La tunica manipolata

 

Riflessioni di Claudio Gregorat        

    Quanto segue è  un aggiornamento a quanto già esposto nel saggio “Il mistero della Tunica indi- visibile”, n. 2, anno 2007 della rivista Antroposofia, che tende a mostrare come, a partire dal 1996, negli U.S.A. sono stati osservati aerei che volavano a quota piuttosto bassa e a distanza ravvicinata e rilasciavano scie bianche persistenti –quelle dello scarico dei gas dei motori durano pochi minuti– e che si intersecavano a forma di X, creando una sorta di ragnatela aerea, la quale lentamente si amalgamava formando una nebbia, una nube spessa e opalescente. Ora immaginiamo questa operazione condotta avanti per anni su di una determinata zona e giungeremo alla conclusione che, sicuramente, l’atmosfera viene modificata, secondo determinati scopi.

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   Questo fenomeno si è esteso al Canada, Nuova Zelanda, Bahamas, Sud Africa, bacino Mediterraneo, Italia, Spagna, Francia. Molto intensamente nelle ex-Repubbliche Sovietiche dell’Asia Centrale, Cuba, Corea del Nord, ecc. Nel nostro paese, tale fenomeno si nota, da lungo tempo, soprattutto nel grande bacino della pianura padano-veneta e in genere nelle zone degli insediamenti militari statunitensi.

   Ad un’analisi tali scie chimiche o chemtrails, come vengono chiamate, sono risultate composte da particelle in sospensione di alluminio e metalli pesanti come bario e torio, titanio e bromuro: i migliori per eventuali manipolazioni elettro-magnetiche. Ovviamente tale formazione nuvolosa si deposita a terra e la inquina. L’analisi chimica dei terreni ha posto in risalto una conduttività termo-elettrica sette volte superiore alla norma. Poiché la formazione così si disperde, è necessario rinnovare l’intreccio delle scie.

 

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Rebus sic stantibus, è illusorio oramai di credere ad una agricoltura bio-dinamica “pulita”, almeno nelle zone prese di mira. Per maggiori informazioni, si può consultare il sito internet sciechimiche.org e venire informati della vasta rete di fenomeni influenzata da quelle sostanze, ivi compresa la salute dell’uomo e delle zone geografiche ritenute “pericolose” dal comando militare statunitense: vale a dire nazioni contrarie-oppositrici al suo tentativo di dominio mondiale, posto in rilievo subito dopo il crollo dell’U.R.S.S.  dal Presidente Bush Senior con suo “Nuovo Ordine Mondiale”, teso al dominio militare, commerciale e politico dell’intero pianeta.

   Pensiamo, ad esempio, alle spaventose condizioni di siccità mai  viste prima nella Corea del Nord, zona ritenuta pericolosa. L’acqua delle risaie supera il 40° e le piantine muoiono. Ma ecco che una siccità così grave viene seguita da alluvioni molto copiose ed estese che hanno devastato i pochi raccolti di riso rimasti e resa difficile la distribuzione di cibo.

   Anche Cuba è considerata “zona pericolosa” e colpita per diversi anni da siccità ricorrenti, con la distruzione dei raccolti di canna da zucchero e del pari dei prodotti alimentari.

   Il geologo Leandro Bermudez, vicepresidente dell’Istituto Nazionale per le risorse idriche, avrebbe dichiarato:

“Una grave siccità, che interessa la parte orientale di Cuba, ha eroso il 40% delle terre coltivate, causando la morte, per mancanza di cibo, di milioni di vacche e costretto 4 milioni di persone a contare ogni singola goccia d’acqua consumata. La siccità ha ridotto il livello delle acque sotterranee di quasi 3 metri negli ultimi 10 anni, prosciugando più di 5,000 pozzi nella provincia”.

E secondo il giornale “Indipendent”:

“Ignorato dal resto del mondo, il più lungo periodo di siccità da decenni, ha messo in ginocchio quasi tutta l’isola”.

   Nel mirino degli U.S.A. è compresa tutta la zona dalla Grecia fino al centro dell’Asia, considerata oramai “terra di conquista”, entro la quale si svolgono di continuo esperimenti vari.  La guerra all’Iraq era stata pianificata fin dagli anno ’90 e l’amministrazione Clinton, in un documento, dichiarava, abbastanza apertamente, che l’obiettivo della guerra era il petrolio.

   Ora gli sperimentatori si prefiggono un “dominio pressoché totale” dell’atmosfera con la possibilità di manipolare il clima e provocare siccità, terremoti, tsunami, inondazioni e uragani, per quanto incredibile e straordinario possa sembrare: la tecnologia adatta è in sperimentazione continua, anche sul suolo americano, colpito di continuo da uragani  la cui fenomenologia è atipica.

