Musica a 432 Hz

A seguire un articolo del chitarrista e compositore Enzo Crotti, autore di brani a 432 Hz. Li ho ascoltati e devo dire, davvero, che è musica angelica! In fondo alla pagina il link per approfondire  i temi trattati .

Luigina Marchese

 

   “Ascoltare musica fa davvero bene, questo lo si sa e lo si è sempre saputo, ora però sono molti gli studi scientifici che dimostrano la straordinaria capacità benefica della musica, non solo per lo spirito umano, ma anche per migliorare lo stato di salute. Ecco alcuni esempi.

Chi legge gli articoli che pubblico su questo sito ormai sa come da anni io sostenga la straordinaria efficacia benefica della musica, soprattutto se musica ben strutturata come la “Musica a 432 hz Integrale“. In ogni caso la musica classica è stata oggetto di molti studi che ne hanno svelato molte qualità insospettabili, vediamo alcuni esempi di queste proprietà delle grandi musiche che ci hanno lasciato geni musicali come Bach, Mozart e Verdi.

Mozart – Sonata K448, benefici contro l’epilessia

La musica di Mozart è stata molto dibattuta soprattutto per il noto “effetto Mozart“, ecco uno studio presentato alla International Conference of Mental Health che dimostra come la  Sonata per due pianoforti K 448 riesca a ridurre del 21 % il ritorno di crisi epilettiche nei pazienti. Inoltre la musica di Mozart produce un miglioramento delle abilità comunicative, verbali, motorie, emotive e sociali.

Epilessia: Ascoltare Mozart previene le crisi

 

Bach – ottimo per la prostata

I ricercatori del Duke Cancer Center del Nord Carolina hanno ottenuto una diminuzione di ansia e dolore nei loro pazienti operati di prostata facendogli ascoltare musica di Bach. In particolare l’effetto più evidente è stato sulla pressione sanguigna che rimaneva bassa calmando il paziente.

Bach per la prostata

 

Le musiche di Verdi, Puccini e Beethoven salvano il cuore

La ricerca dell’Università di Oxford rivela che i brani di musica classica riducono la pressione. Ma ritmi più veloci (anche di musica classica) non hanno gli stessi effetti. I cardiologi hanno esaminato i lavori scientifici che negli ultimi decenni hanno esplorato l’impatto dei diversi tipi di musica sulla pressione arteriosa e la frequenza cardiaca, arrivando alla conclusione che musiche come il «Va Pensiero» di Giuseppe Verdi, «Nessun Dorma» di Giacomo Puccini e la «Nona Sinfonia» di Beethoven possono aiutare il cuore e combattere lo stress.

Le musiche di Verdi, Puccini e Beethoven «farmaco» salvacuore

 

Ecco alcuni dei numerosi esempi in  cui la ricerca ha dimostrato l’efficacia della musica per il benessere dell’uomo. D’altro canto sono cose che mi fanno molto piacere, perché dimostrano che la vera arte ha anche una valenza che va oltre il solo piacere sensoriale. Spero anche che prima o poi si facciano studi sulla musica che tengano anche conto delle tonalità e delle velocità dei brani, che mi sembrano elementi fondamentali per la riuscita di un brano che si propone uno scopo curativo, meditativo o altro, come spiego anche nel mio libro: Musica a 432 Hz Integrale.

http://www.musica-spirito.it/musica-scienza/ascoltare-musica-fa-bene/

 

Musica che cura: Mozart Sonata per due pianoforti K 448

 

 

 

 

Il nostro Presepe

 

Realizzato interamente dai ragazzi della nostra scuola.

Un gioioso Natale a voi tutti!

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..una grotta di polistirolo e statuine di carta decorata a mano…

 

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…un rosone con centinaia di tessere… angeli volanti…

 

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… un castello incantato fatto con zollette di zucchero…

 

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..montagne di cartone…

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…cammelli che sembrano veri… dune di ..zucca  ..

 

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…pecorelle di bambagia… Re Magi adoranti…

 

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..uno scrigno d’oro con i nostri propositi più impegnativi…

 

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..una luce   guida i pastori..

 

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..il nostro presepe…!

 

 

 

 

L’aspetto “artistico” della vita

L’aspetto “artistico” della vita

Articolo di Claudio Gregorat

ROSACROCE

Da qualche lustro a questa parte, lo scorrere degli eventi  manifesta un  elemento di imprevedibilità mai riscontrata prima, a motivo della velocità con la quale hanno luogo i mutamenti di direzione di essi.   Si imposta con chiarezza un determinato evento che dovrebbe aver luogo secondo le normali previsioni, quand’ ecco che, per via di elementi che si introducono nel tessuto dell’opera avviata, le espressioni di essa subiscono ritardi, sospensioni, deviazioni, rimandi, in modo tale che  l’intera trama dell’evento sfugge di mano: e per tale motivo si sperimenta una sorta di improvvisazione che la vita tenta di porci davanti, affinché noi stessi si esca dalla consueta e borghese <sicurezza pragmatica che le cose vanno come diciamo noi>. Tale elemento di mobilità è caratteristico di tutto il vivente, come se da una causa non dovesse seguire un solo effetto, ma molteplici e imprevisti. Ne consegue una sorta di stupore per la solita coscienza del quotidiano e l’interrogativo sul come sia possibile e sul cosa stia accadendo. Riflettendo più profondamente sull’andamento generale del vivere, si può giungere alla conclusione che la vita usuale, fatta di tante banalità che si ripetono puntualmente – naturalmente anche accanto ai fatti seri della vita – dovrà ad un certo punto, assumere volto e aspetto diverso.  E’ come se si contemplasse, per secoli, un panorama <minerale>, nel quale tutte le forme sono ben definite e senza possibili varianti. E lentamente in tale paesaggio, abbastanza monotono, si incominci a scorgere qualche elemento <vegetale>, il quale si manifesta con continue metamorfosi delle sue forme, e che ci lascia stupiti, in un primo momento. Ma ci conduce anche alla decisione di stare molto attenti alle varianti che intervengono, con lo scopo di introdurre il nuovo. Sì, è proprio così! L ’imprevedibilità, la continua metamorfosi delle cose e delle vicende, spinge a chiedersi la ragione di esse, la quale è una sola: tutto oramai è invecchiato nella nostra cultura e costume occidentale e va rinnovato, pena del morire lentamente. Tale processo di invecchiamento lo si può riscontrare ovunque. Nel senso che non è possibile che qualsiasi iniziativa, impresa, rapporto fra persone, ecc. si debba svolgere sempre in positivo, sempre in avanti, sempre al meglio in un incessante e continuo progredire verso una maggiore perfezione. Sarebbe come pretendere che sia sempre giorno e maI anche notte; sempre estate e mai inverno; sempre caldo e mai freddo. E’ chiaro in modo immediato che una simile unilateralità è assurda e non reale. La vita, la natura, chiedono <equilibrio fra gli opposti>. Dunque ne risulta che tale equilibrio deve trovarsi anche nelle imprese e rapporti degli uomini. E così, il pretendere un continuo progresso si rivela immediatamente assurdo. Non è così. I periodi di stasi, di recessione, di passività economica, vengono tenuti e denunciati come incapacità a governare, a controllare l’economia, il debito pubblico, il lavoro, ecc. Di qui, i continui scioperi del sindacati: le continue critiche negative dell’opposizione al governo in carica, e così di seguito. Abbiamo pur visto e seguito, ad esempio, il   boom economico giapponese, tedesco,  italiano, ecc: e dopo qualche tempo, la stasi e la recessione. Ora, se invece di <vivere nel sogno del progresso continuo> -dimostratosi irreale– si prendesse finalmente atto della legge universale del: giorno-notte, progresso-regresso, attività-inattività, ecc. come fattori reali della vita, si eviterebbero tante inutili diatribe e contrapposizioni, cercando di introdurre il nuovo, che urge di essere espresso. Facciamo un esempio semplice e chiaro: al mattino un giorno nasce e muore la sera. Condizione temporale evidente ed accettata. Ma poi, l’indomani, nasce <un nuovo giorno> che sarà sicuramente diverso dall’oggi, quindi <nuovo> rispetto all’oggi; e questa novità durerà l’intera giornata, per morire poi al calar della sera. Il giorno successivo la stessa cosa. Tutto ciò è ben ovvio e nemmeno i sindacati e l’opposizione la possono mutare e quindi il governo in carica, qualunque esso sia, non ne ha colpa. Se invece di tante parole – poiché sono soltanto parole dietro le quali non esiste nessun concetto  – si ponesse mano al possibile rinnovamento proprio nel periodo di recessione, in modo da cercare le nuove vie d’azione, si entrerebbe <nella legge dell’evoluzione-involuzione> sicuramente con un atteggiamento positivo che apre le porte al nuovo. Dopo di che inizia il <nuovo giorno>, che però vedrà la <sua notte> dopo un certo tempo. Nel rapporto fra persone, l’esperienza ha posto in evidenza il <ritmo di tre anni>. Al termine di essi, le motivazioni che hanno condotto due persone a operare insieme, vengono meno, sono invecchiate e richiedono un rinnovamento. Se questo avviene, e proprio per opera di esse congiuntamente, il rapporto continuerà nella nuova veste. Se invece tale metamorfosi interiore congiunta non ha luogo, purtroppo il rapporto ha termine. Nasce un’impresa qualsiasi: l’inizio é sempre brillante, pieno di entusiasmo – Lucifero aiuta moltissimo, essendo lo Spirito che impulsa la Vita.  Ma è unilaterale e quindi dovrà intervenire Arimane – Spirito della Morte – per ricomporre un equilibrio generando l’unilateralità opposta e demolendo quanto l’entusiasmo aveva creato. Ora abbiamo le due unilateralità dinanzi a noi, che tosto denunciano l’invecchiamento dell’impresa, rapporto, ecc.  Cosa fare? Innanzitutto ricomporre l’equilibrio al centro, e questa è <azione cristica>. Il primo anno offre l’opportunità di evidenziare tutto il <positivo>; il secondo tutto il <negativo>; il terzo potrebbe offrire la possibilità di:

– attuare una profonda, seria e responsabile introspezione <autocritica>, in modo da <visualizzare> il proprio comportamento, dal quale ne sortirà uno diverso le cui caratteristiche saranno: benevolenza, accettazione dell’altro <così com’è>, tolleranza, porsi in grado di <ascoltarlo serenamente senza opposizioni>, promuovere atteggiamenti e azioni che attestino la stima, considerazione, porsi <a disposizione>, e infine l’Amore necessario, ora in equilibrio fra i due opposti ben conosciuti.

