Il mistero dell’IO

Riflessioni del Dottor Piero Priorini

 

È molto probabile che, almeno nel momento storico attuale, nell’ambito della coscienza collettiva così come in quella specialistica, non esista confusione più grande e assoluta di quella concernente il concetto di Io. La filosofia, ma soprattutto la psicologia e la psicanalisi sono le dirette responsabili di questo stato di cose, avendo avallato centinaia di autori e teorie che, in pieno e totale disaccordo tra loro, hanno usato, e ancora usano gli stessi termini per definire realtà del tutto diverse. Il risultato è che proprio quell’istanza interiore che l’uomo moderno contemporaneo dovrebbe poter percepire e sentire con la massima immediatezza, confidenzialità e sintonia, cioè il suo proprio Io, ha finito per essere relegata in un limbo concettuale astratto a cui ognuno – ammesso che la percepisca – attribuisce la natura che crede: materiale per alcuni, psicologica per altri, spirituale per altri ancora. Diatriba inutile, a ben vedere, essendo tutte e tre le posizioni il risultato di pensieri astratti e riflessi che non comportano nessuna conseguenza né sul piano della vita pratica né su quello della vita interiore. Quasi nessuno di coloro che usano e abusano di tutte queste parole – Io, Super Io, Ego, Complesso dell’Io, Sé, Io fenomenico, Io Spirituale – ne ha mai fatto esperienza diretta, però ne parlano con convinzione di causa, spesso contrapponendosi gli uni agli altri e contribuendo ad aumentare in maniera esponenziale la confusione.

Potrebbe sembrare, questa, una questione di relativa importanza… ma non lo è, perché l’epoca che stiamo affrontando sarà sempre più caratterizzata da un attacco massiccio dello Spirito dei Nuovi Tempi (Ahriman) appunto alle forze dell’Io. E quale migliore strategia se, prima ancora di dispiegarsi in tutta una serie di offensive (droghe chimiche, dipendenza da Internet, menzogne dei mezzi d’informazione, ignoranza diffusa, terrorismo e quant’altro) il Nemico ha creduto opportuno relativizzare e disperdere quell’esperienza della percezione di sé, come soggetto ontologico assoluto, che ogni uomo moderno dovrebbe oramai avere a disposizione?

Stando così le cose, questo mio stesso discorso s’inserirà in un pandemonio teorico nel quale senza alcun dubbio si perderà, confondendosi con altri solo apparentemente simili. Ho creduto, tuttavia, che andasse fatto, potendo magari ispirare qualche scrupoloso ricercatore che, partendo da una propria, significativa e pregnante esperienza personale, volesse giustificare il nome che si attribuisce ogni volta che dice “Io” a se stesso.

Partendo da una visione del mondo già dichiarata – l’Antroposofia di Rudolf Steiner – mi asterrò dall’entrare ulteriormente nel merito dei miei convincimenti e inizierò questa trattazione con una affermazione che, spero, non sia creduta provocatoria: l’Io di ogni uomo è di natura extra-terrestre! Nel senso che non si forma, o anche, non è prodotto dalle forze attive nella sfera della natura terrena, bensì discende da sfere cosmiche estranee al tempo e allo spazio. La parola “discende” è metaforica e indicativa, ma credo sia la migliore che possa descrivere l’evento dell’abbandono provvisorio da parte dell’Io della patria spirituale e la sua progressiva entrata nella sfera d’influenza delle forze terrene. Perciò l’Io non è terreno, piuttosto discende dai mondi spirituali e, dopo aver attraversato una serie di zone intermedie, incontrerà finalmente l’organismo terreno che due genitori avranno messo a sua disposizione. Con ciò, cominciando a subire a pieno l’influenza delle forze terrene che spegneranno la sua precedente coscienza spirituale per vincolarla al sistema neuro-sensoriale, a quello ritmico e a quello metabolico dell’organismo nel quale è disceso. Con l’immersione in una corporeità umana, l’Io perde dunque la coscienza di sé nonché quella della propria originaria natura, e il suo compito sarà quello di ritrovarle in un ambiente ostile che farà di tutto per impedirglielo. È importante comprendere la duplicità del suo compito: perché per risalire le dimensioni che ha appena disceso, l’Io dovrà prima riconoscersi come soggetto sul piano terreno ordinario (io riflesso) e solo in seguito tentare di afferrare la propria natura sovrasensibile. Nei casi in cui quest’ordine non viene rispettato e la natura spirituale dell’Io si affaccia anzitempo sul piano terreno (cioè prima che si sia formata e rafforzata l’ordinaria coscienza di sé), l’individualità rischia la follia. Perciò è essenziale e propedeutica la penetrazione dell’Io nell’ambito delle forze terrestri che eserciteranno su di lui tutta l’ostilità di cui sono capaci.

L’ostilità è qui rappresentata dall’evidenza gratuita dei dati sensoriali e dal loro comporsi in configurazioni di realtà prive della corrente del pensare vivente che ha concorso a edificarle. La configurazione, alla fine del processo, permane come già bella e compiuta davanti alla coscienza che resta, così, ignara del lavoro compiuto per realizzarla. Ciò nonostante, contrapponendosi come “altro” alle configurazioni di realtà che alla fine lo circonderanno, l’Io acquisterà una prima, elementare coscienza di sé. “Se io non sono il corpo materno, né quello paterno… se io non sono la culla nella quale dormo, né il biberon nel quale bevo, se non sono il giocattolo con cui mi balocco, né i vestiti che indosso, né la stanza nella quale mi muovo… allora… allora, io sono io!”

Con estrema precisione, infatti, si potrebbe cogliere il momento preciso in cui il bambino passa dalla percezione di sé come oggetto tra gli oggetti (dichiarando, ad esempio: bimbo vuole acqua!), all’esperienza di sé come soggetto interiore (dichiarando: voglio acqua!).

Questo, in estrema sintesi, è il processo che realizza tale elementare prima consapevolezza, ma che necessita, per compiersi di una serie complessa di ausili emozionali a dir poco essenziali. Contributi talmente delicati che la loro minima disattesa porterà conseguenze disastrose nel futuro di quella individualità che avrà dovuto rinunciarvi o accoglierli distorti.

Per farsene un’idea anche soltanto approssimativa dobbiamo partire da lontano, e cominciare a prestare attenzione a quello che accade nel mondo animale: provate a osservare con cura la nascita e il primo sviluppo di un qualunque cucciolo di cavallo, di elefante, di tricheco, di aquila o altro. Noteremo subito che, per quanto piccoli, inesperti o indifesi l’unico problema dei cuccioli animali è quello di crescere, rinforzarsi e imparare dal gruppo alcune strategie comportamentali. Di fatto, però, fin dal momento in cui un animale fuoriesce dalla placenta o dall’uovo che lo conteneva, esso è e sarà, a tutti gli effetti, un cavallo, un elefante, un tricheco o un’aquila. La maggior parte delle caratteristiche della specie sono innate e nessuna forza al mondo potrebbe mai fare di un cavallo un tricheco o di un’aquila una papera. Nessun “Io” s’incarna in un singolo animale il quale piuttosto, in quanto tale, possiede un Io di gruppo. Una “entità Io” che non scende sul piano terrestre ma che, dal piano astrale, coordina tutti gli organismi di animale che gli appartengono.

Rudolf Steiner osservò una volta, invitando i suoi ascoltatori ad una riflessione spregiudicata ma soprattutto artistica, come per nessun animale vivente in natura si potrebbe mai scrivere una vera e propria “biografia”. Il racconto biografico è possibile solo nell’ambito dell’umano. Per quanto diversi possano essere gli eventi attraversati da un animale, infatti, per quanto lunga o corta possa essere la sua vita, di fondo essa sarà sempre molto simile a quella di un qualunque altro esemplare della stessa specie. Perché tutti rimandano a un unico Io di gruppo (o di specie).

Non è così per l’essere umano. Quando un bambino fuoriesce dal grembo della madre, infatti, quello che nasce è un organismo che dovrà essere aiutato ad accogliere l’Io che dai mondi spirituali sta discendendo per prenderne possesso. Un aiuto irrinunciabile che, come vedremo, dovrà essere messo a disposizione dall’ambiente umano significativo nel quale il bimbo verrà a nascere. Il cucciolo d’uomo ha bisogno, infatti, di sguardi che si posino su di lui, di gesti che lo manipolino, di voci che lo aiutino a definire il mondo che lo circonda, di atmosfere emozionali che lo incitino a credere nella propria irrinunciabile singolarità. Se questi aiuti non dovessero verificarsi, se dovessero mancare del tutto, pur a fronte di cure basilari e sostentamento alimentare (come, di fatto, è avvenuto nel corso della storia umana in alcuni casi-limite di bimbi tenuti in vita da animali), quel bambino mai più – e vorrei sottolineare questo mai più – riuscirà ad evolvere la propria piena umanità. Sguardi, gesti, voci e partecipazione emotiva sono indispensabili nei primi anni affinché sul piano cerebrale si attivino tutta una serie di catene neurali, sul piano emotivo possano essere riconosciute, ridimensionate e contenute certe sensazioni e, sul piano metabolico, possano essere realizzate le principali esperienze di movimento. Perciò, in caso di iniziale e innaturale sensory deprivation, tutti quei processi non si metterebbero in moto e l’Io ospitato in quel singolo organismo non avrebbe a disposizione gli strumenti che gli avrebbero permesso, attraverso tutte quelle operazioni, di divenire gradualmente consapevole di sé e del proprio valore esistenziale.

In altre parole, tanto per continuare la nostra comparazione al mondo animale, mentre con la nascita fisica qualunque piccolo di animale può ritenersi nato a tutti gli effetti e, salvo estreme avversità naturali, raggiungerà sempre e comunque la piena maturità di specie, per nessun motivo con il parto fisico potremmo considerare nata l’individualità dell’uomo. Occorreranno molti anni prima che questo possa accadere (per l’esattezza ventuno) e, durante tutto questo periodo di tempo, sarebbe necessario che ogni Io disceso dal cosmo spirituale nel tempo e nello spazio terrestre trovasse le condizioni adatte a prendere una prima, ordinaria coscienza di sé.

