R i n n o v a r e i l S é

Necessità del tempo presente

di Claudio Gregorat

 

Col termine “tempo presente”  si intende indicare quello che ha avuto un certo inizio nel 1998, come terzo multiplo del 666 e con l’eclisse di sole del 1999.*  Da allora l’atmosfera eterica della terra è mutata considerevolmente. Sono fluiti in essa spiriti ostacolatori in modo massiccio; atto che è chiaramente percepibile con un po’ di attenzione  proprio dalla temperie  spirituale  e  consistenza-qualità  dell’aria  che  respiriamo. Che significato hanno questi eventi? Disturbare al massimo la percezione del Cristo-Widar Eterico nell’atmosfera e grandi occupazioni distruttive degli spazi vuoti e di spazi vuoti –creati dall’estrazione del petrolio e del metano, ad esempio– ve ne sono molti in varie parti della terra. E poi preparare la futura incorporazione di Arimane. L’azione disturbatrice viene potenziata poi dal comportamento degli uomini: mancanza di fiducia nelle Potenze Spirituali; incredulità per eccessivo materialismo; sentimenti diffusi di odio e violenza derivati dalla “paura” ormai permanente; pensieri, sentimenti ed azioni puramente materialistici; stupidaggini e vuotezze senza senso che occupano le anime e così via. Questo vale ovviamente anche per le eclissi di Luna come quella del 9 gennaio 2001, poiché introducono forze distruttive in un contesto già saturo. In questa situazione così preoccupante, quali sono le occupazioni degli uomini in genere? Sognare, sognare e ancora sognare. E non si deve credere di non sognare solo per il fatto di coltivare la Scienza dello Spirito: anzi, da un certo aspetto, si sogna ancor di più, in quanto si vive nell’unilateralità del “pensare conoscente”, e non lo si “vive tradotto in azioni”E oggi sono le azioni che contano. L’anima di coscienza e il taglio  micheliano del vivere moderno, richiedono azione: azione compenetrata di pensiero, ma azione. Così proprio in questo senso vengono qui esposte tre possibilità di “rinnovamento della quotidianità” nel pensare, sentire e volere.

Vi sarebbe un’osservazione concreta da fare, che sarà sicuramente respinta da alcune persone ed anche con ragione, sotto determinate prospettive: il linguaggio di alcuni testi di Scienza dello Spirito è oramai vecchio. Se ad esempio, si studia “Filosofia della Libertà”, si nota tale caratteristica del linguaggio che era adatto alla fine dell’’800. Oggi Steiner scriverebbe in modo del tutto diverso. Innanzitutto i problemi posti in gioco sarebbero altri. Ma soprattutto il linguaggio e la sua forma dovrebbero diventare più concreti: come ad esempio nel “Mistero di Michele” e relative massime. Essenziale, stringato e pieno di contenuto che quasi “si tocca”. Questo da un lato.

Dall’altro, la sequenza dei pensieri, esposti proprio “in quella forma”, sono il motivo dominante dell’opera.

E’ chiaro che un’opera filosofica, poniamo la “Dottrina della Scienza” di Fichte o la “Scienza della Logica” di Hegel, vada letta col proprio linguaggio. Ma per Steiner, il quale vuole comunicare non solo pensieri in forma di filosofia, tale norma serve poco, anche se ovviamente va tenuto conto dell’epoca in cui il libro è stato scritto.  Difatti oggi è necessario, studiando Filosofia della Libertà, restituire a posteriori il suo contenuto con parole moderne, a beneficio dell’uditorio. Nelle traduzioni invece, sta al traduttore adoperare un linguaggio “moderno” diciamo così. Invece il senso più profondo di quest’opera –cioè, ripetiamo, la concatenazione particolare dei pensieri, che devono essere “quelli e in quell’ordine” – si può raggiungere solo nel pensare “quei pensieri e in quella forma”: ma questo è un discorso più avanzato che attiene al significato occulto dell’opera. Con altre parole è Antroposofia “in nuce” esposta filosoficamente. In conclusione, l’idea ventilata ancor anni fa di “riscrivere le opere di Steiner in un tedesco letterario” – vale a dire <intellettualizzato> – è semplicemente segno di incomprensione dell’opera stessa e della varietà del linguaggio utilizzato, a seconda dell’uditorio: quindi un assurdo. I gruppi tradizionali di studio sono disertati dai giovani che li sentono “vecchi”, anche per il fatto che i componenti sono effettivamente persone di età avanzata e non sanno rinnovarsi.

Un altro fatto notato già da parecchio tempo è quello di non sentire utile –e men che meno necessario– aderire alla Società Antroposofica: le persone sentono che si può “vivere antroposoficamente” anche senza la tessera rosa! Forse la Società non parla un linguaggio adatto al mondo presente? Un giudizio udito da persone che vivono a fianco degli associati è che questi sono “sognatori campati in aria”, dei quali non si può avere stima e fiducia. Ma questo ha a che fare con l’evoluzione estetica e morale del singolo e non può essere generalizzato.

Dunque “agire”, ma “come”? Seguendo il dettato del “cuore” e non più della mente e della conoscenza. E se col cuore vive anche conoscenza, allora si può essere sicuri di venir ascoltati. In fondo, le parole che convincono sono quelle che nascono dall’esperienza viva e vissuta e vengono proferite col cuore, con entusiasmo giovanile, e non per il fatto di ricordare qualcosa di letto e studiato. L’uomo si esprime attraverso le facoltà del pensiero, del sentimento e della volontà: cerchiamo di renderle vive, reali, concrete, fondate sull’attualità.

Quanto segue è il risultato di ricerche personali dello scrivente, quali indicazioni per compiti futuri da porre in pratica a cominciare da ora: non si tratta di qualcosa di raggiunto, ma da raggiungere, sempre tenendo conto che siamo uomini “in divenire”.

Pensare: l’uomo oggi crea pensieri fondati sul nulla e a patto che sappia formularli. Un filosofo come Heidegger, nelle lezioni tenute nell’università di Friburgo nel 1951-52, inizia con le parole:

“Arriviamo a capire che cosa significa pensare quando noi stessi pensiamo. Perché un simile tentativo riesca, dobbiamo essere preparati e imparare a pensare. E non appena ci impegnamo in questo imparare, abbiamo anche già confessato che non siamo capaci di pensare.

“In quanto animale razionale, l’uomo deve essere in grado di pensare, solo se lo vuole…ma

l’uomo è in grado di pensare nella misura in cui ne ha la capacità”

“Per essere capaci del pensiero, dobbiamo impararlo.

“Il più considerevole (fatto) è che noi ancora non pensiamo; continuiamo ancora a non pensare, nonostante la situazione del mondo diventi sempre più preoccupante”.

E più avanti, proprio riguardo all’interesse che oggi la filosofia desta, dice:

“Che si mostri interesse per la filosofia, non attesta ancora alcuna disposizione al pensiero.

Certo, ci si occupa ovunque in modo serio della filosofia e sua questioni. Si fa sfoggio e di

encomiabile erudizione nell’indagine storica…

“Anche il fatto che ci dedichiamo per anni a penetrare i trattati e gli scritti del grandi pensatori, non è ancora una garanzia che pensiamo o che almeno siamo prepararti a pensare.

