Di virtù necessità

Articolo di Luigina Marchese 

Prendo spunto per tali riflessioni da una lettera apparsa nell’aprile 2014 su L’Archetipo, mensile di ispirazione antroposofica. Veniva rivolta la seguente domanda: “Come mai a volte persone che studiano e praticano antroposofia da molto tempo si ammalano? Non dovrebbe essere immune dalle malattie chi medita e persegue la conoscenza occulta?”

La risposta era chiara e concisa, spaziava dal karma ai difetti e alle difficoltà derivanti dalle condizioni familiari, ambientali, senza dimenticare gli attacchi degli Ostacolatori. Si diceva che un aiuto c’è, e può essere avvertito quando si fa una buona meditazione e ci si applica con energia agli esercizi della volontà, dell’azione pura, dell’equanimità, della positività, della spregiudicatezza. Attraverso la disciplina spirituale si torna al centro di sé, e questo permette all’Io di lavorare a un parziale e temporaneo restauro del fisico. Sta a noi, alla nostra insistenza nel lavoro interiore, far sí che l’aiuto permanga per un tempo maggiore e non sia presto dissipato dai nostri

pensieri o sentimenti negativi.

Risposta del tutto attendibile che vorrei, per quanto mi è possibile, integrare. Va sicuramente considerato che la salute fisica può essere connessa al karma. C’è poi da aggiungere che nel polo inferiore dell’essere umano (metabolismo e movimento), dominano i processi eterico-fisici: le cellule si ri­generano o si moltiplicano a seconda dei casi. Non è così per il polo neuro-sensoriale, ove le cellule nervose non si riformano, poiché, come sostiene l’antroposofia, il polo superiore sa­crifica la sua vitalità a favore dell’immaginazione, della fantasia, del senso logico. I processi coscienziali si sviluppano a spese della vita­lità fisica che diminuisce. Altro sintomo evidente della disciplina spirituale si ripercuote sulla memoria: essa viene a perdersi, sostituita da un’altra facoltà mnemonica, stavolta eterica. Ciò premesso, entriamo nel merito dell’argomento. Ne I gradi della conoscenza superiore, Steiner delinea la teoria della conoscenza della scienza occulta, identificando quattro gradi di conoscenza di cui solo il primo è accessibile all’uomo ordinario. Tali gradi sono: conoscenza materiale, immaginativa, ispirativa, intuitiva. La conoscenza materiale è quella sensibile, quotidiana: gli oggetti impressionano i sensi e noi ci formiamo delle immagini di quanto sperimentato. Nel momento in cui si distoglie lo sguardo dall’oggetto medesimo, resta solo una specie di calco aderente alla memoria e l’uomo può richiamarlo come ricordo anche in assenza dell’oggetto esterno. Steiner afferma che, mancando gli oggetti sensibili, la conoscenza ordinaria non si forma e di conseguenza non si ha l’immagine. Se ciò accadesse in una persona sana, si tratterebbe semplicemente di fantasticheria. Eppure, il discepolo della scienza occulta acquista la facoltà di formarsi delle immagini anche in assenza di oggetti fisici, egli è cioè in grado di penetrare nel mondo spirituale e vedere cosa c’è. Da dove provengono queste forme se il mondo dei sensi non è attivo? Steiner afferma che esse traggono la loro origine dall’animico e dallo spirituale. L’uomo deve pian piano conquistarsi la capacità di avere immagini indipendenti dalle impressioni sensorie. Il Dottore pone di conseguenza l’accento sulla necessità di una disciplina molto accurata, capace di discernere, anche in quel mondo superiore, l’illusione dalla realtà. Cosa sia infatti reale e cosa sia illusorio nelle sfere spirituali, lo può decidere solo l’esperienza. In altre sue opere, come ad esempio in Genesi, Steiner specifica che molto di quanto incontriamo nei primi gradi è semplicemente una nostra creazione; è pura illusione e ad essa occorre essere preparati. Dice Colazza: “Si ha la percezione che tutto ciò che era la nostra natura interiore, prende forme che tendono a venirci addosso, incontro dal di fuori. Si verifica un rovesciamento delle immagini.” Sarebbe un grave errore, afferma Steiner, credere che sia facile discernere fra il nostro sé tramutato in immagini ed il vero mondo spirituale. I sentimenti, le passioni escono letteralmente da noi, prendono forma, colore, suono ed ora noi stiamo loro di fronte. In realtà quel mondo non rappresenta altro che i nostri pensieri, i nostri desideri e ciò perché, in prima linea, si impara a conoscere se stessi. D’altronde questi miraggi ingannevoli non possono esserci risparmiati, poiché occorre acquisire capacità e indipendenza di discernimento. A tal proposito, in un saggio di Claudio Gregorat leggiamo: “E’ opportuno richiamarci ad un fenomeno molto regolare per una simile iniziazione: il confronto continuo coi demoni, come risulta da numerosa letteratura mistica medievale e da varie raffigurazioni pittoriche. Perché, ci si chiede, un S. Antonio deve subire quelle tentazioni? E anche un S. Francesco (come sappiamo dalla biografia di S. Bonaventura) e sicuramente un mistico contemporaneo come Padre Pio da Pietralcina? Perchè un simile mistico, che si suppone abbia raggiunto elevate vette spirituali durante i momenti di estasi, deve subire e patire delle tribolazioni demoniache come un qualunque ossesso-indemoniato o un medium in trance? E’ una domanda che si affaccia spesso. Dunque si tratta del necessario confronto con le Potenze oggettive di Lucifero ed Arimane: questo da un lato. Ma da un altro, un tratto non ancora metamorfosato della propria interiorità e passionalità: elementi della personalità che sarebbe illusorio poter superare completamente in una sola vita. D’altro canto le iniziazioni condotte senza la presenza cosciente dell’Io, lasciano aperto il varco a tutte le possibili sortite dall’inconscio non prima dominato dalla desta autocoscienza.”

