Il doppio -prima parte-

Testo di Claudio Gregorat

     Da qualche anno, con sempre maggiore evidenza, l’umanità pare sconvolta e smembrata dal caos. Ovunque, confusione e incertezza del domani, sconvolgimenti del vivere a qualsiasi livello, sussulti imposti alla natura dai tremendi egoismi dell’uomo. Nasce la consapevolezza della chiara percezione di vivere coinvolti in una trama di menzogna dominante: falsità programmata e diffidenza di fondo, coscienza di avere scarse possibilità -o nessuna in certi casi- di poter trarre un giusto giudizio, di operare un valido discernimento e quindi di poter approntare una qualche difesa. Tutto questo genera un diffuso senso di angoscia.

    Che cosa succede?

    La percezione del vuoto interiore di gran parte degli uomini diviene sempre più percepibile. La coscienza tranquilla, libera da stimoli esterni, quindi il silenzio, la calma, l’attesa, diventano motivi di paura anziché di forza. Così, fin da giovani, gli uomini cercano di non stare mai soli, di avere sempre una fonte di distrazione -suoni, rumori, immagini- come radio, cassette, T.V. che colmi il vuoto: e apparentemente esso è occupato.  In realtà, è più vuoto di prima.  La coscienza è talmente stordita e abbassata che il vuoto non si avverte, poiché sempre riempito da qualcosa. Meglio delle nostre parole valgano quelle di Mario Delli Ponti (1):

“Sembra quasi che l’individuo cerchi di vincere le oscure paure dell’esistenza facendo baccano, così come un bambino alza forte la voce quando gli capita di entrare d’improvviso in una stanza buia. Quasi più nessuno accetta di restare solo con se stesso, nella verità del proprio silenzio interiore. Si rientra a casa dopo il lavoro, peraltro svolto spesso tra rumori quasi distruttivi e si accende la radio o un mangianastri, tanto per sentire una presenza, o meglio, un suo surrogato meschino ed illusorio. Forse lo squallore di una giornata di routine è cosa inconsciamente da dimenticarsi presto, da buttarsi dietro le spalle, sospingendolo con un qualsiasi mezzo d’urto fonico. Il suono è cosa ambigua e fa si che la radio -o uno qualsiasi dei pur meravigliosi mezzi di comunicazione- divenga una macchina crudele e sottile come una droga, che s’infila di soppiatto dentro di noi, non già per trasmetterci musiche o parole, emozioni o idee, ma per dare la morbosa assuefazione ad un rumore che ci fa compagnia. II vizio è privato, ma anche collettivo. Chi non sa stare in solitudine, diviene un triste solitario. Siccome nessuno, travolto dall’assordamento generale, ha niente da dire, arriva puntualmente l’alienazione. Gli alienati per sopravvivere si nutrono di mitologie grottesche ed intime, come i fragorosi riti che ad esse celebrano: lo stordimento è lo scopo di queste pratiche che, come la magia nera, impiegano violenza e regressione. Vi sono lugubri liturgie di massa urbane: clacson demenziali urtanti fin dalla minima difficoltà di traffico, televisori che rovesciano suoni micidiali e distorti giù dalle finestre durante l’estate, clamori paranoici negli stadi, quando non di peggio durante i concerti “rock”, dimostrazioni di piazza che, nonostante il preteso “riflusso”, scandiscono in metriche martellanti slogans preconfezionati. Altrettanto tetre sono le liturgie “sonore” nella natura: juke-box in spiaggia e megadiscoteche con super amplificazione”.

Il vuoto del sentire è da imputarsi senz’altro, come causa primaria, soprattutto a un’errata e superficiale educazione familiare e scolastica. L’apprendimento, esclusivamente intellettuale, lascia interamente isolato il sentire; resta ineducato, grezzo e primitivo –nonostante gli studi universitari- per mancanza del giusto nutrimento artistico-estetico, il solo, secondo Kandinsky (leggeremo in seguito le sue parole) in grado di soddisfare le sue esigenze. Un apprendimento esclusivamente intellettuale mortifica e uccide le forze più giovani e profonde dell’essere, impoverendolo sempre più. Nelle scuole c’è solo astrazione, cioè misero ed esangue nozionismo.