Al contrario: l’occuparci di filosofia può anche ingannarci nel modo più tenace, dandoci l’illusione di pensare, perché, in fin dei conti, senza sosta filosofiamo.

“…..dal canto suo la scienza non pensa non può pensare… l’abisso che sta tra il pensiero e le scienze diventa visibile e se ne riconosce insuperabilità”.

“Il pensiero intorno al pensiero si è sviluppato in occidente col nome di <logica>… che si è trasformata in <logistica> in quanto consente sicure utilizzazioni in campo tecnico”.

L’esempio di Heidegger viene presentato come testimonianza di un filosofo contemporaneo sulla incapacità di adoperare lo strumento del pensare, a partire da lui stesso ovviamente, dato che si pone il problema. **

Ma così è ancor più necessario svilupparlo e renderlo “pratico”.  Ma cosa significa “rendere pratico il pensare”?  Significa renderlo <aderente alla vita, ai fatti del mondo>.

La Scienza dello Spirito genera entusiasmo per la vita, per il fatto di renderla comprensibile nei suoi svariati aspetti. Ma cela in sé –se non si è maturi– il pericolo di uscire dalla vita per sognare su di essa. Invece quello che è importante è di essere solidamente poggiati sulla realtà di essa e di procedere con fermezza: e questo è molto importante soprattutto là dove vi sono inizi di percezioni soprasensibili. E’ legittimo investigare i mondi superiori sì, ma coi piedi ben fermi sulla terra.

Ora le persone che si ritengono pratiche sono quelle che mantengono inalterate vecchie abitudini e dicono:”Si fa così perché così si è sempre fatto”, sicure della bontà e verità del “sempre fatto” che dà loro sicurezza, e dinanzi a qualsiasi cosa giudicano secondo schemi rigidi. Vi sono invece vari esempi di invenzioni e innovazioni compiute da persone del tutto estranee all’oggetto dell’innovazione stessa: oppure per motivi ”casuali” diciamo così, come la vulcanizzazione della gomma, le lenti per occhiali ecc.   Quindi invenzioni dovute a persone non specializzate in un solo campo, ma aperte alle necessità esistenziali.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          La base di partenza è una sola e molto semplice: la realtà del mondo non scorre a caso, ma secondo determinate leggi, le quali <sono già nelle cose ed eventi>. Non vi è fenomeno che non si attui secondo pensieri. Il mondo è costruito secondo i <pensieri della divinità> e per tale fatto si possono percepire e tradurre in pensieri umani, leggi della natura ecc.

Rudolf Steiner fa l’esempio dell’orologio: questo non si è costruito da solo, ma a seguito dei pensieri dell’orologiaio; e smontandolo riusciamo a ripercorrere i suoi pensieri, a posteriori. Se non vi fossero non potremmo capire l’orologio: e così di qualsiasi macchina. Ora il mondo è costruito secondo pensieri, che noi traduciamo in leggi. Da questa semplicissima constatazione, si tocca con mano l’assurdità kantiana dell’impossibilità di conoscere “la cosa in sé”. Un pensare “pratico” – cioè secondo realtà – è quello che si dispone a norma dei pensieri che sono “entro le cose”; cerca di percepirli e di adattare il suo agire secondo le loro necessità. A tutta prima si tratta di procedere con fiducia e non tentare conclusioni affrettate, ma attendere che “i pensieri delle cose si manifestino”: fiducia che le “connessioni esistenti in natura si effettuino anche in noi osservatori”. E la via via più sicura è quella di procedere “per immagini”. Cioè, farsi delle immagini dei fenomeni nella loro successione e attendere che le connessioni esplicative avvengano. Questo vale per tutto quanto cade sotto la nostra percezione, anche per gli uomini. Evitare giudizi superficiali, immedesimarsi nelle percezioni e attendere: i pensieri-immagini giuste e <reali> si riveleranno. Ora i fenomeni del mondo e della vita scorrono senza posa nel tempo, come la musica. Ogni musica ha come sua caratteristica essenziale la fluidità, lo scorrere sempre rinnovandosi senza posa e senza ripetizioni. Così anche ogni fenomeno naturale non si ripete mai, ma si presenta sempre in forma rinnovata. Quindi, per poterla seguire, anche il nostro pensare deve acquisire la medesima fluidità e mobilità e mai chiudersi in categorie rigide, che sono “al di fuori della realtà”. Un lavoro per mezzo di “immagini” è il metodo più sicuro, in quanto è più facile metamorfosare in continuazione un’immagine e trasformarla in altra sempre rinnovata: ovviamente immagini di fatti reali e non inventate o supposte. Se non si fa attenzione, può intervenire la Potenza luciferica e conferire ala all’immaginazione, ma fuori della realtà: è necessaria un’attenzione scrupolosa. Per il pensare dunque, si potrebbe seguire questa via per renderlo sempre più aderente al reale: il mondo ne ha fin troppi di pensieri che poggiano sull’utopia, sul miraggio,  sull’ipotesi –o anche sulla “logica”, la quale va per conto suo, potendo con essa dimostrare una cosa e la sua contraria – e mai sul reale.     Non accontentarsi di pensieri non controllati e spontanei. Questi sono certo possibili quali “intuizioni del reale”, ma vanno appunto seguiti e condotti alla realtà delle cose. Non consentire mai che il pensiero vaghi senza meta come nei periodi di siesta, o veglia notturna, dove essi, appunto liberi dal corpo, possono raggiungere vette fantastiche di sogno irreale.  In questi casi, darsi ad un solo pensiero scelto e deciso al momento e seguirlo in tutte le sue conseguenti metamorfosi. Il pensare – che è “attività precipua dell’IO” – si rinforza e acquista praticità che significa “adesione al reale” il quale, ovviamente non è di sola natura fisica ma anche metafisica-spirituale. Al contempo l’IO acquista sempre maggiore forza e consistenza.

PENSARE LA REALTA’

Sentire: si potrebbe rinnovare il sentire nel momento in cui si seguono i propri sentimenti in modo da seguirli sempre con la coscienza desta e non consentendo che “vaghino a caso” così come d’ordinario e proporsi che seguano il principio della “moralità” più elevata. Non mi chiedo mai se il sentimento che sta tentando di sorgere in me in questo momento reca in sé l’impronta dell’assoluta onestà, benevola e amorevole disposizione, tolleranza, assenza di critica negativa, generosità e altruismo. Oppure è semplicemente espressioni di un egoismo che io non scorgo: quindi antipatie, rivalità, vanità predominante e presunzione, tutte qualità malcelate e presentate a me stesso come altruismo. Se ora, prima di lasciare che esso sentimento sorga in me, lo analizzo un momento e scortane l’inadeguatezza morale, lo cancello o lo trasformo nel suo contrario, oppure lo adegua alla realtà delle cose, allora posso dire di introdurre un elemento nuovo nel mondo dei miei sentimenti. Importante è il modo, lo stile dell’eloquio. Sappiamo che la parola è lo specchio del sentire nella sua espressione verso l’esterno come comunicazione.  Così  sarà   necessario rendersi conto con consapevolezza del  “come”  si sta parlando oltre al  “cosa”  si dice, oltre alla “realtà-verità” di ciò che si dice. La mia parola è ben formulata, esteticamente bella e armoniosa? Oppure le parole mi cadono dalla bocca senza mia partecipazione consapevole? Curo la “forma” del mio eloquio, oppure vado avanti a caso in modo del tutto informale e improvvisato, colmo di “eeeeh!”, di “no?”, di “vero?” ; interiezioni che indicano il non sapere cosa dire?