Per fortuna, ben difficilmente si verificano condizioni estreme di isolamento dalla restante comunità umana. Molto più frequenti, invece, sono quelle in cui gli aiuti ci sono… ma sono parziali, incompleti, distorti, condizionati e condizionanti. Il risultato è che la presa di coscienza dell’Io risulterà modificata, contraffatta, deformata o comunque compromessa. Spesso per sempre… salvo che una qualche intensa esperienza interiore o esteriore non intervenga a sanare la situazione.

Di fatto, ogni “Io” porta nel mondo un’individualità con un temperamento, qualità, attitudini e caratteristiche sue proprie. Il compito di un’autentica e sana educazione sarebbe perciò quello di individuare tale patrimonio spirituale e aiutarlo a realizzarsi per quello che è. Questo, però, è proprio ciò che molto spesso non accade, per tutta una serie di motivi molto complessi la cui responsabilità si distribuisce tra i genitori e la società di cui essi stessi fanno parte. Il risultato, drammatico, è che molto spesso, così operando, ci si trova di fronte a situazioni paragonabili a quelle di una cooperativa di floricultori che, ad esempio, pur avendo a disposizione una magnifica orchidea, si sforzasse in tutti i modi di ottenere una rosa. E applicasse perciò all’orchidea cure inadeguate, con l’ovvio risultato di ottenere un orribile ibrido.

Quando invece l’organismo corporeo del neo-nato riceve le cure adeguate, quando i genitori lo preparano con amore e loro stessi si sforzano, in ogni modo, di entrare in contatto con l’originalità dell’ospite tanto atteso, allora l’Io extra-terrestre di quell’individualità potrà avvertire il piacere e dunque la voglia di prendere il pieno possesso di quell’organismo e di unirvisi profondamente.

Alexander Lowen coglie pienamente questo primordiale processo d’incarnazione quando afferma: “L’Io è soprattutto io corporeo!” Non tanto però – mi permetto di precisare – in quanto epifenomeno risultante dall’attività cerebrale, come vorrebbe la stragrande maggioranza delle teorie psicologiche di matrice materialistica, quanto piuttosto perché è il Soggetto Occulto a cui rimandano tutte le attività e i processi corporei. Provenendo dai mondi spirituali, infatti, e immergendosi nei processi spazio-temporali della dimensione terrestre, l’Io perde coscienza non solo della propria originaria natura ma anche di quel tanto o di quel poco che si era conquistato nel corso delle ripetute vite terrene. Tuttavia, le stimolazioni neuro-sensoriali alle quali torna ad essere sottoposto nascendo, quelle ritmiche del respiro e della circolazione sanguigna, nonché quelle determinate dall’attività metabolica, risvegliano la sua consapevolezza, anche se nei limiti della propria corporeità.

Per questo, nei primissimi tempi di vita, stimoli neuro-sensoriali invadenti e aggressivi (come forti rumori, urla, freddo, luci fastidiose), atmosfere emozionali eccessive e incontenibili (come contatti umani distaccati e sgraziati, stati di angoscia o di gratuita seduttività, sguardi indifferenti), disturbi metabolici (come fame o sete non soddisfatte, dolori corporei, stati febbrili non curati) feriscono il corpo e segnano l’Io. Il quale, anche se in maniera inconsapevole, cercherà una qualche strategia per uscire dalla situazione e la strutturerà nel corpo. In pratica, quello che si viene a creare è una sorta di feed-back negativo che, a lungo andare determinerà posture scorrette e corazze muscolari nel corpo, atteggiamenti mentali stereotipati e difese di varia natura nella psiche. Tutte cose che condizioneranno l’Io rendendogli difficile, se non addirittura impossibile, proseguire il suo cammino di scoperta di sé che, in molti casi, avrebbe anche potuto condurlo a una successiva esperienza della propria originale natura.

Feed-back negativi di questo tipo sono perciò all’origine di esperienze psicoterapiche spesso sconcertanti per giovani terapeuti: sono quelle che hanno luogo con pazienti (uomini o donne) già adulti e che, magari, hanno realizzato nella vita tutta una serie di successi in campo lavorativo, intellettuale o sportivo, ma che sotto le ceneri nascondono una debole, se non addirittura totalmente assente, consapevolezza del valore esistenziale del proprio Io.

A distanza di molti anni ricordo ancora molto bene lo sconcerto che provai le prime volte che mi trovai di fronte a situazioni di questo tipo. Ci fu, ad esempio, un direttore di grandi hotel internazionali della catena degli Sheraton; ricordo poi una donna avvocato cinquantenne, bellissima e molto ricercata in campo civile per la grinta con la quale difendeva i propri clienti; e ancora, un ingegnere delle comunicazioni, altamente specializzato e ovunque richiesto. Ebbene… tutte queste persone, nonostante i loro tangibili successi, non avevano neanche la più pallida idea di chi fossero sul piano ordinario, né del più profondo valore rappresentato dalla loro esistenza. Tutti e tre erano assolutamente convinti di essere “un bluff”, dei poveri falliti che soltanto grazie a una sorta di sbadataggine del mondo avevano conseguito un’immeritata fortuna. Tutti e tre vivevano in preda a una profondissima angoscia di essere scoperti, da un momento all’altro, e pubblicamente sbugiardati. Tutti loro, infine, si ritenevano indegni della stima dei loro amici e dell’amore che i rispettivi compagni portavano loro incontro. Tutta la loro intelligenza era inerme di fronte allo schiacciante senso d’indegnità e disvalore che opprimeva le loro vite.

È molto difficile far comprendere a tutti coloro che posseggono un sano e naturale senso di sé la natura e la gravità del male che sto tentando di descrivere. Chi possiede il più elementare senso dell’Io non può neanche immaginare che un suo simile, per altro brillante, magari famoso o ricco o molto piacente, possa vivere una intera vita come se fosse sospeso sopra un abisso. Sopra un vuoto incolmabile o, peggio ancora, sopra un buco nero che risucchia tutte le sue energie e che lo lascia costantemente senza fiato, in balia di un’angoscia divorante. Chi possiede un sano ed elementare senso dell’Io sa, anche senza davvero saperlo, che la sua sicurezza non dipende da quanto è bello, o ricco, o intelligente, o simpatico, bensì da una conferma che poggia sul nulla dell’amore gratuito che almeno uno dei genitori deve avergli trasmesso. Un nulla che è tutto… mentre coloro che non hanno ricevuto quel dono vagano in un vuoto senza fine che nessun attributo da loro posseduto potrà mai colmare. Nonostante il lavoro che faccio, ci ho messo decenni per riuscire a immedesimarmi, anche soltanto per la durata di pochi minuti, con persone che presentano questo tipo di nevrosi, perciò mi permetto di descriverne la condizione e di avvertire il mio lettore dell’estrema difficoltà di coglierne tutta la drammaticità.

All’origine, per tutti loro, c’è stata una grave carenza di amore! La mancanza di quell’unica forza che sarebbe stata in grado di riconoscerli e accettarli per ciò che sostanzialmente erano nella loro irripetibile originalità. Con ciò rispecchiandoli fedelmente e offrendo loro, appunto attraverso il rispecchiamento, una prima puntuale immagine della loro unicità.

 Mi rendo conto che questa sembrerà un’accusa pesante rivolta verso l’istituzione familiare. So bene che la maggior parte dei genitori è convintissima di amare i propri figli e di essere disposta, per amor loro, a fare qualunque sacrificio. E l’esperienza mi ha insegnato che quasi tutti i genitori asseriscono la verità. Peccato che la loro verità sia una pia menzogna.

La giustificazione del precedente, cinico ossimoro si spiega con il fatto che l’amore cui prima accennavo, oggi come oggi, è merce rarissima. Come già prediceva quarant’anni fa uno dei miei storici maestri, l’uomo moderno contemporaneo presto finirà di perdere del tutto l’originale istinto della genitorialità… peccato che non abbia ancora raggiunto quella pienezza di conoscenza spirituale che sarà l’unica in grado di sostituirlo. Essere genitori è il mestiere più difficile del mondo (meglio ancora: l’Arte più difficile del mondo) e, allo stato attuale, è quasi impossibile che donne e uomini non commettano errori. Come umanità occidentale moderno-contemporanea siamo tutti troppo egoici per elargire amore disinteressato, e pochi tra noi sono così realizzati e consapevoli di sé da essere in grado di accogliere con totale disponibilità lo “sconosciuto” che hanno invitato a discendere sul piano terreno. Di amarlo quindi per quello che è, con tutte le sue potenzialità e tutti i suoi difetti. Senza mai perderlo di vista ma, anche, senza giudicarlo né, tanto meno, senza costringerlo in direzioni diverse o contrarie a quelle che lui stesso sentirà di scegliere.

L’amore incondizionato dei propri genitori e la conferma gratuita del valore della propria esistenza sono gli alimenti principali, indispensabili e insostituibili perché si realizzi nell’individualità umana la prima, elementare presa di coscienza del proprio Io. Qui inteso come “io corporeo”, identificato con l’organismo che lo supporta e riflesso nel pensiero di tutti i giorni. Occorreranno decenni per il rafforzamento e la stabilizzazione di questo Io ordinario – è il periodo che Erich Neumann chiamava di “centro-versione” – che si compirà definitivamente una volta che l’individualità si sarà dispiegata e riconosciuta nelle amicizie, nella sessualità, nel lavoro, nei propri interessi (quali che essi siano) e nell’amore. Solo allora – sempre secondo Neumann – può cominciare quella dinamica opposta e contraria, chiamata “dis-identificazione”, che spogliando l’Io ordinario di tutte le sue maschere e vesti accessorie, tenterà di coglierne e sperimentarne l’originaria natura spirituale.

