata alla macchina. E’ piuttosto raro, oggi, che qualche mente umana, crei dei concetti colmi di “umanità”. Si interrogano le macchine: per il tempo atmosferico, per la temperatura, per i venti, le condizioni telluriche, l’andamento economico statistico astratto al massimo ecc: quindi si interrogano termometri anemometri, manometri, oscillometri ecc. e poi si interpretano le loro cifre, i grafici, per ricavarne, infine, un pensiero che si traduce in parole senza alcun concetto retrostante. Per la salute-malattia del corpo, la parola del medico – diventato medico della mutua in luogo di quella della famiglia– è sempre posteriore alla lettura dei grafici stabiliti da una macchina elettrica. Oramai il medico, come primo passo, indirizza il paziente a compiere una serie di esami presso i centri ospedalieri competenti: e poi, sulla scorta dei grafici, li interpreta e traduce in pensieri umani. Così come fa l’elettrauto il quale, sulla scorta delle indicazioni dei suoi strumenti, è in grado di stabilire la malattia dell’auto.

Eliminazione del concetto!

La figura del medico che al primo sguardo – esempi famosi Murri e Colazza – erano in grado di esprimere la diagnosi, è oramai diventata quasi “romantica”. Qui si pone un grave problema ignorato da tutti i medici, compresi quelli seguaci della medicina antroposofica, i quali dovrebbero conoscerlo, diremo, quasi per la natura sovramaterialistica della loro medicina: il problema del Doppio Mefistofelico: nessuno ne tiene conto ! Né si tiene conto che le misurazioni compiute per mezzo di macchine elettriche, forniscono sì una diagnosi, ma non sulle condizioni del corpo soggetto alle vicende di un”anima”, ma soggetto alle influenze del “doppio”: il quale si può chiamare anche “l’uomo elettrico” in noi. Ad esempio un elettrocardiogramma: il termine stesso lo dice: elettricità e scrittura, elementi entrambi di carattere arimanico. L ”uomo macchina” ipotizzato nel ‘700 da La Mettrie si sta forse realizzando? Diremo di sì, con la robotica e la clonazione.

Eliminazione dell’Uomo!

A chi si riferisce il risultato? All’azione del “doppio” sul corpo, e non all’azione dell’anima.  Di conseguenza i medicinali servono a “tacitare” un po’ tale Doppio, a tenerlo più tran- quillo, in modo da abbandonare il tormento sul povero corpo. Per quanto possa apparire strana e forse fuori posto, citiamo la vicenda di due esorcismi operati dal Decano degli esorcisti: Padre Amorth. Il quale ha potuto vincere il potere di Satana-Doppio – e “guarire all’istante” il cancro di due pazienti, col potere della “Parola-Logos-Cristo”.

Persino gli psicologi antroposofi ignorano tale fenomeno, mentre sarebbe loro dovere primario conoscerlo. Per fortuna, uno psicologo platonico illuminato – James Hillman – ne parla chiaramente chiamandolo col nome originario “Doppelgaenger”. Segno evidente che non stiamo raccontando fantasie, ma realtà: in lui il concetto di malattia e di Doppio sono reali. Il concetto di Doppio è così di estrema realtà, e forse, proprio per questo lo si teme e lo si evita. Negli esperimenti nucleari che si stanno compiendo a Ginevra col collisore L.H.C. – una macchina mostruosa ulteriormente ingrandita e perfezionata, e dai quali “nessuno sa” cosa sortirà – proprio da “Apprendista stregone” –  il Premio Nobel Carlo Rubbia ebbe a dichiarare che tale macchina, innanzitutto si autogestirà, e poi     “ci faremo dire da essa cosa fare”. Quindi “rinuncia alla pur piccola formazione di concetti-pensieri” per una completa  dipendenza da Arimane che traduce i “suoi concetti reali” in macchine, le quali – per polarità –generano “immagini luciferiche illusorie” della realtà. Basta riflettere un pò sulle varie teorie sull’atomo, che si rinnovano in continuazione, gli enigmatici buchi neri,  il risveglio quantico ecc.

 

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Dove andremmo a cercare il loro “concetto” ?

Eliminazione del concetto!

Eliminazione dell’uomo!

Eliminazione del Cristo!

Cosa si propone questa ricerca? L “atomizzazione” della terra e dell’uomo, il suo “dissolvimento” in neutroni. E’ però, anche una sorta di “spiritualizzazione” benché anticipata.   Il mondo si dissolverà in un incendio universale che produrrà un’ immensa nuvola di atomi entro la quale le anime umane verranno risucchiate nell’”Ottava Sfera”, ospiti graditi di Lucifero e Arimane. Ecco il motivo per il quale

“il Cristo è necessario”

 

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Ne avevamo già parlato da un diverso punto di vista. Ora, in quanto sta avvenendo di oscuro e minaccioso a cominciare dall’atomizzazione di Hiroshima, l’intervento delle “Po- tenze Asuriche” si fa sempre più pressante nel loro disegno di voler annullare tutto: Terra e Uomo. I Principi Luciferico e Arimanico non desiderano la scomparsa dell’Uomo: senza di lui sarebbero “senza lavoro, disoccupati, in cassa integrazione” ! Il Carnefice, per essere tale, ha sempre bisogno della Vittima. E noi Uomini siamo loro vittime, ma per gli Asuras, tutto deve essere distrutto e ricondotto al principio del Caos Primordiale.

Veniamo ora ad un tema fondamentale sotto tutti gli aspetti: l’Amore. Cos’è l’amore per l’uomo e per il mondo ? Dove cercare i loro concetti ? Mentre i concetti di: Potere, Egoi- smo, Gloria, Denaro ecc. sono reali nel loro ambito e quasi tangibili nelle loro varie espressioni, e difatti hanno “creato” universi di realizzazioni possibili. Il Concetto di Amore dove cercarlo ? Per Dante è l’Amore che “muove il cielo e le altre stelle”. Per Marsilio Ficino. la potenza universale di attrazione fra gli Opposti che ha governato e governa il mondo. Per Giovanni Apostolo il motivo basilare dei rapporti fra uomini è derivato dalla Parola del Cristo. Venendo alla concretezza della vita, domandiamoci singolarmente: quali sono stati per me i “concetti reali” che hanno operato nella mia vita? E ancora: secondo quali “concetti reali” ho agito fino ad oggi ed ancora mi muovo ed agisco ? I concetti generali nascono da quelli individuali portatori di Reale Forza di Metamorfosi. L’umanità è un organismo vivente complesso, ed in esso i “creatori” sono stati tanti: creatori di sempre nuovi inestimabili tesori nella società, nell’arte, tecnica e conoscenza.

Chiediamoc: sono anch’io fra questi ?

Grave dilemma e triste conclusione per non aver mai agito “per Amore” e “creato” nulla di nuovo nella vita ! Sono vissuto di parole senza alcuna realtà sia naturale che morale: vissuto di niente ! Mi devo svegliare e, per prima cosa, tentare di conferire “realtà” hai concetti adoperati fin qui, incominciando da quelli più importanti e basilari come quelli esposti sopra. Ma per poter raggiungere questa meta, devo prima fare in modo da conferire realtà alle mie “rappresentazioni”: vale a dire che corrispondano al “reale vivente”. Che i pensieri siano “reali” e non solo “immagini-ombre di essi”. Devo operare in modo da riportare in vita quanto Platone dice nel Fedro nel passo dove parla delle “Beate Iniziazioni”: “Perfette, semplici, immutabili e beate erano le visioni a cui eravamo iniziati e che contemplavamo in una luce pura, anche noi puri, e senza questo sepolcro che portiamo in giro  chiamandolo corpo, legati ad esso come ostriche” e quindi “uscire dal capo fisico” nel formulare pensieri, i quali “nascono già morti” dal morituro cervello fisico. E imparare a nuovo a “pensare col capo eterico che è “vivente”, come appunto diceva Socrate.

La realtà di tanti fatti, oramai lo “esige”, buon ultimo i procedimenti ed esperienze quantistiche così attuali e “rumorose”.

Nota di autoeducazione pratica

 

 

L’intenzione della presente pagina sarebbe quella di risvegliare l’attenzione su di un determinato atteggiamento inconscio di  comodità  in tante situazioni della vita quotidiana. L’anima non riesce a tener dietro a tutte le sue attività e spesso preoccupazioni: così non riesce a seguire  fino in fondo un pensiero ed ancor meno un’azione. E’ evidente una debolezza del pensare, già nella sua strutturazione iniziale, in modo da poter contemplare l’intero arco del pensiero o dell’azione. Così si arresta a metà, purtroppo col falso sentimento di aver compiuto l’intero arco e giunto ad una conclusione. La coscienza qui vive un vuoto, che potrà venire colmato solo con la determinazione di osservare il “proposito” di fare di tutto per colmarlo. Qui viene posto in atto il secondo passo dell’ “Ottuplice Sentiero”. Questa condizione dell’anima, può avere solo un valore personale entro la vita dell’anima stessa, come cosa che riguarda solo lei, con effetti del tutto individuali. Faccio un esempio: devo attaccare un quadro alla parete. Vado nel ripostiglio, dalla cassetta degli attrezzi prendo il martello e poi un chiodo. Ritorno, pianto i chiodo e appendo il quadro. Fine. Il quadro è alla parete. Però lascio il martello lì e quindi non chiudo il cerchio. Ora, dalla prospettiva dell’”Ottuplice Sentiero”, la mia necessaria rappresentazione- , quindi  giusta rappresentazione – non è stata completata. Mi sono rappresentato la parete col quadro; poi il martello nella cassetta attrezzi; il chiodo nel muro, il quadro appeso, e basta. NON mi sono rappresentato anche il riporre il martello nella cassetta. Quindi   non ho fatto il necessario e mancato rispetto al primo passo dell’ “Ottuplice Sentiero”. Ora simili cose accadono giornalmente a tutti: cioè di lasciare in sospeso qualche cosa iniziata. Col pensiero, cioè virtualmente, ho compiuto e concluso un atto e sono soddisfatto. Però non ho compiuto il “necessario” e non sono andato fino in fondo col pensare. Altro esempio: progetto di compiere qualcosa; stabilisco i vari passaggi fino alla conclusione. Ho tutto in mente e sono soddisfatto: il progetto è compiuto. Fine. E la sua realizzazione concreta? Mah! si vedrà. Però io, virtualmente, l’ho già realizzata: e lì rimane per un tempo indeterminato. Il pensiero è rimasto a metà. Un po’ come uno specchio il quale invece di riflettere l’immagine, se ne appropria ! Sto sviluppando una certa ricerca e quindi ho sul tavolo tanti libri, carte varie, dattiloscritti, ecc. Per molto, molto tempo, la scrivania è ingombra: esteticamente proprio brutta, una sorta di caos. E questo per il fatto di non riporre al suo posto, ogni volta il tale o talaltro libro ecc. Il mio pensare si è arrestato a metà. La rappresentazione non era completa ! E, soprattutto, l’anelito estetico non ha avuta nessuna espressione: e il compiere qualcosa  esteticamente è molto importante. Ora, tutto ciò riguarda me soltanto e produce ulteriore confusione nella mia anima: fino al momento del proposito di porre ordine e la conseguente risoluzione o determinazione che chiude il cerchio, previa formazione della  giusta rappresentazione.

