Sulle vie dell’anima

Luigina Marchese

Pensieri liberamente tratti dalla lettura del testo

METAMORFOSI DELLA VITA DELLANIMA di RUDOLF STEINER

L’Antroposofia, come definita dal suo fondatore Rudolf Steiner, è un tipo di conoscenza, una via d’accesso a un mondo trascendente. Laddove Kant si ferma davanti alla soglia, impossibilitato a procedere a causa della limitata percezione umana, Steiner ci spalanca la porta. All’uomo è dato conoscere il mondo dello Spirito! Nell’ambito della cosmologia steineriana, il mondo attuale è inserito in un processo evolutivo continuo. Qual è il significato di questa evoluzione è ciò che tenteremo qui di scoprire.

L’antroposofia sostiene che oltre la realtà sensibile ve n’è un’altra a noi celata.

Quest’affermazione richiama alla mente le antiche visioni della vita, quella indiana, in particolare, ove questa trama nascosta prende il nome di aviakta, mulaprakriti, ma anche, al suo livello più alto, Brahman. Ci viene altresì incontro la fisica dei quanti, con i termini coniati da Bohm, il quale definì questo stato invisibile ordine implicito o ordine implicato, mentre il tessuto esperibili dai sensi prese il nome di ordine esplicato.

Posta dinanzi a questi temi, l’anima umana si pone delle domande alle quali è essenziale fornire risposte:

– qual è il senso, il fine, di una conoscenza dei mondi superiori?

– come raggiungere tale conoscenza?

– come si presenta il mondo dello Spirito? Può Esso venire descritto, raccontato?

A chi si incammina lungo i sentieri interiori, risuona nel cuore il detto di Eraclito:

L’essere dell’anima è tanto vasto che se anche tu ne percorressi tutte le strade, non riusciresti mai a scoprirne i confini.-

La psicologia moderna, così riduzionista e meccanicista, non è davvero in grado di indagare l’anima e le sue potenzialità. L’opinione autorevole di James Hillmann suona: –Una psicologia senz’anima, senza bellezza, senza piacere non può aiutare chi soffre.- Alice Miller sostiene, invece, che gli studenti di psicologia imparano a considerare l’essere umano come una macchina di cui si debba conosce il funzionamento.

Goethe afferma che la trama dell’anima è misteriosa anche alla luce del giorno. Natura non si lascia spogliare dai suoi veli e ciò che non vuole palesare al tuo spirito non glielo potrai strappare con leve né con viti. Per la conoscenza interiore occorrono altri mezzi che non quelli puramente fisici, sensibili. Steiner mette in luce nei suoi scritti (Iniziazione, La scienza occulta, Teosofia, ecc.) una via percorribile ed idonea all’uomo dell’occidente, sentiero diametralmente opposto a quello orientale, anche se poi il destino delle due strade sarà quello di rincontrarsi. Qui è il caso di affermare, in inciso, che la visione steineriana riunisce in sé le antiche vie di iniziazione, quella orientale e quella occidentale.

La conoscenza, la trasformazione interiore, in definitiva l’autoeducazione rendono possibile di riflesso l’accesso al mondo dello Spirito. Per penetrare nella sostanza dell’anima occorre avere gli occhi spirituali aperti. Ciò sta ad indicare, in modo più esatto, che è necessario formarsi degli organi, degli strumenti animici che possano svolgere questo compito.

La caratteristica peculiare dell’antroposofia è che ci viene presentata come una scienza, dunque una Scienza dello Spirito. Il termine Scienza sta ad indicare che in ogni momento del nostro percorrere noi possiamo verificare, dire dove ci troviamo e perché e come siamo fin lì arrivati.

A tale scopo è necessario considerare cosa sia in effetti l’anima e quale sia, quindi, la costituzione dell’uomo.

L’uomo è formato da

-corpo fisico

-corpo eterico

-corpo astrale (dato dall’anima senziente, dall’anima intellettiva, dall’anima cosciente)

-Io

Vi sono poi altri tre costituenti di ordine superiore: manas o sé spirituale (cioè quella parte del corpo astrale che l’uomo ha coscientemente trasformato) buddhi o spirito vitale (cioè il corpo eterico spiritualizzato), atman o uomo spirito (dunque il corpo fisico trasformato). Tutto ciò viene operato grazie alla forza dell’Io.

Il corpo fisico l’uomo l’ha in comune con il regno minerale, il corpo eterico con il regno vegetale, il corpo astrale con il regno animale.

Per quanto attiene l’Io, l’uomo non l’ha in comune con nessun essere ed è ciò che lo contraddistingue dalle altre forme di vita.