Se la prima fase, quella dell’identificazione, è necessaria e irrinunciabile per vivere in maniera sana ed equilibrata la propria vita, la seconda fase, invece, è arbitraria e opzionale. Nessuno può obbligarci a iniziarla e nessuno potrà mai garantirci di riuscire a concluderla. E per quanto come terapeuta antroposofico io la ritenga imprescindibile per appropriarsi del senso ultimo della propria esistenza, si può vivere benissimo anche senza fare nessuno sforzo in questa direzione. La storia umana rigurgita di donne e uomini che si sono pienamente realizzati nel lavoro, nell’amore, nello sport, nell’arte, nel successo economico o politico senza avvertire la benché minima spinta ad indagare il mistero del loro stesso Io. Anche se faccio molta fatica a credere che si possa vivere bene senza domandarsi quale sia la sostanza e la vera natura del proprio soggetto interiore, anche se resto convinto che sotto lo strato di apparente indifferenza perfino la persona più soddisfatta di sè nutra questa curiosità insoddisfatta, pur tuttavia riconosco che questo è possibile, perché è proprio nella libera adesione a una ricerca di questo tipo che si cela il senso di tutta la creazione. L’Io, di natura non terrestre, scende sulla Terra ed entra nel tempo e nello spazio. Perdendo la coscienza della propria natura. Nel tempo e nello spazio terrestri, senza più nulla che possa obbligarlo a riconoscersi, potrebbe tuttavia sentire il desiderio di tornare a farlo, superando gli ostacoli che troverà di fronte. Se un giorno l’uomo riuscirà nell’impresa avrà aggiunto al cosmo divino-spirituale dal quale discende una qualità prima mancante: quella della Libertà! O dell’Amore, essendo i due termini sinonimi. Non a caso, nella maggior parte delle visioni escatologiche, la Terra è chiamata il Pianeta dell’Amore. Ovviamente non nel senso profano del termine, bensì in quella più ampia accezione di totale e completa donazione di sé che solo un essere libero può realizzare.

Ma almeno per ora siamo lontani dalla possibilità di attuare tale missione. Piuttosto, l’Io della maggior parte delle persone è impegnato a difendersi da tutto ciò che lo attacca e lo contrasta sul piano della vita di tutti i giorni. E sarà compito di una sana psicoterapia aiutarlo a riconoscersi come il Soggetto protagonista di questa meravigliosa avventura.

 

Le Notti Sante -terza parte

    In precedenza abbiamo proposto per le Notti Sante un cammino che, partendo dal Capricorno, giungeva fino al segno del Sagittario, un segno zodiacale da percorrere per ognuna delle notti dal 24 dicembre al 5 gennaio. Ora, traendo ispirazione, per quanto concerne il susseguirsi dei segni zodiacali medesimi, dal testo di

Sergej Prokofieff Le dodici Notti Sante 
e le Gerarchie spirituali 

proponiamo di iniziare dai Pesci per arrivare all’Ariete, con una specifica facoltà interiore da meditare ed attuare.

    Da Prokofieff leggiamo:- Questo nuovo percorso necessita di parole di chiarimento. In merito ai segni zodiacali, Rudolf Steiner parla della loro successione a partire dall’Ariete per finire con i Pesci, cioè conformemente al movimento fisico del Sole da Est a Ovest.

Se si leggono le dodici virtù di Claudio Gregorat, si può infatti constatare tale movimento

https://luiginamarchese.wordpress.com/2015/07/24/l-e-d-o-d-i-c-i-v-i-r-t-u/

   Continua Prokofieff: – Della successione inversa dai Pesci all’Ariete, cioè nella direzione da Ovest a Est, Rudolf Steiner parla di regola soltanto in relazione allo spostamento lungo l’eclittica del punto dell’equinozio primaverile; il riflesso di questo spostamento è l’avvicendamento dei periodi di cultura nella evoluzione storica dell’umanità. Dal punto di vista dello studio antroposofico dell’uomo, alla prima di queste successioni -dall’Ariete ai Pesci- corrisponde il processo del risvegliarsi dell’uomo, o processo di incarnazione. Ciò è particolarmente evidente nel periodo embrionale, quando tutto l’organismo umano si forma nella direzione del capo verso le estremità. Vi è l’entrata della corrente occulta che penetra l’organismo umano nella direzione del capo alle estremità, cioè microcosmicamente, quindi dall’Ariete ai Pesci. Questa corrente porta con sé tutto il precedente karma dell’uomo, che trova la sua espressione nella costellazione degli astri celesti presente al momento della sua nascita oppure del suo concepimento. Il Karma precedente è anche direttamente connesso alla vita dell’uomo nei mondi spirituali prima della nascita e deriva dalle sue precedenti vite terrene. La corrente citata continua ad agire anche nel corso delle vita diurna, che l’uomo trascorre dalla mattina alla sera insieme al movimento visibile del sole lungo la volta celeste da Est a Ovest. 

   Alla seconda successione dei segni dello zodiaco, -dai Pesci all’Ariete- corrisponde il processo dell’addormentarsi dell’uomo, o processo di disincarnazione durante il quale il suo corpo astrale e l’«Io» abbandonano il suo corpo eterico e quello fisico, nella direzione dalle estremità al capo, muovendosi cioè macrocosmicamente, quindi dai Pesci all’Ariete.

 

   Tale percorso ci indica quindi il cammino  da Gesù a Cristo, attraverso le dodici Notti Sante. Simili a due maestose colonne si elevano nel Tempio dell’Anno le due feste invernali: Natale – Epifania. Esse stanno ad indicare la nascita dell’uomo e la nascita di Dio nella sfera terrestre; la nascita di Gesù di Nazareth e la successiva nascita, nei suoi involucri, del supremo spirito del nostro Cosmo, il Figlio Divino stesso, il Cristo. Fra queste due feste, simile ad una possente scala cosmica, si estendono le dodici Notti Sante, come dodici gradini ascendenti della coscienza universale, che uniscono l’umanità alla sfera della più alta spiritualità cosmica.

Da Gesù a Cristo

   In queste parole può essere caratterizzato tutto il significato di questo grande passaggio o ascesa, che conduce dal grado umano attraverso i nove gradi delle entità delle Gerarchie Spirituali, che governano tutta l’evoluzione della nostra Terra, ai più alti gradi dello Spirito Santo del Figlio divino, il Cristo, in quanto la loro influenza si manifesta nell’ambito del nostro Cosmo, ovvero nei confini che la sua sfera zodiacale abbraccia. In questo senso il cammino dal Natale all’Epifania può diventare per noi l’ascesa alla grande regione dell’Universo, dalla quale il Cristo è disceso sulla Terra: é una strada che ci conduce durante le dodici Notti Sante attraverso le dodici regioni dell’Universo stellare, dalla Regione dei Pesci che conserva in sé le origini dell’essere umano, fino alla regione dell’Ariete, attraverso le porte del quale il Cristo un tempo entrò nel Cosmo, dalla sfera suprema del Macrocosmo quella del Padre, la quale è situata oltre il cerchio dello Zodiaco. E’ un il cammino che conduce, attraverso le dodici regioni del cerchio dello Zodiaco, all’unione cosciente con tutte le Gerarchie del Cosmo.

 

   Le Notti Sante, indicano un cammino spirituale evolutivo dove si ricevono energie cosmiche e informazioni da elaborare durante l’anno successivo. In questo periodo particolarmente sacro, le forze archetipiche discendono in profondità nella Terra e in tutti gli esseri viventi per rilasciare le loro energie vitali, connesse ai diversi aspetti dell’essere umano (fisico, eterico, astrale, spirituale) e alle gerarchie zodiacali, ognuna delle quali favorisce una specifica facoltà interiore, come di seguito elencato. Ogni notte ed ogni giorno possiamo quindi, semplicemente,  meditare ed attuare tali facoltà.

 

24 dicembre- Pesci: umiltà

 

25 dicembre- Acquario: accettazione del destino

 

26 dicembre- Capricorno: mantenere saldi gli ideali

 

27 dicembre – Sagittario: non lasciarsi ingannare dalla materia

 

28 dicembre – Scorpione: trasformazione dell’Anima

29 – 30 dicembre –  Bilancia: trasformazione del Corpo Vitale

 

31 dicembre –  Vergine: trasformazione del Corpo Fisico

 

1 gennnaio – Leone: coraggio del sacrificio

 

2 gennaio –  Cancro: creazione dell’Armonia

3 gennaio – Gemelli: amore come atto di libertà

 

4 gennaio – Toro: contemplazione dello Spirito Santo

 

5 gennaio – Ariete: entità del Cristo

Per approfondire le dodici facoltà si può visitare il sito:

13 Notti Sante: Entità del Cristo

 

 

 

Luigina Marchese

Le Notti Sante -seconda parte-

 

 

“Mille volte potrebbe nascere il Cristo a Betlemme, ma se non nasce in te pure, sei perduto in eterno”.

Angelo Silesio

 

La Scienza dello Spirito insegna che le Notti Sante che vanno dal 24 dicembre fino alla notte fra il 5 e il 6  gennaio sono momenti particolarmente fecondi e ricchi di energia spirituale: le Gerarchie Celesti sono più vicine a noi. In modo particolare questo avviene la notte del 31 dicembre, nel minuto tra le 24.00 e le 00.01. In quel minuto i nostri desideri vengono accolti dalle Gerarchie Spirituali e ci vengono resi durante il corso dell’anno.  Da queste notti così particolari  possiamo cogliere frutti che ci accompagneranno per l’anno a venire. In queste dodici notti, che poi in realtà sono tredici, occorre quindi piantare dei semi, ripensare il passato e immaginare il futuro, senza dimenticare il presente, perché l’uomo in tal modo, non vivrà solo nell’attimo presente, ma  nell’eterno. Rudolf Steiner, il 21 dicembre 1911,  si espresse in questi termini: “Senza che ciò sia, invero, un sapere della scienza attuale, esistono queste Dodici Notti Sante, come fissate dalle segrete, sagge profondità dell’anima dell’Umanità, come se volessero dire: sentite tutta la profondità della festa del Cristo ma poi immergetevi durante le dodici Notti Sante nei segreti più santi del Cosmo! Cioè nella regione dell’Universo dalla quale il Cristo è disceso sulla Terra”.