Il pensare è andato fino in fondo: ho compiuto semplicemente il necessario nulla di più. Ma prima,  fra i due un abisso, un vuoto. vuoto di coscienza.

La cosa è diversa nei rapporti sociali. Qui quella condizione provoca malintesi, errori di giudizio, incomprensioni, inimicizie: : la mia inadempienza si ripercuote su altri, e la loro su di me. I rapporti si fanno difficili. Si presentano giustificazioni, che rimangono tali. Il fatto rimane: cattiva educazione, che significa mancanza di rispetto per l’altro chiunque esso sia. Esempio: mi si chiede un libro in prestito. Io lo concedo: fine. L’altro è soddisfatto e la cosa finisce lì: difatti il libro non tornerà più indietro. Mi si chiede qualcosa, come un saggio, uno scritto, ecc. Io devo farne fotocopia; poi imbustarlo e recarmi all’ufficio postale per la spedizione, e, per dirla tutta, ciò comporta una certa spesa. Il mio necessario l’ho compiuto. Fine: nulla ha seguito.

L’altro, ricevuto il plico si ritiene soddisfatto e non pensa nemmeno a dichiarare la ricezione di esso. Così io rimango per settimane con l’interrogativo: l’avrà ricevuto? Si sarà perso ? Dopo altro tempo mi tocca telefonare per sentire se il plico gli è stato recapitato: diversamente avrei dovuto rispedirglielo. Ricevutane risposta, posso chiudere il cerchio. Ma per l’altro è pura e semplice mancanza di educazione, di rispetto. E a me, personalmente, è capitato una quantità di volte. Cos’è accaduto? Vuoto di coscienza: il pensare non è giunto fino in fondo ed il necessario quindi, non è stato compiuto.

Lo stesso accade quando devo incontrare qualcuno, ma me ne dimentico e non mi viene neppure in mente di scusarmi. Per me, l’evento è finito. Mancanza di rispetto. Ancora un esempio: mi si chiede una conferenza, un seminario per la tale data in tale posto. Io mi preparo per mesi, è ovvio. Ecco che, a ciel sereno, pochi giorni prima, mi si avvisa che l’incontro è annullato, poiché i “collaboratori” si sono tirati indietro: ed io rimango con le pive nel sacco. Come chiamare questo bello scherzo?

mancanza di rispetto, di educazione civica.

Gli esempi sarebbero tanti e ognuno, per la sua esperienza ricordare li può ricordare.

Ora l’Educazione non è soltanto una  qualità morale ma anche estetica. Così si può aggiungere alla adempienza o meno di altri passi dell’ “Ottuplice Sentiero”, oltre la  giusta rappresentazione ed il giusto anelito, il giusto proposito, la giusta risoluzione: si può aggiungere la giusta azione che deve essere appunto  morale ed estetica.

Mi limito a queste considerazioni sull’educazione necessaria. Le altre passioni delle quali siamo così ben dotati: egoismo di parte, campanilismo, invidia, presunzione, rivalità, fanno parte di ben altro capitolo che conosciamo bene. In quanto detto sopra, si evidenzia da sé la presenza di un profondo – inconscio – egoismo, non ancora illuminato dalla luce della “coscienza del Sé Spirito”. Si dice che in guerra, ogni soldato può diventare un eroe: eventi eccezionali richiamano azioni eccezionali. Ora si tratterebbe di comportarsi da “eroi” nella quotidianità. Fare semplicemente il necessario in tutte le circostanze della vita: cosa che comporta uno sforzo necessario ed ininterrotto in ogni circostanza, senza mai flettere nell’ anelito, proposito e risoluzione.

La lingua latina, nella sua scultorea e superba definizione dei termini, recita

“flectar non  frangar”

In questo caso, mi piego liberamente ad ogni necessità della vita, anche minima, sempre con atteggiamento  estetico e morale oltreché logico. Spiritualmente sarebbe proprio “eroico” non spezzare le catene dei limiti contingenti, come si fa di solito. Difatti, in certe circostanze, operare  liberamente secondo necessità, richiede molto coraggio. In fondo, si tratterebbe di operare sempre in  saggezza, con animo socratico:  e questo, a volte, è veramente eroico nel realizzare e risolvere in libertà determinati difficili momenti della vita.

Così, essere persone sempre  liberamente educate  richiede un certo coraggio, in quanto vi è la spinta a mantenere una certa comodità di atteggiamenti per superare l’egoismo inconsapevole. Questo atto, se realizzato in libertà cosciente, consente di rimuovere  l’elemento  luciferico in noi, e operare con una  azione cristica  la  redenzione di Lucifero.

 

Claudio Gregorat

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R i n n o v a r e i l S é

Necessità del tempo presente

di Claudio Gregorat

 

Col termine “tempo presente”  si intende indicare quello che ha avuto un certo inizio nel 1998, come terzo multiplo del 666 e con l’eclisse di sole del 1999.*  Da allora l’atmosfera eterica della terra è mutata considerevolmente. Sono fluiti in essa spiriti ostacolatori in modo massiccio; atto che è chiaramente percepibile con un po’ di attenzione  proprio dalla temperie  spirituale  e  consistenza-qualità  dell’aria  che  respiriamo. Che significato hanno questi eventi? Disturbare al massimo la percezione del Cristo-Widar Eterico nell’atmosfera e grandi occupazioni distruttive degli spazi vuoti e di spazi vuoti –creati dall’estrazione del petrolio e del metano, ad esempio– ve ne sono molti in varie parti della terra. E poi preparare la futura incorporazione di Arimane. L’azione disturbatrice viene potenziata poi dal comportamento degli uomini: mancanza di fiducia nelle Potenze Spirituali; incredulità per eccessivo materialismo; sentimenti diffusi di odio e violenza derivati dalla “paura” ormai permanente; pensieri, sentimenti ed azioni puramente materialistici; stupidaggini e vuotezze senza senso che occupano le anime e così via. Questo vale ovviamente anche per le eclissi di Luna come quella del 9 gennaio 2001, poiché introducono forze distruttive in un contesto già saturo. In questa situazione così preoccupante, quali sono le occupazioni degli uomini in genere? Sognare, sognare e ancora sognare. E non si deve credere di non sognare solo per il fatto di coltivare la Scienza dello Spirito: anzi, da un certo aspetto, si sogna ancor di più, in quanto si vive nell’unilateralità del “pensare conoscente”, e non lo si “vive tradotto in azioni”E oggi sono le azioni che contano. L’anima di coscienza e il taglio  micheliano del vivere moderno, richiedono azione: azione compenetrata di pensiero, ma azione. Così proprio in questo senso vengono qui esposte tre possibilità di “rinnovamento della quotidianità” nel pensare, sentire e volere.

Vi sarebbe un’osservazione concreta da fare, che sarà sicuramente respinta da alcune persone ed anche con ragione, sotto determinate prospettive: il linguaggio di alcuni testi di Scienza dello Spirito è oramai vecchio. Se ad esempio, si studia “Filosofia della Libertà”, si nota tale caratteristica del linguaggio che era adatto alla fine dell’’800. Oggi Steiner scriverebbe in modo del tutto diverso. Innanzitutto i problemi posti in gioco sarebbero altri. Ma soprattutto il linguaggio e la sua forma dovrebbero diventare più concreti: come ad esempio nel “Mistero di Michele” e relative massime. Essenziale, stringato e pieno di contenuto che quasi “si tocca”. Questo da un lato.

Dall’altro, la sequenza dei pensieri, esposti proprio “in quella forma”, sono il motivo dominante dell’opera.

E’ chiaro che un’opera filosofica, poniamo la “Dottrina della Scienza” di Fichte o la “Scienza della Logica” di Hegel, vada letta col proprio linguaggio. Ma per Steiner, il quale vuole comunicare non solo pensieri in forma di filosofia, tale norma serve poco, anche se ovviamente va tenuto conto dell’epoca in cui il libro è stato scritto.  Difatti oggi è necessario, studiando Filosofia della Libertà, restituire a posteriori il suo contenuto con parole moderne, a beneficio dell’uditorio. Nelle traduzioni invece, sta al traduttore adoperare un linguaggio “moderno” diciamo così. Invece il senso più profondo di quest’opera –cioè, ripetiamo, la concatenazione particolare dei pensieri, che devono essere “quelli e in quell’ordine” – si può raggiungere solo nel pensare “quei pensieri e in quella forma”: ma questo è un discorso più avanzato che attiene al significato occulto dell’opera. Con altre parole è Antroposofia “in nuce” esposta filosoficamente. In conclusione, l’idea ventilata ancor anni fa di “riscrivere le opere di Steiner in un tedesco letterario” – vale a dire <intellettualizzato> – è semplicemente segno di incomprensione dell’opera stessa e della varietà del linguaggio utilizzato, a seconda dell’uditorio: quindi un assurdo. I gruppi tradizionali di studio sono disertati dai giovani che li sentono “vecchi”, anche per il fatto che i componenti sono effettivamente persone di età avanzata e non sanno rinnovarsi.

Un altro fatto notato già da parecchio tempo è quello di non sentire utile –e men che meno necessario– aderire alla Società Antroposofica: le persone sentono che si può “vivere antroposoficamente” anche senza la tessera rosa! Forse la Società non parla un linguaggio adatto al mondo presente? Un giudizio udito da persone che vivono a fianco degli associati è che questi sono “sognatori campati in aria”, dei quali non si può avere stima e fiducia. Ma questo ha a che fare con l’evoluzione estetica e morale del singolo e non può essere generalizzato.

Dunque “agire”, ma “come”? Seguendo il dettato del “cuore” e non più della mente e della conoscenza. E se col cuore vive anche conoscenza, allora si può essere sicuri di venir ascoltati. In fondo, le parole che convincono sono quelle che nascono dall’esperienza viva e vissuta e vengono proferite col cuore, con entusiasmo giovanile, e non per il fatto di ricordare qualcosa di letto e studiato. L’uomo si esprime attraverso le facoltà del pensiero, del sentimento e della volontà: cerchiamo di renderle vive, reali, concrete, fondate sull’attualità.

Quanto segue è il risultato di ricerche personali dello scrivente, quali indicazioni per compiti futuri da porre in pratica a cominciare da ora: non si tratta di qualcosa di raggiunto, ma da raggiungere, sempre tenendo conto che siamo uomini “in divenire”.

Pensare: l’uomo oggi crea pensieri fondati sul nulla e a patto che sappia formularli. Un filosofo come Heidegger, nelle lezioni tenute nell’università di Friburgo nel 1951-52, inizia con le parole:

“Arriviamo a capire che cosa significa pensare quando noi stessi pensiamo. Perché un simile tentativo riesca, dobbiamo essere preparati e imparare a pensare. E non appena ci impegnamo in questo imparare, abbiamo anche già confessato che non siamo capaci di pensare.

“In quanto animale razionale, l’uomo deve essere in grado di pensare, solo se lo vuole…ma

l’uomo è in grado di pensare nella misura in cui ne ha la capacità”

“Per essere capaci del pensiero, dobbiamo impararlo.