Ma l’osservazione critica della vita dice che tale traguardo è ancora un “sogno”. Molto difficilmente le persone sono in grado di ascoltare le osservazioni negative sul proprio comportamento: però è bene provarci. Ovviamente è un’operazione <a due>: vale a dire che entrambe dovrebbero tentare di attuare la disposizione descritta. Se la attua uno soltanto,  serve a poco e l’altro ne approfitterebbe, scambiandola per debolezza oppure per un tentativo di riparazione. Prendiamo l’esempio della bilancia: l’equilibrio è al centro, nel fulcro ben evidente. Dunque va cercato e creato tale fulcro: il quale consiste nell’usufruire delle esperienze nei due stadi nel loro aspetto positivo, mescolarle insieme, diciamo così, per trarne qualcosa di diverso e di uovo. Il nuovo non può essere inventato, ma solo trovato metamorfosando il vecchio, carico di esperienza, che ora può fare da guida. Anche in campo morale si ha la stessa fenomenologia: l’amicizia diventa avversione, se non addirittura odio; la giustizia, magari perseguita con cura e responsabilità, si tramuta in ingiustizia; la virtù in vizio, e così via. Ogni impulso volto al bene, reca in se stesso un risvolto di male. Ad esempio la persona religiosa, devota, perseguendo in questa bella qualità, ad un certo momento si ritrova bacchettona baciapile. L’idealista, sia religioso che politico, perseguendo nelle sue immaginazioni utopistiche, finisce col diventare fanatico e sovversivo fino alla violenza. La persona che ama la giustizia e la persegue, ovviamente secondo determinati suoi principi, se non si preoccupa di rinnovare tali principi – i quali non possono essere assoluti – si troverà nella circostanza di essere ingiusto. Ancora: la persona pia, che cerca di aiutare il prossimo e si impegna in questo campo, non si accorgerà che, purtroppo, il legittimo piacere di aiutare l’altro, in realtà, è solo piacere per quello che lei stessa fa. Questa è la <legge della realtà>, anche se magari non segue puntualmente il ritmo di tre anni, il quale dalle persone attente è vissuto, mentre per tante altre scorre via senza farsi notare. E così anche per il ritmo dei <sette anni>. Ora, la imprevedibilità degli eventi di cui all’inizio, è sottoposta  alla stessa forza portante. Si possono notare due fattori:

–  seguire la legge della <metamorfosi vegetale>

– seguire l’azione degli <Spiriti della Nascita e della Morte> preposti alla metamorfosi stessa.

Se osserviamo una pianta, poniamo un cespuglio, notiamo subito che alla base del fusto vi sono in continuazione foglie che stanno morendo, mentre alla sommità di esso foglie giovani e fresche, che stanno nascendo: il tutto nella contemporaneità. E possiamo subito dire: è necessario che le foglie vecchie muoiano per lasciare il posto a quelle nuove. Sarebbe impensabile ritenere che la foglia, una volta nata, debba permanere fresca in continuazione, senza flessioni vitali, e la pianta vestirsi sempre di sole foglie verdi e fresche.

Ad un certo punto, la sua crescita sarebbe fermata, è ovvio.

Non solo: osservando la forma delle foglie, si nota che le prime, alla base del fusto, sono più semplici delle successive alla metà di esso. Queste sono al massimo della formazione della specie. E poi, verso la sommità, ecco che rimpiccioliscono –quindi metamorfosano – e presto si tramutano in sepali, petali, stami, pistilli, seme: il ciclo è stato compiuto. La morte di alcune favorisce la nascita di altre e si realizza il <perfetto equilibrio fra gli opposti nella natura> ed il rinnovamento continuo della pianta sul morire precedente. Ora, per la concezione comune, in questo non vi è nulla di straordinario, essendo un dato divenuto ovvio. Ma invece, vi deve pur essere qualcuno che opera e lavora in tutto questo. E questo qualcuno sono gli <Spiriti Elementari della nascita e morte>, che operano al servizio di Arimane, il Distruttore, Signore della Morte, Shiva nella concezione indiana, contrapposto a Visnù;  Chton e  Chronos per i Greci. E’ presto evidente che non tutti i semi debbano diventare piante; non tutte le uova animali, e così via. Quindi <qualcuno> si incarica, per destinazione divina originaria, di farne morire la maggior parte e lasciarne in vita solo alcuni per la continuazione della specie: e questo è proprio saggio. Ma questi spiriti hanno ancora altri compiti: ad esempio di avvicinare al presente il futuro prossimo e remoto, sovrapponendo quasi gli eventi. La fretta, l’anticipazione sono strumenti di Arimane, quanto la stasi e il ritardo di Lucifero. Quest’ultimo blocca tutto, ferma tutto nella forma originaria del nascere: nulla vi deve venire introdotto, ma tutto ripetuto. Da un lato l’estrema giovinezza rinnovatesi in continuazione; dall’altra l’estrema vecchiezza e immobilità. Fra questi due estremi si muove l’uomo. Nel mondo contemporaneo ritroviamo queste due correnti, in linea generale: la prima nella scienza e la secondo nella religione. Difatti si può constatare agevolmente che, ad esempio, la fisica nucleare, a iniziare dalla sua prima realizzazione nella bomba di Hyroshima, è il risultato di un’anticipazione forzata tremenda: il fisico si comporta veramente come un <apprendista stregone>, che pone in atto forze che non conosce e non sa come controllare. Lo stesso dicasi per le ricerche nel campo della <vita>: l’eugenetica, la clonazione,ecc, che non si sa dove porteranno. Anticipare! Anticipare sopraffacendo la coscienza dell’uomo! E siccome l’aspetto <morale> è del tutto evitato, ben presto, da questo versante, si giungerà ad una vera e propria barbarie, come già E.Haeckel ebbe a rilevare un secolo e mezzo fa. Per quanto concerne le religioni, esse continuano senza variazioni a sostanziarsi, ripetendoli, degli stessi principi e stesse dottrine date dal loro fondatore: nulla deve e può essere mutato! E questo è evidente. Ma così, nel corso dei secoli,  si tramutano da una forza di elevazione morale, in un’altra di ritardo e decadimento morale. Ritardare! Ritardare! Fermare!  Esempio: la Chiesa Cattolica Romana ha revocato i decreti di condanna a Giordano Bruno, Galilei, Copernico, soltanto nel 1835 !  Vale a dire quattrocento anni dopo, e per forza di cose! I rinnovamenti non sono essenza delle religioni. Il rituale ortodosso della messa, è rimasto ancora ai primordi: difatti il fedele non deve assistere di persona al momento cruciale del rito, cioè la transustanziazione della materia, e così ha dinanzi a sé l’iconostasi, che è una parete dipinta con varie icone. La donne possono assistervi ma dal sagrato, oppure da una elevata balaustra a grate, nei matronei e comunque separate dagli uomini e col capo coperto: mentre, nella religione islamica ed ebraica, non possono entrare in una sinagoga o in una moschea! Tutto viene come congelato, fossilizzato. Un compito  degli Spiriti della nascita e morte è il condurre la Terra, in quanto pianeta, alla sua dissoluzione, catastrofe e rinnovamento, proprio nel senso di quanto accaduto per la Lemuria e poi per l’Atlantide.  E’ una legge di ferrea necessità: ed è proprio quanto stiamo vivendo di continuo in tutti i settori della vita naturale. E che sia colpa dell’uomo rientra proprio nel settore delle ferree necessità: qualcuno lo deve pur fare. E siccome quegli Spiriti sono invisibili, non hanno un corpo materiale, si servono degli uomini: o meglio di alcuni uomini a ciò disposti, sia pure inconsciamente. La scienza e la tecnica non hanno prodotto mai nulle di vivente, ma lo hanno soltanto ucciso. La medicina coi suoi terribili prodotti chimici, cura una malattia, ma poi deve fare i conti con gli effetti collaterali a volte disastrosi. E che la scienza medica sia giunta ad un traguardo che richiede un rinnovamento della concezione del mondo e dell’uomo, sembra oramai ovvio a tutti. La novità, chiamiamola così, non riconosciuta dalla scienza ufficiale profondamente materialista, sta proprio nel fatto del <limite> – che non si vuole varcare – fra il mondo fisico-sensibile-materiale e quello <eterico-vitale>, entro il quale peraltro si è dentro già da decenni, e che ha <le proprie leggi>. In questo, la legge fondamentale valida è quella della <metamorfosi della forme>, come appunto nella vita vegetale già menzionata. Già la teoria della <relatività> indica che lo svolgersi di ogni fenomeno è relativo al <punto di vista> di chi lo osserva.  A questo proposito, è molto interessante notare che, proprio fra i fisici nucleari, è stata evidenziata la diversità di risultato a motivo dello  stato di coscienza dello sperimentatore ! Quindi <flessibilità> di imprevedibili risultati ! Come considerare, ad esempio, l’atomo e le sue immagini nella camera a bolle? Gli atomi non sono più cose, ma astrazioni della mente. Il noto fisico W.Heisenberg scrive:

“Queste immagini sono state dedotte da esperienze, oppure “indovinate” e non ricavate da calcoli teorici. Spero che esse descrivano la struttura degli atomi  altrettanto bene di quanto è stato possibile per la fisica classica”. (Fisica e filosofia)

Rutherford dimostrò (?) che i cosiddetti <atomi di materia solida>, sono costituiti da <spazi completamente vuoti>. Osservazione confermata da Rudolf Steiner il quale – partendo dalla prospettiva opposta, cioè spirituale – dice:

            “Secondo i materialisti, lì (l’ambiente) lo spazio è vuoto e là dentro si agitano gli atomi……

Dinanzi alla <conoscenza immaginativa>, gli atomi sono delle “vesciche”: e là dove vi è lo <spazio vuoto> c’è invece la realtà. Gli atomi consistono proprio nel fatto che sono stato <gonfiati come vesciche>.

Si evidenzia così molto bene il carattere <eterico-immaginativo> degli eventi atomici e proprio per la loro estrema mutevolezza, dove <nulla è certo ma tutto probabile>.