E’ evidente di per sé che agendo sul clima di una regione, la si può piegare a qualsiasi imposizione -occulta in questo caso-.

   Un esempio concreto e documentato sulle reali possibilità di intervento: : il 30 maggio 2003 ci sono stati festeggiamenti internazionali, per celebrare il 30mo anniversario della città di S.Pietroburgo –città natale di Putin, con cerimonie di tre giorni (che sono costate 1 miliardo e 500 milioni di dollari !).

   Putin  ci teneva ad accogliere al meglio i suoi ospiti internazionali, e per assicurarsi bel tempo, ha fatto levare in volo nove aerei, che hanno intercettato un fronte di maltempo che si stava avvicinando e hanno “bombardato” le nubi con una miscela di acido carbonico, ammonio liquido e ioduro d’argento per fermare la pioggia.

Quindi la possibilità di “asciugare” le formazioni nuvolose esiste ! Come esiste il contrario: provocare piogge torrenziali ed anche uragani.

Da “Eco News” leggo a proposito delle manipolazioni statunitensi:

       “Si definisce guerra ambientale la modificazione intenzionale – o manipolazione – del sistema ecologico che interessa il clima ed i fenomeni metereologici, gli strati superiori dell’atmosfera come la ionosfera e magnetosfera e il sistema della tettonica a zolle, la quale può innescare eventi sismici (terremoti) per provocare una volontaria distruzione fisica, economica e psico-sociale di un determinato bersaglio- prevista da una strategia di guerra”.

 

Leggo ancora:

“La manipolazione climatica diverrà parte della sicurezza interna e internazionale e sarà sfruttata in maniera unilaterale. Sarà usata a titolo difensivo e offensivo ed anche come deterrente. La capacità di generare precipitazioni, nebbie e temporali e di modificare il clima o la creazione di un “clima artificiale”, fanno parte di quelle tecnologie integrate che possono far aumentare la capacità statunitense”.

 

   Il programma di “guerra climatica” è HAARP – (Programma di Ricerca Aurorale Attivo ad Alta Frequenza); ha sede a Gokona in Alaska ed è gestito unitamente dall’aviazione e dalla marina statunitensi.

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   Nel sito www di HAARP:

       “HAARP verrà usato per provocare un cambiamento della temperatura della ionosfera minimo e localizzato; cosicché le risultanti reazioni fisiche, possano essere studiate con altri strumenti piazzati nello stesso sito o nei pressi di HAARP”.

   Nicholas Begich, attivista contro HAARP, lo descrive così:

       “E’ uno strumento tecnologico super-potente, che emette onde radio in grado di raggiungere aree della ionosfera, si concentrano su di essa e la riscaldano. In seguito le onde elettromagnetiche rimbalzano sulla terra e penetrano in qualsiasi cosa, viva o morta che sia”.

(per maggiori informazioni entrare in sciechimiche.org)

   La Scienza dello Spirito ci informa essere la ionosfera inferiore – dai 70 ai 140  km – pervasa dall’ ”etere chimico o del suono” e dai 140 a circa 1000 dall’“etere vita”.

   Nella ionosfera inferiore si ha il fenomeno della ionizzazione di elettroni liberi e in gran movimento; entra in azione un ottundimento di energia dei raggi cosmici, con la conseguente riflessione di onde elettro-magnetiche verso il basso, verso la terra. (G.Wchsmuth – “Erde und Mensch”).

Viene così confermata la descrizione di cui sopra e la conseguente azione sulla stratosfera e dunque sulla troposfera,  cioè la sfera delle nuvole che interessa il clima.

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   Ora la sfera aerea è dominio della Gerarchia Angelica. Le manipolazioni di cui sopra, in quale modo si inseriscono in essa? Disturbandola ovviamente: ma fino a che punto? Nella “Immaginazione della primavera”,  di Raffaele-Mercurio, leggiamo di Entità Luciferiche che vivono nelle altezze dell’atmosfera, attraggono verso di sé l’acido carbonico che sale dalla terra, per i loro scopi. Quindi, dalla primavera e soprattutto  in estate, nella sfera aerea  che stiamo considerando sono in azione Angeli Luciferici, che si esprimono soprattutto nel magnetismo, in quella che viene chiamata la “magnetosfera”. Il concorso dell’elettricità delle apparecchiature HAARP, denota la presenza dell’elemento arimanico. Si tratta ovviamente di una sua ingerenza ingiustificata in questa sfera. In questo modo intere legioni di spiriti elementari che vivono nell’atmosfera aerea, in parte acquea nelle nubi, vengono allontanate e sostituite da altrettanti spiriti elementari luciferici e arimanici, costretti dalle manipolazioni della tecnologia. Rudolf Steiner è esplicito: dove subentrano apparecchiature meccaniche ed elettriche, gli spiriti regolari vengono allontanati e sostituiti da quelli irregolari al sevizio delle Potenze Oppositrici. In un certo senso si tratta di operazioni “magiche” che la tecnica comporta ! Vale a dire il costringere spiriti elementari in forma arbitrarie…  che l”occultismo meccanico” statunitense consente.