Nel corpo fisico, invece, vigono nell’essere umano le stesse caratteristiche che troviamo nel regno minerale. Il nostro corpo è costituito dalla stessa sostanza di cui sono formate le stelle, gli agglomerati cosmici, le comete. Alla morte, tali elementi tornano alla Terra. Ciò, indirettamente, è anche una prova dell’esistenza della spiritualità e dell’anima umana. Se l’uomo fosse unicamente formato dal corpo fisico, da dove scaturirebbero e dove finirebbero sentimenti, brame, passioni, amore, odio, paura? Tutto dissolto? E se vi fosse solo il corpo fisico, come potrebbe esso generare tutto questo? Lo stesso Steiner afferma che lo spirituale può avere origine solo dallo spirituale. Il vivente può generarsi solo dal vivente, come ben dimostrò Francesco Redi, nel secolo XVI, allorquando si credeva erroneamente che dalla melma fluviale potessero generarsi i lombrichi. Dal corpo   fisico, dunque, non possono scaturire i sentimenti, le passioni, l’anima stessa. Essi dimorano oltre. La legge della reincarnazione è una diretta conseguenza di questa affermazione.

Il corpo eterico o vitale l’uomo lo ha invece in comune con tutto ciò che è vivo, in questo caso con il regno vegetale.

Vi è poi il corpo astrale o corpo della coscienza, portatore della gioia e del dolore, dei desideri, degli istinti, in definitiva di tutto ciò che possiamo definire animico. Abbiamo infine l’Io che costituisce l’elemento divino, in quanto l’uomo è della stessa natura e sostanza del divino che pulsa in ogni atomo dell’universo ma che raggiunge nell’uomo   il suo apice. Grazie all’Io l’uomo evolve e diviene sempre più perfetto. L’essere umano perviene alla sua massima spiritualità grazie all’Io, cioè alla consapevolezza di sé. L’Io è   il principio di individuazione. E’ ciò che permette all’uomo di comprendersi come tale, come “individuo”. L’Io non è l’ego, il quale è in effetti una sua distorsione. E’ invece ciò che ci distingue da tutti gli altri. Il principium individuationis, cioè l’Ahamkara, è così descritto nei testi orientali: «Ciò che fa l’io, o il senso dell’io. Principio di individuazione che genera il senso dell’egoità e della distinzion, riferendo l’esperienza e il suo contenuto ad un io particolare; è dunque associato alla mente empirica-distintiva-analitica). […] Costituisce la coscienza nel suo stato di individualizzazione […]. Questa coscienza dà nascita alla nozione dell’io (aham)».

Grazie all’Io, l’uomo è posto al centro del cammino evolutivo, può guardare nei tre mondi che lo precedono (fisico, eterico, astrale), ma ha anche uno strumento per penetrare nei mondi superiori L’Io, infatti, non è l’apice dell’uomo. Vi sono ulteriori altezze che egli può raggiungere. I tre successivi stati di coscienza, manas, buddhi e atman, l’uomo li raggiunge grazie alla forza dell’Io. Quest’Io lavora, dice Steiner, per perfezionare i corpi inferiori, purifica gli istinti, le brame, le inclinazioni del corpo astrale e condurrà a livelli sempre più alti il corpo eterico e il corpo fisico. In tal senso esso ci si palese quasi fra due estremi opposti, i corpi inferiori e quelli superiori. Quanto più saldo e pieno di contenuti è nell’uomo questo centro, tanto più la sua entità s’irradia all’intorno, tanto più egli può dare qualcosa al mondo e tanto più efficace ed energica si fa la sua azione.

L’Io si pone dunque fra il mondo fisico inferiore e il mondo dello Spirito. Ciò equivale a dire che l’uomo utilizza la materia per tornare allo Spirito. La utilizza, non la fugge, non si ritira in eremi fra i monti, ma vive le difficoltà della vita perché solo da esse, oggi, dopo la caduta degli spiriti delle tenebre, può trarre insegnamenti. Ne -La responsabilità dell’uomo nell’evoluzione del mondo vol. I pag. 52, viene detto: – Lo spirito non sta da qualche parte in altezze astratte, è presente nella vita che ci circonda, nella quale viviamo ogni giorno. Dobbiamo appunto imparare ad applicare questa consapevolezza ai grandi compiti della vita ed alle piccole esperienze ed azioni quotidiane- Per tale motivo alcune passioni umane, quali ad esempio la collera, come riportato da Steiner in Metamorfosi della vita dell’anima, non hanno inizialmente una valenza negativa. Nel caso specifico, essa ha la funzione di far prendere coscienza all’essere umano della sua individualità, del suo stesso esistere quale ente. Solo in seguito, col progredire dell’evoluzione, la collera verrà trasformata. In fondo, non si può essere santi se prima non si è stati diavoli. Dice Steiner: – Chi parlasse solo per parlare potrebbe dire:-L’uomo deve superare le proprie passioni, deve purificarle. Ma superare non vuol dire girare intorno ad una cosa per scansarla. E’ un sacrificio singolare quello che molti vogliono fare cercando di disfarsi della passione. Si può sacrificare solo quel che si possiede e quel che non si possiede non si può sacrificare. Può superare la collera solo chi prima abbia potuto avvamparne, perché quel che si ha da superare bisogna prima averlo avuto. Dobbiamo trasformare in noi tali qualità senza sfuggirle. Ma prima bisogna che ci siano.- Salvador Dalì era da molti considerato un paranoico; un giorno fece questa auto-ironica considerazione: “Devo essere l’unico della mia specie che ha dominato e trasformato in potenza creativa, gloria e giubilo una infermità mentale tanto grave”. Compito dell’uomo è proprio questo, trasformare le passioni per inserirle in un processo di trasformazione che tenda al divino. Restituire forme e funzioni al proprio vissuto, per renderle compatibili col flusso della vita.