MORALITA’ NEL SENTIRE

Volere: vi sono nella giornata azioni che “devo” fare per necessità e che ripeto e ripeto da anni senza poterle eliminare in quanto necessità esistenziali. Ma se io introduco in esse azioni, anche minime, la “Bellezza”, ecco che trasformo il mondo intorno a me nel modo più radicale. Sì, poiché tutto nella vita assume un aspetto ed una significazione diversa, se è la “Bellezza” a condurre e regolare le azioni. Ora Bellezza significa anche Verità e Moralità e Realtà. Se pensiamo al mondo delle macchine e alla loro “bruttezza” agli inizi del loro apparire e le confrontiamo oggi che col disegno industriale “si vestono di bellezza”, potremo comprendere meglio l’importanza di questo fatto estetico. Rudolf Steiner nel 4° dramma mistero introduce Giovanni Tomasio, pittore, in una fabbrica con lo scopo di “vestire di Bellezza” i congegni meccanici: quasi a riscatto degli Esseri elementari arimanici, “costretti” in esse macchine. Partiamo innanzitutto da noi stessi: come mi presento al mondo nel parlare, gestire, muovermi, camminare; e poi ancora nel vestire. Questo è un punto veramente dolente: la gente si veste come se fosse cieca e non riesce a scorgere una possibile “armonia” di colori e di forme nel proprio abbigliamento. Poi: come dispongo l’ambiente in cui vivo e lavoro? È ordinato, pulito, esteticamente soddisfacente? I rapporti col prossimo, sono educati, rispettosi della libertà altrui, tolleranti e benevoli nel tratto e nel “tatto” che comporta l’astenersi da giudizi non confermati dalla realtà?

In sintesi si può riassumere il tutto con le parole:

– PENSARE SECONDO REALTA’ – deve diffondere POSITIVITA’ per il mondo e la vita

– SENTIRE SECONDO MORALITA’ – deve diffondere CALORE DELL’ANIMA E PARTECIPAZIONE

– VOLERE SECONDO BELLEZZA – deve diffondere ARMONIA NEL VIVERE

Queste tre massime potrebbero diventare la direttrice della vita dell’anima tesa ad un “rinnovamento di se stessa”.

Note

* – Eclissi di sole negli ultimi 15 anni viste dalla regione dell’effetto massimo:

1994 Brasile – 1999 Austria – 2001 Zimbaue – 2002 Sudafrica – 2005 sudan

** – Heidegger continua il suo saggio sviluppandolo in maniera del tutto personale, del tutto diverso da questo ora viene detto.

Pentecose

di Claudio Gregorat

 

Negli “Atti” leggiamo dove e con quali persone venne vissuta la Pentecoste:

 

“Allora tornarono a Gerusalemme (dalla Galilea) dal Monte detto “degli Ulivi”. Entrati in città salirono al piano di sopra dove abitavano. C’erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo, Simone Zelota e Giuda di Giacomo.  Tutti erano assidui e concordi nella preghiera assieme ad   alcune donne e “con Maria Madre   di Gesù” e i fratelli di lui. Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso un rombo dal cielo come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro  lingue come di fuoco che si dividevano e posavano su ciascuno di loro. Ed essi furono ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi”.

Abbiamo così sulla terra la cerchia dei Dodici Apostoli e, al centro, la “madre di Gesù”, grazie alla quale, la pentecoste si poté effettuare, come riflesso del Cristo al centro della cerchia dei Dodici Bodhisattwa nei mondi superiori: una perfetta corrispondenza ed  equilibrio di polarità.

Leggiamo ora in Giovanni, 12:

“Molte cose ho ancora da dirvi. Tutto quello che il Padre possiede è mio: per questo

ho detto che prenderà del mio e ve lo annunzierà.

Un altro passo importante, 16/7:

“….è bene che io me ne vada; poiché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore.

            Ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò”.

Ancora qualche altro passo:

Luca 1/67: “Zaccaria, suo padre, fu ripieno di Spirito Santo e profetò dicendo…

                “    4/1:   “Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano…..

                “    4/14:  “Gesù ritonò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo…..

“   10/21: “……in questo stesso istante, Gesù esultò nello Spirito Santo……

            Giov. 1/33: L’uomo sul quale vedrai scendere,,,è colui che battezza in Spirito Santo”

 

Da queste citazioni si può leggere agevolmente che la locuzione “Spirito Santo” deve avere un significato particolare, in quanto era “facoltà caratteristica” di determinate individualità. In “Metamorfosi cosmiche e umane” viene detto chiaramente che per “Spirito Santo” si deve intendere il “Sé Spirito”: l’arto superiore all’IO, che nell’uomo si svilupperà appieno su Giove. In questo nostra Epoca Ariana e nella sesta epoca di cultura – che avrà inizio a partire dal 3.500 circa– ogni uomo potrà conquistarsi il “Sé Spirito”, il suo Arto Superiore,  quindi il suo “Spirito Santo”. In sintesi: il Sé Spirito per l’uomo è lo Spirito Santo.

Ora si comprende il senso dei passi su citati. Ogni essere Spirituale nell’intero universo compie una sua evoluzione. E così gli Spiriti delle Gerarchie Superiori ed anche il Cristo stesso. Questa comunicazione di Rudolf Steiner giunge improvvisa come un potente baleno di luce che acceca, per noi, abituati alla “immobilità” degli Enti Superiori e quindi anche del Cristo. Invece anch’Egli compie una Sua evoluzione. Ora, in questo periodo cosmico, il Cristo ha sviluppato il Suo “’IO”, che però è l’”Io Cosmico” del sistema solare.: mentre l’Uomo sta sviluppando il suo “IO individuale”. Per questo motivo il Cristo può divenire Aiutatore dell’Uomo, conferendogli la possibilità di realizzare il proprio IO. Così anche i passi del Vangelo di Luca, significano che Gesù sperimenta e vive – “esulta” pienamente il “proprio Sé Spirito” quale riflesso del “Sé Spirito del Cristo”.

E nei passi dove vien detto:

Tutto quello che il Padre possiede è mio: per questo ho detto che prenderà del mio

 e ve lo annunzierà

e         “…..quando me ne sarò andato ve lo manderò”

significa testualmente che “il mio” è il “Sé Spirito Cosmico– Spirito Santo” del Cristo

prenderà del MIO ( Sé Spirito- Spirito Santo ),  ve lo annunzierà, ve lo manderò…

Ma con questo cosa ci può intendere? Che il Cristo con la sua Incarnazione, Resurrezione e Unione alla Terra come “suo Spirito”, ha compiuto un’evoluzione: ha raggiunto il Suo Sé Spirito Cosmico. Da “IO Cosmico” è progredito a “Sé Spirito Cosmico”. In tale modo è in grado di illuminare l’Uomo dandogli la possibilità di conseguire – nel tempo – il proprio Sé Spirito Individuale. Questo significano le parole qui sopra riportate.

Così la scena descritta negli Atti, indica che “il Cristo ha inviato a quella piccola comunità” lo “Spirito Santo – Consolatore” a suo tempo annunciato e cioè il proprio “Sé Spirito Cosmico”.