 

 

Ecco allora di seguito  il lavoro spirituale sulle Notti Sante proposto

da Michel Joseph

 

Le 12 Notti Sante – che vanno anche considerate come giorni – si snodano dal 24 dicembre (la sera di Natale) al 6 gennaio (Epifania). Sono dunque in realtà 13, cioè 12+1. Questo insieme rappresenta un organismo che si colloca tra i due anni, uno “spazio” di essere o di coscienza o ancora di vita che dimora libero sotto le leggi abituali del cosmo. Ề dunque un periodo molto particolare nel quale l’interiorizzazione della coscienza, l’intimità del cuore, giungono alla più grande forza e chiarezza. Questo periodo che vede anche le forme cristallizzarsi – per esempio nei cristalli di neve ma anche nelle sementi nella profondità della terra – riflette sia i 12 mesi passati sia i 12 mesi a venire. Ề un momento molto particolare perché è come uno specchio che il cosmo porge all’uomo che vi vede riflesso il suo passato e il suo avvenire. Per questa ragione è particolarmente propizio alle osservazioni del presente nelle quali alla visione retrospettiva (bilancio dell’anno trascorso e anche dei 12 anni che precedono) si unisce, si mescola la visione prospettica (preparazione di ciò che accadrà nei prossimi 12 mesi ed anni).

 

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La chiave è la seguente: il 1° giorno corrisponde al primo mese trascorso (gennaio) e all’ultimo (dicembre ). Prepara nello stesso momento l’ultimo mese dell’anno a venire (dicembre) e il primo (gennaio). Così allo stesso modo per il secondo (febbraio-novembre), il terzo (marzo-ottobre), ecc. sino al dodicesimo per dicembre e gennaio. Nel sesto giorno abbiamo il sesto e il settimo mese e al settimo giorno il settimo e il sesto mese: qui i due movimenti si incontrano, si sovrappongono e si incrociano.

In altre parole nella seconda parte delle 12 Notti Sante si rivedono gli stessi mesi, ma da un tutt’altro punto di vista: l’impulso dell’avvenire e quello del passato si incontrano di nuovo. Quanto alla 13esima notte e al 13° giorno (Epifania), si verifica l’unità superiore dell’insieme delle dodici: qui può essere operata la sintesi della totalità. Ề l’avvento della 13esima notte nella quale le dodici si riflettono: il battesimo di Gesù nel Giordano. Quindi, per ogni giorno e ogni notte

1) Presente -Notate in poche righe il sogno, le immagini, le ispirazioni, le idee nuove che vi sono venuti, qual era l’ambiente della giornata trascorsa, l’avvenimento importante, il o gli incontri interessanti, ed eventualmente che cosa accade intorno a voi e anche nel mondo.

2) Passato -Ritrovate l’avvenimento importante, l’ambiente, gli incontri, gli impulsi di ognuno dei due mesi dell’anno passato corrispondenti a questo giorno, e anche quali avvenimenti accadevano in questi due mesi intorno a voi o nel mondo.

3) Avvenire -Cercate le risonanze, i legami possibili tra ciò che è accaduto nella giornata (presente) e quello che avete trovato nel passato e che gli corrisponde. Quando ne avete colti a sufficienza, mettetevi in rapporto con i due mesi corrispondenti dell’anno a venire: è una sorta di ascolto di ciò che germoglia in silenzio. Una volta fatto, portate verso il futuro le risonanze che avete scoperto immaginando da lì, delle forme e dei colori che esprimono per ciascuno dei due mesi le qualità d’essere che vorrete sviluppare. Queste sono in un certo senso le risposte per gli atti e gli avvenimenti del passato, come un dipinto nel quale nuovi motivi si compiono portando su un piano più elevato e più vasto ciò che era ancora solo uno schizzo imperfetto. Voi offrite in un atto libero le immagini del presente al passato affinché quest’ultimo, liberandosi dei suoi ostacoli, delle sue pastoie, divenga avvenire.

Le Notti Sante -prima parte-

http://antroposofiahoy.jimdo.com/las-doce-noches-santas/

https://luiginamarchese.wordpress.com/2015/12/05/le-tredici-notti-sante/

A completamento di quanto sopra, aggiungiamo in italiano le indicazioni date  da Rudolf Steiner a un suo discepolo, con le relative meditazioni, segno per segno, di Kristina Kaine.

   

Le Dodici Notti Sante, a partire dalla notte fra il 24 e il 25 dicembre, sono simboli per dodici forze dell’anima che vivono in noi. E questa indicazione è valida per sempre, non solo per le notti sante. In queste notti, le più buie dell’anno, siamo più vicini allo Spirito del Sole, ora Spirito della Terra, e questo significa che il sole spirituale splende all’interno della terra e illumina tutto di dentro. È necessario vivere queste notti in consapevolezza. È importante che almeno la prima notte (24 dicembre) si resti svegli fino a tardi. Occorre cercare di essere interiormente consapevoli della santità del tempo. È importante eseguire i compiti quotidiani senza perdere di vista questa realizzazione. Con l’esperienza delle dodici Notti Sante seminiamo germi di vita per i prossimi 12 mesi. Pertanto questi 12 giorni sono importanti: se per esempio abbiamo sbagliato il primo giorno, allora abbiamo posto un seme che, nel primo mese, germinerà negativamente. Dobbiamo cercare di trascorrere 12 giorni santi correttamente, secondo la legge, così lavoriamo alla nostra rinascita e non perdiamo inutilmente gli anni della nostra vita.

 

Notte Santa 1

24-25 dicembre – Capricorno

Questa Notte Santa è la notte in cui Cristo è nato nell’anima e l’anima chiede: “Può la mia anima essere liberata, salvata, redenta con tutte le mie debolezze, i miei difetti e le mie passioni?”
Simbolo: la stalla di Betlemme in povertà e umiltà in cui sarebbe nata la Luce del mondo. La voce del silenzio entra nell’anima e insegna ad affermare con gioia il bene che si trova in noi stessi e negli altri.
L’anima cerca il mistero in una foresta buia e senza strade.
Lo Spirito Divino nasce nella Materia; l’Alfa ed Omega si toccano  e si crea la vita.

Riflessioni di Kristina Kaine:
Osiamo guardare il buio della nostra anima? I pensieri oscuri, i sentimenti cupi e la nostra volontà debole ed indecisa? Questa è la nostra stalla. Viviamo in un mondo che ci condurrebbe nell’affascinante e seducente locanda, celando la stalla lontano da noi. Se permettiamo che questo accada, il nostro Io non nascerà nella nostra anima.
Il nostro Io Sono è l’Alfa ed Omega; esisteva all’inizio e lo faremo nascere alla fine. Questo è il nostro scopo; è parte di ciò che siamo. Possiamo solo comprendere il mistero, impegnandoci con il nostro Io Sono, che è il motivo per cui “l’anima cerca il mistero in una foresta buia e senza strade. È buio perché non facciamo splendere la luce del nostro Io Sono nella nostra anima, e perché evitiamo di andare lì dove non ci sono strade. Se abbiamo il coraggio di andare nella stalla daremo vita a chi siamo veramente. La stalla è la nostra vita su questa terra. Se siamo in grado di accettare questo, e guardare nella nostra anima oscura con la luce del nostro Io Sono, le difficoltà della nostra anima spariranno come per magia. Poi non avremo nulla da temere.

Notte Santa 2
25-26 dicembre – Aquarius

 

Notte di Giovanni. L’aquila dell’anima sale alto con le sue ali e guardando indietro da una grande altezza, osserva la propria vita. E ora l’uomo riconosce le leggi del karma.
Il Mistero: la scelta del sentiero stretto e difficile o del percorso ampio e facile.
Per coloro che sono nati dalla carne è difficile trovare il percorso dello spirito.

 

Riflessioni di Kristina Kaine
Come possiamo arrivare abbastanza lontano da noi stessi per vedere il quadro generale della nostra biografia? Solo su ali d’aquila! L’aquila è quella che può volare più alto. Quindi da questo punto di osservazione privilegiato possiamo vedere che la nostra vita si svolge come noi stessi l’abbiamo progettata prima di incarnarci. La nostra vita è come sollevare pesi; è come se avessimo messo molti pesi sulla barra, necessari per aumentare la nostra forza. Naturalmente noi ci lamentiamo, ma al tempo stesso abbiamo i nostri occhi sul piano. Il piano è quello di diventare un individuo autorealizzato che non fa affidamento su altre persone o divinità. Diventiamo autosufficienti. Se potessimo guardare ad ogni singolo incontro della nostra vita con questo atteggiamento, la via stretta e difficile sarebbe allo stesso tempo larga e facile. Quindi veramente sapremmo che l’obiettivo è quello di amare come Giovanni l’Amato amò e fu amato. Mentre sperimentiamo le nostre stesse difficoltà sappiamo che ogni altra persona ha anche difficoltà. Perché dovremmo parlare loro duramente? Perché dovremmo criticarli? Perché dovremmo concepire pensieri su di loro che non avremmo il coraggio di esprimere loro? Se possiamo prendere la prospettiva dell’aquila proviamo compassione per ogni singola anima che sta svolgendo la propria biografia. Proveremo anche compassione per noi stessi. Così ci troviamo come il Buddha che ha visto dietro l’illusione superficiale la realtà la vera identità di ogni persona.

 

Notte Santa 3
26-27 dicembre – Pesci

Ora seguono le 3 notti del giglio bianco.

L’anima riconosce che non può rimanere in cima, che sarà di nuovo tirata indietro verso il basso, perché ha in se stessa troppo peso terreno.
La mente cosciente comincia a purificare il corpo terreno e presuppone che ogni cibo è come viatico (provviste per un viaggio).
Io sono il pane (parole di Gesù Cristo).
Veniamo dal pane, viviamo nel percorso di sviluppo del pane e torniamo al pane.
Il mistero: non dimenticare mai il conseguimento degli obiettivi nel lontano esodo nel Regno Terreno.