“Il più considerevole (fatto) è che noi ancora non pensiamo; continuiamo ancora a non pensare, nonostante la situazione del mondo diventi sempre più preoccupante”.

E più avanti, proprio riguardo all’interesse che oggi la filosofia desta, dice:

“Che si mostri interesse per la filosofia, non attesta ancora alcuna disposizione al pensiero.

Certo, ci si occupa ovunque in modo serio della filosofia e sua questioni. Si fa sfoggio e di

encomiabile erudizione nell’indagine storica…

“Anche il fatto che ci dedichiamo per anni a penetrare i trattati e gli scritti del grandi pensatori, non è ancora una garanzia che pensiamo o che almeno siamo prepararti a pensare.

Al contrario: l’occuparci di filosofia può anche ingannarci nel modo più tenace, dandoci l’illusione di pensare, perché, in fin dei conti, senza sosta filosofiamo.

“…..dal canto suo la scienza non pensa non può pensare… l’abisso che sta tra il pensiero e le scienze diventa visibile e se ne riconosce insuperabilità”.

“Il pensiero intorno al pensiero si è sviluppato in occidente col nome di <logica>… che si è trasformata in <logistica> in quanto consente sicure utilizzazioni in campo tecnico”.

L’esempio di Heidegger viene presentato come testimonianza di un filosofo contemporaneo sulla incapacità di adoperare lo strumento del pensare, a partire da lui stesso ovviamente, dato che si pone il problema. **

Ma così è ancor più necessario svilupparlo e renderlo “pratico”.  Ma cosa significa “rendere pratico il pensare”?  Significa renderlo <aderente alla vita, ai fatti del mondo>.

La Scienza dello Spirito genera entusiasmo per la vita, per il fatto di renderla comprensibile nei suoi svariati aspetti. Ma cela in sé –se non si è maturi– il pericolo di uscire dalla vita per sognare su di essa. Invece quello che è importante è di essere solidamente poggiati sulla realtà di essa e di procedere con fermezza: e questo è molto importante soprattutto là dove vi sono inizi di percezioni soprasensibili. E’ legittimo investigare i mondi superiori sì, ma coi piedi ben fermi sulla terra.

Ora le persone che si ritengono pratiche sono quelle che mantengono inalterate vecchie abitudini e dicono:”Si fa così perché così si è sempre fatto”, sicure della bontà e verità del “sempre fatto” che dà loro sicurezza, e dinanzi a qualsiasi cosa giudicano secondo schemi rigidi. Vi sono invece vari esempi di invenzioni e innovazioni compiute da persone del tutto estranee all’oggetto dell’innovazione stessa: oppure per motivi ”casuali” diciamo così, come la vulcanizzazione della gomma, le lenti per occhiali ecc.   Quindi invenzioni dovute a persone non specializzate in un solo campo, ma aperte alle necessità esistenziali.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          La base di partenza è una sola e molto semplice: la realtà del mondo non scorre a caso, ma secondo determinate leggi, le quali <sono già nelle cose ed eventi>. Non vi è fenomeno che non si attui secondo pensieri. Il mondo è costruito secondo i <pensieri della divinità> e per tale fatto si possono percepire e tradurre in pensieri umani, leggi della natura ecc.

Rudolf Steiner fa l’esempio dell’orologio: questo non si è costruito da solo, ma a seguito dei pensieri dell’orologiaio; e smontandolo riusciamo a ripercorrere i suoi pensieri, a posteriori. Se non vi fossero non potremmo capire l’orologio: e così di qualsiasi macchina. Ora il mondo è costruito secondo pensieri, che noi traduciamo in leggi. Da questa semplicissima constatazione, si tocca con mano l’assurdità kantiana dell’impossibilità di conoscere “la cosa in sé”. Un pensare “pratico” – cioè secondo realtà – è quello che si dispone a norma dei pensieri che sono “entro le cose”; cerca di percepirli e di adattare il suo agire secondo le loro necessità. A tutta prima si tratta di procedere con fiducia e non tentare conclusioni affrettate, ma attendere che “i pensieri delle cose si manifestino”: fiducia che le “connessioni esistenti in natura si effettuino anche in noi osservatori”. E la via via più sicura è quella di procedere “per immagini”. Cioè, farsi delle immagini dei fenomeni nella loro successione e attendere che le connessioni esplicative avvengano. Questo vale per tutto quanto cade sotto la nostra percezione, anche per gli uomini. Evitare giudizi superficiali, immedesimarsi nelle percezioni e attendere: i pensieri-immagini giuste e <reali> si riveleranno. Ora i fenomeni del mondo e della vita scorrono senza posa nel tempo, come la musica. Ogni musica ha come sua caratteristica essenziale la fluidità, lo scorrere sempre rinnovandosi senza posa e senza ripetizioni. Così anche ogni fenomeno naturale non si ripete mai, ma si presenta sempre in forma rinnovata. Quindi, per poterla seguire, anche il nostro pensare deve acquisire la medesima fluidità e mobilità e mai chiudersi in categorie rigide, che sono “al di fuori della realtà”. Un lavoro per mezzo di “immagini” è il metodo più sicuro, in quanto è più facile metamorfosare in continuazione un’immagine e trasformarla in altra sempre rinnovata: ovviamente immagini di fatti reali e non inventate o supposte. Se non si fa attenzione, può intervenire la Potenza luciferica e conferire ala all’immaginazione, ma fuori della realtà: è necessaria un’attenzione scrupolosa. Per il pensare dunque, si potrebbe seguire questa via per renderlo sempre più aderente al reale: il mondo ne ha fin troppi di pensieri che poggiano sull’utopia, sul miraggio,  sull’ipotesi –o anche sulla “logica”, la quale va per conto suo, potendo con essa dimostrare una cosa e la sua contraria – e mai sul reale.     Non accontentarsi di pensieri non controllati e spontanei. Questi sono certo possibili quali “intuizioni del reale”, ma vanno appunto seguiti e condotti alla realtà delle cose. Non consentire mai che il pensiero vaghi senza meta come nei periodi di siesta, o veglia notturna, dove essi, appunto liberi dal corpo, possono raggiungere vette fantastiche di sogno irreale.  In questi casi, darsi ad un solo pensiero scelto e deciso al momento e seguirlo in tutte le sue conseguenti metamorfosi. Il pensare – che è “attività precipua dell’IO” – si rinforza e acquista praticità che significa “adesione al reale” il quale, ovviamente non è di sola natura fisica ma anche metafisica-spirituale. Al contempo l’IO acquista sempre maggiore forza e consistenza.

PENSARE LA REALTA’

Sentire: si potrebbe rinnovare il sentire nel momento in cui si seguono i propri sentimenti in modo da seguirli sempre con la coscienza desta e non consentendo che “vaghino a caso” così come d’ordinario e proporsi che seguano il principio della “moralità” più elevata. Non mi chiedo mai se il sentimento che sta tentando di sorgere in me in questo momento reca in sé l’impronta dell’assoluta onestà, benevola e amorevole disposizione, tolleranza, assenza di critica negativa, generosità e altruismo. Oppure è semplicemente espressioni di un egoismo che io non scorgo: quindi antipatie, rivalità, vanità predominante e presunzione, tutte qualità malcelate e presentate a me stesso come altruismo. Se ora, prima di lasciare che esso sentimento sorga in me, lo analizzo un momento e scortane l’inadeguatezza morale, lo cancello o lo trasformo nel suo contrario, oppure lo adegua alla realtà delle cose, allora posso dire di introdurre un elemento nuovo nel mondo dei miei sentimenti. Importante è il modo, lo stile dell’eloquio. Sappiamo che la parola è lo specchio del sentire nella sua espressione verso l’esterno come comunicazione.  Così  sarà   necessario rendersi conto con consapevolezza del  “come”  si sta parlando oltre al  “cosa”  si dice, oltre alla “realtà-verità” di ciò che si dice. La mia parola è ben formulata, esteticamente bella e armoniosa? Oppure le parole mi cadono dalla bocca senza mia partecipazione consapevole? Curo la “forma” del mio eloquio, oppure vado avanti a caso in modo del tutto informale e improvvisato, colmo di “eeeeh!”, di “no?”, di “vero?” ; interiezioni che indicano il non sapere cosa dire?

MORALITA’ NEL SENTIRE

Volere: vi sono nella giornata azioni che “devo” fare per necessità e che ripeto e ripeto da anni senza poterle eliminare in quanto necessità esistenziali. Ma se io introduco in esse azioni, anche minime, la “Bellezza”, ecco che trasformo il mondo intorno a me nel modo più radicale. Sì, poiché tutto nella vita assume un aspetto ed una significazione diversa, se è la “Bellezza” a condurre e regolare le azioni. Ora Bellezza significa anche Verità e Moralità e Realtà. Se pensiamo al mondo delle macchine e alla loro “bruttezza” agli inizi del loro apparire e le confrontiamo oggi che col disegno industriale “si vestono di bellezza”, potremo comprendere meglio l’importanza di questo fatto estetico. Rudolf Steiner nel 4° dramma mistero introduce Giovanni Tomasio, pittore, in una fabbrica con lo scopo di “vestire di Bellezza” i congegni meccanici: quasi a riscatto degli Esseri elementari arimanici, “costretti” in esse macchine. Partiamo innanzitutto da noi stessi: come mi presento al mondo nel parlare, gestire, muovermi, camminare; e poi ancora nel vestire. Questo è un punto veramente dolente: la gente si veste come se fosse cieca e non riesce a scorgere una possibile “armonia” di colori e di forme nel proprio abbigliamento. Poi: come dispongo l’ambiente in cui vivo e lavoro? È ordinato, pulito, esteticamente soddisfacente? I rapporti col prossimo, sono educati, rispettosi della libertà altrui, tolleranti e benevoli nel tratto e nel “tatto” che comporta l’astenersi da giudizi non confermati dalla realtà?

In sintesi si può riassumere il tutto con le parole:

– PENSARE SECONDO REALTA’ – deve diffondere POSITIVITA’ per il mondo e la vita

– SENTIRE SECONDO MORALITA’ – deve diffondere CALORE DELL’ANIMA E PARTECIPAZIONE

– VOLERE SECONDO BELLEZZA – deve diffondere ARMONIA NEL VIVERE

Queste tre massime potrebbero diventare la direttrice della vita dell’anima tesa ad un “rinnovamento di se stessa”.

Note

* – Eclissi di sole negli ultimi 15 anni viste dalla regione dell’effetto massimo:

1994 Brasile – 1999 Austria – 2001 Zimbaue – 2002 Sudafrica – 2005 sudan

** – Heidegger continua il suo saggio sviluppandolo in maniera del tutto personale, del tutto diverso da questo ora viene detto.

Pentecoste

di Claudio Gregorat

 

Negli “Atti” leggiamo dove e con quali persone venne vissuta la Pentecoste:

 

“Allora tornarono a Gerusalemme (dalla Galilea) dal Monte detto “degli Ulivi”. Entrati in città salirono al piano di sopra dove abitavano. C’erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo, Simone Zelota e Giuda di Giacomo.  Tutti erano assidui e concordi nella preghiera assieme ad   alcune donne e “con Maria Madre   di Gesù” e i fratelli di lui. Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso un rombo dal cielo come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro  lingue come di fuoco che si dividevano e posavano su ciascuno di loro. Ed essi furono ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi”.