E di riflesso, ogni singolo Apostolo, Maria e le Donne presenti, ricevono -come una grazia in anticipo sulla loro singola evoluzione – il proprio “Sé Spirito”, sotto forma di lingua di fuoco: fuoco potente dell’Amore del Sé Spirito del Cristo.

Parlarono in tutte le lingue. Questa locuzione vuol intendere che “hanno superato in se stessi il Principio luciferico, separatore dei vari linguaggi dei popoli –la Torre di Babele– e  la “lingua primordiale” viene compresa da tutti nella “propria” lingua.

Ogni uomo può venire illuminato dal “proprio Sé Spirito che è lo Spirito Santo” che vive in lui “in potenza” e che brilla come stella sopra in suo capo; il cui riflesso però, può essergli trasmesso dal proprio Genio che vive nel mondo spirituale, patria dello Spirito Santo

Carta vita

DONAZIONE ORGANI

IL FALSO OBBLIGO DEI COMUNI

UNA SCELTA ALL’ANAGRAFE DA RIFIUTARE

 

La legge per espianti-trapianti (L. 91/99 art. 5) prevede, per la dichiarazione di volontà positiva o negativa alla donazione degli organi, l’emissione di un Decreto attuativo che regolamenti 10 situazioni dalla stessa legge indicate come imprescindibili. Tale Decreto non è stato emesso. Pertanto non vige il cosiddetto “silenzio-assenso” ma la legge ci considera comunque donatori salvo opposizione scritta della persona o della famiglia (Disposizioni transitorie, art. 23).

Nell’assenza del Decreto attuativo sono proliferati vari inganni sotto l’egida dello Stato e del Centro Nazionale Trapianti (CNT). Ultimo e più propagandato in assoluto è la schedatura presso le anagrafi quando si va a rinnovare o avviare la Carta d’Identità.

L’artificio battezzato “una scelta in Comune”, è frutto di un accordo privato tra CNT, Ministro della Salute e Associazione Nazionale Comuni d’Italia (ANCI). Ma non tutti i sindaci sono stati al gioco.

 

Andando al pratico, all’anagrafe l’impiegato ti presenta un modulo prestampato ingannevole, come se fosse obbligatorio, invece è un’iniziativa CONTRO-LEGGE, non obbligatoria né per il Comune né per il cittadino. Se firmi il modulo, sarà raccolto negli archivi dell’anagrafe e la tua volontà verrà trasmessa telematicamente al Sistema Informativo dei Trapianti (SIT) del CNT, al quale tu non hai accesso, ma 24 ore su 24 vi accedono i medici del coordinamento espianti-trapianti.

 

Tale modulo non esplicita che si tratta di espianto su persona in cosiddetta “morte cerebrale” a cuore battente, perpetuando la falsità del “dona dopo la morte” e afferma falsamente in caratteri microscopici a piè pagina che tale registrazione “è secondo normativa” indicando 3 norme: la Legge 91/99 che invece è marchianamente elusa mancando il Decreto attuativo dell’ art. 5; il D.M. 8 aprile 2000 (Rosi Bindi) che invece è temporaneo e usato per dare la stura a vari inganni come il presente; e il D.M. 11 marzo 2008 (Livia Turco) che si aggancia al suddetto Decreto temporaneo della Bindi per introdurre l’illecita e incostituzionale registrazione presso i Comuni.

 

La propaganda fa passare questo imbroglio come una “opportunità in più” ma non è così: è invece il turpe tentativo di intrappolarci, di fatto, uno alla volta (donatori, NON-donatori ed astenuti) nel database del Centro Nazionale Trapianti, ponendo anche gravi problemi di privacy. Rifiutati di firmare all’anagrafe!

 

Infatti i cittadini che firmano il consenso all’anagrafe sono raggirati, perché la legge ci considera già donatori salvo opposizione. Inoltre se cambiano idea devono revocare addirittura su tre fronti: Anagrafe, CNT e FSE (Fascicolo Sanitario Elettronico).

I cittadini che firmano il diniego all’anagrafe mettono il loro “NO” nelle mani del nemico perché il CNT è luogo di promozione dei trapianti. I NON-donatori devono invece munirsi di un libero documento come per esempio la Carta-Vita/Dichiarazione-autografa di opposizione all’espianto di organi, tessuti e cellule, scaricabile dal nostro sito www.antipredazione.org sezione “Difenditi”, da unire alla carta d’identità, e dare in copia ai famigliari e persone di fiducia.

 

Per approfondire vedi i ns. comunicati del 30/1/2014, 2/10/2014, 17/3/2015, 9/7/2015, 19/4/2016.

 

Lega Nazionale

Contro la Predazione di Organi

e la Morte a Cuore Battente

www.antipredazione.org

 

 

COMUNICATO STAMPA

ANNO XXXIV n. 9

21 maggio 2018

 

LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI

E LA MORTE A CUORE BATTENTE
24121 BERGAMO Pass. Canonici Lateranensi, 22
Tel. 035-219255 – Telefax 035-235660

lega.nazionale@antipredazione.org

www.antipredazione.org

 

La versione stampabile in pdf è pubblicata sul nostro sito, sezione “comunicati stampa”
Può sostenere la nostra Associazione diventando socio o dando un  libero contributo:
– Conto Corrente Postale  n° 18066241 intestato a Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi
– Bonifico bancario IBAN IT35 S076 0111 1000 0001 8066241 su conto corrente presso Banco Posta
– Assegno Bancario non-trasferibile intestato a Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi
– Versamento PayPal

 

 

 

Mail priva di virus. www.avg.com

 

Il pensare puro è la prima forma di chiaroveggenza

di Claudio Gregorat

                  La sola lettura del titolo genera una certa sorpresa: difatti non sale mai alla consapevolezza – anche dopo anni di lavoro – che il “pensare puro” è un’attività dell’anima “entro il mondo spirituale” e non più fisico. Senza entrare in merito alla “storia” dell’attività pensante e prendendo in considerazione solo gli ultimi secoli, dobbiamo pur constatare che tale facoltà, indirizzata soprattutto verso la   visione-percezione del mondo fisico sensibile, secondo il potente impulso conferitogli soprattutto da Galileo Galilei e Francesco Bacone, nell’abbandonare concetti saturi di tradizioni, sia religiose che aristoteliche, avvia così all’osservazione oggettiva dei fenomeni sensibili, dai quale derivare il contenuto dei concetti. Questa posizione lentamente si è svuotata di motivazione, nel senso che i concetti – che sono “forma” del pensare – non racchiudono più neppure un “contenuto” sensibile, ma lentamente si “astraggono” da esso: il pensare diventa “astratto”, ma nello stesso tempo “libero” da contaminazioni ora sensibili – mentre prima tradizionali – e quindi capace di “universalità”, come nuova facoltà dell”anima di coscienza”. Il “pensare in concetti generali” è una conquista dell’anima cosciente, come ad esempio le “categorie” sorte con Aristotele, come un’anticipazione di facoltà future coscienti: è “pensare puro”. L’arte – che è sempre specchio fedele dell’attività dell’anima – denuncia in modo semplice e chiaro tale situazione di “astrazione” dalla realtà fisico-sensibile. A tutta prima – dopo la parentesi dell’arte realistica-naturalistica – si accede all’”astrattismo” che  si presenta come un vuoto tessuto di colori e di forme – che corrispondono ai concetti ancora “vuoti di contenuto” – il quale, nel tempo, a seguito di una maturazione ulteriore dell’anima cosciente, si riempirà-colmerà di contenuti desunti ora dal mondo soprasensibile, sia nella “qualità” del colore, che nelle forme. Dal canto suo il pensare puro è appunto ìl primo passo nella percezione di tali contenuti, nella forma di concetti che diverranno più tardi “immagini”. Gli ultimi grandi filosofi idealisti, hanno portato il pensare fino alla più trasparente chiarezza e al più alto livello possibile. Ora è necessario uscire dal semplice idealismo filosofico e approdare ad una consapevolezza dei mondi superiori. In Rosmini, ad esempio, si nota un’esperienza interiore che in lui diventava “esperienza del concetto in rapporto alla realtà del suo contenuto”. Il passo successivo consiste nell’esperienza “cosciente” del concetto unita all ”esperienza vivente e chiaroveggente di esso” . Ora, se si afferra la natura soprasensibile dei concetti e idee, si è semplicemente “entro il mondo spirituale”; mondo di vita delle Gerarchie superiori, dalle quale essi – concetti e idee – derivano. Il mondo fisico-sensibile è ormai fuori campo. Si è entro il mondo spirituale intessuto di pensiero.