  Il “signore dell’aria, dei venti e delle piogge”, non è più l’ordinamento dell’organismo vivente della Terra, ma l’uomo che tende alla potenza, al dominio del pianeta.  In ultima analisi, si tratta di un intensissimo lavorìo di preparazione per la futura incarnazione di Arimane ! Che così, avrà l’intero pianeta nelle sue mani. In tutta questa fenomenologia, con  la constatazione dell”aggressione” alla Tunica (vedi nota a fine pagina) sorge la domanda sulla “presenza del Cristo-Widar Eterico” in quella medesima atmosfera e sorge l’oscuro sentimento che, in essa, si sta svolgendo una durissima lotta, la cui conclusione non ci è dato di conoscere.

Nota- per tunica Claudio Gregorat intende  l’atmosfera.

Come natura crea

Un delicato merletto a sei punte  all’interno dell’ultimo pomodoro della stagione 2017. Al di là di tutti i discorsi in ambito esoterico ma anche  scientifico che questa immagine genera, sempre resta lo stupore di fronte a tutto ciò che è nascosto dalla Divinità all’interno di ciò che è materia e che solo  il taglio deliberato di un coltello riesce a mostrare.

Luigina Marchese

 

 

 

L’esperienza del tempo

 Riflessioni di Claudio Gregorat     

 

         La vita umana scorre entro due binari paralleli che ne scandiscono le vicende, le ritmano, le collegano fra  loro secondo un piano, a tutta prima confuso, ma che poi risulta come predeterminato: essi sono lo  spazio e il tempo. In questo studio ci occuperemo del secondo.

         L’anima umana sperimenta il tempo come una forza di potenza ineguagliabile, che la sospinge continuamente, senza flessioni di sorta, attraverso le vicende della sua vita terrena. Esso è inarrestabile, oggettivo e scorre al di là e al di sopra dell’anima umana stessa.

         La prima esperienza di esso si compie per mezzo di segni e avvenimenti entro il fratello spazio. Lo scorrere della giornata, ad esempio, lo calcoliamo e ne abbiamo coscienza solo se riferito alle posizioni spaziali del sole. Un altro modo, piuttosto meccanico, è quello di guardare la posizione <spaziale> delle lancette dell’orologio. Oppure di avere, ad esempio in un borgo montano, lo scandire ritmico della campana della chiesa, secondo determinate ore. In questi casi l’esperienza del tempo è mediata da segni, figure spaziali o sonore entro l’ambito fisico-minerale del mondo.

         Una più reale esperienza del tempo la si può avere soltanto entrando in merito al mondo eterico attraverso il  proprio corpo eterico, il quale, appunto, è il  corpo del tempo in noi.  Dobbiamo così <abbandonare> il mondo fisico e tentare di sperimentare <nell’eterico> Partiamo da una piccolissima porzione di tempo, partiamo dall’attimo presente. Noi lo viviamo interamente ma non isolato: lo sentiamo proveniente dall’ attimo precedente del quale è figlio. Non solo, ma esso, attimo presente, è carico di <attesa>: attesa dell’attimo seguente che seguirà subito dopo. Abbiamo, in realtà, tre attimi incatenati tra di loro dalla corrente del tempo che ora fluisce non solo dal passato, ma anche dal futuro e che noi denominiamo attimo presente.

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         In S.Agostino abbiamo questa caratteristica espressione, che indica che egli sperimentava lo scorrere del tempo nelle due direzioni:

         “Quid est tempus?  Si nemo ex me quaereat, scio. Si quaerenti explicare velim, nescio”

(Cos’è il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so. Se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so).

 Però, ciononostante, S.Agostino divideva il tempo in due enti scorrenti l’uno nell’altro da direzioni opposte:

     il “praesens praeteritum” –  ed il “praesens futurum”.

Una corrente temporale che viene dal passato ed un’altra corrente temporale che  viene dal futuro. In queste due immagini sintetiche è racchiuso il duplice procedere del tempo. Il  presente è dunque il risultato dell’incontro delle due correnti.