Noi siamo come le perle che nascono dal difetto della conchiglia. (Jasper) L’uomo è il narratore di se stesso, l’eroe delle fiabe dentro le quali va costruendo il senso della propria realtà. L’io ha il difficile compito di elaborare i contenuti inconsci, tutto ciò che è legato al fisico, all’eterico, all’astrale. Essi costituiscono il subconscio.

Oggi, come dice Filippani Ronconi, l’uomo non percepisce più la vita terrena come maya dalla quale occorre liberarsi. Una simile visione era concepibile per un uomo che non aveva ancora sviluppato l’Io.

Ora l’uomo vede la terra come un campo di battaglia ove tornare da guerriero ogni volta che se ne renderà necessario. Per tale motivo sono interessanti quegli sviluppi del buddismo che accennano alla rinuncia alla liberazione, cioè al superamento dell’ansia di fuggire dal mondo, dunque alla identità fra nirvana e samsara. A questo tende l’Ottuplice sentiero del Buddha nella visione offerta da Steiner. Spiritualizzarsi nell’azione. Oggi è possibile realizzarsi spiritualmente pur restando integrati nel proprio ruolo. Ciò parrebbe richiamare la terza via induista, il karma yoga, ma a quella via l’uomo occidentale aggiunge una consapevolezza, una maggiore chiarezza che l’orientale, per sua costituzione fisica ed animica, non aveva e forse ancora non ha.

La capacità di immergersi nel proprio vissuto rende vivi, offrendo spunti ed occasioni per trasformare, insieme alla propria visione interna, il mondo esterno.

Afferma Steiner: –L’uomo non deve limitarsi a comprendere l’evoluzione guardando fuori nel mondo e dicendo: ivi l’imperfetto si evolve verso il perfetto, bensì, per il fatto che egli è posto nel mondo come essere attivo, è egli che deve compiere l’evoluzione. Evoluzione intesa però come trascendenza di se stesso, attivando forze sempre nuove, affinché l’essere divenga sempre più vicino alla perfezione- Per tale motivo l’uomo antico non poteva intervenire coscientemente nel piano evolutivo.. non aveva ancora sviluppato pienamente l’Io; con tale conquista l’uomo può sperare di conoscere e tornare in piena consapevolezza ai mondi superiori. Non solo, realizzare un Paradiso in Terra. Richiamandoci a Steiner, l’uomo appartiene contemporaneamente a due regni, terreno e divino. Posto fra la vita puramente sensibile, fisica ed il mondo dello Spirito, egli ha la capacità di percepire le due dimensioni, il loro nesso e può agire sulla Natura in modo consapevole, utilizzando le forze soprasensibili della Natura stessa (dinamos) per portare ordine, armonia  e vitalità nei processi della vita (bios).  Quel che si vede nel piano spirituale soprasensibile va realizzato nel piano cosmico-storico. Secondo il mio giudizio, tale è il fine della conoscenza dei mondi superori. In Metamorfosi della vita dell’anima pag. 23, Steiner afferma –L’arricchirsi sempre più è solo un lato dell’IO; se questa sua dovizia egli non la riportasse fuori, mettendosi in armonia con il mondo circostante, egli immiserirebbe.-

Non solo. Nella 33esima settimana del “Commento al Calendario dell’anima, di Rudolf Steiner” (di Claudio Gregorat), si legge: –Così solamente sento il mondo che senza partecipazione della mia anima potrebbe trovare in sé solo gelida, fredda vita. E manifestandosi senza potenza ,non ricreandosi a nuovo nelle anime, potrebbe trovare in sé solo la morte. Dunque la forza degli dei anela ad infiammare la vita umana (50esima settimana)

Ecco dunque svelato l’arcano: il mondo ha bisogno di noi, Dio ha bisogno di noi. Risuonano le parole di Angelo Silesio; –So che Dio non può vivere un attimo senza di me. Se io dovessi venire annientato, Egli dovrebbe rendere lo spirito per l’ambascia.