Nella “massima” n.59, leggiamo;

“Un’osservazione spassionata del pensare, mostra che i pensieri della coscienza solita, non hanno un’esistenza propria, che si presenta soltanto come immagini riflesse di qualcosa. L’uomo però si sente vivo nei pensieri. I pensieri non vivono, egli però vive nei pensieri. Questa vita ha origine in entità spirituali che, nel senso della mia Scienza Occulta, si possono designare come quelle della 3^ gerarchia, come un regno spirituale”

Nella “massima” n. 66:

“Le entità della terza gerarchia si manifestano nella vita che si dispiega come sfondo spirituale del pensare umano. Questa vita si cela nell’attività pensante umana”

“Massima” n.73:

            “Nel corpo eterico l’intelligenza cosmica si congiunge all’essere umano”

“Massima” n. 100:

“I pensieri hanno la loro vera e propria sede nel corpo eterico dell’uomo: e lì essi sono entità-forze viventi. Poi si imprimono nel corpo fisico: e come pensieri impressi, hanno quel carattere d’ombra che la coscienza normale conosce”.

Ora, con una maturata riflessione, diviene presto evidente che il pensare puro percepisce e sperimenta entro il mondo spirituale “Esseri di Pensiero”, che sono le entità viventi di quel mondo,   a cominciare dagli spiriti elementari, su fino alle Gerarchie più elevate, così come in quello fisico sono percepibili le piante e i minerali. Di modo che, parlando di esse, si dice qualcosa di fisicamente non-percepibile, attinente al mondo dell’invisibile: quindi in maniera “chiaroveggente”. In un momento successivo poi, delle stesse Entità si potrà parlare in forma di “immagini percepite”, che è la vera reale chiaroveggenza. Ma il “primo passo” è indubbiamente costituito dalla “percezione pensante” di esse: si tratta del “pensare veggente” di natura goethiana che è in ogni caso e sempre “pensare” prima e “pensare-immaginare” più tardi.

Tentiamo degli esempi:

– se mi formo il “concetto generale di cavallo” – che è “forma archetipica” – non mi rappresento il tale cavallo che ho visto, ma appunto la “forma-concetto universale” – espressa in modo così pertinente nei cavalli del fregio del Partenone. Bene; ma questa è già “veggenza”. I “concetti o idee universali” non possono essere percepiti, e conosciuti, che veggentemente.

– le tre leggi sul moto dei corpi celesti di Keplero. E’ presto evidente che sono state frutto di “veggenza pensante” delle leggi cosmiche che regolano quei moti: non certo per esperienza conoscitiva. Si tratta proprio di un “giudizio a priori” kantiano, confermato poi dall’esperienza, soprattutto la prima, per il moto dei pianeti intorno al sole.

– il concetto di “spazio curvo” di Einstein, è anch’esso frutto di “veggenza pensante” di determinate leggi cosmiche. La Scienza dello Spirito ha confermato tale concetto universale dello spazio.

– se ho dinanzi a me una persona con la quale sto conversando e nelle sue parole percepisco che nei suoi pensieri non c’è verità, e che anzi le sue parole servono a coprirla, che pensa una cosa e ne dice un’altra, devo convenire che questa è percezione pensante, è veggenza.

– se osservo ripetutamente uno stesso fenomeno per giorni e giorni, ad un certo punto saprò dire come si svilupperà nei giorni futuri: è “preveggenza pensante”

E tutto ciò, già ad un livello di esperienza sensibile. Da tutta la Scienza dello Spirito poi, si rileva chiaramente che la penetrazione del “concetto astratto” è il punto iniziale per una conoscenza dei mondi superiori, oltre che dei mondi sensibili quale primo inizio,come abbiamo visto. Il concetto astratto si sposa con la realtà spirituale di cui è “veste”. Questo è il motivo per il quale Rudolf Steiner teneva tanto a che i suoi seguaci elaborassero il proprio pensare. Tanto che nella conferenza “Filosofia e Antroposofia” dice testualmente:

“Non saranno certo coloro che vogliono solo sentir narrare i fatti delle sfere superiori a far apprezzare il nostro movimento scientifico-spirituale nelle sua parti più profonde; ma saranno coloro che hanno la pazienza di penetrare in una tecnica di pensiero che crea una base reale, quasi uno scheletro per il lavoro nel mondo superiore”.

E nella conferenza del 13.11.1908, “L’elaborazione dei concetti e il sistema delle categorie in Hegel”:

“Potrete constatare come certi concetti e acquisizioni antroposofiche possono avere un ruolo molto importante in seno alla Scienza dello Spirito”.

E più avanti:

            “”Per gli antroposofi è estremamente  importante il potersi familiarizzare coi “concetti puri.”

E nello stesso tempo è per l’anima un motivo educativo molto potente, e anche un’occasione per superare una certa indolenza e negligenza della vita interiore. La “dialettica” di Hegel si incarica di eliminarle. Una volta che ci si è impegnati e formati con la “tavole delle categorie di Hegel”, spesso questa impressione di negligenza nei riguardi dei concetti, si impone, quando si leggono le recenti pubblicazioni”. Da quanto precede queste ultime parole, si può ben capire il monito di Steiner a proposito della “prima forma di chiaroveggenza”. In realtà la sfera dei concetti sta a metà fra il mondo sensibile e quello soprasensibile. Esempio: vedo un uomo in piedi al sole e ne percepisco l’ombra. Quest’ombra non è l’uomo, ma un suo riflesso sensibile, che mi dà coscienza della sua forma. Così i concetti sono “ombre” di Realtà, di Esseri soprasensibili, per mezzo dei quali posso conoscerli, così come conosco l’uomo nella sua forma per mezzo della sua ombra. Nell’ombra c’è l’uomo: nei concetti le Realtà superiori. Quindi, elaborando concetti, ci poniamo in contatto col mondo superiore senza alcun dubbio. E siccome i “concetti sono forme”, conosciamo le realtà soprasensibili sotto questo aspetto, mentre il contenuto giace nella loro stessa essenza.