         Ampliamo ora l’ambito temporale e consideriamo la giornata. Sappiamo e sperimentiamo che essa decorre dal mattino alla sera secondo un ordine programmatico di azioni, stabilito da noi stessi, al mattino. Esso fluirebbe egualmente anche se non facessimo nulla: ma allora, forse, non ne avremmo consapevolezza. Però essa è sempre il risultato, o la conseguenza, della  giornata precedente. Se andiamo indietro col ricordo delle immagini relative agli eventi svoltisi ieri, notiamo che essi sono tutti presenti  come <fermati> nel loro accadere, come tanti <ritratti> dei vari momenti: quindi delle immagini. Esse si collegano a quanto si svolgerà nella giornata odierna e, in un certo senso, ne sono la causa. Però noi sappiamo anche che quanto facciamo oggi, si rifletterà su quanto faremo domani e produrrà determinate conseguenze. Possiamo anche dire che  viviamo già nello scorrere del domani, che ci  viene  incontro  nelle  immagini  di quanto dovremo fare e dovrà accadere. E possiamo anche dire di sperimentare senza difficoltà il  praesen praeteritum  ed il   praesens futurum agostiniano. Il tempo collega le tre giornate in un unico evento, scandito però dalle tante immagini dei vari momenti vissuti. Ora questo esercizio può essere ampliato indefinitamente collegando fra di loro ambiti temporali sempre più ampi, fino ad includere l’intera vita vissuta. Essa è presente in immagine entro il nostro corpo eterico, e per la nostra coscienza, fino al momento del primo ricordo,  per ora, e non oltre. Una volta raggiunta la conoscenza immaginativa le sue immagini risaliranno fino al momento della nascita.

        Ma, a ben guardare, cosa possiamo notare della serie di immagini-quadri della nostra vita vissuta? Ecco, si presentano proprio come dei quadri di una galleria, ognuno risalente ad un determinato momento vissuto. Sono fermi, immobili, tanto che, andando indietro col ricordo, li ritroviamo sempre allo stesso posto. Volendo risalire indietro nel tempo e riguardare la propria vita, è come spingerci entro una galleria di quadri, come già detto, le cui immagini si riferiscono ai vari momenti vissuti.

         Ma operando questa inversione, cosa possiamo dire di fare? Nient’altro che  andare contro la corrente del tempo normale, in senso inverso, da un  oggi che è senza dubbio un futuro rispetto a un anno fa, dieci, trent’anni fa e così via. Così tale visione retrospettiva acquista un grande significato: mentre abbiamo vissuto la nostra vita da un passato ad un futuro, nel normale svolgersi del  tempo fisico, ora, viviamo in piena coscienza dal presente al passato in senso temporalmente contrario, cioé nel senso del tempo astrale. Possiamo dire di raggiungere un’esperienza del tempo totale. Viviamo i due versanti del tempo, ma con una sostanziale differenza: il  tempo normale  viene vissuto, per lo più, in modo inconscio, come inconsce decorrono le vicende della vita; il  tempo a ritroso  invece lo viviamo in immagini e in piena coscienza, cioé con la presenza dell’Io che ora si pone e dispone entro le immagini.

         Diciamo subito che questa esperienza è fattibilissima: ha soltanto bisogno di un certo tempo per essere realizzata. Rudolf Steiner ne parla nella quarta conferenza di <Pneumatosofia>, a proposito della conoscenza immaginativa del proprio sé,  con le parole:

         “Esiste anche un’altra possibilità di dare alla meditazione e concentrazione una precisa svolta. Essa consiste nel far scorrere quello che si può chiamare il proprio ricordo, con completa fedeltà e coscienziosità interiori. Sono sufficienti un paio d’ore, ma occorre applicarvisi con serietà”.

”L’io è quel che possiamo cercare di raggiungere, ma è qualcosa di sommamente variabile e fugace, vacillante. Si può raggiungere quel che si è in realtà, se ci si abbandona al ricordo e lo si suscita davanti a sé in modo che esso ci stia davanti anziché dietro, come altrimenti accade. E’ un processo di un’importanza straordinaria. In fondo, siamo il risultato delle esperienze che abbiamo dietro di noi. Ma se ci poniamo davanti le esperienze fatte, se le passiamo in rassegna a ritroso, nell’ordine, esse ci stanno davanti e le dominiamo”.

         E’ quanto tentavamo di dire prima: le esperienze della vita vissuta, nel ricordo ci stanno dietro nel tempo passato; rivedendole a ritroso, le poniamo davanti al nostro io in piena consapevolezza e così le dominiamo e anche, finalmente, le conosciamo e sappiamo, con una certa chiarezza, il ruolo che noi stessi abbiamo svolto quale Io agente in esse: e quindi conosciamo anche noi stessi in quanto IO.

