Sulla venuta del Cristo sulla Terra

Riflessioni di Claudio Gregorat

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Il noto motto rosacruciano suona:

“Ex Deo nascimur

“  In Christo morimur

“ Per Spiritum Sanctum reviviscimus”

 

Lichtblick

 

Il primo e terzo segmento sono chiari nel loro significato, mentre il secondo, centrale, rimane piuttosto sfumato nella coscienza: di qui la necessità di renderlo evidente ed afferrabile saldamente, data la sua estrema e centrale importanza.

La domanda essenziale è : cosa rende la venuta del Cristo sulla terra così importante e determinante per l’evoluzione dell’umanità? Qual è, poi,  il senso ultimo del Suo sacrificio? Cosa ha portato all’umanità la Sua venuta?

L’anima dell’uomo al tempo della presenza del Cristo era giunta al punto di perdersi per il fatto di non avere la forza di entrare nel corpo fisico con lo Spirito, l’Io dell’uomo,  e di rimanere come un vago fantasma al di fuori di esso, rendendo vana la sua incarnazione.

Il corpo ci è stato dato dal Padre – “ex Deo” – affinché per suo tramite, lo spirito potesse compiere il suo itinerario cosmico tramite il <corpo fisico>.  Ma se il corpo non ha la possibilità di essere abitato dall’IO, esso è del tutto inutile ai fini dell’evoluzione.

E qual’è il suo scopo? Far sorgere la coscienza. Se dunque il corpo astrale e l’IO non riescono a penetrare interamente nel corpo fisico, la coscienza non si forma. Non formandosi, si vanifica l’incarnazione fisica. E, come ultima sventura, lo Spirito non entrerebbe mai sulla terra, rendendola così inutile.

E la coscienza come si forma? Per mezzo della <morte> delle forze <vitali> del corpo. Notiamo, ad esempio, nel bambino, che la <vitalità> del suo corpo è enorme: però non ha alcuna <coscienza> di se stesso. Nell’adulto invece, nel quale le forze vitali sono in esaurimento, la <coscienza> assurge alla sua massima potenzialità, portando a necrosi il sistema nervoso.

Facciamo un paragone fra un pugile, espressione massima di vitalità bruta e Immanuel Kant, descritto da Herder con “il corpo gracile e la fronte maestosa”. O anche Gianbattista Vico o ancora, con un personaggio noto, Giulio Andreotti. La coscienza desta uccide la vita. Per la precisione, tale coscienza è facoltà del corpo astrale, il quale ha, quale strumento fisico, il sistema nervoso, il quale muore per via di una vita di pensiero cosciente. Così che si può dire: la morte del corpo fisico – sistema nervoso – genera coscienza nell’uomo.

Ora per rendere possibile all’anima umana di abitare un corpo fisico, nella condizione di allora, come detto sopra, è stato necessario l’intervento di un Essere Spirituale quale il Cristo: il quale ha dovuto entrare nel corpo fisico di Gesù di Nazareth, farlo morire  e sperimentare la morte, unirsi con le forze della morte, affinché noi uomini potessimo formarci la coscienza tramite la morte, poiché le nostre anime non avevano il potere di farlo.  Ha dovuto, in concreto, vincere le forze di Arimane – insediate nel corpo eterico -che la impedivano, e consentire alle anime di sperimentare la morte, seguendo il suo esempio.

Ma allora il morire, che significato aveva prima dell’avvento del Cristo? Lo possiamo comprendere molto bene da Gilgamesh, il quale discende nel regno dell’oltretomba,         per incontrare Utnapishtim-Noé e ritrovare il suo amico Enkidu e chiedergli il significato del morire. Oppure Ulisse nell’Ade… e la risposta di Achille è indicativa! Una condizione di oscura tragedia senza luce e senza speranza.

La Morte assume un significato veramente insospettato non solo per  l’Umanità ma anche per la Divinità. Prima del Golgotha, le Gerarchie Divine non conoscevano il significato della Morte, in quanto per loro e tutti gli Esseri viventi nell’universo, la Morte non esiste, ma solo la Metamorfosi da una condizione di stato ad un’altra: solo l’Uomo muore.