Dunque il praticare esercizi in modo non corretto, disordinato, ma soprattutto inconsapevole, potrebbe causare la percezione di queste forme pensiero ossessionanti ed aggressive.

Per ascendere al grado della conoscenza immaginativa sono necessarie la meditazione e la concentrazione esercitate in modo calmo e paziente. Il mondo spirituale non si conquista con la violenza o con la fretta, come vorrebbero invece alcune tecniche new age tanto in voga o seducenti scuole di magia. Verremmo ripagati con grandi inganni. Continuando la lettura de I quattro gradi della conoscenza superiore, si arriva al punto cruciale. Steiner afferma che prima di aver ottenuto la conoscenza immaginativa, l’anima, di notte, oltre che viaggiare inconsciamente in astrale, lavora anche alla riparazione del corpo fisico, lo ritempra dalle fatiche del giorno, gli dà nuova forza e turgore (da ciò la necessità di un sonno adeguato, soprattutto nelle ore antecedenti la mezzanotte). Quali forze utilizza l’anima di notte? Mi si permetta una breve digressione. Insegno da oltre 40 anni e mi ero sempre posta la domanda sul perché i bambini, alla riapertura delle scuole, tornassero più alti, più forti, più belli, se possibile. La stessa cosa accadeva, ed accade, anche dopo un’assenza di una decina di giorni. La spiegazione va cercata nella risposta alla domanda appena posta: quali forze utilizza l’anima di notte? Le stesse che essa adopera durante la veglia. Riguardo ai bambini, la domanda può essere così riformulata: quali forze utilizza il piccolo per crescere? Le stesse che adopera durante l’anno scolastico per il lavoro intellettuale. Dice Steiner: “Le forze che servono alla crescita sono le medesime che servono per l’apprendimento scolastico.” Noi non abbiamo un surplus di energia per il lavoro spirituale. Dobbiamo attingere dal serbatoio di cui siamo dotati (in effetti, come cita Ouspensky nel suo bellissimo libro La quarta via, noi possediamo più forza di quanto crediamo, ma questo è un altro argomento). Ora accade che quando si produce la conoscenza immaginativa, una parte delle forze che durante il sonno venivano rivolte al corpo, devono essere adoperate in altro modo. Tali forze vanno ora a formare gli organi di senso spirituali, quelli che ci permettono l’accesso al mondo dello spirito. Grazie alla meditazione, alla concentrazione ed agli esercizi descritti nel volume L’Iniziazione, accade che di notte, quando l’anima è libera dal corpo, l’effetto e il risuonare degli esercizi diurni, perdurino, formando così gli organi spirituali. Da ciò appare chiaro che quando l’anima lavora in un mondo superiore, deve necessariamente sottrarre al corpo una parte della sua attività abituale. Steiner avverte che in un certo senso lo abbandona a se stesso. Per cui esso di conseguenza ha bisogno di un surrogato in luogo di quanto riceveva in precedenza. Se non ricevesse questo surrogato, cadrebbe in pericolo di soggiacere a forze perniciose, nocive. Si fa qui riferimento agli esseri dei tre regni elementari al di sotto del minerale. E’ quindi necessario provvedere a che il corpo, quando l’anima si ritrae, rimanga accessibile solo ad influssi buoni da parte del mondo elementare. In mancanza di ciò, l’uomo, pur ottenendo l’accesso ai mondi superiori, si corrompe sia fisicamente che moralmente. Qui appare chiaro che l’accesso ai mondi superiori non è dato necessariamente ai buoni, ma viene da sé che solo chi ha senso morale è poi capace di farsi strada e cogliere la Realtà dello Spirito. Entrando in modo non idoneo si è preda, come già spiegato, di grandi illusioni e se non era stato posto in precedenza un nucleo solido cui fare riferimento (e quel punto d’appoggio non sono certo le immagini menzognere dei sensi e dell’intelletto o le astrazioni), cui aggrapparsi data l’evanescenza e mobilità del mondo immaginativo, sarebbe impossibile discernere in quei mondi il soggettivo dall’oggettivo. Non solo. Mancando questo tessuto necessario di forze, possono nascere nell’animo umano difetti