         Riprendendo l’esempio della galleria di quadri riferiti ad una giornata, possiamo dire come esempio che noi viviamo le diverse vicende delle quali poi formiamo un  quadro-immagine mnemonica e lo appendiamo alla parete del tempo. Poi la vicenda successiva e poi ancora le altre. Alla fine della giornata abbiamo tutti questi quadri di  vicende  vissute per lo più inconsciamente e che via via si pongono dietro di noi. Ora ci voltiamo e con uno sforzo di volontà ripercorriamo la galleria a ritroso nel tempo, riguardando quadro per quadro, che sta ora davanti a noi, sia in sintesi che nei particolari, ma in piena coscienza.

         Questo procedere vale per una giornata. Ma come suggerisce Rudolf Steiner più sopra, può essere tentato per il passato, dal momento presente all’indietro: cosa che, secondo lui, si può compiere in due ore.

         La caratteristica interessante di questo procedere, sta nel fatto che vediamo gli eventi in immagini e non più astrattamente. La  memoria  si trasforma lentamente da  memoria pensante, meccanica, in memoria per immagini, per <quadri>, che assumono una precisa collocazione nel tempo. Ad esempio vediamo noi stessi entrare in una libreria, vedere la commessa dietro il banco, vestita così e così, dai capelli biondi o castani, lisci o ondulati, alta e magra oppure bassa e robusta. Dietro di lei uno scaffale con tanti vari libri disposti su vari piani. Alla mia sinistra vi è un signore, vestito in modo X che sfoglia un libro, mentre alla mia destra vi è la vetrina che dà sulla strada. Controluce, scorgo due persone parlare fra di loro: una alta, l’altra un pò più bassa con un cappello in testa, mentre la prima é senza cappello e piuttosto stempiata. Parliamo con la commessa chiedendo un libro: lei si allontana in altra parte del negozio -e notiamo la caratteristica personale del suo incedere-  e reca con sé un libro dalla copertina rosso-vivace con delle strisce gialle, che mi mostra. L’immagine si arricchisce ulteriormente di altre osservazioni fino alla mia uscita dal negozio. Poi mi vedo a casa, seduto su di una poltrona: alla mia sinistra vi è la finestra ed io sto leggendo il libro acquistato.          Tutto ora assume l’aspetto di immagini che si susseguono l’un l’altra e, pur essendo immagini in movimento, assumono un loro posto preciso nella galleria del tempo.

         Nella terza conferenza di<Lo sviluppo occulto dell’uomo>  Rudolf Steiner dice testualmente come  convalida delle nostre osservazioni e deduzioni:

        “Si impara, per così dire, a guardare all’indietro nel tempo ed è effettivamente come se si guardasse ciò che è stato considerato. Si noterà proprio che le cose diventano sempre più ricche di immagini: che la memoria diventa sempre più immaginativa. Si nota esattamente la differenza nella propria memoria. Servendosi della memoria meccanica, avviene che le cose entrano nella nostra anima come ricordi. Coltivando invece con metodo una memoria come esoterista o antroposofo, avviene come se le cose così sperimentate restino ferme nel tempo. Non viene il ricordo ma affiora l’immagine. Le cose vengono osservate come in una lontananza temporale. La memoria diventa un contemplare immagini in una lontananza temporale. La memoria si sostituisce con un imparare a leggere nel tempo passato. Chi ha attraversato una certa evoluzione esoterica, può vedere le cose che scorrono a ritroso. e le vede con particolare chiarezza”.

         Il processo, per ora, si ferma qui. Ma ovviamente possiamo dedurre facilmente che, un giorno, potremo estenderlo collegando la vita presente a quella passata di cui è figlia, e nel contempo, visualizzare le vicende di una vita futura, collegate alle presenti di cui è madre. Ma a questo si giunge soltanto con la conoscenza intuitiva.

         Ecco il motivo per il quale Rudolf Steiner dice essere “un processo di straordinaria importanza”: che poi precisa ancor meglio dicendo:

         “Questo è già il primissimo inizio, il più elementare, per il graduale imparare a  leggere nella Cronaca dell’Akasha”

… che è tutto dire!

         Diciamo in sintesi cosa si intende per <Akasha>: si tratta di una sostanzialità finissima ultra-sensibile, fortemente apparentata con  l’etere del calore  che ne accoglie le immagini e le conserva nel tempo. E’ una sorta di  <memoria oggettiva cosmica> nella quale vengono <registrati> tutti i fatti e avvenimenti relativi al nostro sistema solare, ed anche della terra. E’ così una <cronaca> nel senso di una  galleria di eventi scorrenti nel tempo, super-spaziale, in quanto lo spazio è del tutto assente: dunque è  in tutti i luoghi e in nessun luogo   inteso spazialmente, e però in tutti i tempi dall’inizio della creazione. Essendo una registrazione di immagini impresse nell’etere del calore, data la sostanzialità ed evanescenza di questo, risulta di difficilissima lettura e interpretazione.