    Pauroso del silenzio, oggi l’uomo parla sempre e a qualunque livello. Non ascolta mai, parla soltanto, pur di evitare un incontro-confronto con se stesso: parla per evitare che l’altro gli trasmetta i suoi stessi problemi e le sue stesse angosce. Materialista in tutte le sue fibre, non crede nella vita, non crede nello spirito, ma solo nel denaro e nella potenza che tenta di procacciarsi e conseguire con ogni mezzo. Così si slancia nel giro vorticoso degli eventi i quali, per loro conto, si fanno sempre più enigmatici e pressanti, in un’atmosfera fondamentalmente orgiastica, inebriante e delirante, così che tutta la giornata è ormai accompagnata dal ritmo del rock. La “selezione del peggiore” celebra così le sue grandi fortune. Su quest’onda, l’assunzione di droga è divenuta un fatto quasi normale, ovvio.  Questa è la conclusione dei discorsi fra i giovani, i quali vogliono autoconvincersi con ogni mezzo che cosi è sempre stato nel passato e che non vi sono danni rilevanti, se ci si mantiene controllati, proprio come per il tabacco e l’alcol… tragica illusione che ha mietuto fin troppe vittime.

         “Il crescente potere della droga è segno di un vuoto interiore, al quale non è rimasto più nulla” scrive il Card. Ratzinger (2)

    A un certo momento della giovinezza, le forze del sentire –e del volere a esso collegate- rimaste inoperose, diventano incontenibili e così esplodono in violenza, di qualunque tipo e in qualunque luogo. Tale violenza la possiamo osservare estendersi a tutti i livelli di età: la disarmonia ed anche la disarticolazione dei gesti dei più piccoli, già alla scuola materna, gli impulsi al teppismo degli adolescenti, la violenza armata degli adulti.

  Con la fine del secolo sembrava superato il tempo dei nazionalismi come pure delle lotte religiose, assurde in ogni tempo, e del conseguimento delle identità nazionali giustificate. Oggi il singolo vive una coscienza planetaria. Che senso hanno, allora, i tanti risvegli etnici o nazionalistici che frazionano l’umanità in tantissimi piccoli gruppi in opposizione fra loro? Oppure il chiudersi entro il proprio credo religioso tenendo chiunque altro per nemico?

 Il sempre più massiccio intervento delle macchine toglie all’uomo ogni volontà creativa e toglie libertà, per quanto gliene conceda da un altro aspetto. Per l’uomo, invece, è massimamente importante il poter cogliere i frutti del suo lavoro sulla terra, cioè del suo pensare, agire e creare.

         “Se voglio capire la matematica, devo darmi da fare io stesso, sviluppando comprensione per essa. A che cosa serve la forza della croce racchiusa in un’ istituzione? Se voglio usare la forza della croce, la signoria sul vivente, devo conquistarla io stesso” (3).

Se non fa questo, se non aumenta i suoi talenti, mina (4) e rende inutile il suo passaggio sulla terra. Facciamo un esempio: se devo risolvere un problema qualsiasi, ciò che importa non è il risultato, che può essere giusto o sbagliato; non importa affatto il risultato raggiunto, ma la mia attività spirituale, il lavoro interiore impiegato, che arrecano esperienza per il mondo e mantengono qui, nel vivere terreno, lo spirito desto e creativo che io posso portare con me per sempre. Se una macchina mi fornisce subito il risultato senza alcun gesto -si tratta solo di premere un pulsante- e tanto meno nessuno sforzo, lavoro, attività da parte mia, i frutti di tutto questo a chi vanno? Chi ne trae vantaggio? Non io certamente, anche se apparentemente, esteriormente, ne sono avvantaggiato in vario modo, ma solo superficialmente. La mia inattività avrà sicuramente gravi conseguenze per il  futuro, mio personale e del mondo, poiché so che porto con me nell’eterno soltanto ciò che ho fatto da solo.