prima inesistenti; egoismo, mendacità, vendicatività, irosità possono presentarsi anche in persone che prima erano di natura buona e morale. Occorre fare in modo che ciò non accada e ciò può rendersi possibile solo facendo di virtù necessità. E’ necessario colmare il vuoto che si viene creare riempiendolo di buoni propositi e di azioni etiche. Nuove abitudini devono prendere vita. Bisogna entrare nel ritmo della ripetizione, vorrei dire cosciente, senza lasciare che la nostra natura inferiore si ribelli, rifuggendo gli esercizi. La noia è un nemico da non sottovalutare. Quali sono le necessarie virtù da coltivare nell’anima? Leggiamo un passo dell’illuminante saggio di Claudio Gregorat, Note introduttive all’esercizio interiore: “Una volta avviatisi sulla via dell’esercizio interiore è sempre di nuovo necessario rivedere, controllare con occhio critico e oggettivo quello che si sta facendo. Non bisogna mai accontentarsi, adagiarsi su ciò che si fa in quanto lo si ritiene giusto. Ciò che è virtù oggi può diventare difetto se non lo si adatta alle nuove condizioni interiori. La scelta di quali esercizi fare è difficile e problematica se non si dispone del consiglio di una persona già sperimentata. Quindi a tutta prima ci si abbandona all’entusiasmo o al piacere che un esercizio può dare A questo proposito, dice sempre Gregorat, ascoltando diverse persone esprimersi sull’argomento, si vengono a conoscere le situazioni più strane, le interpretazioni più fantastiche e assurde. Poiché secondo un vago sogno o aspirazione si pensa ovviamente alla chiaroveggenza, si scelgono gli esercizi che ne accelerano lo sviluppo, come ad esempio quelli descritti nel capitolo sulla preparazione dal libro L’Iniziazione. Dopo aver vagato per anni, forse, senza chiarezza del metodo da intraprendere, ci si accorge alla fine di non essere pronti a ricevere i tesori che il mondo dello spirito protende verso di noi. Cosa ce lo impedisce? Di qui, dice Gregorat, la decisione di compiere maggiori sforzi nella direzione di un miglioramento interiore. Si decide di compiere i tre passi nella morale e uno nella conoscenza, impegnandosi seriamente ad attuare un cammino di tre ad uno,che in genere non si fa. Vale a dire, non si prende Rudolf Steiner alla lettera, come il più delle volte andrebbe preso. Occorre regolare la propria vita secondo la calma interiore, la rinuncia all’io empirico, l’abbandono fiducioso alla vita e al divino oltre che secondo la pratica delle dodici virtù. Le esperienze che si faranno nei mondi spirituali esigono da noi una corrispondente preparazione morale. Senza di questa non ci è permesso entrare in essi più di tanto e veniamo respinti.” Afferma infatti Colazza: “Le Potenze spirituali non si trovano né si lasciano trovare come avviene nel mondo sensibile quando si va a monte di un effetto per ritrovarne la causa: sono Esse a decidere, per loro deliberazione, se è lecito o no farsi percepire dal ricercatore. Sono Esse che devono e vogliono trovare l’uomo, solo se posto in un determinato stato di accoglimento interiore.” Fondato, quindi, su un tessuto altamente morale. Fare ciò che è giusto e attendere che il mondo dello Spirito si riveli. Ciò che è giusto comporta: separare il permanente dal transitorio e dirigere a quello la propria attenzione, coltivare la chiarezza del pensare, capacità di sopportazione, positività e astensione dalla critica, distinguere il vero dal falso, coerenza fra parola, idee e risoluzioni, flessibilità interiore, padronanza di sé, mitezza e silenzio, volontà di libertà, essere riconoscenti al mondo esterno ed allo Spirituale, organizzare concretamente la propria vita, sublimare le proprie passioni, anziché tenerle a bada con la rinuncia. Ne I quattro gradi della conoscenza superiore, Steiner afferma: “Sull’importanza delle qualità indicate si è già parlato altrove a proposito dei fiori di loto, mostrando quali relazioni abbiano esse con lo sviluppo del fiore di loto a 12 petali nella regione del cuore; invece da