Ora, in questa fascia del vivente, le forme fisse, statiche, non sono di casa. La geometria <euclidea> è stata sostituita da quella da quella <proiettiva> che fa – anche in questo caso – del <punto di vista> il motivo della modificazione continua dell’immagine. Ma questo metodo di indagine delle forme si può conseguire soltanto se <il pensare viene adeguatamente rafforzato>, secondo le direttrici fornite come base dalla <Filosofia della Libertà> di Rudolf Steiner, e la constatazione che un pensiero deriva dal precedente e dà forma al seguente: non si ha più una <giustapposizione> di concetti, ma una <derivazione-germinazione> di un concetto dall’altro: processo che, a giusto titolo possiamo denominare <vivente>. Ora questa tecnica di pensiero è assolutamente conforme alla tecnica artistica. Un pittore o scultore – e così per il poeta con le parole, il musicista coi suoni – lavora incessantemente alla  trasformazione  continua di  una  forma  base.  Nulla  è  predisposto come nelle antiche concezioni estetiche, dove il disegno di fondo una volta definito, era inalterabile. E’ una tecnica assolutamente <vegetale> diremo così. Oggigiorno un vero artista non può più presentare un’opera <finita>, non avrebbe alcun senso: ma soltanto degli accenni di forme che il fruitore dell’opera è portato a continuare e continuare incessantemente, vedendo il quadro <muoversi> e divenire in continuazione. In esso è stata inserita <la vita>. Una delle caratteristiche salienti della musica moderna è l’<imprevedibilità>: mentre con quella classica e romantica fino a Bruckner, Strauss, Mahler, tardoromantici, si può quasi sempre <prevedere> lo sviluppo del pensiero musicale, ora non più: è sempre una sorpresa a volte, per cui, in ogni caso , non ci si può più <abbandonare> al flusso dei suoni, ma è opportuno stare <molto desti> per poterlo seguire. Musica in continuo divenire. Tale novità compositiva ha inizio con Debussy, ritenuto a giusto titolo il primo musicista moderno, la cui caratteristica saliente, dall’aspetto della forma, era il rifiuto dello <sviluppo logico> dell’idea musicale attuato fin lì. Nel campo musicale, entro il quale è molto agevole constatare la metamorfosi in oggetto si è evidenziata, negli anni ’50, la teoria dell”opera aperta”, dell”informale”. Ad esempio, il compositore ordinava su alcune schede separate: A, B, C, D, E, il suo pensiero musicale. Poi lo strumentista sceglieva l’ordine di esecuzione, poniamo: A, C, E, D, B – E, D, A, C, B,- E, A, C, B. D, e così via.  In tal modo la “forma” era sempre variabile, in continua metamorfosi. Oppure, il compositore tracciava su di un foglio alcuni segni grafici i quali, secondo lui, dovevano indicare il seguito di note, la loro altezza, dinamica, ecc. L’esecutore poi interpretava improvvisando su quei segni. Ovviamente un altro esecutore li interpretava diversamente; un terzo ancora in altro modo, così che l’opera era sempre <nuova>. Il principio della “metamorfosi” veniva –e viene- attuato in modo integrale.  Ora, osservando spregiudicatamente la <vita>, si percepisce proprio il suo <continuo divenire>; il suo continuo trasformarsi in qualcosa di inaspettato; l’impossibilità di chiuderla in categorie rigide, come appunto la musica.  Oggi non si può veramente dire cosa accadrà domani, poiché l’oggi tende a morire presto col calar della sera e il domani <sarà veramente un altro giorno>. Così pure, ascoltando un brano di musica moderna, non si può dire <come> si svolgerà nel tempo successivo: l’imprevedibilità è dominante.Ecco dunque l’aspetto <artistico> della vita e, diciamolo pure, l’aspetto <musicale> di essa. Già, ad esempio, il suo svolgersi nel tempo in tre sezioni, articolate musicalmente in: esposizione, sviluppo, ripresa, nella vita corrispondono a giovinezza, maturità, vecchiaia. Ogni uomo è uno strumento a quattro corde, come ad esempio un violino: corpo fisico, eterico, astrale, mentale, sulle quali  il <l’archetto del destino suona la sua biografia>, la <sinfonia della sua vita>. La conseguenza di questo nuovo stato di cose? Così come per ascoltare la <nuova> musica, bisogno esser ben desti per seguirne gli imprevedibili sviluppi, così anche per la <vita>: è necessario <svegliarsi dal troppo dormire> protratto per troppi anni fin qui. Le cose, gli eventi ci passano sopra la testa e noi non ce ne accorgiamo neppure. Ecco allora farsi avanti il Signore della Morte, del Caos, del Disordine, sotto forma di catastrofi naturali, fatti tragici, morti in continuazione, terrorismo, ecc., col compito di <svegliarci>.  Il nostro <troppo benessere> di occidentali, si deve contemperare con fatti in apparenza negativi, che però hanno uno scopo positivo, pedagogico, terapeutico. La vita richiede <equilibrio> fra Nord e Sud, fra Occidente e Oriente e lo attuerà in ogni caso, magari a costo di dolorose prove.

Vogliamo prenderne consapevolezza?

Sandro Marinacci- Opere-

Nasce a Manziana (Roma) nel 1953. Nel 1984 consegue il Diploma Superiore di Terapia e Pedagogia Artistica rilasciato dalla “Freikunststudienstätte” di Ottersberg – Scuola di Arte, Pedagogia e terapia Artistica sita in Ottersberg, piccola cittadina vicino a Brema – Germania. L’istituto di dichiarata impostazione antroposofica, rilascia titoli riconosciuti dallo stato tedesco. Nel corso di studi della durata di quattro anni ha approfondito gli aspetti artistici, terapeutici e pedagogici della pittura, della grafica e della scultura; l’esperienza è stata sviluppata con periodi di tirocinio a livello pedagogico presso la scuola Waldorf di Berlino e terapeutico presso l’ospedale Paracelsus di Bad-Libenzen (Stoccarda). Per quindici anni ha collaborato con la scuola Rudolf Steiner di Roma. I primi tre anni come maestro di classe, in seguito come insegnante di materie artistiche. Già collaboratore responsabile della parte artistica e socio fondatore della Scuola per la Terapia Artistica “La Lemniscata” con sede in Milano (La scuola “La Lemniscata” operava sotto la supervisione della scuola di terapia artistica olandese “De Wervel” diretta dalla sig.ra Eva Mees). Ha collaborato, per alcuni periodi stagionali, con la “Casa di Salute Raphael” presso Roncegno (Trento), in qualità di artista terapeuta. Ha collaborato al corso di formazione per medici, organizzato dal Day Hospital “La Maddalena” di Palermo, patrocinato dalla Regione Sicilia. Ha illustrato pubblicazioni fra le quali “E la luce fu” di Jacob Streit e “Poesie un po’ tue, un po’ mie” di Marina Conte.¨ Collabora a corsi di formazione e convegni specialistici per la diffusione dell’arte in vari campi quali: convegni di agricoltura biodinamica, di architettura, di medicina, di pedagogia e convegni di antroposofia. Organizza corsi d’arte per l’approfondimento di temi artistici specifici, rivolti ad operatori del settore ed anche a non specialisti. Espone le proprie opere pittoriche e scultoree sia in Italia che all’estero. Attualmente collabora con “Casa Loïc”, centro per la pedagogia Curativa e Socioterapia Antroposofica presso Capena (Roma), dove interviene con esercizi di pittura e di modellaggio a livello terapeutico.

 

 

armonie 5

Armonie

2

Colori del vento

 

 

Beppe Assenza, Maestro del colore vivente

Tratto dal sito di Luciano Balduino.

Si ringrazia la nipote Laura.

Dall’epistolario del Maestro Beppe Asenza

IL MISTERO DELLA PITTURA GENERATA DAL COLORE

Tutto il lungo percorso artistico di Beppe Assenza è stato sempre caratterizzato da un grande anelito: conferire vita al colore.

Dal libro di Minardo
Cresima *

E’ pur vero che, essendo il colore il primo e principale mezzo espressivo della pittura, in ultima analisi tutta la storia dell’arte mostra, in ogni epoca, pur nella diversità degli stili, la costante ricerca di ottenere da esso una comunicabilità sempre più eloquente. Ma Assenza aveva come un sentore che il colore avrebbe potuto suscitare sensazioni che vanno oltre la semplice comunicabilità.Inizialmente la ricerca di Assenza lo condusse ad immergersi nell’esperienza dell’espressionismo che, a quell’epoca, aveva raggiunto il suo apice, ma ne rimase profondamente deluso. La prepotente vivacità cromatica, propria di quella corrente, non corrispondeva alle intime, ma più vive sensazioni del colore che affioravano dalla sua anima e che egli, tuttavia, ancora non riusciva ad ottenere dalla sua pur ricca tavolozza, né vedeva realizzabili dalle più avanzate tendenze pittoriche dell’epoca.

Dal libro di Minardo
Acquerello, senza titolo *

Solo più tardi ebbe l’occasione di venire a conoscenza della concezione antroposofica dell’universo e, nel suo ambito, anche dell’originale concezione di Goethe e di Rudolf Steiner sull’essenza dei colori e sulle ricche, vive ed intime sensazioni che quelli – lasciati operare in conformità alla loro natura – esercitano nelle profondità dell’anima. L’impulso di Rudolf Steiner per un rinnovamento dell’arte pittorica fondata su quelle conoscenze, fu per Assenza una rivelazione. Egli sentì che attraverso il loro approfondimento avrebbe potuto trovare una via per conferire vita attiva ai colori dei suoi dipinti. Lavorò quindi per moltissimi anni allo scopo di affinare le sue capacità di percepire, mediante la sensibilità dell’anima, l’eloquenza dei singoli colori e le loro esigenze comportamentali. Infatti, la natura stessa dei colori e le loro leggi dinamiche, e quindi le possibilità delle loro multiformi manifestazioni, non possono essere condensate in regolette: sono unicamente percepibili nell’anima. L’esperto può fornire ai principianti solo alcune indicazioni di ordine generale, relative alle situazioni più comuni, ma, per sviluppare una composizione cromatica secondo la concezione antroposofica della pittura, l’artista deve disporre la sua anima in atteggiamento ricettivo, per sentire – in ogni singola circostanza – le esigenze di movimento dei colori, sia considerati singolarmente, sia negli accostamenti con altri. Sicuramente questo intendeva sottolineare Assenza quando, commentando la lapidaria indicazione di R.Steiner: “ Dipingere estraendo dal colore ”, nella sua lettera del 27.11.1976, diretta allo scrivente, così si esprimeva:
Aus der Farbe heraus malen (tr.dipingere estraendo dal colore) è un mistero . Per sfiorarlo occorre un atto conoscitivo nella sfera della creazione cosciente mediante seelische Beobachtung (tr.osservazione animica)” Possiamo comprendere le sue parole come un invito a contemplare il colore in un profondo silenzio interiore, sino a sentirlo vivo e presente, quasi a toccarlo, in tutto il nostro essere, per poi giungere a percepire, in piena coscienza, quali altri colori esso richiama e come vuole muoversi in rapporto ad essi. Solamente mediante una profonda esperienza di questo genere può realmente avvenire un atto creativo cosciente, nel senso indicato da Steiner. Certamente questo intendeva dire Assenza. Così egli operava.