Abbiamo così sulla terra la cerchia dei Dodici Apostoli e, al centro, la “madre di Gesù”, grazie alla quale, la pentecoste si poté effettuare, come riflesso del Cristo al centro della cerchia dei Dodici Bodhisattwa nei mondi superiori: una perfetta corrispondenza ed  equilibrio di polarità.

Leggiamo ora in Giovanni, 12:

“Molte cose ho ancora da dirvi. Tutto quello che il Padre possiede è mio: per questo

ho detto che prenderà del mio e ve lo annunzierà.

Un altro passo importante, 16/7:

“….è bene che io me ne vada; poiché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore.

            Ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò”.

Ancora qualche altro passo:

Luca 1/67: “Zaccaria, suo padre, fu ripieno di Spirito Santo e profetò dicendo…

                “    4/1:   “Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano…..

                “    4/14:  “Gesù ritonò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo…..

“   10/21: “……in questo stesso istante, Gesù esultò nello Spirito Santo……

            Giov. 1/33: L’uomo sul quale vedrai scendere,,,è colui che battezza in Spirito Santo”

 

Da queste citazioni si può leggere agevolmente che la locuzione “Spirito Santo” deve avere un significato particolare, in quanto era “facoltà caratteristica” di determinate individualità. In “Metamorfosi cosmiche e umane” viene detto chiaramente che per “Spirito Santo” si deve intendere il “Sé Spirito”: l’arto superiore all’IO, che nell’uomo si svilupperà appieno su Giove. In questo nostra Epoca Ariana e nella sesta epoca di cultura – che avrà inizio a partire dal 3.500 circa– ogni uomo potrà conquistarsi il “Sé Spirito”, il suo Arto Superiore,  quindi il suo “Spirito Santo”. In sintesi: il Sé Spirito per l’uomo è lo Spirito Santo.

Ora si comprende il senso dei passi su citati. Ogni essere Spirituale nell’intero universo compie una sua evoluzione. E così gli Spiriti delle Gerarchie Superiori ed anche il Cristo stesso. Questa comunicazione di Rudolf Steiner giunge improvvisa come un potente baleno di luce che acceca, per noi, abituati alla “immobilità” degli Enti Superiori e quindi anche del Cristo. Invece anch’Egli compie una Sua evoluzione. Ora, in questo periodo cosmico, il Cristo ha sviluppato il Suo “’IO”, che però è l’”Io Cosmico” del sistema solare.: mentre l’Uomo sta sviluppando il suo “IO individuale”. Per questo motivo il Cristo può divenire Aiutatore dell’Uomo, conferendogli la possibilità di realizzare il proprio IO. Così anche i passi del Vangelo di Luca, significano che Gesù sperimenta e vive – “esulta” pienamente il “proprio Sé Spirito” quale riflesso del “Sé Spirito del Cristo”.

E nei passi dove vien detto:

Tutto quello che il Padre possiede è mio: per questo ho detto che prenderà del mio

 e ve lo annunzierà

e         “…..quando me ne sarò andato ve lo manderò”

significa testualmente che “il mio” è il “Sé Spirito Cosmico– Spirito Santo” del Cristo

prenderà del MIO ( Sé Spirito- Spirito Santo ),  ve lo annunzierà, ve lo manderò…

Ma con questo cosa ci può intendere? Che il Cristo con la sua Incarnazione, Resurrezione e Unione alla Terra come “suo Spirito”, ha compiuto un’evoluzione: ha raggiunto il Suo Sé Spirito Cosmico. Da “IO Cosmico” è progredito a “Sé Spirito Cosmico”. In tale modo è in grado di illuminare l’Uomo dandogli la possibilità di conseguire – nel tempo – il proprio Sé Spirito Individuale. Questo significano le parole qui sopra riportate.

Così la scena descritta negli Atti, indica che “il Cristo ha inviato a quella piccola comunità” lo “Spirito Santo – Consolatore” a suo tempo annunciato e cioè il proprio “Sé Spirito Cosmico”.

E di riflesso, ogni singolo Apostolo, Maria e le Donne presenti, ricevono -come una grazia in anticipo sulla loro singola evoluzione – il proprio “Sé Spirito”, sotto forma di lingua di fuoco: fuoco potente dell’Amore del Sé Spirito del Cristo.

Parlarono in tutte le lingue. Questa locuzione vuol intendere che “hanno superato in se stessi il Principio luciferico, separatore dei vari linguaggi dei popoli –la Torre di Babele– e  la “lingua primordiale” viene compresa da tutti nella “propria” lingua.

Ogni uomo può venire illuminato dal “proprio Sé Spirito che è lo Spirito Santo” che vive in lui “in potenza” e che brilla come stella sopra in suo capo; il cui riflesso però, può essergli trasmesso dal proprio Genio che vive nel mondo spirituale, patria dello Spirito Santo

Il pensare puro è la prima forma di chiaroveggenza

di Claudio Gregorat

                  La sola lettura del titolo genera una certa sorpresa: difatti non sale mai alla consapevolezza – anche dopo anni di lavoro – che il “pensare puro” è un’attività dell’anima “entro il mondo spirituale” e non più fisico. Senza entrare in merito alla “storia” dell’attività pensante e prendendo in considerazione solo gli ultimi secoli, dobbiamo pur constatare che tale facoltà, indirizzata soprattutto verso la   visione-percezione del mondo fisico sensibile, secondo il potente impulso conferitogli soprattutto da Galileo Galilei e Francesco Bacone, nell’abbandonare concetti saturi di tradizioni, sia religiose che aristoteliche, avvia così all’osservazione oggettiva dei fenomeni sensibili, dai quale derivare il contenuto dei concetti. Questa posizione lentamente si è svuotata di motivazione, nel senso che i concetti – che sono “forma” del pensare – non racchiudono più neppure un “contenuto” sensibile, ma lentamente si “astraggono” da esso: il pensare diventa “astratto”, ma nello stesso tempo “libero” da contaminazioni ora sensibili – mentre prima tradizionali – e quindi capace di “universalità”, come nuova facoltà dell”anima di coscienza”. Il “pensare in concetti generali” è una conquista dell’anima cosciente, come ad esempio le “categorie” sorte con Aristotele, come un’anticipazione di facoltà future coscienti: è “pensare puro”. L’arte – che è sempre specchio fedele dell’attività dell’anima – denuncia in modo semplice e chiaro tale situazione di “astrazione” dalla realtà fisico-sensibile. A tutta prima – dopo la parentesi dell’arte realistica-naturalistica – si accede all’”astrattismo” che  si presenta come un vuoto tessuto di colori e di forme – che corrispondono ai concetti ancora “vuoti di contenuto” – il quale, nel tempo, a seguito di una maturazione ulteriore dell’anima cosciente, si riempirà-colmerà di contenuti desunti ora dal mondo soprasensibile, sia nella “qualità” del colore, che nelle forme. Dal canto suo il pensare puro è appunto ìl primo passo nella percezione di tali contenuti, nella forma di concetti che diverranno più tardi “immagini”. Gli ultimi grandi filosofi idealisti, hanno portato il pensare fino alla più trasparente chiarezza e al più alto livello possibile. Ora è necessario uscire dal semplice idealismo filosofico e approdare ad una consapevolezza dei mondi superiori. In Rosmini, ad esempio, si nota un’esperienza interiore che in lui diventava “esperienza del concetto in rapporto alla realtà del suo contenuto”. Il passo successivo consiste nell’esperienza “cosciente” del concetto unita all ”esperienza vivente e chiaroveggente di esso” . Ora, se si afferra la natura soprasensibile dei concetti e idee, si è semplicemente “entro il mondo spirituale”; mondo di vita delle Gerarchie superiori, dalle quale essi – concetti e idee – derivano. Il mondo fisico-sensibile è ormai fuori campo. Si è entro il mondo spirituale intessuto di pensiero.

Nella “massima” n.59, leggiamo;

“Un’osservazione spassionata del pensare, mostra che i pensieri della coscienza solita, non hanno un’esistenza propria, che si presenta soltanto come immagini riflesse di qualcosa. L’uomo però si sente vivo nei pensieri. I pensieri non vivono, egli però vive nei pensieri. Questa vita ha origine in entità spirituali che, nel senso della mia Scienza Occulta, si possono designare come quelle della 3^ gerarchia, come un regno spirituale”

Nella “massima” n. 66:

“Le entità della terza gerarchia si manifestano nella vita che si dispiega come sfondo spirituale del pensare umano. Questa vita si cela nell’attività pensante umana”

“Massima” n.73:

            “Nel corpo eterico l’intelligenza cosmica si congiunge all’essere umano”

“Massima” n. 100:

“I pensieri hanno la loro vera e propria sede nel corpo eterico dell’uomo: e lì essi sono entità-forze viventi. Poi si imprimono nel corpo fisico: e come pensieri impressi, hanno quel carattere d’ombra che la coscienza normale conosce”.

Ora, con una maturata riflessione, diviene presto evidente che il pensare puro percepisce e sperimenta entro il mondo spirituale “Esseri di Pensiero”, che sono le entità viventi di quel mondo,   a cominciare dagli spiriti elementari, su fino alle Gerarchie più elevate, così come in quello fisico sono percepibili le piante e i minerali. Di modo che, parlando di esse, si dice qualcosa di fisicamente non-percepibile, attinente al mondo dell’invisibile: quindi in maniera “chiaroveggente”. In un momento successivo poi, delle stesse Entità si potrà parlare in forma di “immagini percepite”, che è la vera reale chiaroveggenza. Ma il “primo passo” è indubbiamente costituito dalla “percezione pensante” di esse: si tratta del “pensare veggente” di natura goethiana che è in ogni caso e sempre “pensare” prima e “pensare-immaginare” più tardi.

Tentiamo degli esempi:

– se mi formo il “concetto generale di cavallo” – che è “forma archetipica” – non mi rappresento il tale cavallo che ho visto, ma appunto la “forma-concetto universale” – espressa in modo così pertinente nei cavalli del fregio del Partenone. Bene; ma questa è già “veggenza”. I “concetti o idee universali” non possono essere percepiti, e conosciuti, che veggentemente.

– le tre leggi sul moto dei corpi celesti di Keplero. E’ presto evidente che sono state frutto di “veggenza pensante” delle leggi cosmiche che regolano quei moti: non certo per esperienza conoscitiva. Si tratta proprio di un “giudizio a priori” kantiano, confermato poi dall’esperienza, soprattutto la prima, per il moto dei pianeti intorno al sole.

– il concetto di “spazio curvo” di Einstein, è anch’esso frutto di “veggenza pensante” di determinate leggi cosmiche. La Scienza dello Spirito ha confermato tale concetto universale dello spazio.