ciò che si è detto ora risulta che esse hanno essenzialmente l’ufficio di risarcire il corpo del discepolo delle forze che di solito lo avvantaggiano durante il sonno e che ora, a causa dello sviluppo occulto, devono venire a mancargli (c.d.a).” Tali qualità noi le conosciamo con il nome di esercizi complementari, come riportato nel testo Indicazioni per una scuola esoterica: i sei esercizi, l’ottuplice sentiero, le12 virtù. Ne L’arte del meditare, di Claudio Gregorat, troviamo: “Se non si giunge alla chiaroveggenza attraverso una moralità superiore (ed un rafforzamento del pensare) i fiori di loto si sviluppano ugualmente (con gli altri svariati sistemi di sviluppo basati sulla coscienza sognante-inconscia), ma non essendo in grado di distinguere e giudicare le percezioni soprasensibili, l’uomo si potrà venire a trovare nella situazione descritta nell’ultima conferenza sulla Missione delle singole anime di popolo: con violenza terribile si vendicheranno tali residui dell’antica chiaroveggenza, confondendo la visione degli uomini con immagini caotiche di ogni sorta.” Dunque confusione e malattia! Afferma Steiner ne L’Iniziazione: “Una delle massime fondamentali della vera scienza occulta è che chi vi si dedica lo faccia in piena consapevolezza. Non deve intraprendere o praticare niente di cui non conosca gli effetti.” Eppure, paradossalmente, vi sono persone che si definiscono antroposofi e mai hanno praticato i sei esercizi o non conoscono l’ottuplice sentiero nella versione data da Steiner, né mai hanno messo in atto le 12 virtù che lo stesso Gregorat ha illustrato in un suo breve studio. Le ha definite come dodici atteggiamenti animici (uno al mese) in relazione al passaggio del sole da un segno zodiacale all’altro il 21 di ogni mese. Per la precisione, iniziando da aprile, abbiamo: devozione, equilibrio, perseveranza, altruismo, compassione, cortesia, contentezza, pazienza, controllo della parola, coraggio, discrezione, magnanimità. Un tratto caratteristico di esse virtù è quello di trasformarsi in un’ulteriore virtù che sorgerebbe dalla pratica della prima; già contenuta in nuce in essa, si rivelerebbe come una sorta di fioritura, di conseguenza morale dovuta all’esercizio. E d’altronde vi sono anche persone che leggono Steiner con impegno e poi… praticano yoga, cioè un metodo antico che fa parte della tradizione orientale. In Evoluzione dell’umanità e conoscenza del Cristo si dice: “La nostra civiltà europea attuale è molto diversa sia da quella paleo indiana che da quella indiana del nostro tempo. E’ comprensibile perciò che debbano essere diversi anche i mezzi e i modi che conducono gli Europei e gli Indiani alla vita spirituale. Gli esercizi dello yoga che per gli Indiani sono giovevoli, per gli Europei sono invece inadatti allo scopo. Quello che per un determinato grado è un metodo eccellente, per un altro grado può essere, invece, addirittura nocivo.” Non si ha purtroppo sentore della coscienza storica che muta. Senza nulla togliere di importanza a tali pratiche che hanno avuto ed hanno valore nel loro ambito specifico, per noi è giunto il momento di decidere da quale parte stare. Se dalla parte del Cristo o in luoghi dove Egli non è. Festina lente. Non iniziamo alcuna pratica se prima non possediamo un quadro completo, conquistato magari dopo anni di studio (il passo nella conoscenza). Dobbiamo cercare fra le parole di Steiner quelle che possano risuonare in noi. Lasciamo agire tali parole nella nostra anima e le risposte verranno. Lavoriamo al raggiungimento di un equilibrio interiore e di una nuova personalità morale, prendiamo coscienza di ciò che dobbiamo agli altri: inferiori, pari e superiori a noi. F. Thompson afferma: “Tutte le cose sono interconnesse tanto che non puoi spostare un fiore senza disturbare una stella.” Già Steiner avvertiva: “In ogni sentimento e in ogni azione va tenuto presente il valore che una cosa ha in connessione con tutto l’insieme.”

 

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