Ma in questa condizione di non-conoscenza, le Entità gerarchiche – la Divinità in senso lato – non potevano in nessun modo aiutare l’uomo, proprio per tale mancanza di conoscenza: era per loro qualcosa di totalmente estraneo.

Invece con la Morte sperimentata in prima persona dal Cristo, ecco che anche la Divinità ha potuto comprenderla, e da allora in poi aiutare l’uomo nel suo passaggio attraverso nascita e morte.

Quindi si può ben dire: il vivere e morire in un corpo materiale costituisce il più grande evento possibile sulla terra, sia per gli Uomini che per gli Dei.

E per l’uomo l’esperienza della Morte assume anche un altro significato: quello di poter comprendere, nel senso più reale, quali progressi, stasi o regressi, ha potuto compiere sulla terra durante la vita. Questa assume così l’aspetto di un breve transito pedagogico e in quanto tale è importante che non venga sprecato in futilità senza senso, come purtroppo per la maggioranza degli uomini è oggi condizione normale.

La Vita è una cosa seria, come Anche la Morte, e va vissuta con Responsabilità – che non esclude la Gioia , l’Umorismo e la relativa Religiosità.

Ma noi uomini del presente, come possiamo raggiungere una reale comprensione del Cristo ed accogliere il suo impulso?  Nel momento in cui riusciamo ad elidere, superare il corpo eterico e far sì che il corpo astrale e l’Io – organi della comprensione – si rendano idonei all’accoglimento del Cristo entro l’anima.

I momenti sono tre:

– con la morte:  nel momento del morire, dopo il dissolvimento del corpo eterico.

– col dormire e sognare e qui sta la motivazione del suggerimento di Steiner di cercare il Cristo nel sognare, di imparare <l’arte del sognare> poiché in questo modo l’Io e il corpo astrale lo possono accogliere.Ovviamente tutto questo avviene senza la desta coscienza.

– col meditare. Quando si raggiunge lo stato in cui il corpo astrale e l’Io si separano dai corpi fisico ed eterico – ma in piena consapevolezza – in questo momento è possibile all’anima trovare un diretto rapporto col Cristo. Questo momento viene descritto come <ispirazione>. L’immaginazione non lo consente, in quanto il corpo eterico è ancora unito all’astrale e Io.

La meditazione assume così un ulteriore significato. Innanzitutto è lo stato di equilibrio fra Lucifero ed Arimane e l’equilibrio è un elemento cristico. Così nel meditare si può incontrare il Cristo, ma coscientemente, cosa importantissima.

La coscienza umana lentamente può svelare il suo mistero grazie all’azione del Cristo. Anche gli animali hanno una coscienza, sia pure sognante, grazie al loro corpo astrale. Ma l’uomo è chiamato ad espandere la sua coscienza fino al suo principio spirituale : l’IO, che così diviene autocoscienza,

Ma per questo avvento non è sufficiente l’esperienza della morte: ad essa va aggiunta quella della resurrezione, quando il corpo eterico, dopo la morte si separa, come nel Mistero del Golgotha, affinché dalla morte nascesse vita, che è coscienza dell’Io.

Il Cristianesimo ha origine dalla resurrezione e questo dovrebbe essere il suo simbolo, anziché soltanto la croce della morte.

L’evoluzione dei tempi successivi però è stata troppo limitata dalla legge giudaica e dalla <egge giuridica romana, di modo che il cristianesimo ha assunto un volto che non lo rivela nella sua realtà effettiva: è diventato religione, mentre esso è una concezione, un atteggiamento universale, magari quale sintesi di tutte le religioni.

Nasce la comprensione totale e concreta dell’Essere-Cristo la quale, oltre a coinvolgere il mondo dei pensieri e parole, impegna anche l’intera vita del sentimento.

Solo ora, dopo il risveglio della coscienza dell’Io – autocoscienza – anche lo Spirito Santo può agire sull’anima vivificandola – “per Spiritum Sanctum reviviscimus”. che è lo < pirito di Verità, di Conoscenza, di Saggezza”, il quale, a seguito del Cristo – Spirito dell’Amore – consentirà all’Uomo la piena e completa realizzazione di Sé.

La Terra cristificata ha generato l’Uomo.

            Ex Deo nascimur

                                               In Chrusti morimur

                                                                                   Per Spiritum Sanctum reviviscimus

 

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