         Si comprende così molto bene l’importanza dell’iniziare comunque con la  visione retrospettiva della giornata – ampliando poi sempre più l’ambito temporale -in modo da sviluppare la memoria immaginativa degli eventi necessaria. Se ora e qui, rivedendo a ritroso la giornata trascorsa, ci procuriamo di essere  fedeli allo scorrere degli eventi,  e magari anche nella  precisione dei dettagli, ci formiamo lentamente la capacità mnemonica immaginativa: la quale poi crescerà e si svilupperà sempre più, se saremo stati fermi e severi ed oggettivi con noi stessi.

         Un primo risultato di questo esercitarsi è una maggiore conoscenza di noi stessi, poiché ci si vede oggettivamente, dal di fuori, agire e muoverci nelle vicende giornaliere, dapprima, e poi anche in quelle già trascorse da tempo. E qui potremo fare delle osservazioni estremamente interessanti sul nostro essere, cosa che sarà di grandissimo aiuto per un giusto sviluppo morale. Il più delle volte, forse:

“Si scoprirà di essere di rado delle persone amabili… e ora si impara, per così dire, a conoscere la propria inadeguatezza rispetto a quanto vi è nell’universo”

come dice Rudolf Steiner nella citata conferenza di <Pneumatosofia>.

         Un secondo vantaggio consisterà nella preparazione alla vita futura nel kamaloka che possiamo compiere con tale esercitarsi con molto scrupolo e libertà: in fondo riviviamo già ora e qui, a ritroso, tutta la nostra vita. Qui con le proprie forze e giudizi, là con l’aiuto delle Gerarchie e delle legge del karma.

         Un altro importantissimo risultato è lo sviluppo della volontà tutta dedita al tesissimo filo delle immagini che si snodano nel tempo, possibilmente senza lacune, cosa che, i primi tempi, risulta molto difficile. Questa tensione della memoria, richiama, come riflesso necessario, un cosciente e sempre più controllato procedere delle azioni nella giornata. Esse si snoderanno sempre meno <casualmente e inconsciamente>, per venire quasi come <programmate> al mattino, come dicevamo all’inizio. La giornata si snoda in un seguito di vicende che noi controlliamo avendole previste. Questo ovviamente soltanto nei riguardi di quanto è possibile prevedere consapevolmente: quindi non le svolte di destino che giungono improvvise con tutta la loro portanza e potenza. Le quali però, dopo passato un certo tempo, potremo agevolmente inserire nella galleria generale dei quadri della nostra vita, e con piena giustificazione.

         Chiediamoci ora: quanto tempo occorre per visualizzare a ritroso le 18 ore di vita vissuta in una giornata? Forse dapprima 15 minuti, poi 10 e poi 5: il tempo si contrae.  Rudolf Steiner nella conferenza già citata, accenna al fatto che nel tempo di due ore si può visualizzare in immagini l’intera vita trascorsa. Ora, se dunque 18 ore solari si possono contrarre in 5 minuti, è agevole poter comprendere come, subito dopo la morte del corpo fisico, il tempo di un’intera vita vita si possa contrarre in tre soli giorni, mentre il corpo eterico lentamente si dissolve nell’etere circostante. Vediamo l’intera vita trascorsa in un condensato di immagini nel tempo di tre giorni circa. L’intera galleria di quadri si dispone condensandosi in un  tempo pari a tre giorni solari.

                                           Sono i misteri del tempo.

         Per la concezione scientifico-naturale, non sembra che il tempo sia una categoria elastica, si allunghi e si raccorci. Einstein nella sua <teoria della relatività> ha preso in considerazione la categoria tempo, proprio nel senso da noi ora presentato. Esso tempo è un ente oggettivo certamente, ma è soggetto ad accelerazioni e rallentamenti, a seconda delle epoche, ad esempio. Epoche di crisi vedono il tempo concentrarsi fortemente. Mentre altre epoche di calma e serenità si snodano in un ambito di tempo più allargato. Oggi ad esempio, il tempo è così stretto che raramente ci è consentito fare molte cose durante la giornata. Ma se appena pensiamo all’epoca di Goethe, quindi due secoli fa circa, partendo dall’esame delle sue opere, viaggi, conversazioni, corrispondenza ecc., dobbiamo forse convenire che il tempo era assai più <lungo> e consentiva di occuparsi di un maggior numero di cose.

 

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         Un altro motivo che riguarda  l’elasticità del tempo, è lo stato di aggregazione della materia. Ad esempio, una piuma, una foglia. ecc. impiegano più tempo a cadere in terra di un sasso. Per non parlare del seme del soffione – Taraxacum officinale o Scabiosa columbaria – i cui semi <volano> nell’aria a grande distanza..