Dal libro di Minardo
Acquerello, cm 40 x 35, senza titolo (collezione privata) *

In stretta osservanza delle esigenze di movimento e di ulteriori accostamenti, espresse dalla situazione contemplata con l’anima, Assenza condurrà tutto il procedimento, ma in piena libertà. Questo perché le leggi naturali dei colori non si esplicano in modo univoco, ma consentono illimitate possibilità di azione, a scelta dell’operatore. Così come un architetto, pienamente cosciente delle leggi fisiche e chimiche dei materiali che impiega, pur rispettandole strettamente, è libero di creare secondo la propria fantasia. E’ evidente che il modo di operare di Assenza si differenzia sostanzialmente dai metodi generalmente seguiti da molti altri cultori del colore, i quali sono usi cercare di cogliere il colore risvegliato nella loro coscienza da un’emozione di fronte ad un evento o ad un tema pensato, per poi disporlo sulla tela e svilupparlo secondo il proprio sentimento. Questo è un modo soggettivo di impiegare il colore; Assenza opera secondo un procedimento oggettivo.

IL COMPIMENTO DI UNA CREAZIONE

Quello che è stato descritto è solo un primo stadio del procedimento creativo di Beppe Assenza.
Nella sua lettera allo scrivente del 30.08.1976 il Maestro puntualizzava ulteriormente:
Ricapitolando i tre stadi:
1° Vivificazione della materia dall’elementare (organismo pittorico autonomo);
2° Incarnazione dell’idea;
3° Transustanziazione della materia per mezzo della forma e dell’idea.

Poche parole, ma molto significative. Il pittore dispone solo di materia, costituita da vari singoli colori, isolati ed indipendenti, allo stato puro. Con questi si propone di creare una “composizione”, per poi concluderla in un’opera pittorica significativa. Per indicare questo processo Assenza non usa il termine “elaborare la materia”, va oltre, egli intende “vivificarla”. E ciò è possibile solo se si opera nel modo più sopra descritto. Questo è il progetto antroposofico per un dipinto. Non semplicemente comporre assieme in modo gradevole, significativo ed equilibrato i colori, ma comporli in modo che essi appaiano come viventi.

Estratti dalla lettera del 27.11.1976

Il processo deve portare al compimento di un “organismo autonomo” che abbia una propria giustificazione, che sia completo ed abbia un senso compiuto, così da reggersi su se stesso e nel quale ogni singolo elemento non esista di per sé, ma in funzione degli altri e quindi del tutto. Nulla deve apparire in esso inutile od estraneo, ma anzi, indispensabile a conferire un senso all’assieme.
In una lettera del 10.10.1973 Assenza precisa quali sono gli elementi più semplici e fondamentali di un organismo cromatico. Egli scrive:

Dal punto di vista pittorico, di fronte ad uno studio di colore, ci si può domandare: fino a che punto si sono realizzati gli elementi puramente pittorici, colore, movimento forma e carattere ?

Sono questi i capisaldi di un procedimento pittorico. Assenza non li considera semplici elementi di una composizione, ma essenzialità che vivono una propria esistenza, un loro modo di essere che deve però inserirsi armoniosamente negli altri. Un colore si manifesta nei suoi molteplici aspetti, cioè in una varietà di toni: forte, medio, chiaro o nuance, ma non può rimanere isolato. Sente l’esigenza di unirsi ad altri colori: a quali? I movimenti che si sviluppano in funzione dei dinamismi dei colori mutano continuamente per adeguarsi alle metamorfosi che intervengono. Ma essi non seguono meccanicamente il succedersi degli eventi: vivono nell’anima come forze che tessono e costruiscono e da essa debbono essere guidati. Tutto questo non può venir affidato all’istinto del momento ed assumere a piacimento le più differenti caratteristiche. Deve costituire un discorso unitario. I suoi sviluppi debbono essere consequenziali e costituire unitarietà. Questa è la forma.

Lettera del 03.08.1976, pag 1
Lettera del 03.08.1976, pag 2

Infine dall’insieme deve emergere una caratteristica ben definita che contraddistingue quella composizione e la differenzia da ogni altra. Ognuna è un mondo a sé. Avrà dunque un proprio carattere. Allora si comprende il monito appena citato del Maestro: di fronte ad uno studio di colore rifletti e chiediti se hai correttamente realizzato i quattro elementi pittorici fondamentali. Questo non è ancora tutto. Ovviamente altrettanto fondamentale è il legame che si stabilisce fra i vari elementi. Il 03.08.1976 al riguardo Assenza precisava: “ Importanti sono gli intervalli e l’ambiente che li regge e giustifica ”. Il rispetto ed il saggio utilizzo di essi costituisce uno dei punti di forza della sua pittura.
Infatti, come nella musica il senso di una frase, di una composizione e l’emozione che ne deriva non sono determinati, come spesso si crede, dalla successione di suoni, ma dagli intervalli che intercorrono fra loro, così è anche nella pittura praticata da Assenza. Nel cerchio di Goethe i colori si susseguono, ma mentre alcuni sono adiacenti altri sono intervallati fra loro. Ciascuno di questi intervalli ha una sua precisa risonanza: “Klang” la definiva in tedesco il Maestro.. Le risonanze suscitano nell’anima ben definite sensazioni. E’ una musica di colori che dispiega il suo canto. Gli intervalli costituiscono una parte di primaria importanza nella pittura di Assenza. Le conferiscono il senso, la vita.

Estratto dalla lettera del 10.10.1973, parte II^

Ma non vanno applicate qua a là a caso, tanto per risvegliare emozioni: ognuna deve avere una propria giustificazione ed inserirsi armoniosamente nell’insieme. La composizione coi suoi colori, gesti e forme suggerirà all’artista una “idea” che egli incorporerà nella composizione stessa. Usando il termine “incorporare”, Assenza vuole porre in evidenza che non si tratta unicamente di “trasformare” le forme in figure, ma di rielaborare le varie parti della composizione (senza tuttavia snaturarle) per conformarle all’idea, affinché tutte concorrano a creare l’ambiente ed a rappresentarla compiutamente.
Il terzo stadio: “transustanziazione della materia per mezzo della forma e dell’idea” è in realtà una prosecuzione ed un più approfondito perfezionamento dello stadio precedente. Cioè ora sarà l’idea a suggerire ogni possibile ulteriore elaborazione dei colori, dei gesti e delle forme, affinché il tutto la esprima con immediatezza e chiarezza.
Ogni e qualsiasi elemento che appaia estraneo all’idea sarà modificato e ridotto, sino ad assumere la funzione di sostegno dell’idea stessa ed a evidenziare maggiormente l’ambiente.
Beninteso ogni trasformazione avverrà tuttavia sempre nel rispetto della natura e dei dinamismi dei colori, oltre che dell’equilibrio compositivo.
Per maggior chiarezza e comprensione va detto che il termine “transustanziazione”, molto caro ad Assenza, deve essere inteso nel suo reale e più stretto significato di trasformazione di una sostanza in un’altra.
Ad esempio, se prima di quest’operazione all’osservatore attento, contemplando il lavoro, balzava all’evidenza innanzi tutto, e giustificatamene, il carattere della composizione, per cui egli si diceva: ecco qui un’esperienza di blu-rosso oppure di arancio-viola-verde o altro, ora la sua coscienza coglierà con primaria immediatezza l’idea del dipinto. Esso non gli apparirà più semplicemente come un’esperienza di colore, ma diventerà per lui effettivamente l’idea in cui quell’esperienza era stata trasmutata.

Estratto dalla lettera del 10.10.1973, parte I^

LIBERTA’ CREATIVA

Per Assenza l’idea può sorgere nella coscienza dell’artista di norma quando la composizione è stata completata ed avrà assunto un preciso carattere (1° stadio), ma può anche affiorare improvvisamente, come un’intuizione, nel corso del lavoro. Allora egli potrà già da quel momento iniziare ad incorporare l’idea nel componimento di colore e dare l’avvio al processo di transustanziazione. Infatti, continuando la lettera del 30.08.1976, Assenza scrive:
Questa è generalmente la successione nel processo creativo, ma talvolta i tempi si intersecano: la fantasia dirige l’interesse verso il 2° stadio o magari il 3° stadio prima che il 1° stadio sia stato raggiunto.
Ciò volevo precisare per la libertà creativa che mal sopporta la inevitabile tirannia del metodo
”.
Qualsiasi procedimento pittorico che non sia meramente istintivo, ma fondato su solide basi e principi, deve necessariamente proporsi un metodo. Se si vuole realizzare un’opera pittorica, che abbia contenuto e forma, molti sono i valori da considerare ed a cui attenersi. Tuttavia, come osserva il Maestro, la libertà creativa, insita nella natura stessa dell’arte, mal sopporta la tirannia del metodo che è pur sempre insopprimibile. Se si descrivono cronologicamente i singoli passaggi del metodo di Assenza si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad una disciplina rigida. Invece, come risulta chiaramente dal passo precedente, il procedimento di Assenza si svolge nella più assoluta libertà, poiché, nell’arte, sempre va rispettato ciò che, grazie all’intuizione, spontaneamente sorge nell’anima. Può perciò avvenire che i diversi passaggi non seguano sempre l’ordine descritto ma si intercalino, così come la sensazione suggerisce. E’ importante tuttavia che prima o dopo i diversi punti del metodo – che sono essenziali ed ineludibili – trovino il loro spazio ed adempimento. Ad una lettera dello scrivente in cui egli gli palesava le sue difficoltà nella realizzazione di una idea, il Maestro, con sua del 06.08.1975, così rispondeva.
Capisco i suoi problemi circa la figurazione. Vi rinunci per un certo tempo – o almeno non forzi la visione. Essa deve sorgere da sé, per così dire, dalla maturità del dipinto.
Non si stanchi di procedere verso una più chiara formazione (ogni dipinto dovrebbe raggiungere una sua individuale, inconfondibile fisionomia), spiando se mai qualcosa che è andata maturandosi nella fantasia si possa inserire organicamente, agevolando il tutto.
” Già anteriormente, in una lettera del 10.10.1973, Assenza puntualizzava:
Inutile sottolineare che non è necessario fare di ogni studio un quadro. Gli studi possono essere sviluppati molto a fondo, anche senza figure o motivi. Anzi, di rimanere nel puro studio di colore (quanto più semplice, tanto meglio) può essere consigliabile come una rinuncia necessaria per mettere a fuoco sempre più nella coscienza l’esperienza morale.
E poi ancora:
Se le forme, le figure, il motivo si trovano in coerenza col clima e le forme del primo stadio, lo sviluppo risulterà meno difficile. Diversamente già nella composizione avviene una lotta fra contenuto (colore) e forma.
Da tutto questo emerge come, sebbene la finalità di un processo pittorico sviluppato secondo gli intendimenti antroposofici, privilegi la rappresentazione di una idea, per Assenza fosse comunque sempre di primaria importanza la formazione di una composizione di colore, costruita organicamente e attiva come sorgente di profonde sensazioni.