Il fine di alcuni esercizi che Steiner propone è quello di sviluppare il loto a 12 petali che ha sede nella regione del cuore. Nella filosofia indiana tale chakra prende il nome di Anahata. Anahata è, in fondo, il punto di equilibrio fra i corpi inferiori dell’uomo e quelli superiori. Tramite questo chakra si manifesta l’amore più elevato; le onde dei sentimenti e delle emozioni qui vengono raffinate. Non stiamo infatti parlando di semplice altruismo, il quale, ad esempio, ha tutto un sommerso che chiede di venire alla luce, quale il desiderio inconscio di essere amato, rispettato o altro. Qui ci troviamo, invece, su un livello altro. Anahata, secondo la visione steineriana, è sviluppare consapevolmente l’anima cosciente, cioè l’amore, privato dalla sua componente di egoismo. Nel testo –I sei esercizi, pag. 20 leggiamo: – Il discepolo fa il bene non per essere considerato buono, bensì perché riconosce che solo il bene fa progredire l’evoluzione, mentre invece ciò che è malvagio, brutto e sconsiderato pone grandi ostacoli sulla via dell’evoluzione- Alla fine dell’esistenza terrestre, Steiner vede un uomo nuovo: «Una volta sviluppato l’uomo completo e superiore, l’ involucro astrale sarà purificato a tal punto che sarà diventato allo stesso momento Manas o spirito puro; l’involucro etereo sarà purificato a tal punto, che sarà contemporaneamente spirito vitale o Buddhi; e il corpo fisico sarà trasformato a tal punto che, allo stesso modo in cui sarà corpo fisico, sarà anche uomo spirituale o Atma» (R. Steiner, Das Johannes-Evangelium, 10 ed, Dornach, 1981, p. 129). Lo stesso Schopenhauer, benché ufficialmente considerato un “pessimista”, ammette la possibilità che si possa trascendere il principium individuationis e il “senso dell’io”. Dal principium individuationis al “Tat Tvam Asi”, tu sei Quello. » (Chandogya Up. VI, VIII )     Resta ora da sciogliere un altro interrogativo. Se ci viene concesso di conoscere il mondo dello spirito, può questo mondo essere descritto? Quali sono le sue caratteristiche? Sicuramente questo argomento richiede approfondita trattazione. Qui sarà sufficiente dire che vi sono vari gradi di percezione dell’oltre. Quanto di ciò che vediamo è proiezione dei nostri contenuti inconsci, intriso delle nostre passioni, del nostro orgoglio? Aspetto ancor più incisivo, ciò che vediamo è frutto di un lavoro di ricerca interiore e di pratiche, oppure è il residuo di una veggenza atavica, inconscia che la vita ci presenta d’un tratto e che noi scambiamo come un dono dello spirito? O, ancora, quanto di ciò che vediamo è frutto di droghe, di trance, di stati allucinatori o di canalizzazioni la cui fonte non è ben identificata? Qui dovremmo forse dire semplicemente ignorabimus… ma ….In Natura e scopi della massoneria pag. 11 si legge che un conto è vedere i mondi superiori, un altro è comprenderli. Il ragazzo di un villaggio primitivo, ad esempio, dinanzi ad un velivolo che percorre le vie del cielo, dirà di aver visto un’enorme, strana libellula. Ha percepito, ma non ha decodificato.

Se valutiamo in base ai nostri parametri conoscitivi, essenzialmente –terrestri- possiamo dire sì di aver visto, ma sicuramente non compreso. Il mondo eterico, ad esempio, è un continuo fluttuare di forme che digradano l’una nell’altra. Per cui è oltremodo difficile al non iniziato raggiungere una giusta opinione. Ricordiamo anche che il mondo astrale, invece, è l’esatto contrario del mondo terrestre. Steiner ne l’Occultismo dei Rosacroce, pagg. 39-40, afferma:- Il tratto caratteristico del mondo astrale è che le cose vi appaiono come immagini speculari… ciò genera grande confusione. Nel mondo astrale tutto va invertito, anche le nostre passioni, le quali appaiono in forma di caricature demoniache. Ciò potrebbe generare grande infelicità nell’anima di chi non è conoscenza di queste cose.

La Scienza dello Spirito esiste proprio per guidare l’uomo nei mondi superiori. Occorre però lavorare con una determinante presenza dell’Io e non in modo inconscio, impreciso, sognante. Questo è un rischio che l’Io può correre, cioè attraversare passivamente la vita senza esercitare nessuna azione intorno a sé, come quello di cadere nei meandri dell’egoismo. Solo trovando il suo centro fra gli opposti, l’Io ci induce per giusti sentieri, affinché dall’illusione si venga condotti verso la realtà, dall’ignoranza verso la saggezza e dalla morte verso l’immortalità (Brihadaranyka Upanishad).

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