    Gli ambienti di lavoro oggi sono completamente ingombri di macchine elettroniche di ogni tipo. Entro di essi, l’uomo scompare in quanto anima umana.  Come è possibile tutto questo, oltre che attuabile con intensità sempre maggiore?     Qualcuno certamente ne trae vantaggio, altrimenti una simile situazione non si darebbe; ma chi?

       Le malattie nervose, mentali sono in continuo aumento. La schiera degli spostati, labili, incerti, alienati, maniaci diventa legione. Entra in gioco la psicologia analitica, ma per dire cosa? In vari casi che c’è capitato di seguire, gli psicologi hanno tentato di decolpevolizzare il paziente ponendo l’accento sull’ereditarietà, quindi sui genitori, o comunque sugli ascendenti in linea ereditaria, eludendo in lui ogni senso di responsabilità personale, quindi nel porre in rilievo i collegamenti atavici, legati in ogni caso all’organismo fisico animale. Ma l’uomo non é un animale. L’anima umana non deriva dall’animale, anche se costretta, per ragioni evolutive, a vivere nelle sue forme.   Perché dunque questa insistenza sull’uomo-animale?

Al passaggio dal secolo XIX al XX sembra essere occorso qualcosa di molto particolare in seno all’umanità, che ha impresso una svolta negativa -a tutta prima, perché ogni male è una sorta di trampolino per un bene superiore- all’evoluzione umana, condensandosi poi nella prima guerra mondiale. Dopo di essa sono intervenute molte cose caratteristiche. Innanzitutto le grandi rivoluzioni: comunista, fascista e nazista; successivamente un’altra guerra ancor più disastrosa. Una spessa coltre di oscurantismo spirituale è calata sul mondo ma sopratutto sull’Europa.

 Parallelamente, le pur grandi rivoluzioni artistiche dissacranti: dadaismo, cubismo, futurismo, dodecafonia seriale, strutturalismo, puntinismo, a seguito dell’espressionismo allucinato e tragico degli anni intorno alla prima guerra, quale segno del raggiungimento di un limite, di una soglia, con un mondo superiore sconosciuto ed enigmatico.

  Il tutto sfocia poi nel Nulla di quasi tutto l’astrattismo: vuoto più o meno assoluto, espresso come punta massima, dalle grandi superfici quasi interamente bianche o nere, a parte qualche piccolo segno o rilievo.  Mentre oggetti comuni –ready  made- opportunamente collocati, sono fatti passare per arte.

 Vi è poi la corrente dell’orrido. A iniziare con le deformazioni disneyane e finire ai mostriciattoli vari in materiale plastico, quali giocattoli per i piccoli. Da dove deriva tutto questo? Quale motivo vi è nell’indurre i più piccoli a divertirsi e giocare con tali immagini animalesche grossolane e primitive? E per quale scopo? Come possiamo pensare che delle anime umane, provenienti da un mondo superiore spirituale, con la nascita possano trarre divertimento da simili aberrazioni?

 Visitiamo una discoteca e osserviamo spassionatamente con l’anima. Non potremo mai credere che quei gesti senza senso, disarticolati, antiestetici al massimo -dove il polo del pensare/sentire è del tutto assente, per lasciare il posto ai movimenti inconsci delle membra- siano espressione dell’anima umana. E neppure l’altissimo fragore -che si ripercuote sul nostro plesso solare-gastrico- pare essere una necessità dell’anima umana. E se non di essa, di chi dunque?

Osserviamo con lo stesso atteggiamento d’anima un alcolizzato, un drogato. Percepiremo subito che egli è schiavo di qualcosa di estraneo alla sua anima; come se un qualche altro chiedesse alcol e droga in continuazione.