– se ho dinanzi a me una persona con la quale sto conversando e nelle sue parole percepisco che nei suoi pensieri non c’è verità, e che anzi le sue parole servono a coprirla, che pensa una cosa e ne dice un’altra, devo convenire che questa è percezione pensante, è veggenza.

– se osservo ripetutamente uno stesso fenomeno per giorni e giorni, ad un certo punto saprò dire come si svilupperà nei giorni futuri: è “preveggenza pensante”

E tutto ciò, già ad un livello di esperienza sensibile. Da tutta la Scienza dello Spirito poi, si rileva chiaramente che la penetrazione del “concetto astratto” è il punto iniziale per una conoscenza dei mondi superiori, oltre che dei mondi sensibili quale primo inizio,come abbiamo visto. Il concetto astratto si sposa con la realtà spirituale di cui è “veste”. Questo è il motivo per il quale Rudolf Steiner teneva tanto a che i suoi seguaci elaborassero il proprio pensare. Tanto che nella conferenza “Filosofia e Antroposofia” dice testualmente:

“Non saranno certo coloro che vogliono solo sentir narrare i fatti delle sfere superiori a far apprezzare il nostro movimento scientifico-spirituale nelle sua parti più profonde; ma saranno coloro che hanno la pazienza di penetrare in una tecnica di pensiero che crea una base reale, quasi uno scheletro per il lavoro nel mondo superiore”.

E nella conferenza del 13.11.1908, “L’elaborazione dei concetti e il sistema delle categorie in Hegel”:

“Potrete constatare come certi concetti e acquisizioni antroposofiche possono avere un ruolo molto importante in seno alla Scienza dello Spirito”.

E più avanti:

            “”Per gli antroposofi è estremamente  importante il potersi familiarizzare coi “concetti puri.”

E nello stesso tempo è per l’anima un motivo educativo molto potente, e anche un’occasione per superare una certa indolenza e negligenza della vita interiore. La “dialettica” di Hegel si incarica di eliminarle. Una volta che ci si è impegnati e formati con la “tavole delle categorie di Hegel”, spesso questa impressione di negligenza nei riguardi dei concetti, si impone, quando si leggono le recenti pubblicazioni”. Da quanto precede queste ultime parole, si può ben capire il monito di Steiner a proposito della “prima forma di chiaroveggenza”. In realtà la sfera dei concetti sta a metà fra il mondo sensibile e quello soprasensibile. Esempio: vedo un uomo in piedi al sole e ne percepisco l’ombra. Quest’ombra non è l’uomo, ma un suo riflesso sensibile, che mi dà coscienza della sua forma. Così i concetti sono “ombre” di Realtà, di Esseri soprasensibili, per mezzo dei quali posso conoscerli, così come conosco l’uomo nella sua forma per mezzo della sua ombra. Nell’ombra c’è l’uomo: nei concetti le Realtà superiori. Quindi, elaborando concetti, ci poniamo in contatto col mondo superiore senza alcun dubbio. E siccome i “concetti sono forme”, conosciamo le realtà soprasensibili sotto questo aspetto, mentre il contenuto giace nella loro stessa essenza.

Nella conferenza del 27 marzo 1915 leggiamo:

“……..Il nostro pensiero subisce una trasformazione nel momento in cui ci liberiamo dallo strumento fisico della testa, particolarmente in riferimento ai nostri pensieri”.

“Nell’esperienza quotidiana abbiamo la sensazione di dominare il nostro mondo di pensiero, di essere colui che lega o separa tali pensieri”

“Tutto questo viene a cessare nel momento in cui liberiamo dalla testa l’animico-spirituale e sviluppiam0o un pensare libero dal corpo, i pensieri cominciano a muoversi in maniera disordinata, non colleghiamo più i nostri pensieri. Riceviamo vita nei pensieri, la vita propria dei pensieri. Ogni pensiero diventa un essere: un pensiero va verso un altro; l’altro si allontana da un altro ancora”

“Non appena sviluppiamo un pensare libero dal corpo, ogni pensiero diventa come un involucro entro il quale si infila un essere elementare. Il pensiero non è più in nostro potere: lo lanciamo fuori come un’antenna, va nel mondo e vi si infila dentro un essere elementare. I nostri pensieri sono quindi – per così dire – riempiti di esseri elementari…”

Possiamo quindi affermare che dietro l’attività dell’anima pensante vi è la realtà spirituale. Così i concetti e le idee – nel loro stato “puro”, liberi dal corpo – ci pongono in relazione col mondo spirituale elementare, a tutta prima. Il pensare diventa “vivente percepire”.

Rudolf Steiner continua:

            “In fondo accade lo stesso fino alle Gerarchie superiori. Mandiamo fuori i nostri pensieri… e percepiamo gli Esseri di Venere o Saturno che si infilano in essi. Non dobbiamo temere di avere i pensieri delle gerarchie, dobbiamo abituarci a vivere con la nostra testa, dentro le gerarchie superiori. Dobbiamo dirci: <Il nostro pensiero(personale) cessa e la nostra testa diventa la scena dell’attività delle gerarchie superiori>”

            “Viviamo quindi nell’epoca in cui l’umanità è chiamata a percepire le gerarchie superiori”

Dopo queste parole, possiamo ancora dubitare delle capacità del nostro “pensare puro”?

Un possbile itinerario potrebbe essere il seguente:

– essere in chiaro sulla posizione del nostro pensare nei momenti in cui esso è realmente pensare puro

– giungere a “consapevolezza-coscienza” che il quei momenti il nostro pensare <è quello descritto da Rudolf Steiner> e vive e si attua entro il mondo soprasensibile-spirituale

– tentarne l”esperienza interiore consapevole”

Concludiamo così dicendo: l’attività del pensare puro è già una prima forma di chiaroveggenza.

 

Pensare con le ossa

Riflessioni di Claudio Gregorat

Uno dei tanti esercizi del libro Iniziazione di Rudolf Steiner, consiglia una concentrazione su “cristallo, animale, pianta”, il cui scopo risulta evidente durante l’esercitarsi. Qui vorremmo considerare solo il primo di essi, da un altro aspetto. L’esercizio stesso, ad un certo momento, conduce ad una singolare esperienza: si sperimenta il proprio sistema osseo e, in modo molto evidente, le ossa delle gambe. Quindi vi è  un’affinità fra “cristallo ed osso”. Entrambi sono parte del regno minerale e vengono, sempre entrambi, formati  da fuori , da forze estranee alla loro essenza minerale.

Ma come giungiamo ad una tale esperienza?  Per mezzo del pensare-immaginare. Talché potremmo portarci ancora più avanti col pensare e ipotizzare che fra pensiero e sistema osseo vi debba essere una certa corrispondenza.

Questa ipotesi –piuttosto strana in verità– trova una conferma in due conferenze: nella V^ di Sedi dei misteri del medioevo e  VII^ dei Principi di etica medica. In entrambe, il riferimento è portato alla considerazione del sistema osseo per una giusta comprensione di Filosofia della Libertà, riferimento che Rudolf Steiner stesso chiama “paradossale”

Con altre parole, possiamo dire che Filosofia della Libertà può essere compresa soltanto se viene impegnato  l’uomo intero nel suo sistema osseo e non col cervello, come in un primo momento si potrebbe credere.

“In realtà, quando si pensa in modo rigoroso, si pensa mediante la propria struttura ossea”, spiega Rudolf Steiner.

Quindi l’uomo deve escludersi come sistema muscolare o sistema di organi interni. Quando noi agiamo come uomini, partiamo sempre da una rappresentazione di quanto vorremmo fare  e tanto più l’azione è libera, tanto più necessario è passare attraverso la rappresentazione. Ma, in genere, le nostre rappresentazioni muovono da impulsi egoistici, istintivi, i quali poi muovono la volontà che muove il sistema muscolare.

Ad esempio, gli organi interni sono regolati dall’Io Senziente che ha sede nel plesso solare e che agisce come una sorta di secondo cervello. Il corpo astrale domina il sistema nervoso periferico. Il sistema linfatico ed i vari ritmi dell’organismo sono sotto l’azione del corpo eterico. Il sistema muscolare è strettamente legato al Volere, mentre il sistema ritmico soprattutto al Sentire. Il sistema osseo portante, in questo caso, segue semplicemente i movimenti muscolari. Un libero volere, invece, dovrebbe poter muovere il sistema osseo  prescindendo da quello muscolare e quindi da pulsioni e passioni istintive. Questo si consegue se la volontà si dirige e si regola su necessità oggettive del mondo, dell’ambiente intorno a sé e non su proprie necessità inconsce soggettive. Per farlo è necessario amare il mondo, agire solo per impulso d’amore. Questo agire oggettivo può essere conseguito nel momento in cui il volere muove il sistema osseo che è libero da pulsioni egoistiche, che è un pezzo del regno minerale, una zolla di terra, libero da passioni. Se riusciamo a muovere il corpo partendo dalle ossa conseguiamo un volere libero, in quanto le rappresentazioni che lo muovono sono oggettive e perciò,  forse, sono anche immaginazioni. Ora le rappresentazioni oggettive sono formate da pensieri-immagini ispirati. Fin che agiamo partendo dai muscoli, non siamo liberi, poiché dietro di essi vi sono sempre le brame, passioni e desideri soggettivi egoistici.

Lo scheletro è oggettivo: difatti lo abbandoniamo alla terra minerale oggettiva. Il resto: corpo eterico, astrale, mentale – elementi soggettivi – si dissolvono o si allontanano nello spirituale,  fanno parte di altri mondi. Ora si può comprendere che un pensare-volere libero debba attuarsi per mezzo delle ossa. Come il pensare libero – ad esempio di Filosofia della libertà, si attua per mezzo delle ossa, così anche il volere libero che ne consegue.

La libertà è possibile nel momento in cui ci si libera da quanto è istinto inconscio che è radicato nella carne e nel sangue. Tutto questo va escluso, allontanato. I pensieri devono diventare ossei, terrestri, oggettivi e allora saranno liberi. Partendo da queste premesse, possiamo dire che, elaborando i pensieri di Filosofia della Libertà, dovremo tentare di pensarli con le ossa, impegnando le ossa e men che meno il cervello fisico, che è adatto ad elaborare soltanto pensieri logici sulla base di percezioni sensibili.

Un altro passo sarebbe quello di conciliare tutto questo con un’altra indicazione di Rudolf Steiner che suona così: se non ci si libera dal cervello fisico e si pensa con l’eterico non si potrà mai accedere a Filosofia della Libertà. Questa, con le normali facoltà pensanti, non potrà mai essere capita e quindi accettata. Ma quello che più importa è che potrà agire sull’essere umano  nel senso di una  purificazione e rafforzamento del pensare in modo da renderlo libero ed in seguito, di conseguenza, rendere libero anche il volere.