         Venendo ancora alla rotazione di un pianeta come la terra, la sua velocità di rotazione è molto più sensibile nello stato minerale presente, che non in quello liquido-aereo atlantico -ere geologiche del terziario e quaternario cenozoico; oppure calorico-infuocato della Lemuria -dal cambriamo paleozoico al cretaceo mesozoico. Lo stato liquido prima, poi gassoso ed in ultimo calorico, portano ad un rallentamento notevole della velocità di rotazione. Da qui l’assurdità dei calcoli geologici che computano tali ere in milioni di anni, che si possono <legittimamente> riferire soltanto ad uno stato geologico minerale, come dal <diluvio> in poi.

         Possiamo quindi considerare il tempo un ente oggettivo, che però si carica di valenze diverse, a seconda se riferito ora all’evoluzione della terra, ora a quella dell’uomo. Altro esempio:  quanto tempo si impiega per andare da Milano dove abitiamo a Boston, dove abbiamo dei parenti? Forse una decina di ore in tutto, in aereo:  tempo fisico. Ma se <viaggiamo in astrale>, come oggi si usa dire, il tempo si rivela inesistente come anche lo spazio: basta un battito di ciglia poiché il corpo astrale <viaggia> alla velocità del pensiero: basta <pensare> di essere a Boston e lo si è.

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         Come conclusione sarà bene dire, con Rudolf Steiner, che il  tempo  non è soltanto l’entità astratta dei fisici, ma un ente che viene creato ad un certo punto dell’evoluzione, per le successive sue necessità. Nella prima conferenza di <L’evoluzione dal punto di vista della realtà>, leggiamo a proposito dell’evoluzione di Saturno:

         “Vediamo gli Spiriti della Volontà o Troni, che fanno salire il loro sacrificio verso i Cherubini. Ora, mentre sperimentiamo questo sacrificio degli Spiriti della Volontà di fronte ai Cherubini, dal nostro essere si esprime qualcosa che possiamo mettere in parole dicendo:<Grazie al sacrificio degli Spiriti della Volontà verso i Cherubini, nasce il Tempo. Ma ora tale <Tempo> non è già quel tempo astratto di cui parliamo comunemente, bensì un’entità per sé stante. Ora si può cominciare a parlare di qualcosa che <ha principio>. Il <Tempo> incomincia con quanto ivi nasce come <Entità-Tempo>, come <Esseri che sono soltanto puro-Tempo>. Nascono dalle Entità che consistono solo di <tempo> e sono gli Spiriti della Personalità o Archai. Su Saturno essi sono soltanto <Tempo>. Li abbiamo descritti altrove anche come <Spiriti regolatori del Tempo>. Ma quelli che nascono qui, sono Entità vere e proprie e consistono solo di <Tempo> e null’altro”.

         Dopo questa straordinaria rivelazione, possiamo aggiungere che, lavorando sul  tempo oggettivo  per il tramite del  nostro corpo del tempo eterico – che così anche impariamo a percepire e sperimentare –  ci poniamo in contatto con gli Spiriti della Personalità-Archai.  E aggiungendo che  l’interesse per il proprio popolo nel suo sviluppo  culturale-spirituale  ci pone in  rapporto con l’Arcangelo-Spirito del popolo; se coltiviamo  <con amore> le nostre espressioni linguistiche, mirando alla bella forma estetica, ci poniamo in rapporto con lo Spirito del linguaggio; e se, nel nel formulare pensieri, portiamo a coscienza il fatto che l’Angelo pensa in noi e con noi, possiamo  dire di avere gli  strumenti per entrare in contatto con tutta la terza Gerarchia.

 