                                    Riflessioni di Kristina Kaine
Il giglio simboleggia l’anima che trova il suo Sé Superiore, il suo Io Sono. Questo è il lavoro che abbiamo intrapreso. Facciamo questo lavoro nella nostra vita ordinaria di tutti i giorni, nelle nostre attività, ma anche nei nostri pensieri e sentimenti. In questo modo noi purifichiamo la nostra anima e l’aiutiamo a ritrovare il suo stato verginale. L’Io Sono può nascere solo da una vergine che ha riacquistato la sua verginità. Questa nascita comporta sempre la morte, la morte di tutto ciò che è impuro. Questo è il motivo per cui il giglio è associato con la morte, perché la morte arriva con ogni nuova vita. Questo processo di morte e rinascita avviene continuamente nella nostra anima. Sentimenti irritanti possono essere sostituiti in un attimo; muoiono e vengono sostituiti da nuovi sentimenti. Lo stesso con pensieri di giudizio e le motivazioni egoistiche… non che non dovremmo averne, ma siamo in grado di esercitare il controllo su di essi con la nostra volontà. Questa è la libertà che viene fornita con il nostro Io Sono. Siamo liberi di scegliere di sentire, pensare e agire in qualsiasi modo che noi vogliamo. Ogni volta che pensiamo cattivi pensieri sulle persone noi abusiamo della nostra libertà. Inoltre, togliamo loro libertà di essere quello che sono. È l’amore, l’amore dell’anima vergine per il suo Io Sono – figlio, che porta con sé la vera libertà. Poi sappiamo che l’Io Sono è il pane, l’unica forma di nutrimento di cui abbiamo bisogno. Allo stesso tempo, il pane, che è il nostro cibo più semplice, ci permette di vivere su questa terra rendendo così possibile per noi integrare il nostro Io Sono. Noi dobbiamo farlo qui. Questo è l’obiettivo  a cui stiamo lavorando. Se non integriamo il nostro Io sono, l’umanità non ha futuro. Molto dipende da noi.

Notte Santa 4
27-28 dicembre – Ariete

Purificare consapevolmente il corpo astrale (anima).
Le antipatie e le simpatie si trasformano in amore. L’Amore zittisce le passioni e i desideri. La forza di Cristo ci illumina e ci fortifica nelle nostre battaglie con Lucifero e Arimane per la nostra metamorfosi.

Mistero: il lavoro personale deve essere messo al servizio di tutti per il bene di tutti. L’arcangelo Uriel ci pone davanti a uno specchio in cui vediamo noi stessi come siamo.

                                Riflessioni di Kristina Kaine
Gli esseri umani hanno un corpo astrale, ma la maggior parte delle persone non ne sono realmente consapevoli. Da bambini, quando dicevamo che avevamo fame, le nostre madri non ci dicevano “Questo è il tuo corpo astrale che ti dice che il tuo corpo fisico ha bisogno di alimenti.” Oppure, se dicevamo che eravamo stanchi, lei non diceva “Questo è l’allentamento del tuo corpo astrale.” Se siamo in grado di introdurre queste idee, allora il nostro pensiero sarà molto più in contatto con il nostro corpo astrale.

Con questa consapevolezza potremo sperimentare la nostra semi-cosciente abitudine di provare simpatia e antipatia – ma chiamiamola per quello che realmente è: amore e odio. Se noi reagiamo alla durezza della parola odio allora questa è l’antipatia del nostro astrale. Anche l’amore può essere simpatia astrale. Se vogliamo affinare le nostre risposte astrali abbiamo bisogno di superare questa risposta automatica di simpatia e antipatia.

L’amore che silenzia passioni e desideri è imparziale, non ama per un perché …. Questo amore, agape, vede in profondità l’altra persona e vi trova Cristo in quanto egli dimora interiormente in ogni persona, a partire dal momento del Golgota. Questo crea una sorta di reazione a catena. Quando qualcosa che è rimasto inosservato viene visto, esso si risveglia, diventa attivo, come il giglio che spunta fuori dal bulbo. È come se noi attivassimo Cristo all’interno di ogni altro riconoscendo silenziosamente la sua presenza in noi. Poi abbiamo il coraggio di guardare nello specchio di Uriele e vedere noi stessi come realmente siamo. Che cosa vediamo? Cristo! Tutti i nostri difetti rientrano in prospettiva. Vediamo che sono una parte necessaria della nostra biografia e con questa consapevolezza noi ci amiamo. Amarci tira fuori il nostro amore per gli altri. Poi i tentatori, Arimane e Lucifero, possono fare il loro lavoro – li sentiremo tirare il nostro astrale per mezzo di simpatia e antipatia, dandoci in questo modo l’opportunità di resistere loro. Nella misura in cui li vediamo giocare il loro gioco, e ci rifiutiamo di giocare, questo dà origine alla nostra metamorfosi.

Notte Santa 5
28-29 dicembre – Toro

Purificare consapevolmente il corpo del pensiero.
Disciplinare il pensiero, concentrandosi sulle cose positive, trasformando le colombe nere del pensiero in colombe bianche, perché il nostro pensiero può essere paragonato a una colombaia quando non si dispone di alcuna disciplina. Dobbiamo imparare a chiudere la colombaia quando giungono pensieri negativi e strani..

Mistero: Il Tempio è purificato da Cristo.

Riflessioni di Kristina Kaine
Il pensiero è l’attività più consapevole nella nostra anima. Il sentimento è sognante ed il volere è profondamente addormentato. Ciò che conta del pensiero è che dobbiamo pensare attivamente, e dobbiamo pensare riguardo il pensare. In altre parole, dobbiamo pensare, riflettere su i pensieri che abbiamo. Non tutti i nostri pensieri sono nostri. Non tutti i nostri pensieri hanno senso se ci soffermiamo a pensare veramente su di essi.

Le colombe nere sono i pensieri che entrano nella nostra mente quando è assente. Questi sono i momenti in cui diventiamo pigri nel nostro modo di pensare. Diventiamo pigri nel pensare quando accettiamo le idee degli altri, invece di pensare qualcosa tramite noi stessi. O quando non pensiamo qualcosa adeguatamente e correttamente.
Quando non pensiamo attivamente, quando non occupiamo noi il nostro pensiero – che richiede sforzo – creiamo spazi vuoti nelle nostre menti. La semplice osservazione del mondo, in particolare della natura, ci dice che i vuoti vengono sempre riempiti da qualcosa.

Quindi cosa riempie il vuoto nella nostra mente, quando il nostro pensiero non è abbastanza attivo? Lucifero e Arimane entrano nel nostro cervello come parassiti e pensano i loro pensieri lì. Questo è il motivo per cui dobbiamo chiudere la “colombaia”. In caso contrario, i pensieri strani e negativi occuperanno la nostra mente – anche pensieri negativi su coloro che sono vicini a noi.

Se siamo in grado di fare spazio alla forza di Cristo nel tempio del nostro essere, Cristo lo purificherà di tutte le negatività. Poi possiamo amare, amare veramente, gli altri esseri umani, ciò significa chiudere la “colombaia” alla nostra negatività, al giudizio e ai pensieri di discordia. Anche il più semplice pensiero negativo sulle azioni o sulle parole di un’altra persona, la danneggia.

Possiamo fermare questi pensieri sin dal loro formarsi e sostituirli con idee di comprensione e di amore. Per esempio, se si legge qualcosa che qualcuno ha scritto e su cui  non concordiamo, la più pura risposta è dire a noi stessi: “Io non capisco questo, rimarrò aperto a questa idea, nella speranza che io possa finalmente capirla.” Questo è il pensiero disciplinato, puro e pieno d’amore.

Notte Santa 6
29-30 dicembre – Gemelli

Ora seguono le tre notti della spada.

La Notte di Pietro, la notte della consacrazione della spada.
Ognuno di noi ha forgiato la propria spada di discernimento. Ognuno di noi con la forza della volontà spirituale deve unire l’eterno, l’immortale con il perituro, in modo da riconoscere la verità.
Mistero: riunire il Figlio di Dio con il Figlio dell’Uomo – l’Unità.

Riflessioni di  Kristina Kaine
Pietro è il discepolo che colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Allora Gesù lo rimproverò di interferire con il suo viaggio verso la croce. Subito dopo Pietro mentì riguardo la sua conoscenza di Gesù.
Quante volte lo facciamo oggi nella nostra vita? Noi desideriamo  essere in grado di agire nel modo giusto in ogni situazione, ma a volte non va a finire in questo modo. Questo è importante! Non è qui che in realtà abbiamo preso coscienza della nostra volontà? Noi sperimentiamo la nostra volontà nella nostra azione e poi di nuovo nel nostro rammarico. Poi possiamo esercitare la nostra volontà a calmarci in modo che noi stessi non siamo consumati da quello che è successo.

Ne consegue che se non avessimo mai fatto nulla di male non saremmo consapevoli della nostra volontà. Parte del nostro processo di diventare il Figlio dell’uomo, di dare vita al nostro Sé, la nostra piena umanità, è quello di utilizzare la nostra volontà con consapevolezza. Impegnarsi con questo processo il più consapevolmente possibile è il nostro compito attuale.

Può essere scoraggiante pensare di fare questo lavoro e si potrebbe essere portati a rimandare. Tuttavia, se si può solo osservare la nostra volontà, anche nelle più piccole cose, un risveglio avrà luogo. La difficoltà principale è quando cerchiamo di farlo solo da un punto di vista terreno. Non possiamo conoscere la verità con la nostra mente terrena, perché la natura stessa della nostra mente terrena significa che abbiamo dimenticato la verità.

Verità, aletheia, significa “superamento del dimenticare”. Noi siamo in grado di superare il nostro “dimenticare” solo quando Cristo riempie il nostro Io Sono, ed il Figlio dell’Uomo si unisce con il Figlio di Dio dentro di noi. Solo allora avremo la forza di vedere la verità, di non dimenticare più. Tutto comincia con i piccoli momenti di presa di coscienza del nostro modo di usare la nostra spada, la nostra volontà.

Notte Santa 7
30-31 dicembre – Cancro

Il serpente all’elsa della spada. Saggezza. Dedicarsi a letture elevate. È la notte del grande comandamento.

Mistero: Chi governa la tua anima? Chi è l’autore delle nostre azioni? Noi siamo liberi e dobbiamo rafforzare la buona volontà in noi.

Riflessioni di Kristina Kaine
Il grande comandamento è scritto nel Vangelo di San Giovanni: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.” Gv 13,34

La saggezza è una cosa che si è sviluppata negli eoni, fa parte della fibra del nostro essere. Attraverso questa saggezza questa terra e la nostra essenza di esseri umani sono stati creati. Noi non siamo pienamente consapevoli di questa saggezza, la cerchiamo continuamente. Potremmo dire che la nostra ricerca della saggezza ci spinge a vivere su questa terra. Possiamo capire solo la saggezza, ed applicarla, attraverso il nostro Io Sono. Quindi potremmo dire che la saggezza ed il nostro Io Sono procedono di pari passo con la vita, come diventiamo consapevoli dell’uno così anche noi iniziamo a usare l’altro.