I pensieri di Filosofia della Libertà vanno pensati ed il primo passo consiste nel pensarli col cervello eterico e non più fisico. Quest’ultimo – come abbiamo spesso spiegato – risente del dualismo destra-sinistra, prodotto dai due emisferi cerebrali. Per la qual cosa non è possibile giungere ad una sintesi, ma ci si muove sempre fra tesi ed antitesi, quindi in un costante dubbio, come Kant ha ben dimostrato con la tabella delle Antinomie della ragione. Così i  pensieri si liberano dalla cerebralità e da ogni elemento sensibile, in un primo tempo. Si sperimenta il pensare come attività volitiva. E’  un pensare concreto che si viene formando con l’esercizio di quei pensieri, saturo di volontà.  Ma è una volontà che non deriva  da impulsi e spinte interiori soggettive. Si potrebbe dire che, in un certo senso, è una volontà oggettiva  legata alla natura dei pensieri stessi. Ecco che questi pensieri possono muovere il sistema osseo, a sua volta oggettivo, com’è oggettivo un cristallo di quarzo.

Quest’ultima considerazione ci riporta all’inizio, alla concentrazione sul cristallo e di riflesso, sulle ossa. Forse, da questa indagine, sarà possibile accogliere l’indicazione di Rudolf Steiner e tentare di realizzarla nel pensare secondo quanto indicato.

Domanda:

“Come fa l’eterico a muovere il sistema osseo, oggettivo come un cristallo?”

Il sistema osseo è stato formato dal di fuori da forze eteriche esterne al  sistema stesso. Sono forze eteriche presenti nel mondo eterico e segnatamente nell’etere chimico o del suono. Dietro ogni osso agisce un suono cosmico ed  il corpo eterico plasma col concorso specifico dell’etere suono la forma dell’osso, a norma di proporzioni sonore cosmiche, quindi oggettive, agenti secondo forme archetipiche presenti nella mente degli Elohim o Spiriti della Forma creatori della forma Uomo.

“Faremo l’Uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza” – Genesi 26

L’archetipo formale –Spiriti della Forma- si sostanzia poi dell’archetipo sonoro –Spiriti del Movimento – con le vibrazioni eteriche corrispondenti che permeano il mondo eterico. Il corpo eterico plasmatore delle ossa, che si avvale di quelle vibrazioni, è il medesimo che formula pensieri-rappresentazioni che stanno a base del movimento del corpo-sistema osseo. Il pensare, che è divenuto volere come forza attiva per via di esercizio, avvalendosi della rappresentazione necessaria,  muove il sistema osseo in modo corrispondente ad essa.

Una sentenza dalla Pratica Yoga suona:

 “Beato lo yoghin che ha  imparato a pensare con le ossa”

La tunica manipolata

 

Riflessioni di Claudio Gregorat        

    Quanto segue è  un aggiornamento a quanto già esposto nel saggio “Il mistero della Tunica indi- visibile”, n. 2, anno 2007 della rivista Antroposofia, che tende a mostrare come, a partire dal 1996, negli U.S.A. sono stati osservati aerei che volavano a quota piuttosto bassa e a distanza ravvicinata e rilasciavano scie bianche persistenti –quelle dello scarico dei gas dei motori durano pochi minuti– e che si intersecavano a forma di X, creando una sorta di ragnatela aerea, la quale lentamente si amalgamava formando una nebbia, una nube spessa e opalescente. Ora immaginiamo questa operazione condotta avanti per anni su di una determinata zona e giungeremo alla conclusione che, sicuramente, l’atmosfera viene modificata, secondo determinati scopi.

.scie chimiche

 

   Questo fenomeno si è esteso al Canada, Nuova Zelanda, Bahamas, Sud Africa, bacino Mediterraneo, Italia, Spagna, Francia. Molto intensamente nelle ex-Repubbliche Sovietiche dell’Asia Centrale, Cuba, Corea del Nord, ecc. Nel nostro paese, tale fenomeno si nota, da lungo tempo, soprattutto nel grande bacino della pianura padano-veneta e in genere nelle zone degli insediamenti militari statunitensi.

   Ad un’analisi tali scie chimiche o chemtrails, come vengono chiamate, sono risultate composte da particelle in sospensione di alluminio e metalli pesanti come bario e torio, titanio e bromuro: i migliori per eventuali manipolazioni elettro-magnetiche. Ovviamente tale formazione nuvolosa si deposita a terra e la inquina. L’analisi chimica dei terreni ha posto in risalto una conduttività termo-elettrica sette volte superiore alla norma. Poiché la formazione così si disperde, è necessario rinnovare l’intreccio delle scie.

 

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Rebus sic stantibus, è illusorio oramai di credere ad una agricoltura bio-dinamica “pulita”, almeno nelle zone prese di mira. Per maggiori informazioni, si può consultare il sito internet sciechimiche.org e venire informati della vasta rete di fenomeni influenzata da quelle sostanze, ivi compresa la salute dell’uomo e delle zone geografiche ritenute “pericolose” dal comando militare statunitense: vale a dire nazioni contrarie-oppositrici al suo tentativo di dominio mondiale, posto in rilievo subito dopo il crollo dell’U.R.S.S.  dal Presidente Bush Senior con suo “Nuovo Ordine Mondiale”, teso al dominio militare, commerciale e politico dell’intero pianeta.

   Pensiamo, ad esempio, alle spaventose condizioni di siccità mai  viste prima nella Corea del Nord, zona ritenuta pericolosa. L’acqua delle risaie supera il 40° e le piantine muoiono. Ma ecco che una siccità così grave viene seguita da alluvioni molto copiose ed estese che hanno devastato i pochi raccolti di riso rimasti e resa difficile la distribuzione di cibo.

   Anche Cuba è considerata “zona pericolosa” e colpita per diversi anni da siccità ricorrenti, con la distruzione dei raccolti di canna da zucchero e del pari dei prodotti alimentari.

   Il geologo Leandro Bermudez, vicepresidente dell’Istituto Nazionale per le risorse idriche, avrebbe dichiarato:

“Una grave siccità, che interessa la parte orientale di Cuba, ha eroso il 40% delle terre coltivate, causando la morte, per mancanza di cibo, di milioni di vacche e costretto 4 milioni di persone a contare ogni singola goccia d’acqua consumata. La siccità ha ridotto il livello delle acque sotterranee di quasi 3 metri negli ultimi 10 anni, prosciugando più di 5,000 pozzi nella provincia”.

E secondo il giornale “Indipendent”:

“Ignorato dal resto del mondo, il più lungo periodo di siccità da decenni, ha messo in ginocchio quasi tutta l’isola”.

   Nel mirino degli U.S.A. è compresa tutta la zona dalla Grecia fino al centro dell’Asia, considerata oramai “terra di conquista”, entro la quale si svolgono di continuo esperimenti vari.  La guerra all’Iraq era stata pianificata fin dagli anno ’90 e l’amministrazione Clinton, in un documento, dichiarava, abbastanza apertamente, che l’obiettivo della guerra era il petrolio.

   Ora gli sperimentatori si prefiggono un “dominio pressoché totale” dell’atmosfera con la possibilità di manipolare il clima e provocare siccità, terremoti, tsunami, inondazioni e uragani, per quanto incredibile e straordinario possa sembrare: la tecnologia adatta è in sperimentazione continua, anche sul suolo americano, colpito di continuo da uragani  la cui fenomenologia è atipica.

E’ evidente di per sé che agendo sul clima di una regione, la si può piegare a qualsiasi imposizione -occulta in questo caso-.

   Un esempio concreto e documentato sulle reali possibilità di intervento: : il 30 maggio 2003 ci sono stati festeggiamenti internazionali, per celebrare il 30mo anniversario della città di S.Pietroburgo –città natale di Putin, con cerimonie di tre giorni (che sono costate 1 miliardo e 500 milioni di dollari !).

   Putin  ci teneva ad accogliere al meglio i suoi ospiti internazionali, e per assicurarsi bel tempo, ha fatto levare in volo nove aerei, che hanno intercettato un fronte di maltempo che si stava avvicinando e hanno “bombardato” le nubi con una miscela di acido carbonico, ammonio liquido e ioduro d’argento per fermare la pioggia.

Quindi la possibilità di “asciugare” le formazioni nuvolose esiste ! Come esiste il contrario: provocare piogge torrenziali ed anche uragani.

Da “Eco News” leggo a proposito delle manipolazioni statunitensi:

       “Si definisce guerra ambientale la modificazione intenzionale – o manipolazione – del sistema ecologico che interessa il clima ed i fenomeni metereologici, gli strati superiori dell’atmosfera come la ionosfera e magnetosfera e il sistema della tettonica a zolle, la quale può innescare eventi sismici (terremoti) per provocare una volontaria distruzione fisica, economica e psico-sociale di un determinato bersaglio- prevista da una strategia di guerra”.

 

Leggo ancora:

“La manipolazione climatica diverrà parte della sicurezza interna e internazionale e sarà sfruttata in maniera unilaterale. Sarà usata a titolo difensivo e offensivo ed anche come deterrente. La capacità di generare precipitazioni, nebbie e temporali e di modificare il clima o la creazione di un “clima artificiale”, fanno parte di quelle tecnologie integrate che possono far aumentare la capacità statunitense”.

 

   Il programma di “guerra climatica” è HAARP – (Programma di Ricerca Aurorale Attivo ad Alta Frequenza); ha sede a Gokona in Alaska ed è gestito unitamente dall’aviazione e dalla marina statunitensi.

haarp

 

   Nel sito www di HAARP:

       “HAARP verrà usato per provocare un cambiamento della temperatura della ionosfera minimo e localizzato; cosicché le risultanti reazioni fisiche, possano essere studiate con altri strumenti piazzati nello stesso sito o nei pressi di HAARP”.

   Nicholas Begich, attivista contro HAARP, lo descrive così:

       “E’ uno strumento tecnologico super-potente, che emette onde radio in grado di raggiungere aree della ionosfera, si concentrano su di essa e la riscaldano. In seguito le onde elettromagnetiche rimbalzano sulla terra e penetrano in qualsiasi cosa, viva o morta che sia”.

(per maggiori informazioni entrare in sciechimiche.org)

   La Scienza dello Spirito ci informa essere la ionosfera inferiore – dai 70 ai 140  km – pervasa dall’ ”etere chimico o del suono” e dai 140 a circa 1000 dall’“etere vita”.

   Nella ionosfera inferiore si ha il fenomeno della ionizzazione di elettroni liberi e in gran movimento; entra in azione un ottundimento di energia dei raggi cosmici, con la conseguente riflessione di onde elettro-magnetiche verso il basso, verso la terra. (G.Wchsmuth – “Erde und Mensch”).

Viene così confermata la descrizione di cui sopra e la conseguente azione sulla stratosfera e dunque sulla troposfera,  cioè la sfera delle nuvole che interessa il clima.