E proprio a questo proposito, gli psicoterapeuti, da Freud, Jung, Rank, hanno iniziato a parlare di “doppio”, senza peraltro poter inquadrare e capire bene l’intera fenomenologia, a causa della loro concezione del mondo materialistica.

Come mai le pratiche di magia sono oggi così in voga? Annunci vari di maghi neri autentici, accolti con indifferenza e pubblicizzati nei giornali o alla T.V, come un normale prodotto industriale!

Che cosa sta accadendo, se i fenomeni di possessione diabolica sono in forte aumento, tanto che la Chiesa, in un solo paese e circondario delle Marche, ha dovuto ordinare ben otto esorcisti? E perché tale fenomeno è più marcato lungo la dorsale appenninica? E ovviamente, soprattutto là dove la coscienza rimane ancora a uno stato elementare.

Le varie pratiche di terapia sono totalmente immerse in un gretto e sorpassato materialismo e non hanno ancora compiuto il necessario salto di qualità. Chi potrà rispondere? E come affrontare i vari problemi?

        Qual è la posizione della Chiesa, chiediamoci, di fronte a questa problematica? Come sappiamo, la Chiesa, nella sua giustificatissima prudenza (questo è uno dei casi in cui una virtù si tramuta in un difetto), finisce poi per arrivare sempre in ritardo, quindi diventa una forza ritardante sulla realtà dei fatti. Ad esempio, nell’assumere, sempre in ritardo, la posizione scientifico-materialista del tempo moderno. Arriva ancora una volta in ritardo anche nei problemi di sua stretta competenza. Difatti ha negato per troppi anni, abbracciando la tesi scientifico-agnostica, la realtà del Diavolo, non avanzando affatto una propria dottrina e questo ha fatto il buon gioco del Diavolo stesso, come dice bene Goethe nel Faust.

“Certa gente non si avvede del demonio nemmeno quando la tiene per il colletto”.

Finalmente, ma con ritardo appunto, Papa Montini ha riconfermato la realtà e la presenza del Diavolo nelle vicende umane e universali (5).

        Di fronte alle varie manifestazioni del male come si presentano oggi, cosa dice?  Indica ancora una volta la millenaria via della preghiera. Molto bene! Come pregare?  E che senso ha una preghiera  come quella, ad esempio, indicata dal Cardinale Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano (6),  Principe della Chiesa,  guida del suo gregge devoto, indice  della giusta via? Una preghiera fondata sul sentimentalismo, per uomini del XX  secolo? Come si può pensare che il genere di preghiera valido per l’uomo dei secoli IX, X, fino al XV, possa valere per l’uomo moderno che ha attraversato un’evoluzione scientifico-tecnica, matematica, filosofica hegeliana-marxista? Dunque, ancora una volta in ritardo!

       Si manifesta nella Chiesa una volontà di potenza che era propria allo stato romano. Oggi il Papa è l’unico Imperatore esistente. Basta osservare la scena di come sia collocato nelle grandi udienze. Là, distante, molto distante, così forse come poteva esserlo Cesare Augusto dinanzi ai suoi Quiriti, siede l’Unico Imperatore Moderno in veste bianca e proferisce giuste e sacrosante parole di Pace, Benevolenza, Giustizia sociale, Verità e Amore. Solo che egli -in realtà- può dirle solo per se stesso, come ognuno dei presenti. La Bellezza, la Giustizia, la Verità, l’Amore sono valori oggettivi che ognuno deve riconoscere e conquistare individualmente e non possono essere proclamati dall’alto: non hanno alcun significato. Oggi sono soltanto parole, mentre devono essere realtà oggettive valide per tutti. Ma lo saranno se saranno conquistate da tutti. Il fatto che la somma dei tre angoli di un triangolo sia pari a 180°, è   una conquista di tutti e  non serve che venga proclamata dall’alto di un seggio o di un trono. La casta sacerdotale, di qualunque confessione religiosa, sembra avere come méta la fissità e la non-volontà’ di evolvere secondo i tempi.