Nella conferenza del 27 marzo 1915 leggiamo:

“……..Il nostro pensiero subisce una trasformazione nel momento in cui ci liberiamo dallo strumento fisico della testa, particolarmente in riferimento ai nostri pensieri”.

“Nell’esperienza quotidiana abbiamo la sensazione di dominare il nostro mondo di pensiero, di essere colui che lega o separa tali pensieri”

“Tutto questo viene a cessare nel momento in cui liberiamo dalla testa l’animico-spirituale e sviluppiam0o un pensare libero dal corpo, i pensieri cominciano a muoversi in maniera disordinata, non colleghiamo più i nostri pensieri. Riceviamo vita nei pensieri, la vita propria dei pensieri. Ogni pensiero diventa un essere: un pensiero va verso un altro; l’altro si allontana da un altro ancora”

“Non appena sviluppiamo un pensare libero dal corpo, ogni pensiero diventa come un involucro entro il quale si infila un essere elementare. Il pensiero non è più in nostro potere: lo lanciamo fuori come un’antenna, va nel mondo e vi si infila dentro un essere elementare. I nostri pensieri sono quindi – per così dire – riempiti di esseri elementari…”

Possiamo quindi affermare che dietro l’attività dell’anima pensante vi è la realtà spirituale. Così i concetti e le idee – nel loro stato “puro”, liberi dal corpo – ci pongono in relazione col mondo spirituale elementare, a tutta prima. Il pensare diventa “vivente percepire”.

Rudolf Steiner continua:

            “In fondo accade lo stesso fino alle Gerarchie superiori. Mandiamo fuori i nostri pensieri… e percepiamo gli Esseri di Venere o Saturno che si infilano in essi. Non dobbiamo temere di avere i pensieri delle gerarchie, dobbiamo abituarci a vivere con la nostra testa, dentro le gerarchie superiori. Dobbiamo dirci: <Il nostro pensiero(personale) cessa e la nostra testa diventa la scena dell’attività delle gerarchie superiori>”

            “Viviamo quindi nell’epoca in cui l’umanità è chiamata a percepire le gerarchie superiori”

Dopo queste parole, possiamo ancora dubitare delle capacità del nostro “pensare puro”?

Un possbile itinerario potrebbe essere il seguente:

– essere in chiaro sulla posizione del nostro pensare nei momenti in cui esso è realmente pensare puro

– giungere a “consapevolezza-coscienza” che il quei momenti il nostro pensare <è quello descritto da Rudolf Steiner> e vive e si attua entro il mondo soprasensibile-spirituale

– tentarne l”esperienza interiore consapevole”

Concludiamo così dicendo: l’attività del pensare puro è già una prima forma di chiaroveggenza.

 

Considerazioni sulla paura

Riflessioni di Claudio Gregorat
 

La paura è un sentimento istintivo primordiale, incontrollabile e incancellabile dell’anima umana. Oggi, dopo quasi due secoli di traversie, rivoluzioni, guerre e azioni terroristiche, è diffusissima in quasi tutto il pianeta, ma soprattutto in occidente. Dopo il 1998 – terzo multiplo del 666 satanico – l’atmosfera della terra è mutata considerevolmente, per diventare una sorta di psicosi collettiva, specialmente  dopo l’11 settembre 2001, data la constatazione che un qualsiasi piccolo velivolo, che sfugge ad ogni controllo, può portare la morte in qualunque posto del pianeta.  La paura è diventata una componente normale e abituale dell’anima umana. Nessuno oramai si avventura di notte per strade e mezzi pubblici semideserti.  Se andando per via, anche di giorno in un luogo abbastanza isolato, vediamo venirci incontro un’altra persona, il moto istintivo è di circospezione e paura, in quanto non si sa cosa farà quando ci sarà vicino e certamente non ci saluterà, come era abitudine ancora un secolo fa. Varie malattie gravi ed epidemie – fra le quali la biblica “lebbra” – vennero provocate da una incontenibile paura, dovuta a vicende politiche del momento. Anche la terribile “peste nera” –(grande morte – morte nera – mors atra – morte atroce  )che, provenendo dalla Cina nel 1331 circa, si diffuse rapidamente in Europa, dal 1437 al 1452 circa, causò la morte di ¼ della popolazione europea complessiva. E’ stata l’azione nefasta della paura, a causa delle violente e continue invasioni dall’est europeo, dei mongoli dell’”orda d’oro” del XIII° secolo. Nel nostro paese, ricordiamo la peste  nel Ducato di Milano nel 1629, causato dalla calata dei veramente famigerati Lanzichenecchi, chiamati dal Ducato di Venezia che voleva allargare i propri confini e includere il territorio di Mantova. Venne descritta dal Manzoni nei suoi “Promessi Sposi”. E’ stata la “terribile paura” a generare schiere infinite di demoni che si insinuarono nei corpi portando la peste come conseguenza.

 Cerchiamo ora di individuare le cause prime del fenomeno “paura”. Come decisamente importante, citiamo l’influsso del “doppio mefistofelico”: figura fantomatica che si insinua nell’embrione qualche tempo prima della vera e propria anima umana e ne prende possesso. Essendo appunto un essere “arimanico” esso è intessuto di paura. Questo è un motivo dominante entro la vita fisica ordinaria. Così, esseri arimanici della paura ed asurici della distruzione – visibili ad ogni livello di coscienza – oramai sono parte costituente dell’anima umana.

 Veniamo ora ad un aspetto più ampio in senso cosmico. Dalla Scienza dello Spirito si apprende che l’anima umana, giunta all’apogeo del suo itinerario cosmico fra morte e rinascita, descritto come “mezzanotte cosmica”, viene colta da una paura smisurata:

 

            “Le fiamme si avvicinano… s’avvicinano al mio pensare…

            Là, dalla mia riva del mondo dell’anima

            s’avvicina una lotta ardente: il mio proprio pensare

            lotta coi pensieri di Lucifero;

            in altra anima lotta il mio proprio pensare…..

            trae la luce ardente… da oscuro freddo

come folgore fiammeggia… la luce d’anima ardente…

la luce d’anima… nei campi glaciali sconfinati…

 

Così parla l‘anima di Maria nel VI° quadro del IV° Dramma-mistero “Il risveglio delle anime” di Rudolf Steiner.        

L’anima umana vive fra due estremi opposti, il primo è la paura della morte, cioè dell’aspetto misterioso di essa dinanzi ad un futuro ignoto. Se leggiamo le parole che Achille pronuncia davanti a Odisseo, esse sono intessute di “paura nel regno delle ombre”. Il polo opposto viene vissuto all’estremo limite della vita cosmica, fra morte e rinascita. E’ giunto il momento in cui l’anima è “stanca” dell’amplissima vita cosmica,  stanca di infinito e tale stanchezza viene vissuta come “paura”: paura dinanzi a questo infinito nel quale vive come dilatata e smembrata in tutto l’universo, senza un centro su cui poggiare.

E questo  è l’elemento “animico”.