 Spetta a noi esprimere amore. Persino amare quando l’amore non viene restituito.
Dovremmo anche sempre porci la domanda: chi è il padrone della nostra anima? In ogni situazione della vita, chi governa la nostra anima? Troppo spesso è il serpente, quell’ego originale che ci ha servito così bene. Ora dobbiamo guidare il serpente nell’elsa in modo che sia sotto il nostro controllo. In questo modo il nostro Io Sono se ne fa carico e sperimentiamo la vera libertà. Essere in grado di amare veramente qualcuno con cui abbiamo un karma difficile è la vera libertà.
La buona volontà sorge nell’esistenza armoniosa di due opposti. Ciò suggerisce che abbiamo bisogno dei due opposti in modo che possiamo introdurre l’armonia. Il lavoro è nell’atto di creare armonia che è la nostra libera scelta, questa è la nostra buona volontà al lavoro.
È particolarmente importante che ci impegniamo nella notte di Capodanno (San Silvestro). In questa notte rilasciamo lo spirito del popolo, per un momento, e quello che pensiamo sarà preso dalle gerarchie superiori e riportato (a noi durante il corso dell’anno) come forza di realizzazione.

Notte Santa 8
31 dicembre – 1 gennaio – Leone

La croce sull’elsa della spada. Sacrificio. L’uomo con la spada del Cristo, spada di potere che non può far male, parla il linguaggio della verità. È notte di paura e di orrore.

Il Mistero: un cavaliere con la lancia della volontà e la spada della conoscenza ha un cane accanto a lui, come simbolo di obbedienza. Dietro di lui ci sono la morte e il diavolo. Ad un certo livello di conoscenza, un errore o una mossa sbagliata può portare rapidamente alla perdizione. La vittoria si ottiene grazie alla pienezza della divinità, con consapevolezza della responsabilità e fedeltà incrollabile dinnanzi ai compiti nella vita.

Riflessioni di Kristina Kaine
Quali idee abbiamo circa la presenza di Cristo in noi? È lui una luce, è lui un guaritore, è lui un protettore? Quante volte lo vediamo crocifisso in noi? Siamo pronti a sperimentare questa crocifissione o la rimandiamo o, peggio, diciamo che non avverrà dentro di noi?

Ogni dettaglio della vita di Gesù, il Cristico Uno, si svolgerà nel nostro essere. L’obiettivo stesso della registrazione nelle Sacre Scritture è quello di prepararci per l’esperienza. E assurdo pensare che Gesù l’ha sperimentato per noi. Ha aperto la strada in modo che noi potessimo davvero sperimentarlo.
Nell’immagine della Crocifissione dipinta da Giuliano di Simone possiamo individuare tutti i tipi di attività presenti nei nostri corpo, anima e spirito. C’è purezza e c’è violenza, azione e mancanza di azione, comprensione e mancanza di comprensione e così via. Al centro di tutto questo vi sono paura e orrore, se abbiamo il coraggio di guardare. Non possiamo negare che una crocifissione è orribile.

Possiamo accettare che la paura e l’orrore sono parte della vita? È attraverso la paura che diventiamo consapevoli di noi stessi. È attraverso il superare la paura che diventiamo consapevoli del nostro IO SONO. La vittoria arriva quando conosciamo il nostro Cristo interiore come realmente è.

Notte Santa 9
1 – 2 gennaio – Vergine

Ora a seguire le tre notti della corona.

Distacco – staccare l’intelletto dalle sue cure terrene. Questa è la notte santa in cui il sé inferiore si arrende in un desiderio di servire e di essere integrato.

Riflessioni di Kristina Kaine
Quali sono queste tre corone? Una corona significa sovranità. Quando abbiamo sovranità interiore potremmo guadagnare una corona per ciascuna delle tre aree su cui abbiamo il dominio.

La prima area da controllare è quella delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti. Noi istintivamente esprimiamo i nostri sentimenti attraverso il nostro sé inferiore. In questo stato, siamo concentrati sul nostro benessere. Noi suoniamo la nostra melodia; suoniamo la nostra nota individuale spesso non armonizzandola con le note suonate da tutti quelli che ci circondano. O non suoniamo la nostra nota affatto perché le note suonate da altri ci soffocano.

Se siamo in grado di staccare il nostro intelletto dalle sue preoccupazioni terrene e pratiche liberiamo la nostra Immaginazione. L’Immaginazione è una facoltà spirituale di immensa importanza. Questo è il punto in cui ci eleviamo sopra la nostra anima e cominciamo a esprimere noi stessi attraverso il nostro spirito. Sperimentiamo la saggezza di ordine universale. Cominciamo a vedere gli archetipi universali viventi. Ci rendiamo conto di quanto il nostro stesso interesse potrebbe influenzare il vero ordine delle cose.

Ora cominciamo a sentire la corona sulla nostra testa e la responsabilità del bambino embrionale che è il nostro IO SONO. I nostri sentimenti egoistici vengono nobilitati rivelandoci immaginazioni spirituali del nostro vero Sé. Sentimenti antisociali e pensiero astratto dissolti in immagini viventi che aiutano a comprendere l’ordine del mondo. Questa certezza ha un’influenza stabilizzante su di noi e noi siamo in grado di integrare noi stessi più facilmente nel flusso della vita.

Notte Santa 10
2-3 gennaio – Bilancia
Ottobre

È la notte che viene dal servizio, il più grande sacrificio. Obbedire – Ascoltare.
Impariamo ad ascoltare la voce interiore e i segni del divino. Qualcosa di misterioso grida in noi attraverso varie incarnazioni, la sua chiarezza è aumentata con il sacrificio e la decisione.

Riflessioni di Kristina Kaine
Quanto bene si comprende il concetto di sacrificio? Molto spesso il nostro sacrificio nasconde una motivazione egoista. Per qualche ragione noi non capiamo che se noi diamo e diamo, questo gesto ci verrà restituito. Il dare, tuttavia, non deve essere motivato da quello che otterremo. Il vero sacrificio è motivato dall’amore.

Gli angeli amano. La loro intera esistenza è il sacrificio che è dedicato a noi, affinché possiamo diventare pienamente umani. “La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio” 08:19 Rm
Angeli ci parlano. Possiamo sentire la loro voce, solo quando siamo in grado di usare la nostra facoltà di ispirazione spirituale. Questo udito interiore si presenta come una risposta al nostro impegno per comprendere il nostro pieno potenziale.

Questa audizione avviene quando ci impegniamo con i nostri Io Sono e pensiamo al di fuori del nostro corpo. Il nostro pensiero non ha più bisogno del nostro cervello, anche perché non si basa più su concetti ricordati; questo pensiero ha accesso al pensiero universale. In questo modo abbiamo posto la seconda corona sulle nostre teste. Cominciamo a capire che vita dopo vita abbiamo lavorato per questo obiettivo.

Ora, finalmente sentiamo le parole che abbiamo desiderato ardentemente di sentire, le parole di Cristo. Esse risuonano dentro di noi come un colloquio personale, “La pace sia con voi” per rimuovere qualsiasi allarme nella nostra anima. “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato” come
un comandamento nuovo, quando non siamo sicuri di cosa fare. “Io sono con voi fino alla fine dell’età presente “, quando abbiamo paura e ansia. Tutto questo quando prendiamo la decisione

Notte Santa 11
03-04 gennaio – Scorpione

È l’undicesima notte. È la lotta con il Guardiano della Soglia.
Dobbiamo costruire in noi il mistero del castello del Graal. Dobbiamo professare lealtà verso l’Altissimo.

Riflessioni di Kristina Kaine
Possiamo accettare che Cristo è una forza viva che sta trasformando il nostro sangue nel suo sangue? Qual è dunque la differenza tra il nostro sangue e il suo sangue? Il sangue è l’espressione fisica del nostro Io Sono. È il nostro fuoco interiore. Come sappiamo, il fuoco può essere sia utile che dannoso. Allora ci si potrebbe chiedere come il sangue possa essere utile o dannoso.
Attraverso il nostro sangue, siamo collegati alla nostra famiglia, la nostra razza e la nostra nazione. È stato attraverso la purificazione della linea di sangue ebraico che Gesù poté nascere e diventare il primo uomo a portare la forza di Cristo nel suo corpo. Immaginate l’effetto che avrebbe avuto sul suo sangue. Poi, sulla croce, questo sangue fu da lui versato. Egli non lo tenne confinato alla sua razza ed al suo gruppo elitario. Lo versò e lo rese disponibile a tutti. Finché il sangue sarà limitato a un gruppo, saremo in guerra, quando il sangue sarà condiviso liberamente, saremo uniti attraverso la pace.
Ciò significa sciogliere la nostra presa sul nostro corpo fisico e vivere più frequentemente nel nostro corpo eterico. Il nostro corpo eterico diventa più leggero, più vibrante e spiritualizzato e la nostra sostanza fisica diventa meno densa. In questo modo il Santo Graal si forma all’interno del nostro essere, il nostro sangue diventa Cristico. Questo è quando incontriamo il Guardiano della Soglia, che ci mette alla prova per vedere se siamo pronti a gestire questa trasformazione. Come fa a valutarci? Osservando quanto bene uniamo il nostro sentimento, il nostro pensiero e la nostra volontà mentre guardiamo il dettaglio di tutte le nostre vite passate. Dobbiamo essere in grado di sopportare questo, se vogliamo progredire spiritualmente. Siamo in grado di sopportarlo solo se sperimentiamo la presenza del Cristo risorto che scorre nelle nostre vene.

Notte Santa 12
4-5 gennaio- Sagittario
Nella dodicesima notte si colloca la corona della lotta ai piedi del divino, perché abbiamo vinto la corona, ma questa lotta è stata vinta con l’aiuto e la grazia divina perché la grazia proviene dal flusso di una fonte che l’uomo con le proprie umane forze non può raggiungere. Ora riusciamo a fare un principio e una fine di un tempo senza spazio e ed uno spazio senza tempo. Tutto è eterno e santo ora.
Sagittario: le forze della perseveranza per raggiungere gli obiettivi o le finalità del cacciatore, da utilizzare in modo da poter ricevere il bene spirituale.
Quello che abbiamo conosciuto e accettato nelle dodici notti sante, dovremmo portarlo nella vita e spiritualizzare così la materia e l’anima.
Le dodici notti sante sono importanti per la vita e il destino di tutto l’anno. Possono piantare un seme di buona volontà.