   Un altro interrogativo si affaccia alla coscienza: che significato può avere il diffusissimo costume di assumere uno stupefacente, come la cocaina, nei momenti in cui si devono affrontare situazioni di maggiore impegno umano professionale? Non può essere vista come una rinuncia alla forza auto attiva dell’lo? Là dove l’lo deve essere maggiormente presente con forza decisionale, là dove sarebbe richiesto uno sforzo di maggiore attività creatrice, viene cercato un aiuto esterno come coadiuvante al coraggio, intraprendenza, chiarezza e decisione, ben sapendo che il benessere è soltanto passeggero ed illusorio. Così l’Io viene ancor  più rimosso ed oscurato con l’ingerenza di un surrogato. Che cosa significa tutto questo?                  Guardiamoci intorno: la povertà aumenta in modo impressionante, migliaia di esseri umani, in tutti i continenti, soffrono la fame e la disoccupazione. Parallelamente a questo vengono assurdamente buttate via ingenti somme di denaro senza criterio e soltanto per soddisfare egoismi vari, sia personali che di gruppo. I personaggi meno affidabili assurgono a posti di potere -la selezione del peggiore- (7) e dominano la vita umana caotizzandola.

Pochi gruppi di potere politico, militare, finanziario, industriale tengono in mano tutto, senza il minimo scrupolo sull’indigenza altrui. Possono così svolgere la loro volontà. Ora, questa è una caratteristica del Principio Mefistofelico-Arimanico: dominare, livellare, ammassare per schiavizzare. Tenere gli uomini sotto lo spauracchio della fame e dell’indigenza, preoccupati solo di sopravvivere in qualche modo, è il mezzo migliore per tenerli lontani dallo spirito. Poiché, in ultima analisi, proprio di questo si tratta, anche se l’oppressione -del tutto gratuita ed ingiusta- viene motivata da scopi politici.

L’esperienza dai vari Lager nazisti o comunisti ha chiaramente dimostrato tale condizione.

Così hanno agito e continuano a farlo tutte le dittature di questo secolo: tenere il popolo occupato in modo che non s’interessi di questioni politiche o di potere. Il marxismo-comunismo, il nazi-fascismo, da questa prospettiva, sono stati una potenza oppressiva formidabile.

       Oppure, usando l’espediente di tenere gli uomini occupati in futilità, come ad esempio lo sport, il calcio, la TV. Gonfiare l’importanza di cose inutili, stupide e meschine, in modo da stornarli da quelle importanti a carattere sociale: così possono benissimo essere controllati e dominati dagli strumenti di oppressione polizieschi e “tenuti per il colletto”.

      Diversi sono i modi con i quali il principio mefistofèlico tenta di dominare e annullare l’Uomo, l’Individuo, l’Io. Non si può non notare che, inoltrandosi nel futuro, la stretta arimanica si farà sempre più minacciosa.

NOTE:

1) Mario Delli Ponti/Boris Luban-Plozza, Il terzo orecchio, Edizione    Soleverde Scienze,  Torino, 1991

2) Card. J. Ratzinger, Svolta per l’Europa,  Edizioni Paoline, 1992

3) Rudolf Steiner, Natura e scopi della massoneria, Editrice     Antroposofica, Milano, l994

4)  Vangelo di Matteo, 25, 14-30 – Luca 19,11-27

5) B. Nardini, Dio e il Diavolo, Nardini Editore, 1987

   – G.Papini,  II Diavolo, Vallecchi Editore, Firenze, 1953

6) Card. C. M. Martini, All’alba ti cercheròLa scuola della preghiera, Oscar Mondadori

7) Rudolf Steiner, II karma e le professioni  V° Conferenza,  Editrice Antroposofica, Milano

 
 
11

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...