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La dimora cosmica

Riflessioni di Claudio Gregorat

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   Ogni uomo fin dalle origini, fin dal momento in cui gli Elohim gli destinarono un Io, ha il “suo posto”, la “sua dimora particolare” nell’universo”. Forse questo dire potrà sembrare avveniristico, mentre in realtà è qualcosa di molto concreto e, diciamo anche, abituale, nel senso che egli vi si reca ogni notte nel sonno profondo e sicuramente al culmine della vita cosmica post-mortem, culmine noto come “mezzanotte cosmica”. Ed egli ne è cosciente, sebbene, una volta entrato nella vita fisica della Terra, non se ne ricordi più. E’ comunque sperimentabile nel corso della meditazione, nella seconda parte di essa, che chiameremo del silenzio, di attesa e di pace. Anche questa è una stazione raggiungibile, benché difficilmente attuabile a tutta prima, forse per scarsa conoscenza del processo meditativo nel suo complesso. Più volte abbiamo descritto tale processo ed il suo momento culminante. Per un discepolo della Libera Università, dovrebbe essere un fatto ovvio, in quanto descritto e contemplato nel seguito delle diciannove stazioni e soprattutto dopo la settima. Non solo, ma a voler essere più precisi, già durante la meditazione che vede il corpo astrale uscire dal fisico ed espandersi nell’universo eterico, tale sua “dimora cosmica” viene – dovrebbe – venire raggiunta. Solo che, probabilmente, non si è in grado di seguirla con la coscienza o forse anche, non si riconosce ancora. Qui emerge con evidenza la necessità di un’ampia conoscenza dei fatti spirituali del mondo. Ma forse, anche, per il fatto che, a tutta prima, essa dimora è vuota. Rudolf Steiner descrive il corpo astrale – a tutta prima -come “vuoto”: è vuoto e va colmata col “suono peculiare dell’Io Sono” , della “Parola Cosmica” che risuona dall’intero universo e si incentra nel vuoto nel momento in cui deve crearsi un “TU” nel vivere la propria immagine archetipica. Nel muto, sonoro colloquio dell ”Io Spirito risonante” con la propria immagine “TU in divenire”, tale vuoto comincia a colmarsi. Si sperimenta e si vive il “proprio posto nell’universo” in modo naturale e concreto. Il fatto di uscire dal corpo, espandersi  nel cosmo oltre la cerchia zodiacale in direzione della “propria stella”, è già una conquista della propria dimora universale. Nel libro “Iniziazione” di Rudolf Steiner, vi è un cenno su questo tema, nel descrivere brevemente la condizione di “senza patria”, e come “viandante” il formarsi una sua “patria spirituale” che viene caratterizzata come “edificarsi una capanna”.

edificarsi una capanna

Ora faremo un paragone che, forse, potrà sembrare estremo: che senso avrebbe il fatto che un astrofisico come Stephen Hawking, descriva – astrattamente e teoricamente – il big-bang, il buco nero, le dimensioni di una stella di neutroni ecc. – come se egli fosse presente, dal momento che ne dà una descrizione oggettiva ?  Come potrebbe farlo se non si ponesse nella “sua dimora cosmica”, la quale, beninteso, gli viene oscurata dalla rete di supposizioni e teorie intellettuali astratte e dai vari dogmi scientifici che le sorreggono? Lucifero consente all’uomo qualsiasi immaginazione fantastica: consente e favorisce. Ancora: come potrebbe un fisico quantistico come Massimo Corbucci, parlare dell’atomo “vuoto” come “dimora di Dio”, ma soprattutto indicarlo come una “cruna dell’ago” che gli consente di sgusciare fuori dal mondo fisico, oltre, negli spazi universali spirituali – che egli non riconosce – se esso “atomo vuoto” non fosse la “sua dimora cosmica” inconsapevole, da cui osservare “l’altra parte del mondo”? L’intelletto astratto gli copre come un velo l’esperienza, ed egli rimane come imbottigliato in essa senza afferrarne la concretezza spirituale, che riveste di concetti ed immagini fisiche, nell’impalcatura di concetti astratti che si è creato. E’ così molto importante conseguire – qui ed ora – almeno la consapevolezza che “il proprio posto nel mondo”, la “propria dimora universale”, è un fatto concreto accessibile all’esperienza quotidiana.

 

La reggenza di Michele

Ventinove settembre, giorno dedicato all’Arcangelo Michele.

La Sua reggenza è iniziata nell’anno 1879, avrà la durata di 354 anni e finirà nel 2233.

Michele governa la nostra epoca attuale e quella sensazione che sperimentiamo tutti di crescita spirituale la dobbiamo a Lui.

Egli è un Sole risplendente! Un aiuto per il nostro lavoro interiore.

E’ un’occasione che non bisogna lasciar correre, perché non sarà sempre così. Dal 2300 circa inizierà un’epoca tenebrosa in cui imperverseranno guerre fratricide (non ne vediamo già oggi i prodromi?) e i corpi degli uomini saranno colpiti da malattie e da epidemie di un genere raccapricciante. Il marchio di ferro dei peccati sarà impresso sul volto di ognuno: quello sarà il regno dell’Arcangelo Oriphiel, successore di Michael. La sua venuta è necessaria per scuotere gli esseri umani attraverso  prove crudeli, affinché essi si risveglino alla loro vera destinazione. Oriphiel ha già regnato in passato, al tempo del Cristo sulla Terra. Egli è chiamato l’Angelo della collera, che con pugno di ferro scuote l’umanità.

Abbiamo, quindi, ancora un paio di secoli per lavorare alla nostra crescita spirituale, dopo non sarà più così facile.

Oggi il luminoso Michele è nostro alleato!

 

Su quanto esposto qui brevemente, si confronti, di Rudolf Steiner, il testo Lezioni esoteriche, vol. I, pagg. 224,225