 Riflessioni di  Kristina Kaine
La corona non è a nostro esclusivo beneficio. Se guadagniamo la corona la poniamo ai piedi di tutta la creazione. Se pensiamo che la corona sia nostra poiché abbiamo fatto lo sforzo e che dovremmo quindi raccoglierne i frutti, allora potremmo essere molto sorpresi di scoprire un giorno chi elargisce questi benefici.

La corona dell’umanità è l’IO SONO, e l’essenza dell’IO SONO è l’amore. “L’amore sopporta ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sostiene ogni cosa. L’amore non finisce mai” 1 Cor 13
Quando sperimentiamo questo amore noi siamo nell’eterno “tempo senza spazio e spazio fuori dal tempo”. Questa è l’esperienza dell’IO SONO. I confini scompaiono e ci troviamo nel nostro essere eterno.

Siccome abbiamo viaggiato attraverso queste dodici notti sante ogni barlume di verità che è giunta a noi è stata ricevuta dalla santa gerarchia e dalla divina Trinità, che si prendono cura di noi. Essi ricevono i nostri doni di comprensione e li rivelano per tutta l’umanità. In queste parole troviamo il malinteso che come esseri umani siamo moralmente obbligati verso Dio, o gli dei. Questo non è vero. Siamo liberi di guadagnare la corona, indossare la corona e offrire la corona a tutta la creazione. Possiamo portare questa conoscenza attraverso ogni giorno del prossimo anno.

Notte Santa 13
5-6 gennaio- Epifania

Siamo giunti alla 13a Notte Santa. Nella prima Notte Santa abbiamo celebrato la nascita di Gesù. Questa nascita ha risvegliato dentro di noi la memoria profonda di chi siamo veramente. Ciò significava che potevamo toccare la purezza del nostro essere come eravamo prima che ci fossimo mai incarnati in un corpo fisico. Abbiamo portato questo ricordo nel nostro cuore attraverso ogni incarnazione su questa terra. Dodici giorni fa l’abbiamo visto disteso come un neonato.

In questi dodici giorni ci siamo presi cura di questo piccolo bambino, usando la nostra immaginazione per nutrirlo, per dargli vita. Ora siamo arrivati alla notte in cui questo bambino, quella memoria innocente dentro di noi, è pronto a ricevere il Cristo Cosmico. Dal sole celeste sulle ali di una colomba arriva quel Cristo a cui abbiamo ardentemente anelato durante tutte le incarnazioni che abbiamo mai vissuto. Ora Cristo stesso può essere vissuto nel nostro essere, questo è il nostro battesimo, la nostra Epifania.

Abbiamo veramente capito che cosa significa avere la presenza del Cristo vivente in noi? In questa notte abbiamo l’opportunità di creare una immaginazione vivente di ciò che questo significa. Questo viaggio nel corso degli ultimi dodici giorni e notti, da Gesù a Cristo, ci ha cambiato per sempre. Noi lo porteremo nei nostri cuori attraverso i dodici mesi del 2018.

Si confronti

Musica a 432 Hz

A seguire un articolo del chitarrista e compositore Enzo Crotti, autore di brani a 432 Hz. Li ho ascoltati e devo dire, davvero, che è musica angelica! In fondo alla pagina il link per approfondire  i temi trattati .

Luigina Marchese

 

   “Ascoltare musica fa davvero bene, questo lo si sa e lo si è sempre saputo, ora però sono molti gli studi scientifici che dimostrano la straordinaria capacità benefica della musica, non solo per lo spirito umano, ma anche per migliorare lo stato di salute. Ecco alcuni esempi.

Chi legge gli articoli che pubblico su questo sito ormai sa come da anni io sostenga la straordinaria efficacia benefica della musica, soprattutto se musica ben strutturata come la “Musica a 432 hz Integrale“. In ogni caso la musica classica è stata oggetto di molti studi che ne hanno svelato molte qualità insospettabili, vediamo alcuni esempi di queste proprietà delle grandi musiche che ci hanno lasciato geni musicali come Bach, Mozart e Verdi.

Mozart – Sonata K448, benefici contro l’epilessia

La musica di Mozart è stata molto dibattuta soprattutto per il noto “effetto Mozart“, ecco uno studio presentato alla International Conference of Mental Health che dimostra come la  Sonata per due pianoforti K 448 riesca a ridurre del 21 % il ritorno di crisi epilettiche nei pazienti. Inoltre la musica di Mozart produce un miglioramento delle abilità comunicative, verbali, motorie, emotive e sociali.

Epilessia: Ascoltare Mozart previene le crisi

 

Bach – ottimo per la prostata

I ricercatori del Duke Cancer Center del Nord Carolina hanno ottenuto una diminuzione di ansia e dolore nei loro pazienti operati di prostata facendogli ascoltare musica di Bach. In particolare l’effetto più evidente è stato sulla pressione sanguigna che rimaneva bassa calmando il paziente.

Bach per la prostata

 

Le musiche di Verdi, Puccini e Beethoven salvano il cuore

La ricerca dell’Università di Oxford rivela che i brani di musica classica riducono la pressione. Ma ritmi più veloci (anche di musica classica) non hanno gli stessi effetti. I cardiologi hanno esaminato i lavori scientifici che negli ultimi decenni hanno esplorato l’impatto dei diversi tipi di musica sulla pressione arteriosa e la frequenza cardiaca, arrivando alla conclusione che musiche come il «Va Pensiero» di Giuseppe Verdi, «Nessun Dorma» di Giacomo Puccini e la «Nona Sinfonia» di Beethoven possono aiutare il cuore e combattere lo stress.

Le musiche di Verdi, Puccini e Beethoven «farmaco» salvacuore

 

Ecco alcuni dei numerosi esempi in  cui la ricerca ha dimostrato l’efficacia della musica per il benessere dell’uomo. D’altro canto sono cose che mi fanno molto piacere, perché dimostrano che la vera arte ha anche una valenza che va oltre il solo piacere sensoriale. Spero anche che prima o poi si facciano studi sulla musica che tengano anche conto delle tonalità e delle velocità dei brani, che mi sembrano elementi fondamentali per la riuscita di un brano che si propone uno scopo curativo, meditativo o altro, come spiego anche nel mio libro: Musica a 432 Hz Integrale.

http://www.musica-spirito.it/musica-scienza/ascoltare-musica-fa-bene/

 

Musica che cura: Mozart Sonata per due pianoforti K 448

 

 

 

 

La forza del Cristo

Riflessioni di Luigina Marchese

 

   Un mattino di marzo, recandomi al lavoro, ebbi la fortuna di assistere ad uno spettacolo meraviglioso. Era un arcobaleno, ma aveva una caratteristica strabiliante… si fermava a metà cielo, come se qualcuno si fosse divertito a tagliarlo. Vedevo dunque l’inizio ma non ne scorgevo la fine.

arcobaleno

   Così è la vita degli uomini: alcuni, quelli che vedono l’arcobaleno nella sua interezza, sono traghettati naturalmente all’altra sponda, altri non la vedono neppure, il cammino si frammenta sotto i loro piedi. Così l’uomo continua a vivere la propria esistenza al battito di quel pendolo che segna ora il dolore, ora la gioia.

pendolo

      L’essere umano vive in un mondo duale, è immerso in esso e finché non acquisisce  il “sapere”, la sua esistenza dondola fra un opposto e l’altro, fra l’attrazione (raga) e  la repulsione (dvesha). Questo scorrere fra un polo e l’altro si evidenzia in ogni ambito della vita. “Tutto ciò che in alto sale, deve scendere, non possiamo perfezionarci indefinitivamente. Se ci affiniamo oltre un certo limite ricominciamo a peggiorare (…).  L’illuminazione non è inserita nella ruota del divenire, si trova nel suo centro”. 1Se saliamo (…) ci leghiamo alla ruota con catene d’oro, peggiorando con catene di ferro. Il Buddha è colui che si libera completamente dalle catene”. 2

          Premesso ciò, entriamo in un campo completamente nuovo per l’uomo occidentale, poiché esso investe non solo il pensiero religioso e filosofico, quanto la sfera morale. Affermare che le due energie antitetiche (spirito e materia) provengono dall’Assoluto equivale a dire che Bene e Male s’interfacciano senza che uno escluda l’altro. Questo è l’apice dell’insegnamento sacro, lo hieros gamos divino: conciliare gli opposti, riunire l’aspetto maschile a quello femminile, reintegrare l’uomo con il bambino interiore.

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   Non è cosa semplice. In un mondo “denso”, cristallizzato, la forza di gravità ci fa scendere.

     “Scende verso il basso tutto quel che sale e rimane appeso qualche istante solo, ma poi ritorna giù”. 3

          Perché quanto più ci sforziamo di operare verso il bene, spesso il male riemerge in maniera dirompente? La conclusione è una sola; occorre trovare un punto di equilibrio fra i due opposti, oppure, cosa più “semplice”, situarsi al di là di essi. “Se prevale drasticamente il manifesto, si rischia di offuscare l’immanifesto, viceversa se prevale l’immanifesto non si può apprezzare la manifestazione”. 4

        Il male ha motivo di esistere quanto il bene. Se scopo dell’ordine implicito è informare l’ordine esplicito (identificato con la materia, la solidità, quindi con il male) ogni cosa che vive nel mondo è espressione del principio divino.  “La luce e le tenebre, la vita e la morte, le cose di destra e quelle di sinistra sono fratelli l’una dell’altra. Non è possibile separarle. Perciò i buoni non sono buoni, né i cattivi sono cattivi”. 5

      Che significato assume tutto questo? Accettare il male? No, ma trascenderlo sì, non giudicarlo, non rinnegarlo, esso chiede attuazione, è una delle infinite potenzialità dalle quali attinge, sempre libera, la coscienza. Dopo la morte di Giovanni Paolo II venne trasmesso uno sceneggiato in cui si narrava un aneddoto riferito a Papa Wojtila. Egli faceva sue le parole di un saggio amico: “Il male divora se stesso ma se non trionfa risorgerà sotto un altro nome”.