Estratto dalla lettera del 06.08.1975

Infatti la visione steineriana-antroposofica della pittura si pone innanzi tutto il compito di creare una composizione cromatica in cui il colore acquisti vita e forza creativa, così da rispecchiare la essenza luce-colore che tesse nell’universo. Se ciò non viene raggiunto qualsiasi tentativo di ricavare poi delle figurazioni creerà una semplice illustrazione di qualcosa, una rappresentazione priva di vita, poiché non nasce dalla essenza vivente del colore. Perciò Assenza poneva innanzi tutto l’esigenza di curare primariamente la composizione di colore, sino al punto di sentirla vivere nella coscienza, sperimentandola intensamente. In tal modo giungiamo poi a conoscerla. Solo da questo cosciente sperimentazione può scaturire l’idea. E’ doveroso anche precisare che, sebbene il principio fondamentale della corrente pittorica goethiana miri alla nascita della idea estratta da una composizione di colore compiuta, in virtù della libertà di espressione e di procedura, nessun preconcetto esclude la facoltà di realizzare delle opere muovendo da un tema predisposto, se particolari circostanze lo suggeriscono.
In tal caso Assenza prende in considerazione i colori basilari utili ad illustrarlo e sviluppa la composizione come descritto in precedenza, cioè seguendo unicamente le naturali esigenze di quei colori iniziali prescelti. A conclusione del componimento cromatico egli cercherà di individuare quali gesti e forme meglio si presteranno all’incorporazione e rappresentazione del tema. Sempre che il progetto sia in perfetta sintonia con la composizione cromatica e possa scaturire da questa in modo naturale. Altrimenti è d’uopo rinunziarvi e far scaturire da quel componimento ciò che in esso è realmente intuibile

COLORI SPLENDORE E COLORI IMMAGINE

Nella sua lettera del 06.08.1975 il Maestro scriveva ancora:
Sarebbe il momento di tentare il trattamento dei colori immagine (gli splendore trasformati in immagine ecc.), un capitolo importantissimo che insieme non abbiamo ancora approfondito. Voglio riflettere come potrei proporle qualche esercizio ”. Il Maestro ha dedicato, specialmente gli ultimi anni della sua attività pittorica, alla intensificazione della sperimentazione della innovazione di Steiner nella classificazione dei colori in “splendore” ed “immagine”.
Ciascuno esprime una essenzialità. Ciò che risplende nella interiorità crea in essa una immagine corrispondente. Ad esempio, la percezione interiore del rosso (splendore della vita) fa sorgere come sua “ombra” il verde, quale morta immagine della vita. Questa è, infatti, la caratteristica del vegetale vivente. Per semplificare la comprensione della differenza fra colore splendore e colore immagine, si consideri ad esempio come il giallo, definito splendore della luce e dello spirito, sia veramente percepito nella interiorità come luce e quindi anche come spirito. Per contro, il bianco, classificato invece morta immagine della luce e dello spirito, osservandolo dia certamente l’idea, l’impressione della luce e del candore dello spirito, ma non li fa percepire vive nell’interiorità come succede con il giallo, e quindi è solo immagine. Così, mentre l’azzurro è percepito come lo splendore dell’anima, la sua “ombra”, il colore “fior di pesco”, cioè il colore dell’incarnato, è la immagine dell’anima che vive nella interiorità dell’essere umano. Il nero rappresenterà la morta immagine dello spirito, poiché -attraverso il processo di combustione da cui sorge il nero – lo spirito si libera. Sono queste solo alcune semplici considerazioni per fornire una prima idea della complessità e profondità della nuova visione del mondo dei colori proposta da Steiner. Con opportune velature, poi, i colori immagine si possono trasformare in immagine-splendore, altri in spendore-immagine. Ne deriva che in ogni composizione, se ai colori vengono attribuite figurazioni corrispondenti alle essenzialità splendore od immagine, esse divengono realmente una viva espressione di ciò che rappresentano. Di fronte ad un dipinto del Maestro Assenza, così come di fronte ad un vero dipinto steineriano, non dobbiamo subito chiederci che cosa esso rappresenti, quale sia il senso di questa o quest’altra cosa. Dobbiamo lasciare in disparte, per il momento, qualsiasi considerazione sui valori contenutistici e formali, ma solo lasciarlo agire nell’anima. Un quadro non è un libro da leggere!
. Dobbiamo contemplarlo con la mente sgombra da pensieri ed allora lentamente il colore prenderà vita nella coscienza, la affascinerà, la eleverà a quel mondo che il dipinto vorrà rappresentare.. Imparerò a conoscere un dipinto soltanto se prima lo lascerò vivere nell’anima.

Questa è la pittura del Maestro Beppe Assenza.

Egli ha lungamente ed attentamente studiato le indicazioni di Steiner, sia quelle delle conferenze, sia quelle dei suoi numerosi appunti sull’argomento. Muovendo da queste basi, ha definito una procedura finalizzata a perseguire i principi e gli scopi indicati da Steiner, per la realizzazione di una pittura creata dal colore . Il suo procedimento ha preso corpo ed è oggi conosciuto come “il Metodo Beppe Assenza

(*) Tratti dall’opera “Beppe Assenza, la vita e l’opera dell’autore del Metodo del Colore in Antroposofia” di Emanuele Minardo

Le arti antroposofiche

 

L’ Arte antroposofica vuole trovare la via verso lo spirituale, L ‘artista può, attraverso il suo operare, portare nella realtà quotidiana la luce dell’ideale; l’opera finale è il risultato di un processo, del “come” quel fine viene a realizzarsi, del movimento che si vive nel creare ma anche nel percepire l’opera d’arte. In altre parole: se il processo verrà sentito in modo vivente, anche l’opera d’arte riuscirà a suscitare una risonanza, un intimo colloquio con chi la percepisce, portando a manifestarsi la sfera ideale.
Rudolf Steiner, all’inizio del ventesimo secolo, oltre ad aver dato un impulso di rinnovamento al mondo artistico, lo ha arricchito di due nuove espressioni: l’Arte della Parola e l’ Euritmia, che adottano come strumento di espressione l’uomo stesso. L’euritmista riconquista la consapevolezza della ricchezza del linguaggio umano e la porta ad espressione nel movimento del corpo nello spazio; l’artista della parola segue le stesse leggi su cui poggia l’euritmia: nelle parole troviamo l’immagine di cio’ che si vuole esprimere e chi recita dovrà acquisire la capacità di farle vivere e risuonare. Molti artisti collaborano con i medici come terapeuti, o lavorano nelle scuole Waldorf e nelle cliniche di pedagogia curativa.

Barbara Monari

http://www.rudolfsteiner.it/arte/learti/index.phpFeatured image

Arte Terapia
Arriva un momento nella vita in cui ci si chiede: – Cosa è accaduto al saggio, buono, entusiasta ‘Io superiore’ che è in noi? Il poeta Novalis dice: “L’artista sta nell’essere umano come una statua sul suo piedistallo” ed egli descrive come la missione della vera arte sia di aiutare l’essere umano ad andare oltre sé stesso. La terapia artistica ha il compito di unire il piedistallo con la statua e di aiutare la progressiva scoperta di una nuova realtà spirituale partendo dal fisico sensibile. L’essere umano è arrivato ad un punto morto sia nei confronti della propria vita di sentimento che di quella degli altri e anche nei confronti del sistema sociale in seno al quale vive. Non ci rendiamo conto di essere malati fino a che la situazione non diventa acuta, ma a quel punto la malattia ha già avuto un lungo periodo di incubazione. La creatività può sciogliere l’essere umano dalla crisi e dargli la possibilità di aprirsi verso se stesso e verso gli altri. La terapia artistica che si fonda sull’antroposofia è applicata già da parecchi anni in collaborazione con i medici, a sostegno di quasi tutti i tipi di malattia. Essa non usa gli elementi artistici per scopi psicologici o per fare delle diagnosi, ma riconduce l’essere umano alle leggi primordiali della creazione, in modo che, attraverso questo processo egli le riviva in sè. In questa terapia si impara ad osservare, ad ascoltare, a muoversi, a sentire e a pensare in modo più cosciente di prima, arrivando ad un risanamento interiore e nel rapporto con il mondo. Ciò che più importa è che si partecipi ad un certo processo. L’essere umano sperimenta la terapia artistica come una specie di “palestra” nel corso della quale impara a conoscere i propri difetti, a correggerli, a superarli e a divenire “nuovo”.
Tratto da “L’essenza dei colori”, R. Steiner, Ed. Antroposofica “La terapia artistica”, E. Mess, Ed. Arcobaleno