Come fare per superare la paura della dilatazione all’infinito?  Nei tempi precristiani, l’ istintiva chiaroveggenza  dava all’uomo la possibilità di sperimentare-ricordare che, durante il sonno il Grande Spirito Solare veniva in aiuto all’anima che si scindeva nelle immagini di Luna, Mercurio e Venere, e quindi poteva abbandonarsi a tale aiuto con fiducia, in quanto Egli riuniva le parti separate dell’anima in una Sua unità. Dopo la venuta del Cristo sulla Terra (che significa discesa sulla Terra e incarnazione dello stesso Grande Spirito Solare  e  possibilità  per l’uomo di sperimentare l’IO come Spirito -che prima viveva “al di fuori”-  di congiungersi con la propria corporeità e poter raggiungere la “libertà di decisione e d’azione entro il mondo sensibile)   la situazione è mutata dalle condizioni evolutive sempre progredienti che consentono al Cristo stesso di aiutare l’anima umana durante il sonno. L’iniziazione poi offre la possibilità di sperimentare tale aiuto durante la meditazione attuata in piena coscienza desta. La “paura” viene così superata “nel Cristo”. E’ avvenuto una sorta di capovolgimento dell’esperienza notturna. Oggi con la Scienza della natura fondata su leggi “naturali”,  non si crede più ad un mondo spirituale regolato da leggi “morali”. L’uomo sperimenta una sorta di scissione inconscia nella sua anima: di giorno, entro la coscienza di veglia abituale, conosce e crede alle leggi naturali; ma ecco che, durante il sonno, l’anima si trova nel mondo spirituale, sperimenta e vive le sue leggi morali come fossero naturali. Durante la veglia considera “illusioni” i fatti dello spirito; durante il sonno “illusioni” i fatti della natura. Parlando in termini molto banali, se vogliamo, ma chiari: di giorno egli è socialista, proletario, comunista, liberale, capitalista, ecc. Di notte giocoforza spiritualista, diciamo così.  E vive la scissione nelle sfere planetarie descritte, ma non più con paura, grazie all’aiuto – seppure inconscio – del Cristo. Questa è la grande realtà delle anime moderne: la scissione permane e con essa la paura, che può venire superata se accanto alle leggi “naturali” del mondo sensibile, egli considera altrettanto reali le leggi “morali” coniugandole con quelle “naturali”, entro le quali, peraltro, è sempre presente il Cristo sconosciuto – il “Deus absconditus” – che ora si svela come “Deus praesens”. Ogni discrepanza viene risolta in armonia e l’essere umano rimane unito entro i confini della propria anima, saldo in se stesso e la paura vinta. Questa è la condizione che si presenta  -come futura – per la grandissima maggioranza degli uomini del presente, che vivono la “grande paura” come somma delle altre tante

Paure vissute con grande ambascia !

 

L’elemento  “spirituale” è il mondo del pensiero. In questa regione esso è estremamente attivo e vivente: nella vita sulla terra però si riflette come “ombra”; muore entro il corpo fisico, è il cadavere di esso. Quindi sulla terra viviamo portandoci dietro per tutta la vita – ed elaborandolo continuamente – tale cadavere, tale elemento di morte . E questo è un altro motivo di paura. Ci si avvicina poi all’esistenza terrena e la si vive con questa paura inconscia sempre presente.  L’anima così oscilla fra due sentimenti di paura: la stanchezza dell’infinito e la veniente vita terrena, nella quale l’anima via via si contrae entro il corpo e acquisendo il “sentimento di sé”, lo vive come paura. E poi, qui sulla terra, diventa “paura dello spirito, paura dell’ ignoto”.  Ma non solo: se ci si abbandona alle forze della terra, si sente che i pensieri corrono il pericolo di fossilizzarsi, mineralizzarsi simili a cristalli. E’ un sentire del tutto inconscio ma reale, il quale, così, non fa che aumentare il senso di disagio. E in questo sta, il più delle volte, il motivo per il quale gli uomini si tengono lontani da ogni contatto, anche di pensiero,  col mondo spirituale: oltre ovviamente all’azione oppositrice del “doppio”.

Un altro motivo è il seguente: il corpo eterico umano contiene in sé una grande saggezza, che però perde entro il sepolcro del corpo fisico: affiora talvolta come ricordi-immagini, non collocabili ovviamente.  Ma esso sa, conosce già il futuro destino dell’uomo del quale è costitutivo. Ora, dinanzi alla visione, ad esempio, di un destino oltremodo tragico, pervaso di dolore, l’anima si ritrae impaurita. Ovviamente poi nasce. Ma porta in sé, per tutta la vita, un persistente sentimento di paura, angoscia, timor panico. L’anima porta con sé dalla vita prenatale il sentimento di paura inconscia. Si potrebbe ipotizzare che la “paura è necessaria”.  Difatti non si abbandonerebbe il mondo spirituale, né si entrerebbe mai in un corpo terreno senza la paura, che così si presenta come la “forza” che dà la spinta ad abbandonare il mondo superiore in un caso e il  coraggio di incarnarsi nell’altro. Si deve però metamorfosare. Il bambino non nasce ridendo ma piangendo. E tale pianto-paura dovrà trasformarsi nel sentimento di “essere un IO” e in quello di “volerlo diventare” . L’anima umana è la scena di una perenne lotta fra i due principi cosmici di Lucifero ed Arimane: principi posti a fondamento del mondo. Tale lotta dovrebbe rimanere entro i confini dell’anima, quindi del tutto interiore e questo genera una “grande paura”. E così la evita gettandola al di fuori di se stessa, generando caos, morte e distruzione nel contesto sociale, come da parecchi anni stiamo vivendo. Quindi il “caos sociale, il male”, non è altro che un aspetto della lotta interiore dell’anima portata fuori, gettata all’esterno. Ora questo evitare il confronto col “male”, con la paura”, dovrebbe diventare “cosciente”.  Nel mantenere la lotta entro i confini della propria anima, l’egoità-egoismo vengono rimossi e l’IO Reale si rinforza nel sostenerla. L’annullamento dell’Io psicologico-empirico, consente la penetrazione del mondo sensibile nella “sua realtà” senza violentarla come oramai si fa in molti modi dettati sempre dalla inconscia “paura”. Questa operazione comporta di necessità uno “sviluppo superiore” dell’intelletto umano,del “pensare-rappresentare”, il quale nella sua veste abituale genera soltanto morte e distruzione, che sta di continuo dinanzi a noi. Il suo stato veramente “barbaro” di  manifestarsi, come alla fine dell’800, Ernst Haeckel – il Darwin tedesco – già riconosceva:  la caduta della civiltà nella barbarie.  Come pure Oswald Spengler nel suo “Tramonto dell’occidente” ,nella palese dissoluzione morale per mezzo della “menzogna” elevata a “principio politico”, che conferma e rinforza la “paura”. Uscirne dipende sempre e soltanto dall’uomo stesso. Non evitandola, ma affrontandola consapevolmente, conscio del suo aspetto positivo-necessario, col risultato di poter conseguire un “Io forte, libero e invincibile”.

 

 

Pensare con le ossa

Riflessioni di Claudio Gregorat

Uno dei tanti esercizi del libro Iniziazione di Rudolf Steiner, consiglia una concentrazione su “cristallo, animale, pianta”, il cui scopo risulta evidente durante l’esercitarsi. Qui vorremmo considerare solo il primo di essi, da un altro aspetto. L’esercizio stesso, ad un certo momento, conduce ad una singolare esperienza: si sperimenta il proprio sistema osseo e, in modo molto evidente, le ossa delle gambe. Quindi vi è  un’affinità fra “cristallo ed osso”. Entrambi sono parte del regno minerale e vengono, sempre entrambi, formati  da fuori , da forze estranee alla loro essenza minerale.