       Sono parole sconcertanti, a maggior ragione se attribuite ad un Papa. La legge dell’entropia afferma che quando nell’universo o sulla Terra viene creata una parvenza di ordine ciò avviene a spese di un disordine ancora maggiore. Quando tentiamo a tutti i costi di fare del bene, il male prenderà la sua rivincita. Il male non va combattuto ma accettato, visto come parte integrante dell’Uno.

      Lo spirito si veste per scendere e si spoglia per salire, così ogni uomo, nei suoi modi peculiari di essere, incarna le diverse possibilità dell’Uno.

          Si è detto di principi presenti nel cosmo e nell’animo umano. Tali principi, o meglio, tali entità spirituali, sono espressioni della totalità. L’esclusione di uno di essi dalla sfera della coscienza genera la malattia. La guarigione avviene attraverso l’annessione di ciò che manca, di ciò che avevamo rifiutato, quindi, non è possibile guarire senza un’espansione della coscienza. Il dualismo reifica polarità e dicotomia, divide in giusto e sbagliato ma ciò in sé non è negativo, noi partecipiamo del dualismo, siamo dentro di esso, è la nostra usuale modalità conoscitiva. “Dietro alla polarità sta l’unità, quell’Uno che tutto abbraccia e in cui riposano gli opposti. Ogni definizione positiva deriva dal nostro mondo spaccato e quindi non è applicabile all’unità. Di questa unità possiamo parlare, però non riusciamo ad immaginarcela. Tuttavia la polarità è sperimentabile ed acquisibile fino ad un certo livello se l’uomo, con determinate tecniche di meditazione o esercizi, sviluppa la capacità di unificare almeno per breve tempo la polarità della sua coscienza. Essa (l’unità) si sottrae sempre ad ogni descrizione verbale, la conoscenza è impossibile senza polarità, senza la divisione di soggetto ed oggetto, di colui che conosce e di ciò che viene conosciuto. Nell’unità non c’è conoscenza, c’è soltanto essere. E’ importante renderci conto che non è il mondo ad essere polare, ma la nostra coscienza, quella attraverso la quale facciamo esperienza del mondo”. 6

          Ho voluto riportare un ampio brano dal libro citato nella nota, scritto da uno psicologo tedesco, poiché a suo tempo mi parve molto interessante.L’unità è al di là degli opposti. Si dice che la luce si manifesta ora come onda, ora come particella. In verità essa è solo luce. Ciò implica un problema etico. Cos’è bene? Cos’è il male se Dio è oltre la dualità? Facendo del diavolo l’opposto di Dio, si è portato Dio nella polarità.

Ciò che non avevo compreso anni fa è che i principi duali non sono Dio e il diavolo, ma il diavolo e satana ! Oggi ancora molti confondono e identificano il diavolo con satana. Non è così, sono due entità diverse e possiamo identificarle con i termini Lucifero ed Arimane. La luce del Cristo concilia queste due tendenze opposte, l’esterno e l’interno, il dentro e il fuori, la destra e la sinistra, che pure hanno un ruolo fondamentale in tutta la creazione del mondo e nell’evoluzione dell’uomo.

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Quante volte, anche al tempo dei miei studi di filosofia orientale, mi sono chiesta perché Dio permetta il male e solo nell’antroposofia ho trovato una risposta. Il male è frutto della suprema libertà dell’uomo ed a sua volta è un aspetto dell’Uno. Il male non è altro che un bene fuori posto, ciò che un tempo è bene, può poi diventare male…

   E’ certamente una grande provocazione mettere in discussione verità assolute quali il Bene ed il Male ma gli insegnamenti ci dicono di “non evitare, ma redimere attraverso l’esperienza”. Le difficoltà, il dolore, permanere per tanto tempo in date situazioni, sono tentativi di crescita della coscienza. Quando la coscienza cresce, la realtà intorno cambia. Ma la coscienza non cresce con la negazione, il rifiuto di ciò che si è, bensì con l’accettazione: in tal modo il dharma è superato e la realtà intorno cambia. “Pieno è questo, pieno è quello”. ( BU V. 11).

        Il rifiuto inasprisce la situazione, la potenzia. Nel Mahabharata (Adi Parva I. 57. 5), Indra dice a Vasu: “Sire, chi calpesta il dharma è dal dharma calpestato”. Chi non accetta il proprio destino, frutto dei propri pensieri e della propria coscienza, verrà schiacciato. Sempre nel Mahabharata lo stesso Re Vasu comincia a pensare di voler cambiare, di voler uscire dalla dimensione umana ma Indra lo riporta con i piedi sulla terra, gli dice di attenersi al proprio dovere e di fare ciò che la sua  casta richiede.

        Cosa sta ad indicare questo insegnamento? Che non è giusto cambiare? Ciò sembra contraddire la libertà dell’uomo. L’uomo è dotato di libero arbitrio nel senso alto del termine. Dio non ha posto l’uomo sulla Terra abbandonandolo a se stesso, lo ha fatto bensì a propria immagine e somiglianza. L’essere umano ha dunque capacità di creare, modificare se stesso ed il proprio destino. Questa libertà che gli appartiene appare essere in contrasto con uno dei principi fondamentali della filosofia indiana: il dharma. Molti termini sanscriti se tradotti in lingue corrispondenti perdono il loro precipuo significato. Così non sono sufficienti diverse parole per rendere appieno il significato della parola dharma. In occidente esso può essere rapportato all’imperativo categorico di Kant (devi perché devi); esprime, quindi, un obbligo, un dovere, il fare una cosa perché va fatta e perché è giusto farla. Nel dharma è insito il senso del sacrificio. Esso c’impedisce di essere ciò che non siamo pronti ad essere. Per divenire qualcos’altro occorre possedere un corrispondente livello di coscienza. In tal senso il dharma (la legge, nella sua accezione forte) ci protegge, c’impedisce di essere ciò per cui non siamo ancora pronti. Per cambiare il mondo occorre cambiare noi stessi. Se vogliamo cambiare l’esterno senza prima aver cambiato l’interno può venirne solo male. Cosa accade quando vogliamo cambiare una realtà senza aver prima modificato i nostri contenuti psicologici? Fino a quando non abbiamo assunto in noi ciò che rifiutiamo continueremo a permanere in quella situazione.

       Ad uno sguardo superficiale il dharma potrebbe sembrare immobilismo, un fattore di rallentamento, un freno per l’evoluzione spirituale dell’uomo ma non bastano dieci termini per rendere appieno il significato di dharma ed in quel significato è incluso il senso  del sacrificio, poiché l’uomo deve sacrificare ciò che è per ottenere ciò che potrebbe o potrà essere. Solo in tal modo potrà accogliere la corrente che gli viene incontro dal futuro!

   Il punto di vista iniziatico sostiene che occorre sacrificare, rinunciare ad una cosa solo per sostituirla con una migliore. Per quanto sia giusto amare il cambiamento, ciò non toglie che per poterlo operare occorre essere in possesso di una particolare conoscenza (…), i cambiamenti non devono essere operati tanto all’esterno, quanto dentro se stessi. Per cambiare occorre bruciare ciò che di vecchio c’è in noi; la combustione rappresenta un sacrificio. Agni è fuoco che brucia, brucia ciò che è superato per darci un futuro più luminoso. Ma in India il fuoco non va fatto spegnere, va continuamente attizzato, così il fuoco che rappresenta il sacrificio di noi stessi lo si conserva gettandogli ogni giorno alcuni frammenti di personalità. La personalità è appunto predestinata ad alimentare lo spirito, il che equivale a dire che la materia, la sostanza, può ricondurci a Dio e se può far questo essa non è male. Solo chi è disposto ad abbandonare tutto, anche la propria fede, come affermò anche Schelling, è in grado di ritrovare tutto, anche la propria fede”. Così i cavalieri della tavola rotonda affermavano: “Dacci il coraggio di cercare la verità, la volontà di sostenerla, la forza di perderla…”

     Ogni pensiero genera un campo energetico. Così anche il desiderio di ricerca spirituale genera il suo campo. Ma per comprendere l’illusorietà del mondo, per capire che non c’era niente da cercare perché tutto già era, bisogna tenacemente cercare, solo dopo la mente potrà sedersi silenziosa, insieme a Siddharta, sulla sponda del fiume a guardare l’acqua rincorrere se stessa, libera da ogni identificazione. Chi fa questo è un uomo risvegliato e sarà tutt’uno con l’Assoluto.

      Note

1 A. Watts, Buddismo, Red Edizioni, Como, 1999, pag. 18

2 Ibidem.

3 Sono i versi di una canzone di Branduardi: La regola del filo a piombo.

4 G. Rosati, Melatonina, ormone degli dei, Milesi Edizioni, Modena, 2001, pag. 76

5 A. Di Nola, op. cit. pag. 94

6 T. Dethlefsen, Malattia e destino,   pagg. 28, 29

Il bene di Dio

cristallo-amore“Dio è insieme il creatore e la creazione (…), se tu non puoi uguagliarti a Dio non puoi comprenderlo (…), se richiudi la tua anima nel tuo corpo, se l’abbassi e se dici: “Io non comprendo nulla, io non posso nulla”, (…) se sei (…) legato al corpo, che puoi comprendere delle cose belle e buone? Il sommo del male è di non voler conoscere il divino, ma poterlo conoscere e volerlo e sperarlo, è il mezzo di arrivare al bene per una via dritta (…), facile. E, seguendolo, tu incontrerai il bene ovunque, tu lo vedrai in ogni luogo (…), dove meno te l’aspetti (…). Questo è il bene di Dio (…), di apparire in tutto (…); l’intelligenza si vede nel pensiero, Dio nella creazione”.

Ermete Trismegisto Il pimandro, Editrice Atanor, Roma, 1984, pagg. 94-98

     “I veggenti, cercando nella sapienza di loro cuori, scoprirono l’affinità del creato con l’increato”. (Rig Veda X. 129 .4).

Luigina Marchese

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