L’arte come terapia della libertà

Articolo di Giuseppe De Luca, tratto dalla rivista Kairos

http://www.liberascuola-rudolfsteiner.it/main/home/main.asp?mode=m3&ida=109

Featured imageL’uomo è un essere spirituale che compie il suo cammino sulla Terra risvegliando la propria coscienza morale nel contatto con i suoi simili. Una delle leggi pedagogiche e terapeutiche fondamentali, secondo Rudolf Steiner, è che ognuno di noi trova il suo Sé Superiore nell’incontro con altri uomini più evoluti spiritualmente. L’uomo, per divenire tale, deve dunque essere sociale ma purtroppo, in una società che ha fatto del tempo una vittima sacrificale al dio denaro, egli spesso non trova le condizioni adatte all’incontro con il suo simile, si sente sempre più solo tra la gente e, perdendo il suo contatto con il mondo, si ritrova a smarrire progressivamene la propria umanità e cade, come Rosaspina, nel freddo, cristallino, imprigionante sonno della malattia.
Così spesso avviene che persone sole, dichiarando una patologia e soffrendone, cercano in primo luogo un essere umano che le ascolti compiendo così il gesto salvifico, liberatorio: il bacio del principe che, per amore, risvegli l’anima dalla solitudine. Il malato cerca prima di tutto una terapia di ascolto, di amore, di umanità, di comprensione poiché sa, nel profondo del suo cuore, che solo chi procede sul sentiero della libertà e dell’amore può trovare una soluzione ai suoi problemi. Il suo cuore sa che l’amore vero non è cieco ma è, al contrario, veggente nell’anima e nello Spirito, e solo un uomo che sappia ascoltare e comprendere, amando l’unicità assoluta della sua patologia e biografia, potrà ricondurlo fuori dal silenzio della solitudine, potrà disincantare lui e tutto il suo castello, il microcosmo paralizzato che lo circonda e che gli sembra immutabile come un carcere.
La terapia artistica, fondata da Rudolf Steiner con la dottoressa Hautschka, si rivolge alle forze del cuore; è una terapia di amore nella libertà. Essa aiuta anzitutto il paziente ad uscire dal proprio isolamento e, poiché egli ha perduto momentaneamente la capacità di amare e la possibilità di comunicare efficacemente i propri problemi, gli insegna la lingua del cuore: l’arte. Immergendosi nei processi artistici più che inseguendo un risultato, il paziente ridiventa un essere creatore ad immagine e somiglianza del Grande Artista. Il terapeuta rivolge uno sguardo al paziente e non vede, come tutti, un uomo solo e un po’ depresso o una donna agitata ed ansiosa ma vede – nella sua fantasia morale – un brutto anatroccolo che si trasforma; il paziente diviene un’opera unica formata dall’armonia delle sette arti. La sua struttura scheletrica diviene un’architettura, uno slanciato gotico o un basso romanico; la sua conformazione muscolare con i suoi concavi e convessi, le sue curve, diviene una scultura unica. Poi passa ad osservare i suoi colori: occhi, capelli, incarnato, ed appare una pittura con sfumature che nessun altro possiede. Egli ascolta la sua voce nelle sue tonalità e nei suoi ritmi, il suo respiro, la cadenza dei suoi passi, forse la melodia pudica del suo pianto o la forzata ripetizione del suo riso. Ascolta così la sua musica. Il senso delle sue parole, le immagini, i drammi, le tragedie, le speranze che esse contengono e che recitano la sua arte poetica, mentre il suo modo di muoversi, di agitarsi, di stare eretto o curvo, di gestire e di trasalire saranno la danza, l’euritmia, del suo momento di crisi. La settima arte che si può osservare è quella del mimo, del teatro a soggetto unico che il paziente ha deciso di recitare: è la sua parte del momento nella commedia della vita. Al terapeuta non sfugge l’unilateralità problematica e pure originale ed interessante di questi sette punti di vista del paziente e si fa strada in lui, lentamente, l’immagine risanata di colui che gli chiede aiuto e che egli deve cercare di liberare dall’eccesso di materia patologica come se operasse su uno dei “Prigioni” michelangioleschi, come se fosse uno scultore dell’anima che rimuove la materia grezza che imprigiona la Musa personale, la vera volontà del paziente.
Il castello incantato dove vive il nucleo spirituale incantato del paziente è accessibile attraverso le dodici porte dei sensi che possono essere più o meno chiuse. Vi sono pazienti che devono riapprendere la lingua del tatto, o perché non hanno … tatto e agiscono grossolanamente o perché hanno perduto il contatto con i regni della natura; dovanno quindi rinnovare con la creta la capacità di vivere una vita … concreta e solida. Questa attività può servire ad un paziente violento, ansioso e deconcentrato, o addirittura separato dalla Terra come uno schizofrenico.
Il senso della vita può essere affievolito e necessitare dunque di un incontro con la pittura del mondo vegetale, o con la calda manipolazione di cera d’api che dà tepore e gioia nella creazione di semplici forme. Un depresso può averne beneficio. Si può anche verificare che un eccesso di sensazioni, di dolori e malesseri organici offuschino la coscienza e imbriglino la volontà: bisogna quindi ricorrere ad un’attività artistico-terapeutica che impegni maggiormente l’io nel corpo fisico come il modellaggio in creta di figure umane in movimento, quasi un gesto liberatorio dall’intralcio del continuo malessere.
Il senso del movimento può essere rivitalizzato e armonizzato con il disegno di forme articolato in armonie ritmiche e coscienti incroci fra le linee o con il disegno dinamico eseguito senza staccare mai la matita dal foglio, nell’imitazione di forme naturali che in realtà sono solo energie vitali. Rappresentare una realtà non statica ma in perenne metamorfosi è utile in casi di fissazioni od ossessioni.
Il senso dell’equilibrio, se è carente fisicamente, comporta certamente una problematica analoga in ambito psicologico ove risiede la causa primigenia: si tratta dunque di agire pittoricamente, cioè con il colore che è in verità nient’altro che il sentimento che ci circonda, e cercare un personale equilibrio, ad esempio tra i colori complementari o tra luce e tenebra. Ne può beneficiare una patologia maniaco-depressiva, per definizione priva di equilibrio.
Il senso dell’olfatto, in caso di disfunzione, può essere indicativo di un certo impoverimento della vita di sentimento, della curiosità e gioia di vivere, delle funzioni vitali in generale, dell’acume intellettuale, dell’appetito sessuale. Si può agire dipingendo i colori dei profumi più gradevoli e ricorrendo agli aromatici colori vegetali con il miele come eccipiente. Si può anche dipingere utilizzando direttamente sulla carta petali di fiori, foglie di piante aromatiche, succhi o bucce di frutta, linfa di vegetali; così l’olfatto riceve … linfa vitale.
Il senso del gusto non può essere certo visto come efficienza di papille linguali, ma ha una relazione soprattutto con l’ambito del “gusto della vita”, con il senso artistico della propria funzione sociale. La perdita di questo appetito per la voglia di esistere e di assaggiare con soddisfazione ciò che la vita ci manda incontro può comportare una dinamica depressiva fino a giungere a idee ossessive che suggeriscono di troncare ogni legame con il mondo fisico. Può, ad un altro livello, comportare il rifiuto del cibo o l’eccesso di alimentazione negando così al paziente l’accesso ad una sufficiente presenza terrestre. La terapia artistica, nel caso della depressione, sviluppa un’azione di autostima silenziosa basata sulla ricolorazione – dipingendo in vive e calde tonalità alberi e fiori – di un’anima che ha perduto il gusto di osare e di affermare il proprio cromatismo. In casi di anoressia e bulimia si possono dipingere e ritrarre con copie dal vero il regno vegetale e i suoi turgidi frutti o le nature morte di grandi autori impressionisti. Inoltre dipingendo i colori immaginari dei sapori principali si dà vita al buon gusto. La pratica della pittura, secondo Rudolf Steiner, è di per se stessa un gustare il colore a un livello superiore, assaporando etericamente e animicamente sfumature e forme della natura, soprattutto se si dipinge sciogliendo il colore nellíacqua, con la tecnica dell’acquarello: così si dinamizzano i colori-sentimenti e si degusta l’essenza spirituale del mondo fenomenico.
I disturbi del senso della vista sono indice di una distorta collocazione nel mondo, di un “punto di vista” sbagliato, di un rapporto non armonioso fra l’espressionismo che viene dall’ego e l’impressionismo che proviene dal mondo. Un eccesso di immagini artificiali, di stimoli dei media può provocare, fra l’altro, insonnia, nervosità, turbe del ritmo. Se il macrocosmo entra troppo nel microcosmo-uomo possono anche intervenire crescite cellulari incontrollate… Si suggerisce dunque una dieta salutare nella quale ci si avvicina ad immagini artistiche essenziali che ognuno crea da sé e che permettono una vera e propria digestione degli eccessi di impressioni. Se invece si presenta una continua proiezione di sé nel mondo, un’impossibilità di oggettività e di percezione del reale, come ad esempio nella dinamica isterica, allora si stimola il paziente ad accostarsi alla solidità tridimensionale della creta con il modellaggio di solidi geometrici, o alla copia dal vero di oggetti di uso comune, o al disegno geometrico con prevalenza di proporzioni esatte e con poco colore fino a tradurre in bianco e nero opere d’arte fortemente cromatiche. In generale si insegna ad immaginare la vita con armonia e a guardare con occhi nuovi cose vecchie, come dice Goethe.
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Il senso del calore è fra i più aggrediti nella civiltà occidentale: è depresso dal freddo animico provocato da un eccesso di pensiero intellettuale e dall’uso spesso utile ma troppo frequente o incosciente di macchine di ogni tipo. Tutte le patologie da freddo, dal reumatismo fino al cancro, migliorano con l’arte pittorica che, secondo Rudolf Steiner, provoca una leggera febbre la quale è facilmente riscontrabile in un gruppo che dipinge: cioè chi sente caldo, chi si alza in piedi, chi riprende in viso i … colori, chi sente le funzioni ritmiche con rinnovata attività sia respiratoria che digestiva che cardiaca. Tutti di solito per lo meno si animano e si riscaldano psicologicamente con la gioia e l’entusiasmo della creazione cromatica. L’effetto è amplificato dall’uso di colori caldi, la copia di pittori impressionisti, l’illustrazione di fiabe.
Il senso dell’udito, se disturbato, parla al teraputa di un ego tendenzialmente pletorico e autocentrato, che stenta a fare spazio libero alla diversità e ad operare la rinuncia. Si può curare una sordità psichica oltre che fisiologica proponendo al paziente il gesto accogliente del blu che si metamorfosa, con vari stadi, in un orecchio che successivamente può essere modellato in creta. L’ostinazione di chi non vuol sentire può divenire un isolamento autistico dal mondo, una solitudine, una separazione dettata dalle fissazioni narcisistiche, dalla vanità, dalla presunzione: si può ricorrere ad esercizi sociali che comportano l’interscambio cromatico di interventi sull’opera artistica altrui, nel tentativo di introdurre un linguaggio paritetico non verbale, un dialogo fraterno. Cercare di rendere viventi le percezioni uditive significa anche fare esercizi di ascolto guidato e di disegnare su carta ritmi e colori di strumenti musicali. Ciò comporta anche un miglioramento dell’efficienza dei sensi superiori, cioè quello della parola, del pensiero, dell’Io altrui, che sono i sensi spirituali, per una vera arte sociale che il paziente deve riapprendere. Per reinserirsi armonicamente nella sua biografia gli esercizi sociali sono molto adatti. Copie di figure o di visi dalla storia dell’arte svilupperanno quelle generali capacità di ascolto dell’altro uomo per ridare vita ai sensi che sono peculiari di una vera umanità.
Nella quarta conferenza del ciclo “Il mondo dei sensi, il mondo dello spirito” (2), Rudolf Steiner dice fra l’altro che “le sfere sensorie sono sfere reciprocamente distinte nell’uomo, e in stato di quiete, proprio come lo Zodiaco” e che “i processi vitali pulsano attraverso l’intero organismo e nel loro agire attraversano le singole sfere sensorie, permeandole di forza”. Egli poi aggiunge che in queste sfere dei dodici sensi e dei sette processi vitali va contrastata una “tendenza alla visione”, cioè un’atavica reminiscenza di antichi stati di coscienza dell’umanità che ora, se non controllati, sarebbero morbosi, come attualmente capita di osservare spesso tra i pazienti. L’uomo deve oggi poter adattare all’attuale organismo queste tendenze, deve cioè modificare un poco il suo Zodiaco interiore e trasformare i suoi sensi perché in questi “si verificano più processi vitali che processi sensori” (3). Verrebbe incorporato negli organi sensori qualcosa che nel medesimo grado oggi hanno altrimenti soltanto gli organi vitali, che sono interiormente attraversati da forti cariche di simpatia-antipatia, e ancora “l’occhio non vedrà semplicemente il rosso ma sperimenterà anche simpatia o antipatia assieme al colore. Poi anche i processi vitali saranno più compenetrati dall’elemento animico …” (4).
Finora abbiamo descritto come la Terapia Artistica interpreti e applichi questi accenni di Rudolf Steiner alla sfere sensorie, esercitandole a cogliere la vita dietro le semplici percezioni: essa così prepara l’uomo al cambiamento evolutivo che deve affrontare per essere all’altezza dei suoi compiti e nel fare ciò lo cura e lo guarisce nel momento in cui egli si attarda nella materia e si oppone alla metamorfosi. Lo stesso avviene in relazione ai processi vitali, i quali per mantenersi sani e all’altezza della futura evoluzione dell’uomo nella sua ascesa cosciente verso il divino devono anch’essi innalzarsi di un gradino e divenire organi ricchi di anima e non solo di vita, e cogliere così il mondo nel suo aspetto animico. Così lo Zodiaco dei dodici sensi divenuti viventi si articola con i sette processi vitali divenuti animici e si ricrea nell’uomo l’armonia delle sfere, creata nel mondo dello Zodiaco e dei pianeti.
Se consideriamo ora i sette processi vitali nell’ambito della terapia artistica possiamo descrivere la trasformazione che compenetra ognuna di queste funzioni con le energie cromatiche dei sette colori dell’iride e le mette così in relazione animica con le sfere planetarie che sono la fonte primaria dei colori, secondo Rudolf Steiner.
I processi di crescita ad esempio sono messi in relazione con il vigore del rosso che è però visto anche come tramite di una crescita morale, come veicolo dell’azione dell’io. Sono di aiuto, a titolo di esempio di uno dei tanti possibili esercizi artistico-terapeutici, le composizioni sui sette alberi legati alle energie planetarie e ai metalli corrispondenti. Chi necessita di uno stimolo della crescita, un adolescente incerto come una sfiduciata casalinga, o chi fosse affetto da una una patologia del sistema immunitario, potrebbe dunque meditare e poi dipingere a partire dall’atmosfera musicale e cromatica di questa composizione poetica (5): “Parla la nodosa quercia, serva del ferreo Marte: oh uomo, metti radici nelle profondità ed ergiti verso le altezze, sii combattivo, cavaliere, protettore!”.
I processi di nutrizione sono di questi tempi molto disturbati nei loro ritmi vitali: l’arancione, composto dal giallo “splendore dello spirito” e dal rosso “splendore della vita”, ci suggerisce che non si può impunemente separare il cibo fisico da quello spirituale. Anoressia e bulimia hanno le loro radici in questo distacco che impedisce di immergersi nella vera maturità terrestre. Ci si può ispirare con questa immagine: “Parla l’acero, con le sue foglie allargate, l’albero di Giove cui è sacro lo stagno: oh uomo, supera la fretta e la furia in te, cerca ore di calma in cui possano nascere bontà e saggezza!”. Si possono poi dipingere fiori che si trasformano in frutti, vivendo le stagioni della vita.
La respirazione è spesso problematica e l’essere del giallo viene a ricordarci come senza lo spirito che è nell’aria abbiamo solo pochi minuti di vita. Crisi di panico, nevrosi, fobie, asma, depressione sono processi morbosi paralizzanti e parassitanti il processo vitale respiratorio, e parlano al terapeuta di un eccesso di materialismo e di preoccupazioni intellettuali che non permettono più di cogliere l’altra metà della realtà, quella soprasensibile. L’azione di resurrezione del giallo è così accennata: “Parla Mercurio, l’argento vivo, attraverso il vivente crescere dell’olmo e i suoi semi alati: oh uomo, sii rapido, attivo e pieno di vita, cerca in tutte le situazioni di vita la forza di ergerti verso l’alto!”.
I processi di escrezione sono messi a dura prova dall’inquinamento che crea una separazione tra mondo fisico e mondo spirituale, e il verde ricrea la corretta tensione tra Terra e cielo, ricordando al cuore dell’uomo che la sua salute può prosperare solo in un vivente, creativo scambio con il mondo. Dice l’immagine: “Parla Venere cui è sacro il rame, attraverso la vergine betulla, scintillante di candore, che mette deboli radici e beve molta luce: oh uomo, plasma la tua anima, con delicatezza ammira, amando, la bellezza del mondo!”. Problemi renali hanno un miglioramento con la pittura di verdi paesaggi e corsi d’acqua.
I processi di mantenimento non riguardano più solo forme ed apparati dell’uomo fisico, ma per la Terapia Artistica il mantenimento in eccesso di pensieri e sentimento che vengono trattenuti porta alle patologie da sclerosi e ritensione; il difetto di forma è però altrettanto egoistico e porta ad un drogato “cupio dissolvi”, a un desiderio di autodistruzione. Il blu, lo “splendore dell’anima”, ricorda all’uomo malato che la libertà vive nel ritmo d’amore, come nelle mani del Cristo nel Cenacolo leonardesco: una è aperta a dare, l’altra è chiusa nel ricevere. Così: “Parla Saturno, attraverso gli alberi dell’oscuro bosco, attraverso abeti, faggi, cipressi: oh uomo, senti il dolore del tuo tempo e di tutta l’umanità, afferra con devozione e serietà il compito che la vita ti pone”. Così ritrarre la conifera propone silenziosamente il mantenimento di una stazione eretta nel tronco, una giusta egoità, e il gesto di dare al mondo nella generosa apertura dei suoi rami.
I processi riproduttivi sono spesso unilateralmente distaccati dalla pienezza e armonia dell’animo e quindi si corrompono e si automatizzano. Il maschile e il femminile che nell’essere umano dovrebbero armonicamente coesistere, in misura variabile a seconda della sessualità, si radicalizzano e si “separano in casa”. Disturbi della sessualità, perdita dell’identità, schizofrenia sono a vario livello le conseguenze della separazione fra “la mano destra e la mano sinistra”. Il viola, composto da rosso e blu, propone all’essere umano l’esperienza dell’armonia sessuale e riproduttiva, trasformandole in creatività, in conformità con la natura profonda dell’essere umano. “Uomo e donna lo creò…”, è scritto nella Genesi, riguardo alla creazione dell’essere umano. Ecco infine accennata poeticamente la trasformazione necessaria per la funzione riproduttiva: “Parla l’argentea Luna nel tempo di maggio attraverso il ciliegio in fiore, i cui fiori in estate maturano a frutti: oh uomo, trasforma come la pianta ciò che è inferiore in superiore, divieni maturo e raccogli frutti di vita!”. L’arte opera nel modo migliore questa catarsi dal basso all’alto.
Il processo di riscaldamento compenetra tutto l’uomo fisico, ma se l’uomo spirituale si smarrisce nel freddo della materia e della macchina questa facoltà si affievolisce e si manifestano patologie da freddo come artrosi e paralisi. Per cogliere questo calore spirituale possiamo seguire artisticamente le vicende terrestri della luce nel corso delle metamorfosi stagionali. Il colore bianco è il vettore della luce della coscienza, dell’entusiasmo, dell’ideale che riscalda i cuori e infiamma il movimento. Se ne sente l’eco in questi versi: “Parla il frassino, attraverso cui filtra la luce, ergendosi verso l’alto, l’albero del Sole d’oro: oh uomo, sii retto e nobile, non dissiparti in cose indegne, sii ben consapevole della tua nobiltà di uomo”.Featured image