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   Ora la sfera aerea è dominio della Gerarchia Angelica. Le manipolazioni di cui sopra, in quale modo si inseriscono in essa? Disturbandola ovviamente: ma fino a che punto? Nella “Immaginazione della primavera”,  di Raffaele-Mercurio, leggiamo di Entità Luciferiche che vivono nelle altezze dell’atmosfera, attraggono verso di sé l’acido carbonico che sale dalla terra, per i loro scopi. Quindi, dalla primavera e soprattutto  in estate, nella sfera aerea  che stiamo considerando sono in azione Angeli Luciferici, che si esprimono soprattutto nel magnetismo, in quella che viene chiamata la “magnetosfera”. Il concorso dell’elettricità delle apparecchiature HAARP, denota la presenza dell’elemento arimanico. Si tratta ovviamente di una sua ingerenza ingiustificata in questa sfera. In questo modo intere legioni di spiriti elementari che vivono nell’atmosfera aerea, in parte acquea nelle nubi, vengono allontanate e sostituite da altrettanti spiriti elementari luciferici e arimanici, costretti dalle manipolazioni della tecnologia. Rudolf Steiner è esplicito: dove subentrano apparecchiature meccaniche ed elettriche, gli spiriti regolari vengono allontanati e sostituiti da quelli irregolari al sevizio delle Potenze Oppositrici. In un certo senso si tratta di operazioni “magiche” che la tecnica comporta ! Vale a dire il costringere spiriti elementari in forma arbitrarie…  che l”occultismo meccanico” statunitense consente.

  Il “signore dell’aria, dei venti e delle piogge”, non è più l’ordinamento dell’organismo vivente della Terra, ma l’uomo che tende alla potenza, al dominio del pianeta.  In ultima analisi, si tratta di un intensissimo lavorìo di preparazione per la futura incarnazione di Arimane ! Che così, avrà l’intero pianeta nelle sue mani. In tutta questa fenomenologia, con  la constatazione dell”aggressione” alla Tunica (vedi nota a fine pagina) sorge la domanda sulla “presenza del Cristo-Widar Eterico” in quella medesima atmosfera e sorge l’oscuro sentimento che, in essa, si sta svolgendo una durissima lotta, la cui conclusione non ci è dato di conoscere.

Nota- per tunica Claudio Gregorat intende  l’atmosfera.

Iniziazione rosacroce e iniziazione antroposofica

Tatto dal libro di Claudio Gregorat

Antica e nuova iniziazione

 

Capitolo 4 –

         Fin qui abbiamo considerato i due sistemi principali di iniziazione: yoga-orientale e cristiana-mediorientale. La prima basata sulla immobilità degli eventi e piuttosto, se mai, su di un ritorno alle origini, dove l’ideale è un venire risucchiati indietro fino ai tempi primordiali e fermare la ruota delle continue incarnazioni.  La seconda, basata sull’apparizione del Cristo il quale, prendendo su di sé la luminosa e grandiosa eredità dell’oriente, indica apocalitticamente il progredire storico-evolutivo verso il futuro, iniziando dai conseguimenti possibili in seguito all’evoluzione umana del momento.  Grazie a questa evoluzione, col profilarsi della nuova epoca moderna,  che fonda una visione del mondo sensibile-materiale-scientifica-mercantile, in luogo di quella antica religiosa-teocratica.  anche il sistema di iniziazione deve mutare in ordine ai nuovi eventi ed alle esigenze della nascente <anima di coscienza>. Il mondo fisico-sensibile non è più una maya illusoria, ma deve essere tenuto per reale, fino al punto da ritrovare, in esso, l’agire dello spirito. Le cose e il mondo non sono privi di spirito, ma anzi esso va ritrovato in quelli. E’ un po’ il passaggio da una visione <platonica> ad una visione <aristotelica> del mondo.

         Partendo da questo stato di fatto storico, il metodo di iniziazione rosacroce imposta uno sviluppo interiore verso l'<immaginazione a carattere simbolico>, a partire dalla coscienza abituale. Questa necessaria partenza che vede l’Io umano presente e cosciente, ha una necessità insostituibile: quella dello <studio>, del tutto sconosciuta nei metodi precedenti. Studiare significa rendersi perfettamente consapevoli, intellettualmente, di un determinato contesto. La coscienza dell’Io si realizza, a tutta prima, entro <l’attività pensante> come primo passo. Successivamente vi è il passaggio ad un'<attività immaginativa>. Quindi da una <conoscenza oggettiva> ad una <conoscenza immaginativa>. L’elaborazione del <corpo astrale>, la <purificazione>, si attua in questo primo passaggio. Il <corpo eterico> viene elaborato soprattutto col seguente grado di iniziazione, che coinvolge il corpo eterico, per cui si ha l'<illuminazione>, o <conoscenza immaginativa >.  Anche qui, il sonno letargico di tre giorni e mezzo, viene reso inutile dato lo stato di coscienza del discepolo: l’illuminazione si attua soltanto grazie ad una meditazione assai più potente e coinvolgente. Il maestro iniziatore è piuttosto una guida che un’autorità insindacabile.

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Una caratteristica legata al momento storico ed evoluzione del singolo è la <segretezza> ancora mantenuta sui procedimenti del metodo. Non segue le vie della scienza e cultura generali, mantiene invece una vita ancora sotterranea, in attesa che l’umanità progredisca ancora di un passo verso l’autocoscienza ed una maggiore maturità dell’Io ancor giovane.

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 Il rapporto maestro-discepolo muta grandemente. La via giusta per avere una qualche influenza sugli altri è quella della conoscenza che si acquisisce tramite il pensare cosciente. Si comunica qualcosa che poi verrà accettata o respinta liberamente, dopo adeguata riflessione. Là dove invece la volontà di una persona viene assoggettata coercitivamente da quella di un’altra – qualunque essa sia – è un’indebita, antiestetica e immorale azione esercitata sulla vita interiore, la cui esclusività e sacralità è fuori discussione. Tutte le sette, i partiti politici, le confessioni religiose, si muovono, di fatto, secondo quest’ultima norma. Valgono i <comandamenti>, che sono <ordini>, i <precetti>: “tu devi, tu non devi”. Ora quest’autorità è giustificata solo nei casi in cui gli altri siano ancora troppo giovani, bisognosi di una guida come i bambini o, come ad esempio il popolo ebraico del tempo mosaico di 2500-3000 anni fa e non certo quello moderno. Il santuario dell’intima vita dell’anima, può essere avvicinato solo dal <pensare cosciente> e non direttamente dalla volontà.  In merito a questa posizione, nell’ambito dell’Iniziazione, sorgono, nel XV° secolo, due sistemi: quello <rosacroce> e quello <gesuita>. In fondo qualsiasi fenomeno ha il suo aspetto polarmente opposto. Non può esistere alcuna luce che non proietti un’ombra, alcun colore che non contenga anche il suo complementare: nessun suono che non abbia, come contrappeso un rumore.

         Il primo sistema, che <lascia libera la volontà> – elemento inconscio sconosciuto ritenuto sacro – è quello rosacroce. Questo cammino di conoscenza esoterica si fonda sulla acquisizione, il più possibile chiara ed esatta, di cosa e quanto può essere trasformato nella propria interiorità, grazie all’intervento dello spirito nell’uomo e grazie alla rinuncia ad agire direttamente sulla volontà: quindi sempre per il tramite dello <spirito di conoscenza> e mai direttamente. L’impronta principale di questo metodo è il riconoscimento dell<‘Entità cosmico-terrena del Cristo> e l’azione di trasformazione che si può compiere sotto la sua protezione.

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E’ un metodo <cristiano> allo stesso titolo del precedente. Il <Principio Cristo Spirito> domina incontrastato con la sua luce e con il suo Amore.

         Il secondo sistema – gesuitico – mira invece ad <agire direttamente sulla volontà>, senza mai porsi problemi di conoscenza. Procede con l’esaltazione, non del <Principio Cristo Spirito>, ma del <Principio Gesù Re del mondo>, dominatore di tutti i regni della terra. Al

            “Il mio regno non è di questo mondo”

contrappone il motto:

  “Il mio regno è di questo mondo”.

Negli “Esercizi spirituali” di Ignazio di Loyola, Gesù viene presentato armato di corazza e spada, “supremo capitano generale dei buoni”, stanziato in tutta la regione di Gerusalemme, in contrapposizione e lotta contro Lucifero, altrettanto armato di spada e corazza e seguito dai cattivi, stanziato nella regione di Babilonia.  In modo assai diverso da Francesco d’Assisi, la vita militare trascorsa ha influenzato con evidenza sulla compagine animica del Loyola, conferendogli un’esaltazione esclusiva, unilaterale e fanatica.  Il lato interessante e positivo è lo sforzo di risvegliare un’immaginazione la più vivace possibile. Quindi anche qui, vale il carattere del momento storico, volto verso il futuro, che richiede di svegliare <l’immaginazione>.:

– la vivace immaginazione di essere abbandonato da Dio perché peccatore, sottoposto a terribili pene e castighi;

– la vivace immaginazione di un Dio misericordioso e del Cristo che, con le sue gesta, espia quel che l’uomo ha prodotto abbandonando il sentiero divino;

– la vivace immaginazione della misericordia e amore del Cristo-Gesù in tutta la sua potenza, che distoglie l’uomo dalle terribili pene dell’inferno;

– la vivace immaginazione della propria contrizione ed umiltà.

 Seguono le immaginazioni, costruite ad arte, sulla vita, morte e resurrezione e l’allievo, in pieno e severo isolamento per settimane, deve lasciar agire sulla sua anima -intensamente e unilateralmente- senza abbandonarsi a pensieri, riflessioni o interpretazioni, quindi escludendo il <polo-cosciente del pensare desto>, le immagini da lui prodotte, che impegnano fortemente la volontà che così si rafforza, sempre unilateralmente.  La formazione delle immagini fino alla precisione del particolare – interessantissima a questo proposito  l “immaginazione dell’inferno” – è un potente mezzo di risveglio del volere. L’immagine si imprime nell’anima e la trasforma nell’esaltazione unilaterale del <Principio-Gesù> dominatore del mondo. La volontà così esercitata e rafforzata, si espone di conseguenza alla tentazione del dominio indebito della volontà altrui, sotto la coercizione subconscia di essere un <soldato combattente del Cristo-Gesù>. Il Loyola aveva trasfuso, con evidenza, la sua precedente attività bellica nell’esercizio interiore, rimanendo un <soldato di Gesù>. Questo sistema di iniziazione potrebbe venire considerato come una metamorfosi di quella cristiana, per il fatto di agire per mezzo dell’ <immaginazione>. Con la differenza che in quella cristiana, le immagini vengono suggerite oggettivamente dal Vangelo: in questa è il discepolo stesso che  le costruisce dalla sostanza stessa della propria anima.

         Entrambe i metodi: rosacroce e gesuita, sono concepiti in ordine allo sviluppo della <volontà> e poggiano su di essa nel modo descritto.

                                                            ———————-

         Come già rilevato all’inizio di questo studio, la fine del secolo XIX° segna una sorta di importante svolta in tutto il mondo, per la rilevanza che assumono i fatti ricordati. Cioé:

– la nuova reggenza di Michele dall’anno 1879 al 2233;

– la caduta degli <Spiriti delle tenebre> arimanici entro la sfera umana;

– la fine dell’epoca oscura – Kali Yuga – con l’anno 1899.

         Un nuovo stato di coscienza si fa luce attraverso questi grandiosi eventi. Questo fa sì che -per quanto concerne il metodo di iniziazione – anche l’ultimo in ordine storico, quello rosacroce, si dimostra inadeguato a riconoscere le nuove realtà sorgenti e la nuova compagine e ordine mondiale.