Ma come giungiamo ad una tale esperienza?  Per mezzo del pensare-immaginare. Talché potremmo portarci ancora più avanti col pensare e ipotizzare che fra pensiero e sistema osseo vi debba essere una certa corrispondenza.

Questa ipotesi –piuttosto strana in verità– trova una conferma in due conferenze: nella V^ di Sedi dei misteri del medioevo e  VII^ dei Principi di etica medica. In entrambe, il riferimento è portato alla considerazione del sistema osseo per una giusta comprensione di Filosofia della Libertà, riferimento che Rudolf Steiner stesso chiama “paradossale”

Con altre parole, possiamo dire che Filosofia della Libertà può essere compresa soltanto se viene impegnato  l’uomo intero nel suo sistema osseo e non col cervello, come in un primo momento si potrebbe credere.

“In realtà, quando si pensa in modo rigoroso, si pensa mediante la propria struttura ossea”, spiega Rudolf Steiner.

Quindi l’uomo deve escludersi come sistema muscolare o sistema di organi interni. Quando noi agiamo come uomini, partiamo sempre da una rappresentazione di quanto vorremmo fare  e tanto più l’azione è libera, tanto più necessario è passare attraverso la rappresentazione. Ma, in genere, le nostre rappresentazioni muovono da impulsi egoistici, istintivi, i quali poi muovono la volontà che muove il sistema muscolare.

Ad esempio, gli organi interni sono regolati dall’Io Senziente che ha sede nel plesso solare e che agisce come una sorta di secondo cervello. Il corpo astrale domina il sistema nervoso periferico. Il sistema linfatico ed i vari ritmi dell’organismo sono sotto l’azione del corpo eterico. Il sistema muscolare è strettamente legato al Volere, mentre il sistema ritmico soprattutto al Sentire. Il sistema osseo portante, in questo caso, segue semplicemente i movimenti muscolari. Un libero volere, invece, dovrebbe poter muovere il sistema osseo  prescindendo da quello muscolare e quindi da pulsioni e passioni istintive. Questo si consegue se la volontà si dirige e si regola su necessità oggettive del mondo, dell’ambiente intorno a sé e non su proprie necessità inconsce soggettive. Per farlo è necessario amare il mondo, agire solo per impulso d’amore. Questo agire oggettivo può essere conseguito nel momento in cui il volere muove il sistema osseo che è libero da pulsioni egoistiche, che è un pezzo del regno minerale, una zolla di terra, libero da passioni. Se riusciamo a muovere il corpo partendo dalle ossa conseguiamo un volere libero, in quanto le rappresentazioni che lo muovono sono oggettive e perciò,  forse, sono anche immaginazioni. Ora le rappresentazioni oggettive sono formate da pensieri-immagini ispirati. Fin che agiamo partendo dai muscoli, non siamo liberi, poiché dietro di essi vi sono sempre le brame, passioni e desideri soggettivi egoistici.

Lo scheletro è oggettivo: difatti lo abbandoniamo alla terra minerale oggettiva. Il resto: corpo eterico, astrale, mentale – elementi soggettivi – si dissolvono o si allontanano nello spirituale,  fanno parte di altri mondi. Ora si può comprendere che un pensare-volere libero debba attuarsi per mezzo delle ossa. Come il pensare libero – ad esempio di Filosofia della libertà, si attua per mezzo delle ossa, così anche il volere libero che ne consegue.

La libertà è possibile nel momento in cui ci si libera da quanto è istinto inconscio che è radicato nella carne e nel sangue. Tutto questo va escluso, allontanato. I pensieri devono diventare ossei, terrestri, oggettivi e allora saranno liberi. Partendo da queste premesse, possiamo dire che, elaborando i pensieri di Filosofia della Libertà, dovremo tentare di pensarli con le ossa, impegnando le ossa e men che meno il cervello fisico, che è adatto ad elaborare soltanto pensieri logici sulla base di percezioni sensibili.

Un altro passo sarebbe quello di conciliare tutto questo con un’altra indicazione di Rudolf Steiner che suona così: se non ci si libera dal cervello fisico e si pensa con l’eterico non si potrà mai accedere a Filosofia della Libertà. Questa, con le normali facoltà pensanti, non potrà mai essere capita e quindi accettata. Ma quello che più importa è che potrà agire sull’essere umano  nel senso di una  purificazione e rafforzamento del pensare in modo da renderlo libero ed in seguito, di conseguenza, rendere libero anche il volere.

I pensieri di Filosofia della Libertà vanno pensati ed il primo passo consiste nel pensarli col cervello eterico e non più fisico. Quest’ultimo – come abbiamo spesso spiegato – risente del dualismo destra-sinistra, prodotto dai due emisferi cerebrali. Per la qual cosa non è possibile giungere ad una sintesi, ma ci si muove sempre fra tesi ed antitesi, quindi in un costante dubbio, come Kant ha ben dimostrato con la tabella delle Antinomie della ragione. Così i  pensieri si liberano dalla cerebralità e da ogni elemento sensibile, in un primo tempo. Si sperimenta il pensare come attività volitiva. E’  un pensare concreto che si viene formando con l’esercizio di quei pensieri, saturo di volontà.  Ma è una volontà che non deriva  da impulsi e spinte interiori soggettive. Si potrebbe dire che, in un certo senso, è una volontà oggettiva  legata alla natura dei pensieri stessi. Ecco che questi pensieri possono muovere il sistema osseo, a sua volta oggettivo, com’è oggettivo un cristallo di quarzo.

Quest’ultima considerazione ci riporta all’inizio, alla concentrazione sul cristallo e di riflesso, sulle ossa. Forse, da questa indagine, sarà possibile accogliere l’indicazione di Rudolf Steiner e tentare di realizzarla nel pensare secondo quanto indicato.

Domanda:

“Come fa l’eterico a muovere il sistema osseo, oggettivo come un cristallo?”

Il sistema osseo è stato formato dal di fuori da forze eteriche esterne al  sistema stesso. Sono forze eteriche presenti nel mondo eterico e segnatamente nell’etere chimico o del suono. Dietro ogni osso agisce un suono cosmico ed  il corpo eterico plasma col concorso specifico dell’etere suono la forma dell’osso, a norma di proporzioni sonore cosmiche, quindi oggettive, agenti secondo forme archetipiche presenti nella mente degli Elohim o Spiriti della Forma creatori della forma Uomo.

“Faremo l’Uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza” – Genesi 26

L’archetipo formale –Spiriti della Forma- si sostanzia poi dell’archetipo sonoro –Spiriti del Movimento – con le vibrazioni eteriche corrispondenti che permeano il mondo eterico. Il corpo eterico plasmatore delle ossa, che si avvale di quelle vibrazioni, è il medesimo che formula pensieri-rappresentazioni che stanno a base del movimento del corpo-sistema osseo. Il pensare, che è divenuto volere come forza attiva per via di esercizio, avvalendosi della rappresentazione necessaria,  muove il sistema osseo in modo corrispondente ad essa.

Una sentenza dalla Pratica Yoga suona:

 “Beato lo yoghin che ha  imparato a pensare con le ossa”