Si potrebbe forse dire che, almeno nelle sue fasi iniziali, la malattia, togliendo all’uomo parte della sua umanità, lo fa regredire reimmergendolo in uno stato di coscienza materialistica, separato dall’influenza del mondo spirituale, simile nelle sue mancanze e tendenze a quegli uomini Suoi contemporanei dei quali il Cristo disse che “non sanno quello che fanno”. A livello di coscienza di allora gli insegnamenti del Maestro furono impartiti in immagini, in parabole che, in possenti, cromatici quadri, penetravano nelle anime di un’umanità bambina. La Terapia Artistica, come la pedagogia steineriana tutta, prende esempio dal Maestro e “dipinge” le conoscenze, allo scopo di caratterizzare, non definire, come si è tentato di fare con le parole in questo spazio limitato. Al paziente non si parla esplicitamente delle realtà spirituali, le sole che curano veramente, ma lo si guida verso le parabole del nostro tempo, le immagini artistico-terapeutiche che egli stesso crea per la sua anima: per un periodo più o meno lungo il solo linguaggio da utilizzare è l’arte. Parlando questo dolce idioma al paziente si accostano i regni spirituali vestiti dello splendore dei regni della natura e alitano su di lui un respiro salvifico e misterioso.
Il paziente, acquisita la fase durante la quale è silenziosamente ringiovanito dalla gioia e dalla meraviglia del ritrovato bambino interiore, può procedere, se vuole, per un cammino di coscienza, cogliendo così il vero “frutto della malattia” e, nell’affrontare adeguate difficoltà artistico-terapeutiche, si pone domande nodali sulle sue reazioni e sensazioni, sui modi e sui gesti con i quali si immerge nei processi creativi che sperimenta. Scopre le sue tendenze profonde, le sue simpatie e antipatie che prima non erano coscienti, impara a conoscersi apprendendo da solo la verità su se stesso, in piena libertà, in un’atmosfera non competitiva, ricolma di calore. E queste piccole verità possono riconciliarlo con se stesso, per condurlo poi alla sua vera volontà, alla libertà che è la vera via alla salute dell’anima. Così egli può accostarsi con il cuore e con la mente a queste parole: “Conoscerete la Verità mediante la verità e la Verità vi farà liberi” (6).Featured image

NOTE

(1) – Giuseppe De Luca, nato a Piacenza 47 anni fa, vive dal 1995 a Palermo, dove opera come arteterapeuta. Si è diplomato alla scuola artistica antroposofica di Doris Harpers a Milano, quindi, in Olanda, alla scuola “De Wervel” di Eva Mees, con la quale nel 1988 fondò a Milano la scuola di formazione professionale per la terapia artistica su basi steineriane “La Lemniscata”, che diresse fino al 1995. E’ membro della Sezione Medica e della Sezione per le Arti Figurative del Goetheanum e autore di numerosi articoli. Tiene regolari seminari estivi di pedagogia e di terapia artistica a Santa Certa, in Umbria.

(2) – Rudolf Steiner, “Il mondo dei sensi e il mondo dello spirito”, Editrice Antroposofica, Milano 1984.

(3) – Ibidem.

(4) – Ibidem.

(5) – Questo Spruch, come i seguenti, è stato dato da Rudolf Steiner.

(6) – Giovanni, cap. VIII, v. 32.

 

 

Come realizzare opere pittoriche vive ed eloquenti?

L’impulso dato da Rudolf Steiner

IL GOETHEANISMO E LA FORZA CREATRICE DEL COLORE

W. J. Goethe nella sua “Teoria dei Colori” auspica che i pittori facciano tesoro dell’azione morale dei colori, da lui rivelata, per rendere le loro opere più vive e palpitanti.