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         Rudolf Steiner, nel suo terzo dramma-mistero “Il Guardiano della Soglia”, descrive con immagini sceniche questo nuovo evento. Difatti nell’ottavo quadro, vediamo, entro il regno di Arimane, due figure: Ilario, il Gran Maestro rosacroce,  e Federico Fidato, maestro delle cerimonie. Fra i due si svolge un dialogo dal quale risulta che entrambi accedono spesso nel regno del Principe delle Tenebre per prendere direttive di lavoro e azione, senza peraltro percepire la qualità ed il carattere del mondo in cui si trovano. Questo anche per il fatto che, nei loro scritti e libri, trovano detto che l’essere che  domina in questo luogo è buono: così dice Fidato. Al che Ilario, Gran Maestro dà conferma per via di sua veggenza.  Ma Fidato deve esprimere il suo giudizio sulla realtà di quanto dice Ilario e la qualifica come <illusioni> ed afferma che le sue parole, nel corso degli eventi, si dimostrano come <gravi errori>.

         In concreto accade questo: alle soglie degli anni che precorrono la prima guerra mondiale, Rudolf Steiner descrive una scena, probabilmente accaduta realmente, entro una confraternita occulta di sua conoscenza, che dimostra la inadeguatezza del sistema di iniziazione rosacroce in merito agli eventi ricordati più sopra. Nel XV° secolo questi eventi erano ancora lontani dalle coscienze degli uomini e quindi non potevano interferire con le loro pratiche esoteriche. Ma quattro secoli dopo, le cose mutano grandemente e quanto in un’epoca può essere buono e positivo, in quella successiva diventa <illusione ed errore>, poiché le potenze allora nascoste, si manifestano con estrema evidenza, cogliendo impreparati coloro che invece dovrebbero esserlo. Da ciò, la necessità di operare un’ulteriore modifica al sistema di iniziazione.

         Il metodo antroposofico non è così altro che quello rosacroce modificato secondo le necessità dei tempi e si pratica sempre in ordine allo sviluppo basato sulla <volontà>. In primo piano si ha sempre il passo dello <studio> che impegna il pensare cosciente e giudicante. Seguono gli esercizi per la <immaginazione e l’ispirazione> come in quello rosacroce: e così quanto viene in seguito.  La differenza sta nella consapevolezza e conoscenza della posizione che le potenze cosmiche di Lucifero e Arimane assumono nel contesto storico del presente. Poi sempre il riconoscimento della posizione unica del Cristo entro l’evoluzione umana e  la grande e potente manifestazione del Cristo sul piano eterico a partire dagli anni ’30.

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Per questi fatti si qualifica quale <iniziazione altamente cristiana>.  Una nuovissima componente è la completa <pubblicità> nei confronti del metodo,  esplicitata in libri e conferenze, pur mantenendo una seria compostezza di protezione dei contenuti della scuola esoterica, così come si attua nella <Libera Università di Scienza dello Spirito>. Secondo lo Spirito del Tempo, Rudolf Steiner ha reso pubblica la scienza esoterica del tempo presente: quindi accessibile ed aperta a tutti gli uomini.   La posizione dei corpi astrale ed eterico riprende quella già esistente nella rosacroce, ma con una maggiore  consapevolezza dovuta alla posizione assunta dall’Io entro il complesso umano. Nel XV° secolo l’Io era appena nato. Ora è già più adulto e in grado di sostenere prove di consapevolezza ben diverse. Come, ad esempio, il ricercare l’equilibrio cristico fra le due potenze seduttrici, motivo conduttore di ogni intrapresa spirituale. Come secondo passo, sempre partendo dalla coscienza abituale, vi sono gli esercizi per la <purificazione> del corpo astrale, così come descritti nel libro l'”Iniziazione” al capitolo <la preparazione>, il cui scopo  mira alla formazione di organi astrali, segnatamente quello fra le sopracciglia, laringe e cuore, in ordine: Ajna, Vishuddha, Anahata, entro la sostanza del corpo astrale stesso. Il passo successivo – che un tempo era caratterizzato dal sonno letargico di tre giorni e mezzo – ora viene compiuto in piena veglia e coscienza, per via degli esercizi descritti nel capitolo sulla <illuminazione>. Tutto questo senza alcun aiuto. Il Maestro occulto si farà conoscere al momento opportuno, per dare un saldo consiglio al discepolo quando sarà pervenuto all’esperienza del <mondo elementare>, il cui ingresso potrebbe realmente costituire una grave minaccia per il suo equilibrio, a causa della enorme differenza di leggi che lo governano e che egli ancora ignora. Un’altra caratteristica distingue l’iniziazione orientale da quella occidentale: la ricerca del Maestro occulto. In oriente è sempre il discepolo ad andare alla ricerca del Maestro. Paramahansa Yogananda lo descrive molto bene nella sua autobiografia. Ma dalla comparsa del Cristo Gesù, il rapporto muta radicalmente: è il maestro a visualizzare e seguire, per anni, il futuro discepolo, fino a che dispone il modo per incontrarlo di persona. E’ il Cristo che <vede e chiama> i suoi discepoli. E così sempre da allora in poi. Nel primo dramma-mistero di Rudolf Steiner “La porta dell’inziazione” questa situazione è molto ben presentata nella figura di Benedetto e nel suo comportamento. Anche questa è un’iniziazione della <volontà>: solo che è mediata dal <sentire> e preparata dal <pensare>. Ad esempio si contruisce l’immagine simbolica del caduceo, con le forze del pensare-immaginare.

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Quest’azione risveglia poi<sentimenti i  quali, per la precisione, elaborano e <purificano> il corpo astrale. Il tutto sostenuto e guidato fin nel particolare dalla ferma volontà personale che così si sviluppa sempre più, ma non unilateralmente, come abbiamo visto, ma in armonia col sentire e pensare: l’uomo intero è presente. Questo metodo di iniziazione, giustificato per il momento storico presente, non pone senz’altro al riparo da incertezze e dubbi, una volta entrati nel mondo elementare superiore al fisico. Non è sempre detto che una volta sviluppati gli occhi e orecchi astrali, la visione e l’ascolto siano senz’altro corretti, veritieri e senza pericoli. E questo è comprensibile, se si considera che, fin qui, non si è ancora parlato della facoltà assolutamente indispensabile per un riconoscimento esatto dei fenomeni: la facoltà del <giusto giudizio>.

A dire il vero, questo è un capitolo del tutto nuovo nella storia dell’iniziazione che si basa sulle scuole orientali: mentre nella scuola <pitagorica> ad esempio, la pratica del pensiero matematico era un elemento introduttivo formante necessario. Com’è un capitolo nuovo la <libertà di pensiero> reale ed oggettiva mirante alla verità. Non si tratta affatto dell’essere libero di pensare qualsivoglia cosa. questa non è libertà ma arbitrio. Dobbiamo mirare alla verità e non alla semplice opinione. La libertà non può essere separata dalla verità e dalla moralità. Il discorso è molto serio ed è stato possibile comprenderlo grazie a Rudolf Steiner e la sua “Filosofia della libertà”.

         La <purificazione> del corpo astrale così come descritta nel libro  “L’iniziazione”, è senz’altro attuabile in modo regolare – sempre se si sorveglia il proprio sviluppo in ordine alla “condizioni necessarie” e “punti di vista pratici”.  Ma cosa garantisce, ci chiediamo, la sicurezza di visione e di ascolto sovrasensibile? La possibilità del poter <giudicare secondo realtà>. Il mondo superiore è un mondo instabile, dove i fenomeni si presentano spesso non come essi sono nella loro realtà, ma secondo quanto noi crediamo o desideriamo vedere o udire. La propria condizione interiore influenza le forme percepite alterandole secondo la nostra condizione animica. Questo è un dato di fatto pericolosissimo che può indurre a grandissima confusione, se non viene prime sviluppata la virtù del <pensare-giudicare oggettivo secondo verità> già qui entro il mondo sensibile, grande maestro ed educatore.

         Da questo consegue che il pensare-rappresentare-immaginare deve subire un’educazione particolarmente severa. Già il metodo delle scienze naturali, che oggettiva i fenomeni e si attiene a quello che essi dicono, o il pensare matematico assolutamente <impersonale>, sono buoni educatori al giusto giudizio: il <giudizio pensante> che diviene <pensare veggente> grazie alla serietà del lavoro intrapreso.  Se qui, entro l’ambito della vita quotidiana, abbiamo sviluppato la virtù della visione oggettiva delle cose, da questa scaturisce il giusto giudizio. In sintesi si può dire che <la verità delle cose dobbiamo farcela dire da esse stesse> secondo l’insegnamento goethiano. E’ bene precisare che non si tratta della facoltà intellettiva normalmente ordinata, ma di un <pensare rafforzato>. L’intelletto, in quanto tale, non ha alcuna forza creativa che possa aprire le porte della reale conoscenza: la mancanza di <fantasia> lo rende spettatore attento forse, ma inerte. Il <pensare reale> è ben altra cosa. Hegel, nella sua  “Enciclopedia delle scienze filosofiche” § 50, scrive:

“…….il grande errore è di voler conoscere la natura del pensiero solo in forma intellettuale”.

Non si tratta del pensare scientifico normalmente inteso, del tutto passivo nell’osservazione, quando parliamo di <metodo scientifico>. La grande virtù di questo è l’oggettività di visione, senza interferenze personali. Su questa base poi va costruito il <vero pensare> che raggiunga la concretezza piena di fantasia creativa e sia propulsore di pensieri volti al reale e al vero. Ora il giusto giudizio deve anche essere assolutamente <logico>, ma non della solita normale logica filosofica, dove una proposizione può essere del tutto costruita secondo le norme e regole, ma non essere anche <valida>. La validità e concretezza devono essere facoltà costitutive di una proposizione logica. Questa deve vedere un suo nuovo ulteriore sviluppo. Si tratta del <metodo dialettico> introdotto dallo Hegel, il quale , in fondo, non è che uno sviluppo logico <organico>: nel senso che un pensiero deve scaturire dal precedente secondo un ordine di leggi vigente in natura, per cui una foglia si genera dalla precedente, metamorfosandosi di continuo fino al fiore ed al seme. Nella “Metamorfosi delle piante”  goethiana, troviamo già espresso questo principio.

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Nel fare questo, il pensare si separa dal <cervello fisico> e si attua nella sua controparte <eterica>. Si sviluppa quindi, diciamo, una <logica degli enti eterici che sono viventi>.  Un lavoro serio e costante, potremmo anche dire giornaliero, condotto su “Verità e scienza” e “Filosofia della libertà” di Rudolf Steiner, possono condurre, nel tempo, all’acquisizione di questo <pensare concreto secondo realtà e verità>.  Ora, quando questo organo pensante si trasforma  ed agisce nel modo indicato, ecco che, nel considerare i fenomeni sovrasensibili, quasi per abito acquisito, si atterrà sempre e solo alla realtà e verità.  Non si deve sottovalutare questa posizione: non si tratta di vedere, oggi sono moltissimi quelli che <vedono> ma non sanno cosa. Si tratta di <sapere>, di <avere coscienza conoscente> di quanto si vede. Allora si è al riparo da illusioni. E di queste illusioni parleremo nel capitolo seguente.

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