Dall’Archivio Rudolf Steiner
Sorgere della luna – R. Steiner *

Anche Rudolf Steiner intravide nella lezione di Goethe una miniera di conoscenze utilissime per realizzare un rinnovamento della pittura. Egli stesso approfondì ulteriormente la teoria di Goethe e la ampliò con altre cognizioni acquisite grazie alle sue ricerche.  A Steiner si deve, in particolare, l’importantissima scoperta di quelle intime sensazioni che si potrebbero definire “movimenti dell’anima” e che, nella contemplazione dei colori, vengono sperimentati nelle profondità del subcosciente. Esse, come già precisato, sono paragonabili a forze dinamiche di espansione e contrazione e, se riprodotte nella stesura dei colori durante l’esecuzione del dipinto, gli conferiscono vita e luminosità.  Poi ancora Steiner inserì, a completamento del cerchio dei colori di Goethe, il fior di pesco, il bianco e il nero che sono da considerarsi veri e propri colori. Infine egli li distinse tutti – a seconda della loro qualità e di ciò che essi esprimono – in “colori splendore e colori immagine”.

Dall’Archivio Rudolf Steiner
Sorgere del sole – R. Steiner *

Queste nuove conoscenze offrivano inimmaginabili possibilità di sviluppo ulteriore dell’arte figurativa e Steiner si fece promotore di approfondite ricerche da parte dei pittori verso i quali è stato prodigo di concreti suggerimenti e di sempre nuovi impulsi.  Egli stesso tuttavia concepì solo gradualmente, col progredire della sua personale indagine, i passi da compiere e quindi i procedimenti più consoni per ottenere dall’impiego dei colori quella ricchezza di contenuti e di sensazioni che essi possono offrire. Ciò avvenne soprattutto durante l’esecuzione degli imponenti affreschi, realizzati dietro suo progetto, nelle due cupole del primo edificio “il Goetheanum” (1914-1918). (Purtroppo queste opere furono distrutte da un incendio, ma nuovamente eseguite di recente, rinnovate, nella grande sala del nuovo “Goetheanum”).
Lavorarono a questi affreschi, sotto la sua guida, numerosi pittori, ma alcune parti furono eseguite dallo Steiner stesso.  Inizialmente erano state distese ampie superfici di colore sviluppate nel senso del cerchio di Goethe; esse apparivano come fluttuanti correnti di colore, sperimentate quali primordiali forze creatrici di immagini. Queste sarebbero poi dovute nascere dall’interiorità del colore, non concepite intellettualmente.

Dall’Archivio Rudolf Steiner
Tramonto della luna – R. Steiner *

In proposito Steiner disse una volta: “Nel dipingere la piccola cupola del Goetheanum non si è partiti da figurazioni pensate cui sarebbero poi stati appiccicati i colori, ma si visse dapprima una esperienza di colori e da questi nacquero le figurazioni. Nella dedizione all’essenza dei colori si rafforza la creatività animica suscitatrice di immagini fornite dai colori vissuti. Nei momenti della creatività si sente come se nel mondo non esistesse null’altro all’infuori dei colori che vivono e tessono e che sono pure creativi e generatori di essenzialità” (GA 36-IV “Il Goetheanum nei suoi dieci anni di vita”). In altra occasione precisò ulteriormente: “Nel dipingere questa cupola non mi premeva di disegnare questo o quel motivo, quanto porre – ad esempio – una macchia arancione con diverse sfumature: da queste è nata la figura del bimbo. Altrove invece mi premeva che il blu si delimitasse e mi risultò la figura di Faust. … Il carattere essenziale della figura è assolutamente tratto dal colore” (GA 290 “L’idea informatrice della costruzione del Goetheanum”). Nacque allora un nuovo e diverso modo di fare pittura che comportava un totale capovolgimento degli usuali procedimenti. Esso però richiedeva, da parte degli artisti, l’acquisizione di una più raffinata sensibilità di percezione delle qualità, natura e dinamismi dei colori.

Dall’Archivio Rudolf Steiner
Tramonto del sole – R. Steiner *

Per meglio illustrare il particolare modo di procedere da lui escogitato e soprattutto i principi su cui esso si fonda, in alcune occasioni Steiner eseguì, egli stesso ed a titolo di esempio, semplici lavori a pastello che raffiguravano aspetti della natura. Con questi intendeva mostrare un diverso approccio con i colori in quanto essi per la loro scelta, come pure il loro disporsi nello spazio, non avevano la funzione di riprodurre la realtà visibile, ma di esprimere un rapporto intimo con le esperienze animiche suscitate nell’osservatore dall’evento raffigurato. In questo modo l’immagine risultante poteva essere vissuta interiormente.
Sulla maniera di trattare i colori, condurre i loro movimenti, creare le forme e quindi le figure, R. Steiner così si espresse: “La natura ci incita ovunque a trasformare, metamorfosare le sue forme in altre. Chi semplicemente osserva la natura e la copia cade nel naturalismo. Colui che vive la natura e non si limita a osservare solo le linee, i colori delle piante, ma le vive interiormente, estrarrà da ogni pianta, da ogni animale, da ogni roccia, un’altra forma da imprimere nella materia. Noi uomini moderni dobbiamo creare opere d’arte in cui la forma esprima di più di quella naturalistica. … Dobbiamo giungere a vedere ciò che di artistico c’è nella natura, ciò che nella natura fa vivere la forma, così da ottenere una vita della forma superiore a quella esistente nella stessa natura” (GA 257 “Formazione di comunità” 22.2.1923).

Dall’Archivio Rudolf Steiner
Nuova vita – R. Steiner *

DAL COLORE NASCE L’IDEA

Interessante, per meglio comprendere il procedimento seguito da Steiner, è la descrizione fatta dalla pittrice Luise von Blommenstein – nel suo scritto “Wie Rudolf Steiner vor uns vormalte” (Come Rudolf Steiner dipinse davanti a noi) di un esempio da lui eseguito di fronte ai pittori. Ella descrive che Steiner distese su un foglio bianco un blu delicato, curvo verso l’alto e gli accostò una macchia gialla. Questa richiese l’intervento del suo complementare e perciò Steiner accostò al giallo una macchietta lilla. Fece rilevare che in questo modo si realizzava un accordo (una “totalità” come dice Goethe). Ora si rendeva necessario aggiungere un quarto colore che non appartenesse a questo accordo. Quindi lo circondò con un verde chiaro e successivamente aggiunse ancora un violetto in basso, unendolo con il blu. Rimase una piccola zona bianca che egli sentì la necessità di riempire con uno dei colori dell’accordo: un blu chiaro. Risultò una sinfonia di colori che completò inserendo del rossiccio entro il giallo.  Poi Steiner iniziò a ricavare delle figure dai gesti e dalle forme che si erano consolidate finché apparve un volto femminile nel quale disegnò gli occhi. La forma del lilla suggerì un’altra testina, quella di un bimbo. Stava sorgendo l’IDEA, un MOTIVO: madre e figlio. A quel punto si rese necessario elaborare l’idea e completarla incorporandola nell’insieme cromatico. Si dovette cercare un legame fra le due figure: le si collegarono con un gesto di colore caldo (arancio) che assumeva l’aspetto di un braccio e di una mano. Steiner rielaborò e armonizzò ancora l’insieme e infine, con ampi gesti, inserì un giallo luminoso sullo sfondo, discendente dall’alto e sovrapposto al verde, creando così una atmosfera dorata.  Il lavoro si svolse in quattro fasi: 1) l’esperienza della risonanza di tre colori (accordo, totalità); 2) l’arricchimento della composizione con l’aggiunta di altri colori; 3) il sorgere e l’incorporazione dell’IDEA; 4) l’armonizzazione finale dell’insieme.

Dall’Archivio Rudolf Steiner
Pianta primordiale – R. Steiner *

Descrivono bene l’essenza di questo nuovo modo di dipingere le seguenti parole di Steiner: “… se ci si immergerà nel mondo fluttuante dei colori vivendolo correttamente … si troverà che da esso scaturiranno figure che porteranno ad espressione i segreti dell’universo, l’anima dell’universo. Dalla creatività del colore sorgerà un mondo che si configurerà, si differenzierà interiormente, un mondo che ha una sua essenzialità. La forma nascerà dal colore. Si percepirà che non soltanto si vivrà nel colore, ma che il colore genererà la forma da se stesso, che cioè la forma è opera del colore” (GA 287 “L’edificio di Dornach quale segno del divenire storico e di impulsi artistici di trasformazione” 25.10.1914). Steiner sintetizzò la quintessenza del procedimento pittorico da lui proposto con il motto:
“AUS DER FARBE HERAUS MALEN”
“DIPINGERE ESTRAENDO DAL COLORE”

L’ACQUERELLO

Molti degli esempi tracciati da Steiner, per ragioni di praticità e rapidità, furono eseguiti con pastelli. Egli tuttavia ha sempre sostenuto che il mezzo ideale per questo genere di pittura è l’acquerello. Esso, per la sua luminosità e leggerezza, nonostante le numerose sovrapposizioni e velature realizzate con questa diversa tecnica, consente di “liberare il colore dalla pesantezza”.  Eseguì egli stesso acquerelli di grande formato, dai colori intensi, tuttavia trasparenti e luminosi.

Dall’Archivio Rudolf Steiner
Pasqua – R. Steiner *

Appare evidente che il metodo proposto da Steiner è del tutto originale e certamente ancora suscettibile di inimmaginabili sviluppi. Sebbene affiorino sovente affinità con l’impressionismo, espressionismo e astrattismo, non si deve affatto pensare che, in qualche modo, la concezione steineriana derivi da quelle correnti, ma che piuttosto alcuni aspetti essenziali di esse si muovono in parallelo col pensiero steineriano. Il metodo pittorico steineriano, antroposofico o goethiano, come lo si voglia denominare, costituisce comunque una importante pietra miliare nell’ambito della pittura contemporanea.  Si potrebbe anche affermare che le novità apportate da questo metodo e le possibilità di ulteriori, futuri sviluppi insite in esso facciano di questa originale concezione dell’arte figurativa, una vera pittura d’avanguardia.  Seguendo le indicazioni di Rudolf Steiner sono sorte diverse “scuole” per la realizzazione delle sue proposte per un rinnovamento dell’arte figurativa. Fra di esse ha acquisito vasta notorietà la scuola di Beppe Assenza, ideatore di un metodo pratico, ben articolato e approfondito.  Il metodo di Beppe Assenza è quello seguito da Luciano Balduino.  Nel proseguimento verranno fornite più ampie indicazioni sul Maestro Beppe Assenza ed il suo metodo.

* Si ringrazia l’Archivio Rudolf Steiner di Dornach per la concessione della riproduzione di questi dipinti. Copyright by Rudolf Steiner Nachlassverwaltung 2006.

Luciano Balduino